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L'emergenza delle morti bianche

Gianni Pagliarini*,   28 novembre 2006, 17:56

L'emergenza delle morti bianche Osservatorio lavoro     

Ogni giorno in Italia quattro persone muoiono sul posto di lavoro. Il fenomeno è ormai una vera e propria emergenza, a cui si deve rispondere con controlli, verifiche e politiche di tutela soprattutto verso gli occupati più deboli, cioè i precari



L'insicurezza sui luoghi di lavoro: ecco una vera e propria emergenza che assilla il Paese, da nord a sud, e che ogni tanto riemerge prepotentemente sull'onda di gravi fatti di cronaca, come quello avvenuto in Umbria a Campello sul Clitunno. Basta un semplice numero a descrivere concretamente questa emergenza: in Italia muoiono sul lavoro quattro persone al giorno. Ecco perché occorre iniziare a monitorare i luoghi dell'insicurezza, i cantieri come le fabbriche e tutte quelle realtà che vedono in posizione di svantaggio fin dall'inizio i lavoratori più inesperti, quelli saliti da qualche giorno su un ponteggio o quelli che sotto i capannoni dovrebbero beneficiare del periodo di formazione e che invece, magari, subiscono ricatti. Molto spesso il giogo dell'insicurezza mortale colpisce proprio i più deboli, i precari.

Bisogna perciò andare a vedere che cosa succede sul campo, nelle aziende. Come Commissione Lavoro della Camera abbiamo deciso, in ottobre, di iniziare dall'Ilva di Taranto, salita agli onori delle cronache per la gravissima incidenza di infortuni sul lavoro. Nell'ultimo anno in questa grande azienda siderurgica sono morti due lavoratori e si sono registrati circa quattromila infortuni. Dinnanzi ad un'ecatombe di questa portata, i sindacati proclamarono uno sciopero di ventiquattr'ore in concomitanza con l'ultima tragedia, in agosto, e hanno poi replicato con altri tre blocchi di quattro ore in settembre. Ma con la loro protesta hanno anche voluto sollecitare con grande forza l'intervento delle istituzioni preposte a garantire la sicurezza, dall'Ispettorato del lavoro alla magistratura fino alla classe politica locale e nazionale. Nonostante il livello di attenzione dei lavoratori sul tema-insicurezza sia alto, non così si può dire per l'azienda, almeno a giudicare dalle dichiarazioni (anche recentissime) del patron Emilio Riva. In seguito agli ultimi due infortuni, Riva ha addirittura esplicitato la tesi che andrebbero licenziati i lavoratori "che non rispettano le norme". E' una tesi in tutta evidenza grottesca e inaccettabile.
Noi continuiamo a pensare che certi imprenditori (poco avvezzi al dialogo) farebbero bene ad investire in sicurezza piuttosto che buttare benzina sul fuoco. Nei cantieri e sotto i capannoni delle fabbriche si paga tutti i giorni un prezzo salatissimo e nello stesso tempo evitabile. Dirò di più: un sistema industriale moderno è obbligato a prevedere misure a tutela dei cittadini-lavoratori.

Anche per questo motivo il primo solenne impegno che ho voluto assumere col Parlamento e con gli elettori, appena eletto Presidente della Commissione Lavoro della Camera, è stato quello di promuovere un percorso legislativo che condurrà ad un nuovo Testo Unico per la sicurezza nei luoghi di lavoro. Prima di arrivare all'elaborazione compiuta di un Testo che dovrà rappresentare la nuova "bibbia" in materia di tutela e prevenzione della salute nei luoghi di lavoro, occorre però ascoltare e capire, per poi arrivare a mettere a punto un sistema di tutele. Ne scriveva recentemente il sociologo Luciano Gallino su La Repubblica in seguito al duro monito lanciato dal Capo dello Stato dopo la tragedia umbra. Voglio ribadire che la cultura della prevenzione si costruisce giorno dopo giorno, denunciando i fatti, proponendo soluzioni che partano dalla gravità della situazione. Prendendo ad esempio l'Ilva, non si può far finta di non vedere il clima di ostilità che circonda i lavoratori più sindacalizzati, coloro che alzano la testa per difendere le condizioni di lavoro. Quei lavoratori non vanno lasciati soli.

Ma noi, come Commissione Lavoro della Camera, vogliamo fare un ulteriore passo avanti: ho accennato prima al percorso legislativo verso il Testo Unico, aggiungo l'avvio di un'indagine conoscitiva sul precariato in Italia, che parte in questi giorni e darà i suoi risultati a marzo 2007 al fine di dotare le istituzioni di una nuova mappatura di chi vive una condizione di insicurezza e fatica ad arrivare alla quarta settimana del mese. Il fine ultimo del nostro impegno è creare un legame profondo tra attività istituzionale e quelle aspettative "dal basso" espresse dai milioni di cittadini che hanno invocato a gran voce la "svolta".

*Deputato Pdci, Presidente della Commissione Lavoro della Camera





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