Martedì, 09 Febbraio 2010 - Ultimo aggiornamento alle 18:14
Scuola e università, la protesta non si ferma
Perla Pugi, 23 ottobre 2008, 20:05
Mobilitazione
Un'altra giornata di mobilitazione in tutta Italia, dove cresce di ora in ora il numero degli istituti superiori e delle facoltà occupate o autogestite. Cortei spontanei degli studenti invadono le piazze: a Roma, davanti al Senato, una manifestazione esorta il governo ad un dietrofront. Insieme agli alunni, anche gli insegnati, i rettori, i presidi
Le proteste sono iniziate già di buon'ora, stamattina (giovedì, ndr), in tutte le città italiane, mentre le scuole occupate e autogestite aumentano a vista d'occhio. Alcuni cortei spontanei, nella Capitale, hanno bloccato i quartieri di Primavalle e San Giovanni. Gli studenti dei licei Pasteur, Cartesio, Gassman, Tacito, Einstein Russell, De Chirico e dell'istituto magistrale Margherita Di Savoia sono scesi in piazza, mandando in tilt il traffico cittadino in diverse zone. Una parte della mobilitazione ha avuto come teatro piazza Colonna, dove circa trecento studenti hanno protestato davanti a Palazzo Chigi. Un fiume colorato di striscioni e slogan che, scortato dalle forze dell'ordine, si è poi diretto verso Palazzo Madama, dove confluiva il corteo partito nel primo pomeriggio dall'università La Sapienza.
Una protesta dove l'incertezza del futuro non si abbina al repertorio ideologico classico, fatto di anni '70 e di vecchie parole d'ordine, anche se resta un'eredità di fondo: la convinzione che la scuola debba rimanere pubblica e libera. Ci spiegano Alessio Zaccardini e Gianluca Grasselli, entrambi al quinto anno del liceo scientifico G. Peano, quale sia il senso della mobilitazione che dilaga in tutta Italia. "Siamo contro i tagli ai fondi delle università pubbliche perché mettono a rischio il nostro futuro universitario". Gli atenei, infatti, per sopravvivere dovranno aumentare le tasse e "noi studenti, non potendo sostenere i costi, saremo costretti ad abbandonare gli studi. Non ci sarà più un diritto all'istruzione per tutti". Ma è l'idea che l'università si trasformi in appendice dell'impresa a non convincerli. "Con l'introduzione delle fondazioni all'interno delle facoltà anche i campi di ricerca verranno pilotati da interessi economici di privati e verrà negata la libertà scientifica", ci spiegano. I due liceali, tutt'altro che impreparati, ci tengono ad aggiungere che la protesta nazionale "non è una mossa di gruppi nullafacenti ma una forma di ribellione organizzata, senza violenza, in modo pacifico e produttivo". Per questo motivo, nel liceo Peano hanno deciso di continuare "il percorso di studio senza cessare la nostra protesta, coinvolgendo anche i professori". E' forse in questo ruolo giocato dal corpo docenti che si ravvisa uno dei tratti distintivi di questa nuova stagione di fermento del mondo dell'istruzione, dove studenti e insegnanti sembrano schierati su un fronte comune che li vede entrambi coinvolti.
Altrettanto caratteristico l'asse nato, per esempio a Brescia, fra sinistra e destra: una circostanza che dice molto di cosa comporti per la scuola il decreto del governo. Forza Nuova ha infatti reso noto che per una volta il Movimento studentesco (sinistra) e Lotta studentesca, l'associazione a cui è legata Fn, "si stringono la mano per manifestare uniti contro la riforma Gelmini". Dopo la decisione del presidente Berlusconi di reprimere le proteste con la forza, Lotta Studentesca fa sapere che "sarà in prima linea per combattere insieme agli studenti di sinistra per il futuro di noi giovani". "Noi difenderemo con le unghie e con i denti la natura pubblica della scuola. Riteniamo, infatti, che in epoca di crisi economica gli investimenti debbano essere principalmente sui giovani", sostengono gli attivisti dell'organizzazione.
La mappa delle mobilitazioni coinvolge tutto lo Stivale: dal Nord al Sud, comprese le isole, cresce di ora in ora il numero degli istituti superiori e universitari occupati o autogestiti, mentre cortei e manifestazioni si moltiplicano in tutte le piazze italiane in modo spontaneo. A Roma, si diceva, il corteo partito da La Sapienza ha visto protagonisti migliaia di studenti che si sono riversati davanti a Palazzo Madama dove era in discussione la riforma. Erano in 20mila circa, provenienti dai diversi istituti capitolini e di diversa età, a radunarsi sotto lo striscione "Noi la crisi non la paghiamo", slogan divenuto il leit motiv della protesta nazionale e partito proprio dalle facoltà occupate della prima università di Roma.
A Milano è la facoltà di Scienze politiche ad attivarsi coinvolgendo anche il corpo docente. Il preside Daniele Checchi, intervenendo alla riunione del consiglio di istituto ha dichiarato come "nella grave situazione in cui versa l'università le parole di Berlusconi non fanno altro che scaldare il clima" e ha proposto ai propri colleghi e al consiglio di votare una mozione "che esprima una protesta pacifica" e di coinvolgere in questo anche gli studenti per evitare rendere l'università un campo di battaglia. Tra le lezioni interrotte e le manifestazioni, Checchi ha proposto "una giornata in cui le lezioni siano sospese con momenti di didattica condivisa". Nel primo pomeriggio, alle 15 circa, un gruppo di studenti ha interrotto la discussione del consiglio e ha proposto il blocco della didattica con lezioni alternative per tutta la settimana seguente. Acclamati dalla platea sono usciti dichiarando: "Non vogliamo interrompere una votazione democratica".
