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Lacrime e rabbia
C.R., 10 dicembre 2007, 12:05
"Quella notte siamo andati a morire, non a lavorare, e qualcuno deve pagare" è il ricordo di Antonio, sopravvissuto all'incendio della Thyssen Krupp. Ora, il governo accelera i tempi verso il via libera dei decreti attuativi del Testo unico sulla sicurezza sul lavoro
In una città listata a lutto, con i negozi che chiudevano le serrande in segno di solidarietà e gli applausi della gente comune, è esplosa questa mattina la rabbia dei 30 mila lavoratori si sono dati appuntamento a Torino per la manifestazione organizzata da tutte le sigle sindacali contro gli omicidi sul lavoro dopo la tragedia della Thyssen Krupp costata la vita finora a quattro giovani operai - Bruno Santino 26 anni, Roberto Scola 33 anni, Antonio Schiamone 36 anni e Angelo Laurino 43 anni -, mentre altri tre ancora lottano tra la vita e la morte in ospedale. Presenti in piazza il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, i ministri Livia Turco e Paolo Ferrero, i segretari nazionali di Fim, Fiom e Uilm, i vertici delle istituzioni locali, il segretario nazionale di Rifondazione Franco Giordano e il vicepresidente del Pd Enrico Franceschini. Non sono mancati i momenti di forte tensione. Fischi e contestazioni nei confronti dei sindacati confederali, parole dure, ''assassini'', ''pagherete caro, pagherete tutto'', ma anche una costante richiesta di ''giustizia'', perché ''non si può ''morire di lavoro''.
Nelle intenzioni delle direzioni di Cgil Cisl e Uil doveva essere una manifestazione silenziosa, ma non appena il corteo si è cominciato a muovere da piazza Arbarello in direzione di piazza Castello, insieme agli applausi che accompagnavano il passaggio dello striscione listato a lutto delle Acciaierie Speciali Terni, si sono cominciate a levare anche le prime proteste contro i vertici dell'azienda, contro le burocrazie sindacali, contro i giornalisti.
Il padre di Bruno Santino è in testa al corteo: tiene in mano un giornale con un titolo a grandi lettere, con la notizia della tragedia. Lo sostengono, ai lati, i familiari, sembra stare in piedi a fatica. Grida il nome del figlio e delle altre vittime: "Bruno, Angelo, Roberto. Bruno, 26 anni", ripete. Il corteo passa lentamente, ma non è un corteo silenzioso, è pieno di rabbia.
"Assassini, assassini" si sente riecheggiare. "E' un cimitero, non una fabbrica"; "Il casco: in mezzo al fuoco, cosa ti serve il casco". Vengono pronunciati a gran voce i nomi dei dirigenti della fabbrica, seguito da: "Ci avete abbandonati", "Pagherete caro, pagherete tutti", e alcuni se la prendono anche con i giornalisti: "Siete buoni a parlare solo della Franzoni".
Davanti alla prefettura, il corteo diventa silenzioso. La gente finalmente cammina piano e in piazza Castello si ferma, rispettosa, per ascoltare la voce dell'unico testimone della strage, Antonio Bocuzzi, la fronte ancora bruciata dalle ustioni: "Antonio, Roberto, Angelo, Bruno- dice con voce piena di dignità e dolore- siete sempre davanti ai miei occhi, ho il dovere di andare avanti, di testimoniare cosa è successo, sono l'unico sopravvissuto di una strage inaudita. Il dolore incredibile di quello che ho visto è paragonabile solo all'inferno. Nessuno questa volta potrà permettersi di dimenticare. Io chiedo ad ognuno di voi di questa piazza e alle istituzioni, due cose soltanto: essere vicini alle famiglie dei nostri compagni che non ci sono più e vi chiedo di andare avanti, per far valere i nostri diritti, far sì che da domani andare a lavorare non sia come andare in guerra.
Quando si è alzato il fuoco- prosegue Antonio Bocuzzi, sopravvissuto all'incendio-, altissimo, enorme, non hanno avuto scampo; l'insulto più grave è sentire qualcuno che insinua che la colpa sarebbe di noi operai. Non si rendono conto delle loro parole. I Vigili del Fuoco ci hanno messo sei ore a spegnere quei fuochi immensi, cosa avremmo potuto fare noi?
Pensate saremmo andati a lavorare quella mattina se avessimo saputo la certezza di andare a morire? Sapere che quel gigantesco impianto si sarebbe guastato era roba da tecnici, responsabilità dell'azienda, e che adesso scaricano le loro colpe su di noi. E sarebbe come uccidere ancora una volta Antonio, Roberto, Angelo e Bruno.
