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Generazione cilicio

Emiliano Sbaraglia,   14 gennaio 2008, 19:17

Generazione cilicio     

In una lettera indirizzata al Rettore dell'Università La Sapienza, 67 docenti di area scientifica giudicano “incongruo” l'intervento di Benedetto XVI previsto giovedì 17 al termine della cerimonia di inaugurazione dell'Anno Accademico, alla quale parteciperanno Veltroni e Mussi. Anche gli studenti promettono battaglia in questi giorni, per un caso di cui per primo si è occupato il professor Marcello Cini, emerito di Fisica teorica dell'ateneo romano. Lo abbiamo intervistato

 

Il documento/1: La lettera di Marcello Cini
Il documento/2: La lettera dei docenti



“Benedetto XVI non deve entrare all'Università La Sapienza”. Il messaggio viene spedito direttamente al rettore Renato Guarini (che rimane sulle sue decisioni), siglato da un gruppo di docenti di uno degli atenei più antichi d'Europa, mettendo di nuovo al centro dell'attenzione l'appuntamento previsto per giovedì prossimo, data fissata per la visita-intervento del Papa in occasione dell'apertura ufficiale dell'Anno Accademico 2007-2008, insieme al sindaco Veltroni e al ministro dell'Università e Ricerca Fabio Mussi. Oltre il comunicato dei professori, all'ombra della Minerva sono previste sin da lunedì numerose iniziative di protesta, che culmineranno nella stessa giornata di giovedì con una serie di incontri e cortei. La parola d'ordine è: “Non vogliamo Ratzinger nel tempio della conoscenza perché è troppo reazionario”.

Il primo ad esprimere la propria contrarietà a tale evento è stato esattamente due mesi fa Marcello Cini, professore emerito di Fisica teorica all`Università La Sapienza di Roma, che con una lettera al quotidiano “Il manifesto” aveva messo in moto anche la reazione di alcuni suoi colleghi; che ora, a pochi giorni dall'inaugurazione dell'anno accademico, si rivolgono ancora alle autorità competenti. Abbiamo rivolto qualche domanda al prof. Cini.

Dunque professore, da dove nasce questa sua iniziativa contraria alla visita del Papa alla “Sapienza” di Roma?
Ho scritto su “Il manifesto” una lettera in novembre (di cui riportiamo il testo, insieme all'ultimo firmato dai professori, n.d.r.), dopo la battuta di una notizia d'agenzia, nella quale si riportava che il Rettore dell'Università aveva risposto inizialmente in maniera positiva alla richiesta del Senato accademico di far fare al Papa la “lectio magistralis”, in seguito trasformata nella proposta di far coincidere la visita del pontefice con l'apertura dell'Anno Accademico. Nella mia lettera dicevo che è pazzesco che il rettore abbia potuto pensare una lectio magistralis tenuta da un teologo, non fosse altro perché la teologia non si insegna più da tempo nelle università pubbliche italiane. Dopo questo mio documento ho ricevuto adesioni di colleghi, che a loro volta hanno raccolto altre firme su un'altra lettera, scritta da un gruppo di professori che ora hanno aggiunto la citazione del Papa (quando ancora non era Papa) su Galileo: “All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusta”. Vorrei ricordare che inizialmente l'inaugurazione era stata fissata per il 30 novembre, poi posticipata dato che la segreteria del rettorato aveva fatto sapere che bisognava organizzare, nello stesso giorno dell'inaugurazione, non la lectio magistralis del pontefice, ma un suo intervento dopo la cerimonia, prima di fare visita alla nuova cappella universitaria. Un camuffamento formale, insomma

Quindi secondo lei si è trovata una soluzione, diciamo così, all'italiana?
Francamente mi pare un trucco bello e buono per fare la stessa cosa che si aveva intenzione di fare sin dall'inizio, vale a dire l'intervento di Ratzinger nel corso della cerimonia che dà ufficialmente il via all'Anno Accademico: come ben sappiamo, sul piano sostanziale i giornali titolerebbero comunque che è stato il Papa a inaugurare le lezioni.

Ma come mai tutto questo interesse a una simile iniziativa da parte del Vaticano?
redo che tutto questo appartenga alla composizione di una strategia di una parte della cultura cattolico-clericale, tesa a imbavagliare e subordinare il più possibile la cultura laica, di cui l'università è sede e simbolo tra i più importanti in una cultura moderna.

