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''Cesso dentro'', un ironico paradosso

Massimiliano Bianconcini,   30 novembre 2006, 19:30

''Cesso dentro'', un ironico paradosso Teatro     La piece teatrale allestita al Rialto di Roma ha per protagonista un bagno-gabbia dove si è spiati e giudicati come in un vero reality



Cesso dentro è una di quelle pièce teatrali che difficilmente possono essere viste nei maggiori teatri di prosa. Di forte impatto sul pubblico, divertente, ironico e giocato sul paradosso, è uno di quegli spettacoli che per natura quanto più si tengono lontani dai principali circuiti di diffusione, tanto più ne acquistano in bellezza. Sono fatti per spazi insoliti, dismessi, scomodi. Con allestimenti precari, un impianto luci ai minimi termini, una scenografia povera ma essenziale.
Non a caso è stato allestito al Rialtosantambrogio, centro sociale nel centro della Capitale, dove tra difficoltà economiche e organizzative si svolge ormai da un paio di anni un cartellone teatrale alternativo con molte compagnie indipendenti italiane. Presentato circa due anni fa al Festival di Castiglioncello, ha ottenuto un ampio successo di pubblico - ampio naturalmente in senso tecnico, visto che il Rialto non permette di certo grandi numeri. Ma poco importa, perché uno degli aspetti più affascinanti del teatro indipendente, che spesso vuol dire giovane, sperimentale e d'avanguardia, è quello che fa della propria "sommersione" un punto di forza, giovandosi della situazione estrema per esaltarne il valore della messa in scena.

L'attore-performer protagonista Massimiliano Speziani crea un personaggio indimenticabile. Isterico, nervoso al limite della fobia, in forte stato confusionale, si dimena, balla, assume assurde pose plastiche. Lo aiutano le sue doti mimiche, inaspettate in un fisico per niente longilineo. Nel tempo questo atteggiamento fobico, che trasmette una profonda e accattivante umanità, si arricchisce di un insolito risvolto. Infatti, battuta dopo battuta, il fumoso non sense, giocato in chiave dada, lascia il posto ad un percorso razionale imprevisto.

Il testo (di Renato Gabrielli) e la regia (di Sabina Sinatti) giocano insomma con lo spettatore. Gli fanno credere di trovarsi di fronte ad una nuova e riveduta versione del teatro dell'assurdo, claustrofobico - verrebbe però da aggiungere - visto che tutto accade in uno stretto bagno. La metafora del luogo separato, in cui si reclude volontariamente il personaggio, è un simbolo metafisico? Il titolo, Cesso dentro, è evocativo di uno stato esistenziale? La figura del satiro danzante (lo splendido Attilio Vicoli Cristiani), che si agita e si muove intorno al bagno-gabbia, è l'alter ego del personaggio? L'occhio della telecamera, pronto a spiarlo nell'atto umano più intimo e fisiologico, allude forse ad una coscienza proiettata al di là dell'io?
Niente di tutto questo. Perché d'un tratto lo spazio apparentemente mentale si trasforma in un fin troppo reale luogo fisico, dove è ambientato l'ennesimo reality show: Cesso dentro. I mille occhi si trasformano in una vera telecamera collegata a migliaia di telespettatori. Le rivelazioni confidenziali, interpretabili come disagio esistenziale, rispondono invece alla logica voyeristica del famoso confessionale del Grande Fratello - ormai struttura portante di ogni reality che si rispetti. L'istinto fisiologico represso è infine il pegno cui deve sottostare il protagonista per vincere il premio finale: un milione di euro.

La trama in effetti aveva posto di fronte allo spettatore tutti gli snodi fondamentali del testo, ma senza indicare i nessi logici, per cui tutto dapprincipio è assurdo e irrazionale, privo di spiegazioni. Solo con il progredire della rappresentazione gli indizi prendono corpo e lo spiazzamento è servito. E così dalle altezze del teatro dell'assurdo si scende ad un teatro - verrebbe da dire - "di presenza", inteso nel senso che esibisce se stesso e il proprio perfetto meccanismo straniante. L'unico fine è quello di esserci. Eppure lo spettatore non rimane con un pugno di mosche: Cesso dentro è anche e soprattutto esperienza di un linguaggio nuovo sperimentale, "razionalmente" assurdo perché rimodellato sulla contemporaneità, dominata dall'unica legge oggi valida: la legge economica. Meritatissimi gli applausi finali. Meritato il successo.





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