Quella notte siamo andati a morire, non a lavorare, e qualcuno deve pagare. I sindacati tutti hanno fatto tutto quello che era possibile, l'azienda non tenti di scaricare le sue responsabilità . Tutta quella fabbrica ormai era al collasso, sapere che quegli impianti si sarebbero spaccati così improvvisamente non era cosa potessero capire né gli operai né i sindacati. La ThyssenKrupp aveva ricevuto 35 segnalazioni per anomalie, Guariniello svela che alcuni ispettori erano anche consulenti aziendali e noi siamo solo andati a morire".
A nome di Fim-Fiom-Uilm nazionali ha parlato Gianni Rinaldini, numero uno della Fiom: "Non sono morti bianche, siamo di fronte a un omicidio compiuto nei confronti dei lavoratori, una strage. E' un' azienda che ha voluto spremere fino all'ultimo i lavoratori per ricavare profitti. E' normale che ci sia tanta rabbia, bisogna muoversi per colpire i responsabili". Rinaldini ha ricordato che venerdì tutti i metalmeccanici italiani si fermeranno per quattro ore. "E' una rabbia giustificata - ha detto Rinaldini a proposito dei fischi - che esprime uno stato d'animo che va compreso. Sono lavoratori che hanno visto morire i loro colleghi nel fuoco. C'é una richiesta urlata di giustizia in un paese dove di giustizia per i morti di lavoro se n' è fatta ben poca".
"Tutte le morti sul lavoro sono una tragedia, e pongono una questione nazionale di grande drammaticità e peso umano, ma con quelle di Torino, stavolta, "per il modo in cui tanti giovani operai hanno perso la vita, siamo di fronte a qualcosa che va oltre, a qualcosa di atroce". E' la riflessione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - in un colloquio con il quotidiano La Stampa - che sulle morti bianche sollecita che "ciascuno si assuma le sue responsabilità , a cominciare dalle imprese, ognuna delle quali, quando si verifichi un incidente sul lavoro mortale o comunque grave, deve dar conto dei propri comportamenti dinanzi alla magistratura e a tutti i poteri interessati".
Ora, il governo accelera i tempi: il testo per la sicurezza sui luoghi di lavoro prevede pene severe, come l'arresto fino a tre anni e controlli accurati nelle imprese, ma il rischio è che - senza l'approvazione dei decreti attuativi - resti lettera morta. Martedì se ne parlerà in Consiglio dei ministri, ma difficilmente un quadro complessivo si potrà avere prima del 17 dicembre, quando è fissata una riunione tra i soggetti interessati, regioni comprese.
Una spinta a stringere i tempi l'aveva data già ieri sera il presidente del Consiglio Romano Prodi, impegnato a Lisbona nel vertice Ue-Africa, dando appuntamento per il suo rientro a Roma per una verifica sulla necessità di ''spingere o anticipare l'approvazione di alcuni aspetti del ddl Damiano''. E proprio il ministro Damiano saluta la notizia di un nuovo "tesoretto" Inail da 12 miliardi di euro spiegando che "sarebbe una rivoluzione se tornasse ai lavoratori sottoforma di miglioramento delle tabelle di indennizzo e alle imprese come riduzione del costo del lavoro, e cioè come forma di premialità nel caso diminuisca il numero di incidenti".
A chiedere un ulteriore impegno, e cioè il via libera entro Natale ai decreti attuativi della legge approvata il primo agosto scorso, è stato il ministro della solidarietà sociale Paolo Ferrero chiedendo al governo di scegliere la via più breve, anche quella della Finanziaria, pur di approvare i decreti. Altrimenti quella legge "è come se non ci fosse o, quanto meno, è un buon proposito destinato a restare sulla carta''. E Ferrero ha manifestato oggi a Torino perché, spiega, ''non siamo di fronte a una fatalità ma a una tragedia che come molte altre si sarebbe potuta e dovuta evitare. Questo è ora compito ineludibile della politica''. E domattina (martedì) alle 9, alla Camera, è fissata una riunione della Sinistra-arcobaleno per adottare una linea comune da tenere nel Consiglio dei ministri che dovrebbe adottare misure per contrastare il fenomeno delle morti sul lavoro. L'orientamento è di chiedere un provvedimento d'urgenza.
