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Il Sud non cada nell'oblio

Arturo Scotto*,   29 gennaio 2008, 21:07

Il Sud non cada nell'oblio Il punto     



Pensare che la crisi che attraversa la Campania vada liquidata soltanto dal punto di vista giudiziario sarebbe un errore clamoroso. Questa regione è stata, ed in parte potrebbe esserlo ancora, un granaio fondamentale per il centrosinistra italiano. La caduta di questo bastione trascina oggi l' Unione nel buco nero delle elezioni anticipate e probabilmente porterà alla fine della stessa coalizione. E' un tema che interessa o no ai partiti, alle forze sociali ed economiche del paese? Oppure è una questione che va soltanto risolta in ambito locale, dentro le stanze dei palazzi di governo della capitale partenopea?

La Campania richiama alla memoria una questione meridionale irrisolta. Le politiche per il Mezzogiorno degli ultimi quindici anni hanno fallito, non riuscendo ad individuare un modello economico alternativo alla stagione dell'intervento straordinario, esauritosi all'indomani della fine della Prima Repubblica. La questione morale che si ripresenta nasce da lì. Le scelte operate in questo decennio sono state superficiali, prive di respiro, tutte centrate sull'illusione che industria, artigianato, turismo fossero nodi di sviluppo isolati tra di loro e non destinati ad incrociarsi. In questo ha svolto un ruolo fondamentale una burocrazia pubblica che non si è mai modernizzata seriamente e che via via ha accumulato poteri e facoltà discrezionali abnormi, producendo altra burocrazia e disamministrazione. La politica è stata debole, incapace di individuare una missione mobilitante. Ha guardato alla partita dei Fondi europei senza individuare risposte selettive, pensando che con la distribuzione a pioggia degli stessi l'economia sarebbe tornata a crescere e la stessa classe politica avrebbe avuto un ritorno elettorale e di consenso. Questo meccanismo si è rivelato effimero ed ha a riaperto i boccaporti di nuove politiche clientelari, tutte legate ad una spesa pubblica improduttiva che ha allargato le maglie di una crisi sociale latente dove il lavoro, la produzione, la cultura hanno progressivamente perduto peso, rappresentanza, credibilià. Nel frattempo le fasce di povertà si sono allargate, risucchiando un ceto medio sfiduciato e depresso, che non programma più a lungo termine e che affoga, come dice l'ultimo rapporto Eurispes, nella rateizzazione della vita.

Uno scenario preoccupante: la politica ha smarrito una spinta riformatrice, l'economia è rimasta al palo assistita o ricattata, la camorra ha ripreso terreno mangiandosi un pezzo consistente di Pil. Gli episodi di cronaca degli ultimi giorni sono solo il punto di caduta di un frullatore impazzito che potrebbe ulteriormente far rotolare il Mezzogiorno nel dimenticatoio.

Per questo occorre riportare al centro di qualsiasi governo, partito, coalizione una nuova agenda per il Sud. Questo passa per una riforma morale ed intellettuale delle classi dirigenti. I responsabili di questo disastro hanno fatto il loro tempo, ma il tempo nuovo fatica ad emergere. Io non so se domani alle elezioni siciliane si ricandidasse Toto' Cuffaro cosa accadrebbe. Probabilmente verrebbe di nuovo premiato dall'elettorato. E lo stesso potrebbe avvenire in Campania. Il tema tornano dunque ad essere i partiti, la riforma degli stessi, la sottrazione ad essi di compiti di gestione. Le regioni sono esplose proprio per l'incapacità di diventare enti di programmazione veri. E per questo in Campania si è affermato una sorta di regime clientelare di massa. Oggi arrivano le inchieste, le campagne di stampa che denunciano il malgoverno all'ombra del Vesuvio, riemerge il filone dei rapporti (mai davvero spezzati ) tra politica e criminalità organizzata. Vi prego, non spegniamo i riflettori.

*Deputato di Sinistra Democratica





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