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Ambiente ed Energia: una sfida da non perdere
U. Guidoni, R. Musacchio*, 21 ottobre 2008, 16:55
L'Italia è l'unico paese in Europa che, invece di ridurre le emissioni rispetto al 1990, le ha accresciute. Si sono spostati gli obiettivi di anno in anno e si sono scaricate le multe sui cittadini. Lo stesso meccanismo sciagurato che si propone oggi
Le parole di Sarkozy sono chiare e decise: si va avanti, con gli obiettivi e i tempi previsti. E' così che il Presidente di turno dell'Unione europea, a Strasburgo, dinanzi al Parlamento europeo si è espresso sulle misure sul clima che l'Ue si appresta a varare entro dicembre. Non solo, Sarkozy ha aggiunto che non vi è nessuna ragione perchè la crisi economica debba modificare gli impegni dell'Europa sul clima. Aggiunge anzi che sarebbe un errore madornale, facendo venir meno la premessa su cui si basa la proposta del governo Berlusconi, che quindi appare sempre più insensata e isolata.
L'idea di Confindustria che ci si possa difendere dalla concorrenza puntando sul diritto ad inquinare, oltre che cinica, è una strategia miope, smentita dai fatti. Lasciare il mondo senza le regole di quella governance globale che può essere Kyoto 2 potrebbe rivelarsi addirittura più grave del disastro finanziario che stiamo vivendo. L'Europa potrebbe pagare un prezzo altissimo e l'Italia il costo più elevato tra i paesi europei. Si tratta dello stesso errore di analisi che ha caratterizzato i vari governi Berlusconi e le diverse presidenze di Confindustria, quella che ha fatto accumulare all'Italia ritardi gravissimi nell'applicazione del primo Kyoto. L'Italia è l'unico paese in Europa che, invece di ridurre le emissioni rispetto al 1990, le ha accresciute. Si sono spostati gli obiettivi di anno in anno e si sono scaricate le multe sui cittadini. Lo stesso meccanismo sciagurato che si propone oggi.
La posizione italiana presenta scenari catastrofici, con stime economiche che considerano solo i costi e non i benefici che il nostro Paese avrebbe dalle politiche di riduzione di emissioni di CO2, cioè dal pacchetto dei tre 20% che l'Europa ha messo in campo dopo anni di ricerche, simulazioni e dibattiti fra tutti i principali attori del settore. E' possibile che tutti abbiano sbagliato e solo l'Italia abbia fatto i conti giusti?
Le parole di Sarkozy e le stesse valutazioni del commissario all'ambiente Dimas, sono un monito per Paesi che hanno posizioni irragionevoli come l'Italia. Secondo il commissario all'ambiente, i costi per il nostro Paese sono assolutamente in linea a quelli di tutti gli altri Stati europei e si attestano intorno allo 0,51-0,66% del PIL. I costi sarebbero, quindi, tra i 9,5 e i 12,3 e non i 18-25 miliardi l'anno di cui parla l'Italia. Tra l'altro, va sottolineato che si tratterebbe di investimenti che rimarrebbero nel nostro Paese e potrebbero produrre migliaia di posti di lavoro, soprattutto nel campo delle PMI.
Da un lato, il governo sostiene che perseguire maggiore efficienza energetica ed introdurre fonti rinnovabili sarebbe troppo costoso, dall'altro si afferma che il nucleare sarebbe, invece, un ottimo affare per il paese. Ma è una chiara strumentalizzazione dei dati. Secondo il Ministro Scajola, si può produrre una quota di circa 25% di energia elettrica, pari a circa 20 GW, con le centrali nucleari. Se consideriamo che il costo stimato per un impianto di terza generazione è di circa 4-5 miliardi di euro per GW, il governo dovrebbe spendere un totale di circa 100 miliardi di euro per coprire poco più del 10% dei consumi totali di energia (l'elettricità è circa una metà dei consumi finali).