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#2 · Maurizio Zilio
10 dicembre 2007, 15:19 Bisogna avere il coraggio di scendere in piazza con la tuta da lavoro e le mani sporche di olio. Come ho letto in uno scritto operaio: non dobbiamo più vergognarci di essere operai e mischiarci irriconoscibili in mezzo alla gente, dimostriamoci per quelli che siamo…siamo operai ed è ora di scendere in piazza con la tuta e le mani sporche di olio. Non dubitate, faremo sicuramente più impressione! Affinché gli esseri umani non passino mai più sulla terra come meteore sotto il ricatto del bisogno, bisogna ricordarne i nomi: Bruno Santino 26 anni operaio, Roberto Scola 33 anni operaio, Antonio Schiamone 36 anni operaio, Angelo Laurino 43 anni operaio. Bruciati vivi, assassinati nell’inferno della ThyssenKrupp. Atri tre operai bruciati vivi sono in fin di vita.#4 · Rebelde
10 dicembre 2007, 17:18 L’obiettivo dei miei ex compagni di partito, dalema, fassino, veltroni ed il resto della combriccola, era quello di eliminare il termine “OPERAIO”. Di questo passo non ne resteremo in molti, cosi saranno tutti felici ed i loro discorsi non saranno più inquinati da questa brutta parola.Bruno Santino 26 anni operaio, Roberto Scola 33 anni operaio, Antonio Schiamone 36 anni operaio, Angelo Laurino 43 anni operaio. Bruciati vivi, assassinati nell’inferno della ThyssenKrupp per 1000 euro al mese. DOVE ERAVATE QUANDO IN ESTATE LICENZIAVANO META DEI DIPENDENTI, CHIEDENDO A QUELLI CHE RIMANEVANO STRAORDINARIO E TURNI MASSACRANTI. SPERO CHE ESISTA UN DIO PER GIUDICARVI, NEL FRATTEMPO VI MALEDICO E SPERO TANTO CHE NON TROVIATE PACE PER IL RESTO DEI VOSTRI GIORNI.#5 · Fabio
10 dicembre 2007, 17:46 Ohhh finalmente qualcuno che RICORDA CHI HA CHIESTO DI SOFFRIRE eppero’ poi e’ svanito. QUANTE VOLTE KOMPAGNI? Quante volte voi, i sindacati siete arrivati col vostro modo di fare di chi TANTO QUESTI PROBLEMI NON LI HA, avete cominciato a sparar cialtronerie E POI VI SIETE SCORDATI TUTTO? . COME E’ POSSIBILE CHE UNA DENUNCIA COSI’ GRAVE IN UN SITO DI COMUNISTI RIMANGA INASCOLTATA? . Maledetti falsi bastardi, poi andate pure a sbraitare verso il capitalismo. E COSA RISPONDETE AL POST QUI SOPRA? IL SOLITO SILENZIO CARO ZILIO, CHIARO? Ma se questo silenzio e’ fonte di rinascita, questo non e’ silenzio, e’ OMERTA’ DI SINISTRA. Quanto vorrei che gli operai lo capissero prima di crepare tutti, il Komunismo VI HA TRADITO! Non esiste piu’ la solidarieta’, chi ve la chiede… che continuo a fare? Hai fatto vedere cosa succede poi. Grazie del post.#6 · carrone pino
10 dicembre 2007, 19:11 Secondo me le morti più accentuate sono: i lavoori manuale, e i turnisti su gli impianti come l’etricità… credo che ci vuole una norma per i macchinari che sono vecchi. iun ricambio che va da dieci anni a quindici anni che vede l’impianto agiornato con inovazioni.#7 · Marcello Marani
11 dicembre 2007, 09:27 Fabio, brutta carogna e sciacallo infiltrato, ma perchè invece che fare lo stronzo, venendo a provocare su Aprile, non te ne resti a cagare in casa tua? Non sarà perchè forse non hai neppure un cesso? Se è così diccelo, e magari proponiamo una colletta per istallartelo, purchè ti tolga dai cosiddetti, dato che scommetto neppure contribuisci a sostenere economicamente il sito che sporchi, smerdacchiandolo a getto continuo, con le tue nauseabonde diarree. Ed hai pure l’impudenza di postare che noi comunisti o peggio “KOMUNISTI”, saremmo rei di omissioni e censure, mentre sei proprio tu la prova lampante delle falsità e delle calunnie che scrivi. Quanto al fatto della prevenzione, credo che per i lavori usuranti, oltre alle pensioni anticipate, vadano anche ridotte le ore di lavoro, perchè non si dovrebbe andare oltre le 4/6 ore. E invece i poveri martiri del lavoro torinesi, a cui nessuno intitolerà mai vie o piazze lavoravano in turni di 12 ore per non perdere il posto. E questo è il mostro del Capitalismo, che crea ricchezza solo per pochi e miseria, dolore e morte, per la stragrande maggioranza dell’umanità. E ci sono ancora miserabili ed opportunisti che lo difendono e vorrebbero indicarcelo come il migliore dei mondi possibili. Ma abbiano almeno il pudore di tacere!!! maranimarcel@tiscali.it#8 · Enrico
