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Travaglio-Schifani: lo scontro tra i giornali

Jacopo Matano,   13 maggio 2008, 19:54

Travaglio-Schifani: lo scontro tra i giornali Informazione     La bufera sulle dichiarazioni di Travaglio si sposta sul piano editoriale. Europa, voce della (fu) Margherita, attacca frontalmente il giornalista, Furio Colombo, e quelle frange "che già sognano girotondi elettronici e atti di martirio". E l'Unità risponde: "silenzio dell'opposizione". Ma dal gioco delle parti non è esclusa La Repubblica: per D'Avanzo Travaglio "bluffa"



L'informazione contro l'informazione. Il dibattito sul caso Travaglio non è stato elaborato, né ancora è stato interiorizzato: a tre giorni di distanza dall'intervento del giornalista a Che Tempo Che Fa, le sue parole su Schifani restano una ferita aperta in grado di creare scompiglio nel Pd come fuori. E sui giornali il confronto diventa un acceso conflitto di posizioni, dall'Unità a Repubblica.

EUROPA VS UNITA' - Passando per Europa. E' l'ex giornale della Margherita, infatti, a lanciare, attraverso il titolo del commento di spalla del suo direttore Stefano Menichini, una precisa e minacciosa proposta programmatica: "Sconfiggere Travaglio e Colombo". "Nel caso che qualcuno, che allora tanto si divertì - scrive Europa- pensasse di fare il bis del 2001-2002, è bene che il Partito Democratico abbia ben chiari i termini della questione che si è aperta in questi giorni con Marco Travaglio, con Furio Colombo, con l'Italia dei Valori, con Beppe Grillo, con quelle frange della sinistra televisiva che già sognano (in alternativa o in sequenza) girotondi elettronici e atti di martirio".

Quello della voce margheritina è un attacco diretto alla "fazione intellettuale e giornalistica", che pretende di "condizionare ed orientare l'agenda dell'opposizione ai governi della destra, ricattando apertamente il Pd". Ma la cannonata di Menichini è diretta anche ai fratelli coltelli dell'Unità, che hanno speso più di una parola in difesa del collega.

A partire dalla voce eminente del suo ex direttore Furio Colombo, che oggi, a titolo "il Silenzio dell'opposizione", commenta la vicenda riconoscendo i toni eccessivi di Travaglio ma paragonando la libertà di critica nei confronti della seconda carica dello Stato a quella già in atto in molti Paesi come gli Stati Uniti. "E l'opposizione?", si chiede Colombo. "Silenzio gelido, come se Travaglio fosse un rumeno caduto in mano a una ronda, mentre tentava un furto con destrezza", scrive laconico. Continua: "fosse tutto silenzio, certo, ci sarebbe da chiedersi da dove nasce tanta indifferenza per una questione di libertà. Perché questa è una questione di libertà di informazione nella sua versione più netta ed esemplare. Purtroppo non è tutto silenzio. Due personaggi autorevoli e meritevoli di piena stima nella storia Ds e nel nuovo Pd sorprendono con dichiarazioni incomprensibili". Trattasi di Luciano Violante, che "forse senza sapere di riferirsi a ciò che ha detto e scritto un giornalista costretto a vivere blindato per minacce di mafia liquida le citazioni di Travaglio come ‘pettegole zzo'". E la senatrice Anna Finocchiaro, "la stessa che si era battuta con bravura e coraggio nei giorni e nelle notti in cui bisognava salvare dal linciaggio morale i senatori a vita colpevoli di sostenere Prodi", e che -continua Colombo- "adesso condanna senza un'occhiata al testo di Travaglio", e "mostra di approvare la gogna imposta a Fazio e l'agitato servilismo della Rai".

REPUBBLICA VS TRAVAGLIO - Se però il conflitto aperto tra le due anime editoriali del Pd viene alla luce in modo manifesto, quello che passa in silenzio è lo scontro di posizioni tra il quotidiano la Repubblica e lo stesso Travaglio, che del giornale diretto da Ezio Mauro (così come del quotidiano fondato da Gramsci) è collaboratore.

Il commento autorevole di una delle più grandi firme del giornalismo di inchiesta, Giuseppe D'Avanzo, la dice tutta sulla posizione di Via Cristoforo Colombo sul modus operandi dell'autore di ‘Se li conosci li eviti'. "Appare sufficiente quel rapporto lontano nel tempo, non si sa quanto consapevole -scrive D'Avanzo- per persuadere un ascoltatore innocente che il presidente del Senato sia in odore di mafia".

Il giornalista di Repubblica pone l'accento su quanto possano essere "sfuggenti e sdrucciolevoli 'i fatti' quando sono proposti a un lettore inconsapevole senza contesto, senza approfondimento e un autonomo lavoro di ricerca. E' un metodo di lavoro che soltanto abusivamente si definisce 'giornalismo d'informazione'". D'Avanzo ricorda che "le lontane 'amicizie pericolose' di Schifani furono raccontate per la prima volta, e ripetutamente, da Repubblica nel 2002" e che "se dei legami dubbi di Schifani non si è più parlato non è per ottusità, opportunismo o codardia né, come dice spensieratamente Travaglio a un sempre sorridente Fabio Fazio, perché l'agenda delle notizie è dettata dalla politica ai giornali (a tutti i giornali?). Non se n'è più parlato perché un lavoro di ricerca indipendente non ha offerto alcun - ulteriore e decisivo - elemento di verità". D'Avanzo sostiene quindi che Travaglio "dice quel che crede e bluffa sulla completezza dei 'fatti' che dovrebbero sostenere le sue convinzioni".

Una risposta, quella della firma di Repubblica, che fa da contrappeso alle critiche mosse dallo stesso Travaglio al quotidiano. Già domenica scorsa, il giorno dopo il "fattaccio" di Che Tempo Che Fa, in una Sala dei cinquecento gremita in occasione della Fiera del Libro di Torino, Travaglio aveva pubblicamente detto di non approvare quel titolo, "Travaglio attacca Schifani", che -secondo lui- nulla aveva di vero. "Io non ho attaccato nessuno", aveva commentato il giornalista. "Io ho dato esclusivamente una notizia".

 





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