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Ispra, i precari in agitazione
Matilde Giovenale, 29 settembre 2008, 18:48
Iniziative
Occupato l'istituto contro l'emendamento del governo che blocca le stabilizzazioni e le proroghe dei contratti e che mette a rischio 700 posti di lavoro (il 50% del totale dei dipendenti). A subire un duro colpo, se la norma fosse approvata, anche l'attività del centro di ricerca
È mobilitazione permanente all'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) contro la politica del governo Berlusconi di attacco alla Pubblica Amministrazione, culminata con l'emendamento all'art. 37 del disegno di legge A.C. 1441-quater, in discussione al Parlamento, che annulla le stabilizzazioni dei lavoratori precari. Alla lotta, già iniziata da tempo, dei lavoratori "atipici" dell'Istituto, fondato l'estate scorsa da una frettolosa fusione tra APAT (Agenzia per la protezione dell'ambiente), ICRAM (Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare) e INFS (Istituto nazionale per la fauna selvatica), si è affiancata quella di molti dipendenti a tempo indeterminato, contro un emendamento che non solo abroga i diritti sanciti dalle ultime due Finanziarie, ma come se non bastasse nega ai precari la possibilità di proroga degli attuali contratti a tempo.
In ISPRA rischiano il posto di lavoro più di 700 precari, oltre il 50% del totale dei dipendenti, e 152 di loro erano inseriti in una graduatoria di stabilizzazione che sta per diventare carta straccia, per cui il loro contratto a tempo indeterminato doveva essere solo questione di mesi. Una prospettiva che svanisce, e oltre al danno si aggiunge la beffa, visto che questi ricercatori non potranno avere ulteriori proroghe dei loro contratti, che secondo l'emendamento decadrebbero dopo 90 giorni dalla sua entrata in vigore. Saranno così espulsi dalla Pubblica Amministrazione migliaia di lavoratori "atipici" con professionalità elevate anche sotto il profilo scientifico, che innalzano con il loro lavoro il profilo della PA a livello nazionale e internazionale. Lo Stato, dopo aver speso soldi dei contribuenti per formare queste persone, sembra avere tutta l'intenzione di abbandonarle al proprio destino. Qui non parliamo dei "fannulloni" tanto avversati dal ministro Brunetta, ma di coloro che provano, tra mille difficoltà, a informare quotidianamente istituzioni e cittadini sullo stato del nostro ambiente e i rischi ad esso legati.
La preoccupazione oggi coinvolge tutti i lavoratori, anche perché senza precari è a rischio la stessa operatività dell'Istituto, che interessa settori fondamentali per la salute dei cittadini come quelli dei controlli sul nucleare, i rifiuti, la difesa del suolo e del mare e le risorse idriche.
Lavoratori e sindacati hanno quindi deciso il blocco delle attività, e il Commissario straordinario dell'Istituto, Vincenzo Grimaldi, ha subito annunciato l'invio di un comunicato urgente al governo, in cui informa i suoi referenti nell'esecutivo dell' "estremo stato di agitazione", ammettendo in pratica che la sua situazione è ingestibile. Un'agitazione che proseguirà nei prossimi giorni, cercando un coordinamento con i precari degli altri Istituti in lotta, dai 400 dell'Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) ai 500 dell'Isfol (Istituto per la formazione professionale dei lavoratori) fino a quelli del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche), per trovare tutte le possibili forme di opposizione a una politica che sembra sempre più di macelleria sociale, e che nella sola Roma può mettere a repentaglio il futuro di migliaia di famiglie.
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