11 dicembre 2007, 09:53 Più che gridare il dolore per queste morti ingiuste bisogna fare qualcosa. Conosco la 626 perché sono un rls. Credo che abbia un limite nelle sanzioni. Le sanzioni penali sono severe, ma come sappiamo la responsabilità penale è personale, quindi non aziendale. Di solito il datore di lavoro (ai sensi della 626) è un dirigente dell’azienda (un dipendente quindi) che si assume la responsabilità penale, ma se comincia a voler davvero applicare le norme di sicurezza viene presto licenziato o spostato. Certo l’idea della galera soddisfa il nostro momentaneo bisogno di vendetta. Ma non risolve. A mio parere bisogna introdurre sanzioni pecuniarie molto forti, ricordando che l’imprenditore ha come suo criterio guida il profitto. Pensate per esempio se dopo i fatti di Torino la Krupp fosse colpita da una multa di 1 miliardo di euro. I suoi profitti sarebbero azzerati e avrebbe un notevole deprezzamento in borsa. Sapendo di correre quel rischio si occuperebbero seriamente di sicurezza. In sintesi, i “padroni” guardano solo alla tasca. Colpiamoli lì e saremmo molto più efficaci.#9 · pino carrone
11 dicembre 2007, 11:05 Secondo me invece delle sansioni perchè non fate fare l’investimenti di nuovi macchinari innovatrici delle aziende. per lavorare più sicuri senza sbisticiarvi tanto un miliardo alle aziende non costa nulla spenderli in innovazioni tecnologiche cosi si può aiutare i lavoratori nel lavorare più sicuri nelle aziende. colaborando con la azienda si riesce a fare di più. va fatta su questa una legge che implica la tragegia dei lavoratori nelle aziende.#10 · amerigo rutigliano
11 dicembre 2007, 11:50 buon giorno a tutti ragazzi. Mi accomuno a tutti voi circa la tragedia accaduta a Torino. Proporrei a tutti le persone di Aprile, un documento comune indirizzato primo alle famiglie degli operai e ai nostri governanti perchè possano rimarcare davvero che le regole in tema di sicurezzza che ci sono vengano applicate pena la galera. certa per chi non le rispetta. Che si sblocchino i circa 13 miliardi di euro fondo INAIL depositati presso Ministero del Tesoro.#11 · Enrico
11 dicembre 2007, 11:58 Appunto Pino, se sapessero di rischiare pesanti sanzioni pecuniarie, preferirebbero investire in sicurezza perché costerebbe loro molto meno. La galera colpisce soltanto un responsabile (che spesso è responsabile solo pro forma) che viene condannato mentre l’azienda va tranquillamente avanti senza dover “cacciare” un euro.#13 · Salvatore D'Urso
11 dicembre 2007, 12:36 Noto che su questo blog non vengono riportate le notizie riguardo la Forleo e De Magistris… Le cazzate dette da quella vacca di Letizia Vacca (dilibertiana) dove esprimeva il giudizio del CSM il giorno prima su cosa fare della Forleo… esprimendo giudizi negativi anche su De Magistris. Siete degli ipocriti… aspetto un post che parli della Forleo e di De Magistris. Questa sera a Milano ci saranno Travaglio, De Magistris, la Forleo e tanti altri a difendere i principi democratici e di giustizia. Il 21 dicembre appuntamento a Napoli.#14 · Salvatore D'Urso
11 dicembre 2007, 13:09 Riporto questo articolo pubblicato sul blog “Uguale per Tutti”: Clementina Forleo e tutti noi avremmo diritto a un “giudice” imparziale di Felice Lima (Giudice del Tribunale di Catania) Quando si invoca “il rispetto delle regole”, si deve sapere che o lo si fa con tutti, oppure “il rispetto delle regole” è una cosa ingiusta. Applicare le regole solo quando fa comodo o solo nei confronti di chi fa comodo è la più grave delle ingiustizie, perché è un’ingiustizia che si ammanta di giustizia e cerca di fare apparire legittimo ciò che infine non lo è. Si contesta alla collega Clementina Forleo di avere “creato disagio” nella magistratura per le sue dichiarazioni consistite nell’avere riferito – nelle sedi competenti – di avere ricevuto “suggerimenti” e/o “pressioni” con riferimento ad atti che doveva compiere per il suo ufficio. Il comunicato stampa del C.S.M. con il quale, il 5 dicembre, è stata data formalmente notizia dell’avvio della procedura amministrativa per il trasferimento d’ufficio della collega Forleo dice testualmente: “La Prima Commissione del Consiglio Superiore della Magistratura ha deliberato all’unanimità l’apertura della procedura per incompatibilità ai sensi dell’art. 2 della Legge sulle Guarentigie nei confronti della dott.ssa Mariaclementina Forleo, giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano, in