Una posizione piuttosto forte...
Guardi, mi è stato detto che l'eventuale discorso papale dovrebbe riferirsi a un ragionamento pseudo-filosofico sul fondamento razionale della religione, e in particolare di quella cattolica... Non voglio mettere bocca, non è terreno di mia competenza: ma se c'è qualcosa che non ha mai avuto fondamento nazionale mi pare sia proprio la religione, almen dai tempi dell'homo sapiens. Ecco perché mi viene il dubbio che più che altro si voglia provare a sancire una subordinazione ideologica e culturale.

Cosa si intende però, oggi, per “cultura laica”?
Dobbiamo intendere innanzi tutto una cultura non autoritaria, che non discende da postulati o prese di posizioni che pretendono di giungere da una trascendenza di cui praticamente non conosciamo nulla. Di certo i grandi problemi della conoscenza e dell'intervento sulla vita e la mente umana non possono soltanto basarsi sul principio che tutto quello che è possibile conoscere in astratto si può fare, ma che si fondi un'etica condivisa da tutte le componenti della multiforme varietà dei popoli del mondo: e che essenzialmente rispetti l'autonomia e la libertà di ogni individuo, le basi della sopravvivenza della specie umana, che vive in un ecosistema che rischia oramai di eplodere. Quindi non un'etica costruita sulla base di principi che non tengano conto dell'evoluzione storica delle culture, ma che invece tenga conto dei principi universali di uguaglianza e solidarietà, di ideali scritti nelle dichiarazioni dei diritti dell'uomo, come nella storia e nelle battaglie di libertà cui abbiamo assistito in questi secoli, per non farci tornare indietro nei secoli.

Eppure c'è chi, come ad esempio il fondatore della comunità di S. Egidio, Andrea Riccardi, che è anche ordinario di Storia contemporanea a “Roma Tre”, sostiene il diritto al confronto e alla diversità di opinioni, a maggior ragione in un luogo deputato come nessun altro, quale deve essere una università...
Beh, ci vuole una bella faccia tosta ad affermare certe cose... Allora perché questo “confronto” non lo facciamo tra professori universitari portatori di una cultura cattolica e laici? Il Papa non è più il professor Ratzinger, che in ogni caso era professore di teologia. Ma l'università è la sede dove credenti e non credenti comunicano liberamente senza alcun bisogno di reciproche prevaricazioni; l'università è una comunità di docenti e studenti che appunto si confrontano. Mentre il fatto che venga il Papa, con tali presupposti, mi pare piuttosto una nuova annessione dell'Università di Roma allo Stato pontificio. E infatti alcuni rappresentanti della Chiesa di Roma ricordano che la fondazione de “La Sapienza”, nel 1303, è dovuta propria allo Stato pontificio.. E il 20 settembre 1870, invece, non lo ricordano più? Se lo dimenticano, non è colpa mia. Vorrei dire che a tal proposito l'editoriale di Eugenio Scalfari su “Repubblica” di domenica è perfetto. Sottolinerei soprattutto il passaggio in cui si afferma che “...la Chiesa di Benedetto XVI.. ...non riesce a entrare in sintonia con la cultura moderna e la moderna società. Questo è il vero tema che dovrebbero porsi tutti coloro che si occupano dei rapporti tra la società ecclesiale e la società civile all'inizio del XXI secolo”. Poco altro da aggiungere.

Dunque la recente polemica con le isituzioni romane, dal sindaco ai presidenti di provincia e regione, fa parte di un disegno “politico” più ampio da parte della curia?
Secondo me che i due avvenimenti siano tra loro così vicini temporalmente non è certo un caso, quanto un disegno da parte del Vaticano molto preciso. Torno ancora a Scalfari, alla chiarezza e soprattutto alla durezza del suo articolo, perché bisogna cominciare a non avere più peli sulla lingua:altrimenti finiamo tutti con il cilicio obbligatorio... Lei ci sarà giovedì? Si attendono varie manifestazioni di protesta da parte di professori e studenti per l'arrivo del Papa. Non andrò alla cerimonia, dopo molti anni di docenza sono ormai professore emerito. E non voglio passare per capo-popolo.





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