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Un atto ideologico, ingiusto, inutile e pericoloso
Ardig Martino*, Chiara Bodini*, 21 ottobre 2008, 20:48
Modifiche alla legge che tutela la salute degli immigrati irregolari: da qualunque lato si guardi, rappresenta un'insensata misura sanitaria mascherata da intervento protettivo. Inoltre, i dati dicono chiaramente che l'immigrazione irregolare è legata quasi esclusivamente al lavoro nero: poiché assumere lavoratori in nero è un reato più grave del soggiorno irregolare, per giustizia ed equità dovremmo allora stracciare le tessere sanitarie dei datori di lavoro?
In Commissione congiunta Giustizia ed Affari Costituzionali, nell'ambito del dibattito sul "Pacchetto Sicurezza", è stato depositato nei giorni scorsi un emendamento a nome di alcuni senatori della Lega Nord. L'intento dell'emendamento è di modificare l'articolo 35 del Testo Unico sull'Immigrazione (Dl 25 luglio 1998, n.286), che garantisce l'assistenza sanitaria agli stranieri non iscritti al Servizio Sanitario Nazionale perché presenti sul territorio italiano in condizione di irregolarità giuridica. Di particolare gravità sono: 1) l'abrogazione del comma 5, in base al quale "l'accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano"; 2) le modifiche al comma 4, che introducono l'obbligatorietà del pagamento delle prestazioni d'emergenza anche per gli indigenti, con segnalazione all'autorità competente in caso di insolvenza.
Il provvedimento mira sostanzialmente a:
- l rendere a pagamento tutte le prestazioni sanitarie anche per gli indigenti, chiamati a corrispondere il ticket anche in caso di prestazioni emergenziali;
- l trasferire alle Regioni gli oneri relativi alle prestazioni erogate agli stranieri indigenti (fatto salvo per quelle emergenziali, a carico del Ministero dell'Interno);
- l rimuovere gli attuali vincoli legislativi di tutela della salute come diritto fondamentale dell'individuo, aprendo la strada ad un utilizzo della Sanità come supporto ad attività di Polizia.
Secondo l'attuale livello di conoscenze scientifiche, e l'esperienza sanitaria accumulata anche in ambito internazionale negli ultimi 60 anni, si può affermare che questo emendamento è di natura ideologica, si colloca al di fuori delle conoscenze e delle pratiche scientifiche, è inutile ed inefficace nel perseguire obiettivi di riduzione della spesa e di garanzia della sicurezza dei cittadini. Inoltre, mette gravemente a repentaglio la salute di tutta la popolazione, rappresentando un ingiustificato, grave ed allarmante attacco ai diritti umani, è iniquo, crea segregazione, inasprisce il conflitto sociale e può determinare effetti di cui è impossibile prevedere la portata. Insomma, da qualunque lato si guardi, rappresenta un'insensata misura sanitaria mascherata da intervento protettivo.
Tutto questo si inserisce in un contesto di costruzione fittizia della realtà, funzionale alla politica, supportata da un dispositivo mediatico martellante, che fa leva sulla paura primordiale del diverso e dipinge gli immigrati irregolari prevalentemente come il "male assoluto", giustificando così nei loro confronti politiche repressive. Al contrario, come sanitari, osserviamo e misuriamo una realtà di lavoratori onesti, "contrattati" in nero e per questo irregolari, prevalentemente oggetto di crimine e non criminali, prevalentemente vittime e non autori di violenza.
Sappiamo dalle statistiche ufficiali che la maggior parte degli attuali stranieri regolari è passata attraverso l'irregolarità, o è tornata nell'irregolarità, per motivi burocratici. Per questo, l'equazione "irregolare = criminale" è una pura costruzione politica: sappiamo che esistono solo migranti, incidentalmente e temporaneamente irregolari, comunque sempre persone.
Ciò che, come medici di sanità pubblica, temiamo di più, è che la costruzione di questa realtà ideologica inesistente ostacoli il nostro mandato di protezione della salute dei cittadini: come eradicare una malattia se non possiamo vaccinare tutta la popolazione? Come combattere efficacemente epidemie vecchie e nuove, se non possiamo agire sull'intera comunità, di cui evidentemente anche gli immigrati sono parte?
L'autunno è iniziato, incominciano le campagne per prevenire le conseguenze delle malattie respiratorie nella popolazione a rischio, specialmente gli anziani. Uno dei consigli è evitare l'esposizione a soggetti malati, sopratutto le esposizioni ricorrenti in ambiente domestico. Una badante irregolare ha la tosse, e con il nuovo emendamento se si rivolge al Sistema Sanitario rischia di essere segnalata alle autorità e inviata a un centro di detenzione, poi espulsa. Quindi non si cura, la tosse diventa bronchite, poi polmonite, tutto questo mentre accudisce i nostri genitori: chi è a rischio?