relazione a situazioni di grave disagio determinatesi nell’ambiente nel quale ella svolge le proprie funzioni giudiziarie e a dichiarazioni pubbliche rese dal magistrato relativamente ad interferenze ed intimidazioni istituzionali subìte, che non hanno trovato riscontro nell’istruttoria svolta”. Il caso della collega Forleo pone tantissimi interrogativi. Io ne voglio sottoporre all’attenzione di tutti qualcuno, in particolare. La prima considerazione che intendo fare è che i fatti a cui si riferisce il comunicato del C.S.M. consistono nell’avere la collega riferito di avere avuto colloqui con due magistrati autorevoli, l’uno in servizio e l’altro in pensione. Costoro, sentiti, hanno negato di avere detto le cose riferite dalla collega Forleo. Come già bene illustrato dal collega Stefano Sernia nell’articolo “L’equazione Forleo” pubblicato su questo blog, sembra davvero sorprendente e non coerente con la logica che si deduca la falsità delle dichiarazioni della collega Forleo dal solo fatto che le persone da lei indicate non le abbiano confermate. Come dice il collega Sernia, c’è da sperare che l’affermazione qui in discussione si fondi su altri elementi di giudizio, perché il solo fatto che gli “interessati” neghino non può bastare da solo a dire che la collega Forleo abbia mentito. E’ di tutta evidenza, sotto il profilo della logica, che se un mio collega, parlandomi a quattr’occhi mi dice qualcosa di grave e in qualche modo deplorevole, io ho l’obbligo di riferirlo nelle sedi competenti. Se non lo riferissi ometterei di fare il mio dovere. E’ altrettanto ovvio che potrebbe accadere che il mio collega, quando gli si contesti di avermi detto quelle cose, neghi di averle dette, anche per propria autodifesa. E’ ovvio, infine, che, essendo il colloquio avvenuto a quattr’occhi senza testimoni, resterà la mia parola contro quella del collega. Il che non vorrà dire necessariamente che io abbia detto il vero, ma ovviamente neppure se ne potrà dedurre che io abbia detto il falso. D’altra parte, posta come la si pone nel comunicato del C.S.M. che ho riportato sopra (che non dice che la collega ha mentito, ma che le sue parole “non hanno trovato riscontro”), la conclusione che ne dovremmo trarre è che se un mio collega o anche un estraneo, diciamo chiunque, in ipotesi (per fare un’ipotesi di scuola più “marcata”, diversa da quella qui in discussione, ma identica nello schema logico), mi fermasse e a quattr’occhi mi minacciasse pesantemente, io mi dovrei stare zitto e non dirlo a nessuno, perché se lo dicessi e quello negasse di avermi minacciato, io verrei … trasferito. La seconda considerazione è relativa al fatto che il 4 dicembre u.s., un giorno prima che la Prima Commissione del C.S.M. aprisse formalmente la pratica relativa alla procedura di trasferimento d’ufficio della collega Forleo, il Vicepresidente della Commissione, prof. Letizia Vacca, ha reso alla stampa dichiarazioni particolarmente gravi e violente contro i colleghi Forleo e De Magistris. Per brevità non riporto tutti gli articoli, che mi limito ad elencare, e da essi traggo alcune delle parole attribuite, tra virgolette, alla prof. Vacca, della quale i giornali ci tengono a dire essere al C.S.M. perché indicata dal Partito dei Comunisti Italiani. Gli articoli a cui faccio riferimento (ma ce ne sono anche altri) sono tutti del 4 dicembre e sono uno di Francesco Grignetti su La Stampa, uno senza firma a pag. 14 de Il Sole 24 Ore, uno di Massimo Martinelli su Il Messaggero, e uno di Anna Maria Greco su Il Giornale. Ha detto, fra l’altro, la prof. Vacca (riporto le parole indicate tra virgolette negli articoli predetti, finora non smentite): «Eravamo partiti dalla necessità di verificare l’esistenza dei complotti denunciati. Invece non risulta alcun complotto o intimidazione. Abbiamo constatato invece la situazione difficile che si è venuta a creare per questa rappresentazione mediatica. Una reazione non positiva negli uffici milanesi. Una reazione di disagio. Si sono sentiti tutti offesi ed allarmati. E ora siamo allarmati e sconcertati anche noi». «Questi giudici che in tv si presentano come eroi, sono dei cattivi giudici che fanno soltanto male alla magistratura. Non basta il sillogismo: “Ho fatto il nome di D’Alema e allora mi perseguitano”. Ci vogliono fatti. Perché