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Martedì, 09 Febbraio 2010 - Ultimo aggiornamento alle 18:14

Ambiente ed Energia: una sfida da non perdere

U. Guidoni, R. Musacchio*,   21 ottobre 2008, 16:55

Ambiente ed Energia: una sfida da non perdere     L'Italia è l'unico paese in Europa che, invece di ridurre le emissioni rispetto al 1990, le ha accresciute. Si sono spostati gli obiettivi di anno in anno e si sono scaricate le multe sui cittadini. Lo stesso meccanismo sciagurato che si propone oggi



Le parole di Sarkozy sono chiare e decise: si va avanti, con gli obiettivi e i tempi previsti. E' così che il Presidente di turno dell'Unione europea, a Strasburgo, dinanzi al Parlamento europeo si è espresso sulle misure sul clima che l'Ue si appresta a varare entro dicembre. Non solo, Sarkozy ha aggiunto che non vi è nessuna ragione perchè la crisi economica debba modificare gli impegni dell'Europa sul clima. Aggiunge anzi che sarebbe un errore madornale, facendo venir meno la premessa su cui si basa la proposta del governo Berlusconi, che quindi appare sempre più insensata e isolata.
L'idea di Confindustria che ci si possa difendere dalla concorrenza puntando sul diritto ad inquinare, oltre che cinica, è una strategia miope, smentita dai fatti. Lasciare il mondo senza le regole di quella governance globale che può essere Kyoto 2 potrebbe rivelarsi addirittura più grave del disastro finanziario che stiamo vivendo. L'Europa potrebbe pagare un prezzo altissimo e l'Italia il costo più elevato tra i paesi europei. Si tratta dello stesso errore di analisi che ha caratterizzato i vari governi Berlusconi e le diverse presidenze di Confindustria, quella che ha fatto accumulare all'Italia ritardi gravissimi nell'applicazione del primo Kyoto. L'Italia è l'unico paese in Europa che, invece di ridurre le emissioni rispetto al 1990, le ha accresciute. Si sono spostati gli obiettivi di anno in anno e si sono scaricate le multe sui cittadini. Lo stesso meccanismo sciagurato che si propone oggi.

La posizione italiana presenta scenari catastrofici, con stime economiche che considerano solo i costi e non i benefici che il nostro Paese avrebbe dalle politiche di riduzione di emissioni di CO2, cioè dal pacchetto dei tre 20% che l'Europa ha messo in campo dopo anni di ricerche, simulazioni e dibattiti fra tutti i principali attori del settore. E' possibile che tutti abbiano sbagliato e solo l'Italia abbia fatto i conti giusti?
Le parole di Sarkozy e le stesse valutazioni del commissario all'ambiente Dimas, sono un monito per Paesi che hanno posizioni irragionevoli come l'Italia. Secondo il commissario all'ambiente, i costi per il nostro Paese sono assolutamente in linea a quelli di tutti gli altri Stati europei e si attestano intorno allo 0,51-0,66% del PIL. I costi sarebbero, quindi, tra i 9,5 e i 12,3 e non i 18-25 miliardi l'anno di cui parla l'Italia. Tra l'altro, va sottolineato che si tratterebbe di investimenti che rimarrebbero nel nostro Paese e potrebbero produrre migliaia di posti di lavoro, soprattutto nel campo delle PMI.

Da un lato, il governo sostiene che perseguire maggiore efficienza energetica ed introdurre fonti rinnovabili sarebbe troppo costoso, dall'altro si afferma che il nucleare sarebbe, invece, un ottimo affare per il paese. Ma è una chiara strumentalizzazione dei dati. Secondo il Ministro Scajola, si può produrre una quota di circa 25% di energia elettrica, pari a circa 20 GW, con le centrali nucleari. Se consideriamo che il costo stimato per un impianto di terza generazione è di circa 4-5 miliardi di euro per GW, il governo dovrebbe spendere un totale di circa 100 miliardi di euro per coprire poco più del 10% dei consumi totali di energia (l'elettricità è circa una metà dei consumi finali).
Se confrontiamo questo costo con quello del pacchetto energia-ambiente della UE, scopriamo immediatamente che investire nel nucleare conviene solo ai soliti noti e non certo ai cittadini italiani. Per Governo e Confindustria 180 miliardi di euro (la metà secondo le stime di Dimas) in dieci anni sono troppi per intervenire sui danni ambientali e per ridurre del 40% i consumi petroliferi e la bolletta energetica, ma va bene spendere circa 100 miliardi per realizzare impianti nucleari con gravi impatti ambientali (scorie radioattive, grande utilizzo di acqua per il raffreddamento, problemi di sicurezza) che forse potranno ridurre del 10% i consumi di petrolio.

Vediamo di tradurlo nel bilancio di una famiglia. Se si spendono 100 euro, si risparmia il 10% della bolletta. Invece, spendendo 180 euro (ma quasi certamente solo 90) il risparmio diventa del 40%. Voi cosa scegliereste? Ma la domanda più interessante è la seguente: è credibile un governo che dice di lavorare per il bene del Paese ma sceglie la soluzione meno vantaggiosa e più pericolosa?
E' facile rispondere che gli interessi che sta difendendo sono quelli di chi guarda al passato, in una battaglia di retroguardia che vede la Confindustria italiana isolata rispetto alle omologhe organizzazioni europee. In Europa, grandi imprese hanno accettato la sfida ambientale che può aprire enormi opportunità di mercato a chi saprà dimostrare una vera capacità di innovazione.

Il sistema energetico italiano è caratterizzato da privilegi storici stratificati. Per chi è abituato al CIP6 - che equipara l'energia prodotta dagli inceneritori a quella dalle fonti rinnovabili, unico caso in Europa ed in palese violazione delle norme comunitarie - dover seguire una politica con obiettivi chiari ed inequivocabili vuol dire rinunciare a benefici statali ed a misurarsi sul mercato. D'altro canto, mantenere questo stato di cose, significa difendere privilegi che appesantiscono la competitività del sistema produttivo italiano.
Il governo dice di non essere isolato in questa braccio di ferro. E' in splendida compagnia con i Paesi appena entrati in Europa e, perciò, più arretrati dal punto di vista economico e sociale. Invece di preoccuparsene, Berlusconi ne va fiero!

*Europarlamentari Sinistra Unitaria Europea





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