Se confrontiamo questo costo con quello del pacchetto energia-ambiente della UE, scopriamo immediatamente che investire nel nucleare conviene solo ai soliti noti e non certo ai cittadini italiani. Per Governo e Confindustria 180 miliardi di euro (la metà secondo le stime di Dimas) in dieci anni sono troppi per intervenire sui danni ambientali e per ridurre del 40% i consumi petroliferi e la bolletta energetica, ma va bene spendere circa 100 miliardi per realizzare impianti nucleari con gravi impatti ambientali (scorie radioattive, grande utilizzo di acqua per il raffreddamento, problemi di sicurezza) che forse potranno ridurre del 10% i consumi di petrolio.
Vediamo di tradurlo nel bilancio di una famiglia. Se si spendono 100 euro, si risparmia il 10% della bolletta. Invece, spendendo 180 euro (ma quasi certamente solo 90) il risparmio diventa del 40%. Voi cosa scegliereste? Ma la domanda più interessante è la seguente: è credibile un governo che dice di lavorare per il bene del Paese ma sceglie la soluzione meno vantaggiosa e più pericolosa?
E' facile rispondere che gli interessi che sta difendendo sono quelli di chi guarda al passato, in una battaglia di retroguardia che vede la Confindustria italiana isolata rispetto alle omologhe organizzazioni europee. In Europa, grandi imprese hanno accettato la sfida ambientale che può aprire enormi opportunità di mercato a chi saprà dimostrare una vera capacità di innovazione.
Il sistema energetico italiano è caratterizzato da privilegi storici stratificati. Per chi è abituato al CIP6 - che equipara l'energia prodotta dagli inceneritori a quella dalle fonti rinnovabili, unico caso in Europa ed in palese violazione delle norme comunitarie - dover seguire una politica con obiettivi chiari ed inequivocabili vuol dire rinunciare a benefici statali ed a misurarsi sul mercato. D'altro canto, mantenere questo stato di cose, significa difendere privilegi che appesantiscono la competitività del sistema produttivo italiano.
Il governo dice di non essere isolato in questa braccio di ferro. E' in splendida compagnia con i Paesi appena entrati in Europa e, perciò, più arretrati dal punto di vista economico e sociale. Invece di preoccuparsene, Berlusconi ne va fiero!
*Europarlamentari Sinistra Unitaria Europea
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#2 · Spartaco Innocenzi
21 ottobre 2008, 20:56 TARANTO:ALLARME ROSSO- La storia Le nuove cifre dell'Ines: qui si produce il 92% del «veleno» italiano. Gli ambientalisti contro l'Ilva che si difende: siamo in regola A 13 anni ha il tumore da fumo. «E' la diossina» Il medico: mai visto un caso così. Industrie, Taranto città più inquinata dell'Europa occidentale. Tre mamme con il latte contaminato, cinque adulti con il livello più alto del mondo, 1.200 pecore da abbattere DAL NOSTRO INVIATO TARANTO — Tre anni fa, S. aveva 10 anni. E senza aver mai fumato una sigaretta in vita sua era già conciato come un fumatore incallito. Un caso simile, Patrizio Mazza, primario di ematologia all'ospedale «Moscati» di Taranto, non l'aveva mai visto. E nemmeno la letteratura medica internazionale lo contempla. Anche a cercare su Internet, la risposta è negativa: « No items found ». Per questo, Mazza temeva di avere sbagliato diagnosi. Invece no. Quel bimbo aveva proprio un cancro da fumatore: adenocarcinoma del rinofaringe. Come tanti altri tarantini, specie quelli del Tamburi, «il quartiere dei morti viventi». A Bruxelles forse ancora non lo sanno, ma Taranto è la città più inquinata d'Italia e dell'Europa occidentale per i veleni delle industrie. L'inquinamento di Taranto, infatti, è di fonte civile solo per il 7%. Tutto il resto, il 93%, è di origine industriale. A Taranto, ognuno dei duecentomila abitanti, ogni anno, respira 2,7 tonnellate di ossido di carbonio e 57,7 tonnellate di anidride carbonica. Gli ultimi dati stimati dall'Ines (Inventario nazionale delle emissioni e loro sorgenti) sono spietati. Taranto è come la cinese Linfen, chiamata «Toxic Linfen», e la romena Copša Miça, le più inquinate del mondo per le emissioni industriali.(SEGUE)#3 · Spartaco Innocenzi