se c’è un complotto, allora la situazione è grave e noi interveniamo a difesa del singolo giudice. Ma se poi scopriamo che il complotto non c’è, è anche peggio. Certi comportamenti sono devastanti. E non ci interessa se qualcuno dirà che non ci preoccupiamo di Michele Santoro, della tv o degli effetti sull’opinione pubblica. Noi siamo tenuti a occuparci soltanto della serenità degli uffici giudiziari». «Dobbiamo solo precisare i capi di contestazione e votare», «è necessario che emerga che Forleo e De magistris sono cattivi magistrati, e non perché fanno i nomi dei politici». «Non siamo animati da spirito persecutorio ma solo dalla volontà di riportare serenità in quegli uffici. Nessuno mette in dubbio la buona fede della Forleo, ma il complotto non c’è». «Le sue dichiarazioni hanno creato preoccupazione negli ambienti giudiziari e sono state lesive dell’immagine dei magistrati di Milano, che si sono sentiti offesi. La situazione appare completamente diversa da come è stata rappresentata da Forleo: non risulta nessun complotto e nessuna intimidazione». «Questa non è una magistratura seria e questi comportamenti sono devastanti. I magistrati devono fare le inchieste e non gli eroi». “E quando i giornalisti le chiedono se lo stesso discorso vale per De Magistris, sul quale il C.S.M. si confronterà oggi, lei ammette: «Sì, anche per lui. Che è comunque diverso, molto più lucido». E ancora, assimilando la Forleo a De Magistris: «Si tratta di figure negative»!!! Ciò posto, voglio sottolineare: 1. Che non riesco a capire come il fatto che Clementina Forleo abbia riferito, nelle sedi competenti (Procura di Brescia), di avere subito delle “pressioni”, facendo i nomi delle poche specifiche persone che le avrebbero fatte possa avere indotto, come dice la prof. Vacca, tutti i magistrati milanesi a sentirsi “offesi e allarmati”. 2. Che mi sembra molto grave che il giorno prima in cui la Commissione del C.S.M. della quale è Vicepresidente doveva decidere che fare nel caso sottoposto al suo giudizio, la prof. Vacca abbia anticipato ai giornalisti l’esito della pratica. 3. Che, in relazione a come io percepisco i miei doveri di magistrato e quelli di una Commissione del C.S.M., mi allarma la frase della prof. Vacca: «Dobbiamo solo precisare i capi di contestazione e votare». E’ il “solo” che mi preoccupa, perché lascia intendere che ci sia dell’altro che è già stato fatto, cosa che sembra confermata dalla circostanza che la prof. Vacca il giorno prima della seduta della Commissione sia stata in grado di anticipare l’esito della stessa, parlando al plurale non maiestatis. Mentre a me pare che «precisare i capi di contestazione» e soprattutto «votare» non dovrebbe essere “solo”, ma “ancora e fondamentalmente”. E che prima di allora non si dovrebbe potere ipotizzare come andrà a finire, a meno che non ci sia un “pregiudizio”, nel doppio senso di “giudizio dato prima” e di “giudizio dato a prescindere”. 4. Che mi sembra molto grave che, nel farlo, la prof. Vacca abbia parlato al plurale (“eravamo partiti”, “abbiamo constatato”, “dobbiamo solo precisare”). Delle due l’una, infatti: o la prof. Vacca abusava del plurale, attribuendo arbitrariamente a tutta la Commissione sue personali opinioni e ciò sarebbe gravissimo, oppure ella fondatamente parlava al plurale e allora questo vuol dire che l’intera Commissione aveva già deciso in anticipo cosa fare e il giudizio era già bell’e fatto in anticipo. 5. Che mi sembra assolutamente inaccettabile, sotto il profilo deontologico e sotto quello tecnico, che il “giudice” incaricato di un procedimento come quello qui in discussione dia – per giunta pubblicamente e alla stampa – pesanti e indebiti giudizi di valore che non le sono consentiti sotto alcun profilo, non sui fatti, ma addirittura sulle persone sottoposte al suo giudizio: “Sono cattivi magistrati”, “Questa non è una magistratura seria”, “Si tratta di figure negative”. Ma ve lo immaginate cosa sarebbe successo se Clementina Forleo il giorno prima di depositare le ordinanze sul caso Unipol avesse detto ai giornalisti: “Domani depositerò le ordinanze sul caso Unipol. Ho già deciso di indicare come colpevoli Tizio e i suoi compagni di partito. Deve restare chiaro che questi sono cattivi politici. Che questa non è una politica seria”. Sarebbe scoppiata la terza guerra