Sessanta istituti superiori napoletani sono invece occupati, autogestiti od ospitano quotidinamente assemblee permanenti. In Campania hanno raggiunto quota 120 gli istituti in mobilitazione e continua l'occupazione della sede centrale dell'università Orientale, mentre stamattina il Senato accademico del secondo ateneo di Napoli ha deciso di sospendere le lezioni e di convocare un'assemblea generale. Il Senato ha esposto, insieme al consiglio d'amministrazione, una mozione contro la politica del governo Berlusconi. È notizia di ieri (mercoledì, ndr) che il rettore Franco Rossi ha fatto appello a non inviare la polizia nelle scuole e facoltà occupate.
La protesta barese invece esce dalle aule universitarie per entrare nel consiglio comunale. Il sindaco Michele Emiliano e i consiglieri hanno incontrato oggi i sindacati della scuola e il movimento di studenti medi e universitari in una seduta straordinaria nell'Istituto Majorana. Il "coordinamento stop 133" ha intenzione di chiedere al consiglio di appoggiare il ritiro immediato della legge 133 e rivolgerà un appello alle forze dell'ordine per chieder loro di non mettere in atto la linea dura prospettata ieri dal premier. Nelle università, nel frattempo, le lezioni si alternano ad assemblee informative ed organizzative.
"Le occupazioni si fermeranno solo quando ritirerà il decreto 137", ha ribattuto Roberto Iovino, coordinatore nazionale dell'Unione degli Studenti. La Rete degli studenti medi conferma, invece, la propria disponibilità al dialogo, ma alla sola condizione che il ministro metta in discussione tutto l'impianto alla base dei provvedimenti e non solo parte di essi.
Nel frattempo anche le segreterie nazionali di Flc Cgil, Cisl Università, Cisl Fir e Uil Pa-Ur si stanno muovendo per avere una convocazione dal responsabile di viale Trastevere per discutere di una riforma che, dicono, sta "minando seriamente il futuro istituzionale dell'Università, degli Enti di ricerca e delle strutture Afam". Se il ministro non acconsentirà all'incontro, avvertono, saranno attivate tutte le procedure per indire il 14 novembre lo sciopero generale dell'Università e degli Enti di ricerca. Tra le altre iniziative di mobilitazione, in programma due sit-in nella Capitale: il 28 ottobre di fronte al ministero dell'Agricoltura, il 5 novembre davanti al ministero dell'Istruzione.
Versione per la stampa
Commenta questo articolo
Feed dei commenti di questo articolo
Commenti
Nota Bene:
Aprileonline.info è uno spazio di informazione libero e aperto, creato per instaurare un confronto diretto sui temi proposti ogni giorno. La redazione di Aprileonline.info ha scelto di non moderare preventivamente i commenti dei lettori. Tuttavia, nel ribadire che gli unici proprietari e responsabili dei commenti sono gli autori degli stessi e che in nessun caso Aprileonline.info potrà essere ritenuto responsabile per eventuali commenti lesivi di diritti di terzi, la redazione tiene a precisare che non sono consentiti, e verranno immediatamente rimossi:
- messaggi non inerenti all'articolo
- messaggi
anonimi o con indirizzo email falso
- messaggi
pubblicitari
- messaggi offensivi o che contengano
turpiloquio
- messaggi con contenuto razzista o
sessista
- messaggi il cui contenuto costituisce una
violazione delle leggi italiane (istigazione a delinquere o alla
violenza, diffamazione, ecc.)
Al fine di limitare al massimo un uso distorto della libertà di commento da oggi 17/04/2008 sarà obbligatorio inserire oltre al nome e cognome anche la e-mail di riferimento.
In ogni caso, la redazione di
Aprileonline.info si riserva il diritto di cancellare messaggi e commenti
giudicati non idonei in qualsiasi momento e a suo insindacabile giudizio.
form di registrazione al sommario
e clicca su invia.
Se già sei registrato al sito fai il login
Gli articoli di oggi
Pd, un partito non transitorio
Leo Sansone
La visibilità della classe operaia
Franco Astengo
La "febbre" della crisi
Alfiero Grandi*
Zapatero in cerca di fiducia
Elena Marisol Brandolini
Goldoni e Shakespeare, a spasso col classico
Renzo Francabandera
Lo scisma anglicano, Atto II
Andy Violet
STR: a Londra incontri sul teatro
Roberta Leotti, da Londra
In-dipendenza In-Video
Erica Bernardi



#1 · Maurizio Zilio
24 ottobre 2008, 00:17 Questo è un grande movimento che ha dalla sua la forza della ragione. L’unico grave errore che potrebbe commettere è farsi strumentalizzare dai precarizzatori di vite, che sono esattamente gli stessi che ora tentano di cavalcarlo. Si è visto per esperienza, che i movimenti che non si fanno strumentalizzare a volte possono vincere. Come consiglio sempre a un giovane lavoratore di andarsi a vedere le cause e le “riforme” che sostanzialmente gli hanno precarizzato la vita e il lavoro, così consiglio agli studenti di andarsi a vedere chi ha aperto una autostrada a Berlusconi, il quale, in maniera più autoritaria e pesante, non fa altro che seguirne la traccia. Così come per le norme e le leggi che governano il lavoro, sono almeno 15 anni che la scuola pubblica e l’Università, sono sotto attacco, e questo indipendentemente dai governi di centrodestra e di centrosinistra. Quindi occhio cari ragazzi ai giochetti del potere, occhio agli interessi di partito e ai servi di partito. Sono con voi.