21 ottobre 2008, 20:58 Segue da #2-Ma a Taranto c'è qualcosa di più subdolo. A Taranto c'è la diossina. Qui si produce il 92% della diossina italiana e l'8,8% di quella europea. «In dieci anni — dice Mazza — leucemie, mielomi e linfomi sono aumentati del 30-40%. La diossina danneggia il Dna e un caso come quello di S. è un codice rosso sicuramente collegato alla presenza di diossina. Se nei genitori c'è un danno genotossico non è in loro che quel danno emerge, ma nei figli». Tre mamme il cui latte risulta contaminato dalla diossina, cinque adulti che scoprono di avere il livello di contaminazione da diossina più alto del mondo, 1.200 pecore e capre di cui la Regione Puglia ordina l'abbattimento, forti sospetti di contaminazione nel raggio di 10 chilometri dal polo industriale (con i monitoraggi sospesi perché sempre «positivi ») sono, più che un allarme, una emergenza nazionale. La diossina si accumula nel tempo e a Taranto ce n'è per 9 chili, il triplo di Seveso (la città contaminata nel 1976). Ma sono sette le sostanze cancerogene e teratogene che, con la diossina, colpiscono Taranto come sette piaghe bibliche. Mentre però a Bruxelles e a Roma (e a Bari, sede della Regione) si discute, Taranto viene espugnata dalla diossina. Basta dare un'occhiata, oltre che ai dati Ines, ai limiti di emissione, il cuore del problema. Il limite europeo è di 0,4 nanogrammi per metro cubo. Quello italiano, di 100 nanogrammi. «Un vestito su misura per l'Ilva di Emilio Riva», dicono le associazioni ambientaliste. «Siamo in regola e abbiamo anche investito 450 milioni di euro per migliorare gli impianti», replica l'Ilva, che l'anno scorso ha realizzato utili per 878 milioni, 182 milioni in più dell'anno prima e il doppio del 2005. (SEGUE)#4 · Spartaco Innocenzi
21 ottobre 2008, 21:03 Segue da#3-L'Europa però è dal 1996 che ha fissato il limite di 0,4 nanogrammi. L'Inghilterra, per esempio, si è adeguata. E la Germania ha fatto ancora meglio: 0,1 nanogrammi, lo stesso limite previsto per gli inceneritori. Nel 2006, Ilva e Regione Puglia hanno anche firmato un protocollo d'intesa, ma con scarsi risultati. La «campagna di ambientalizzazione» procede a rilento e sembra che l'Ilva intenda concluderla nel 2014, proprio quando scadrà il Protocollo di Aarhus, recepito anche dall'Italia, che impone ai Paesi membri di adottare le migliori tecnologie per portare le emissioni a 0,4-0,2 nanogrammi. Eppure a Servola, Trieste, acciaierie «Lucchini», per risolvere il problema è bastato un decreto del dirigente regionale Ambiente e Lavori pubblici, che ha imposto al siderurgico, pena la chiusura, di rispettare i limiti europei. In due anni, grazie anche alle pressioni della confinante Austria, il miracolo: dalla maglia nera, in tandem con Taranto, Servola è diventata un centro di eccellenza, con la diossina abbattuta fino al teutonico limite di 0,1 nanogrammi. Certo, con una legge regionale, o con un decreto come quello friulano, si eviterebbe anche il referendum sull'Ilva, giudicato ammissibile dal Tar di Lecce e sicura fonte di drammatiche spaccature fra i 13 mila dipendenti del siderurgico. Invece c'è soltanto una delibera del consiglio comunale di Taranto che chiede timidamente alla Regione «di fare come in Friuli». Ma la Puglia non confina con l'Austria. Al di là del mare, c'è l'Albania. (21-10-08-dal Corriereit)#5 · Claudio
22 ottobre 2008, 12:37 Io l'unica cosa che, sicuramente testardamente, proprio non capisco è perché sul nucleare parlino cani e porci e invece persone serie e competenti come gli autori dell'articolo, in particolare Guidoni, scienziato e persona seria, non si prendano mai in considerazione nei dibattiti sulle televisioni nazionali... povera Italia. Speriamo almeno ci salvi l'Europa.#6 · Franco Bianco - parliamo di costi ?