mondiale. A tutto questo si deve aggiungere una considerazione tecnica che a me pare importante. Per un verso, infatti, è inaccettabile sempre e in ogni caso che un “giudice” esprima giudizi di valore sulle persone sottoposte al suo giudizio. Mai io direi di un imputato di un processo che tratto che è “una cattiva persona”. Ciò che devo dire è se ha commesso o no questo o quel fatto, se si è verificata o no quella situazione. Ma per altro verso, poi, la procedura della quale si sta occupando la prof. Vacca con la Commissione del C.S.M. di cui è Vicepresidente è quella di cui all’art. 2 della Legge sulle Guarentigie (è il Regio Decreto Legislativo 31 maggio 1946, n. 511, nel testo via via modificato fino ad oggi). Quella procedura si applica alla ipotesi in cui un magistrato, senza sua colpa, si trovi in una condizione obiettiva di incompatibilità ambientale. L’ipotesi disciplinata da quella norma è testualmente quella nella quale dei magistrati “per qualsiasi causa indipendente da loro colpa non possono, nella sede occupata, svolgere le proprie funzioni con piena indipendenza e imparzialita”. I casi tipici sono quelli delle relazioni familiari o amicali con persone che esercitano la professione forense o svolgono altre funzioni giudiziarie nella stessa sede o sono coinvolte in vicende giudiziarie rilevanti nella sede di lavoro del magistrato (e a queste fa espresso riferimento il primo comma della norma). Si tratta di una procedura amministrativa priva, per il magistrato, delle garanzie assicurategli nel procedimento disciplinare. Essa può essere utilizzata solo al di fuori dei casi di responsabilità disciplinare, perché se, invece, si deve ipotizzare una responsabilità disciplinare – e nel caso della collega Forleo il Procuratore Generale della Cassazione ha addirittura già formalizzato gli addebiti – il C.S.M. non può più procedere d’ufficio al trasferimento del magistrato, ma lo può fare solo su richiesta del Ministro o del Procuratore Generale. E ciò, fra l’altro, perchè il C.S.M. è il “giudice” del processo disciplinare, e vi è un noto brocardo latino che dice “ne procedat iudex ex officio”. Oggi anche dinanzi al C.S.M. si applica la regola della separazione fra accusatori e giudici. Dunque, quando un magistrato è “incolpato” di qualcosa, il C.S.M. assume e dovrebbe mantenere nei suoi confronti il ruolo imparziale del “giudice” e non quello dell’accusatore, che è affidato al Ministro e al Procuratore Generale della Corte di Cassazione. D’altra parte, proprio a proposito della richiesta di trasferimento del collega De Magistris avanzata dal Ministro della Giustizia in tanti hanno detto: “Ma di che vi allarmate: tanto a decidere c‘è un giudice terzo che è il C.S.M.”. Ma certo, ora, leggendo le dichiarazioni della prof. Vacca sui giornali, non è che si stia sereni su questa netta divisione di ruoli. Dunque, la prof. Vacca e i suoi colleghi del C.S.M., con riferimento a questa questione, non devono e non possono occuparsi di eventuali “colpe” della collega Forleo, ma solo verificare se vi sia o no una situazione obiettiva di incompatibilità. E se colpe si potessero ipotizzare – e nel caso della collega Forleo non solo si ipotizzano, ma addirittura i relativi addebiti sono già stati formalizzati – la Prima Commissione dovrebbe immediatamente fermare la sua attività in attesa delle eventuali richieste del titolare dell’azione disciplinare. Le parole della prof. Vacca sopra riportate e la sua affermazione secondo la quale «è necessario che emerga che Forleo e De Magistris sono cattivi magistrati» sono, quindi, estremamente preoccupanti, perché fanno temere che la prof. Vacca (se parlava solo per sé, nonostante usasse il plurale) e l’intera Commissione, che ha votato all’unanimità, (se il plurale usato dalla prof. Vacca era vero) stiano usando in maniera indebita e strumentale la procedura di cui all’art. 2 della Legge sulle Guarentigie per “punire” i colleghi Forleo e De Magistris, piuttosto che per risolvere un problema di “incompatibilità ambientale” per il quale quella norma è stata pensata e voluta dal legislatore. E ciò costituirebbe grave violazione di regole ben precise. Perché, ovviamente, è possibile “punire” quei due magistrati, se lo meritano, ma per farlo bisogna rispettare la legge e le procedure garantite relative al procedimento disciplinare. E il magistrato ha diritto ad avere un “giudice” e non può, invece, subire due accusatori. Né si può usare indebitamente come “scorciatoia” per la sanzione disciplinare la procedura ex art. 2 della Legge sulle Guarentigie. Tutto ciò posto, mi resta da chiedermi: 1. Possiamo noi magistrati essere costretti a subire un “giudice” tanto prevenuto e che ci tiene così tanto a dichiarare in pubblico ai giornali e con anticipo le sue intenzioni punitive che intende attuare con una procedura che non consentirebbe di “punire”? 