Nell'impresa che fa le pulizie nel vostro palazzo c'è un lavoratore irregolare (non si direbbe, parla italiano perfettamente), ha avuto per anni un permesso di soggiorno ma non è riuscito a rinnovarlo ed è tornato nell'irregolarità. Ha la febbre, mal di testa, rigidità nucale, non ha i soldi per il ticket e teme di essere espulso. Dopo tanti anni in Italia, nessuno in patria, la moglie che lavora regolarmente, i figli a scuola, sarebbe un disastro. Anche lui non può andare dal medico, potrebbe avere la meningite: chi è a rischio?
Notiamo, in un luogo di lavoro, un preoccupante aumento di casi di tubercolosi; vorremo fare un controllo sui soggetti a rischio, ma una parte di essi si sottrae per paura di essere denunciato: chi sta rischiando, ancora una volta?
Chi accudisce i nostri anziani, sta con noi in fila alla posta, va a prendere con noi i figli a scuola è spesso un irregolare, una persona che lavora e contribuisce in modo sostanziale al funzionamento della nostra società. Allora perchè questo allarme, questa necessità di esclusione?
Il risparmio economico è risibile: gli irregolari sono pochi (circa 600 mila su quasi 60 milioni di abitanti), per lo più giovani e sani, ci costano lo zero virgola qualcosa della spesa sanitaria. Inoltre, i non curati di oggi arriveranno domani al pronto soccorso, con un costo molto superiore per prestazioni erogate in regime di emergenza.
E se mettiamo la polizia all'ingresso di ogni ospedale, di quanto aumenterà il mercato clandestino della salute, delle prestazioni, dei farmaci? Che succederà ad esempio alle donne irregolari che devono interrompere una gravidanza? E quale effetto avrà per le donne italiane, soprattutto le più vulnerabili, la prevedibile maggiore disponibilità di rimedi abortivi illegali?
Viviamo in un regime costituzionale (Art. 32) in cui la salute è garantita a tutti non per cittadinanza, ma perchè diritto umano. Un emendamento che ne svincola la tutela dai diritti fondamentali riconosciuti all'individuo, e la lega ad una cittadinanza dipendente dal contratto di lavoro, rinnega la nostra stessa storia costituzionale. Inoltre, la salute viene perseguita come bene della comunità, anche grazie ad una normativa precisa e matura che delimita e regola i casi in cui il sanitario ha il dovere di notificare all'autorità giudiziaria l'identità dei pazienti.
Questi principi e le normative che ne discendono, fondate sul riconoscimento dei diritti umani e sul concetto di salute come bene collettivo, hanno portato negli anni a risultati tangibili. Grazie alla garanzia di accessibilità ai servizi sanitari per gli stranieri irregolari abbiamo infatti ridotto i tassi di AIDS, stabilizzato i tassi di tubercolosi, diminuito gli esiti sfavorevoli negli indicatori della salute materno infantile. Il tutto a costi sociali ed economici bassi, disinnescando conflitto sociale e risparmiando risorse che son state impiegate per la salute di tutti.
Infine, anche la retorica della legalità è una foglia di fico. Il soggiorno irregolare è (ancora) un reato amministrativo, equivalente ad un'infrazione del codice della strada: per questo si può negare un diritto umano fondamentale? Inoltre, i dati dicono chiaramente che l'immigrazione irregolare è legata quasi esclusivamente al lavoro nero: dove c'è più lavoro nero c'è più immigrazione irregolare, più infortuni e maggiore precarietà. Poiché assumere lavoratori in nero è un reato più grave del soggiorno irregolare, per giustizia ed equità dovremmo allora stracciare le tessere sanitarie dei datori di lavoro?
I diritti umani sono di tutti gli uomini, al di là della provenienza geografica, del reddito, della cittadinanza, della classe sociale: come sanitari, non possiamo che difendere il diritto di tutti da leggi ideologiche, inutili, dannose, ingiuste e pericolose.
(* Centro Studi e Ricerche in Salute Internazionale e Interculturale, Dipartimento di Medicina e Sanità Pubblica, Università di Bologna)
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#1 · elisa
22 ottobre 2008, 10:04 Oggi la legge nazionale prevede che lo «straniero temporaneamente presente» in Italia possa ricorrere a cure d’emergenza in un presidio di pronto soccorso senza essere denunciato per essere irregolarmente nel nostro paese. La Puglia è andata oltre. La commissione sanità regionale della giunta Vendola ha approvato un emendamento al piano regionale della salute per estendere l’assistenza sanitaria gratuita di base anche agli stranieri irregolari che potranno ricorrere al medico di base anche per tutte le cure .“Il diritto alla salute non può conoscere nessuna limitazione. Non può essere esercitato sotto condizioni. Il diritto alla salute è un diritto universale”, così dice Nichi Vendola ed ancora “Abbiamo costruito un accordo con i medici di medicina generale che consentirà la presa in carico da parte del servizio sanitario regionale dei lavoratori e dei cittadini migranti, indipendentemente dalla loro condizione soggettiva di persone che abbiano un regolare permesso di soggiorno o che siano in una condizione di clandestinità”.