22 ottobre 2008, 12:39 Al Presidente del Consiglio, all'ineffabile suo ministro Tremonti, alla ministra Prestigiacomo che non si capisce in base a quali capacità e competenze sia stata messa a quel posto, si dovrebbe chiedere: ma com'è che parlate di insostenibilità per i costi derivanti dagli impegni assunti dall'Italia per la riduzione di CO2, e contemporaneamente - anzi, prima - avete tanto blaterato - compreso l'ignorantissimo ministro Scajola - di avviamento di programmi nucleari, motivandoli come una necessaria diversificazione energetica? Il nucleare - oltre ai pericoli che presenta, dei quali non si parlerà mai abbastanza - richiede investimenti ingentissimi: com'è che per quello non ci sono problemi, secondo il Governo, a trovare gli enormi fondi necessari a finanziarlo? Lo sanno, qualcuno glielo ha detto, che si possono investire - con resa molto migliore sia sul piano ecologico che su quello strettamente economico - quantità molto più ridotte di capitali nelle fonti rinnovabili, come stanno già facendo da tempo i Paesi più avanzati d'Europa (fra i quali non figurano certo i "nove" che Berlusconi afferma condividono le sue posizioni, che sono invece - duole dirlo, ma è la realtà - quelli più arretrati d'Europa, sia sul piano industriale che su quello scientifico)? E' così difficile capire - ma non è vero che non lo capiscano - che quel programma di riduzione delle emissioni costituisce una grandissima opportunità e non un onere insostenibile? Di insostenibile c'è solo l'arroganza e l'ignoranza di questi mediocrissimi personaggi.#7 · Spartaco Innocenzi
22 ottobre 2008, 14:36 Negli Usa la prima città che va col vento. ************************ Rock Port, nel Missouri, è la prima cittadina americana completamente alimentata con energia eolica Si chiama Rock Port la prima cittadina degli Stati Uniti, alimentata completamente a energia eolica. L'amena località situata nel bel mezzo delle pianure americane, tra Missouri e Mississippi, conta 1.300 abitanti circa, più o meno quelli che può ospitare un paesino italiano di montagna. Tutta l'energia dal vento - Nei campi poco distanti dal centro del paese sono state erette quattro turbine eoliche Suzlon, da 1,25 megawatt l'una, che forniranno energia per 16 gigawattora all'anno. In questo modo sarà possibile utilizzare il 100% di energia pulita per rifornire case, scuole, edifici pubblici e commerciali. VENTO IN VENDITA - Ma non solo: infatti il fabbisogno totale annuo della città si aggira intorno ai 13 gigawattora, mentre il rendimento delle turbine arriva fino a 16 gigawattora. I 3 gigawatt in avanzo verranno venduti ad un'azienda pubblica e utilizzati altrove. L'eolico sembra proprio un buon affare quindi, almeno in quest'area. Ne sono convinti anche i ricercatori nel campo delle energie rinnovabili dell'Università del Missouri. Ci sono già 75 pale eoliche distribuite nei dintorni di Rock Port e secondo gli specialisti, sole le tasse pagate dalla Wind Capital Group, società a capo della gestione delle wind farm in questa zona, produrranno più di un milione di dollari di introiti annui, che andranno a finire nelle casse della contea.(dal Corriere.it-Luglio 2008)#8 · F. Bianco - rinnovabili diverse
22 ottobre 2008, 15:41 Non bisogna prestare il fianco a chi ne approfitta per muovere obiezioni che hanno origini (e ragioni vere) diverse da quelle che si presentano come obiezioni tecniche. L'energia eolica è una di quelle rinnovabili, ma non può essere sfruttata dappertutto, perché gli "aerogeneratori" non possono essere installati dappertutto, ma solo in siti lontani da centri abitati, perché sono molto rumorosi (oltre ad "inquinare" nel senso paesaggistico). Ciò non toglie che il loro uso sia auspicabile in tutti i casi in cui non vi siano controindicazioni di questo tipo.form di registrazione al sommario
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#1 · sacha
21 ottobre 2008, 19:57 Bellissimo articolo. Questo gioco al massacro contro le generazioni future nel nome del profitto è nazismo puro.