2. Non avremmo diritto a un “giudice” imparziale e “sereno”, che giudichi i fatti e non le persone? Che decida sulla base della legge e degli atti e non per dare patenti pubbliche di “buono” e “cattivo” a questo e a quello? 3. Non sarebbe doveroso che la Commissione del C.S.M. chiarisca la posizione propria e quella della prof. Vacca con riferimento alle dichiarazioni pubbliche di quest’ultima e che ella e i suoi colleghi a nome dei quali diceva di parlare si astengano in ogni caso dal giudicare questa vicenda? 4. Tutte le alte cariche istituzionali che, come dirò più avanti, non hanno esitato a esprimere pubblicamente e reiteratamente giudizi violenti e a mio parere (ma anche a parere di autorevoli giuristi) infondati sul contenuto di un provvedimento giudiziario reso dalla collega Forleo non avrebbero il preciso dovere di indignarsi ed esprimere giudizi almeno altrettanto severi sulle condotte di chi deve giudicare la collega Forleo, pretendendo che, con fatti concreti, la procedura in questione venga ricondotta su binari adeguati? 5. Non sarebbe doveroso che il C.S.M. si chiedesse quanto “allarma e sconcerta” che proprio dal C.S.M. e proprio dalla Commissione che si occupa del caso siano “venuti fuori” indebitamente documenti riservati, facendo sorgere vari interrogativi sulla legittimazione di quella Commissione a giudicare taluno accusato di … avere dato luogo a fughe di notizie? (sul punto in questo blog è stato pubblicato il testo di una iniziativa di alcuni Consiglieri del C.S.M., a questo link) E non sarebbe doveroso che, postasi la domanda, il C.S.M. non si limitasse a un generico, per quanto “fermo” (sic!), “richiamo” ai Consiglieri di comportarsi bene e fare i bravi e traesse dai fatti conseguenze più concrete, onde evitare che si dia luogo a una situazione per la quale gli “errori” dei dottori Forleo e De Magistris vanno puniti duramente e per gli “errori” del C.S.M. (che degli “errori” dei colleghi Forleo e De Magistris dovrebbe essere il “giudice”) è sufficiente l’invito a comportarsi meglio in futuro? 6. Com’è possibile che l’Associazione Nazionale Magistrati non intervenga a reclamare dal C.S.M. le condizioni minime di una procedura amministrativa corretta, che assicuri l’indipendenza del C.S.M. prima ancora che quella dei singoli giudici, conseguente alla prima? Com’è possibile che l’A.N.M. su tutta questa vicenda non abbia niente da dire e taccia? Se tace in casi come questo, a che serve? Di cosa si vuole occupare? Con quale credibilità i suoi dirigenti possono ancora sostenere che questa associazione non sia solo, come appare, uno strumento di gestione del “potere interno” alla magistratura? Infine, sia la prof. Vacca il giorno prima che l’intera Commissione del C.S.M. all’unanimità il giorno dopo hanno detto che l’obiettivo della procedura in questione sarebbe quello di eliminare la situazione di “grave disagio” creatasi a Milano. Ma io mi chiedo: dov’erano il C.S.M., l’A.N.M. e tutti i magistrati italiani quando la collega Forleo, prima, durante e dopo l’adozione delle ordinanze sul caso Unipol è stata oggetto di attacchi di violenza rara e inaudita da parte di ogni tipo di istituzione pubblica? Ho fatto una rassegna stampa dei giornali editi nel periodo in questione. Sono centinaia di articoli. Per brevità, mi limito a riportare qui sotto solo alcuni dei titoli più significativi presi a caso. Leggendo quegli articoli si comprende come si deve essere sentita la collega, colpevole solo di avere fatto il suo dovere. Mi stupisce enormemente che si avanzino dubbi sul fatto che la collega Forleo abbia subito pressioni in relazione al suo lavoro con riferimento alla vicenda Unipol, dato che gli stessi articoli di stampa che riporto costituiscono all’evidenza una enorme “pressione” essi stessi e testimoniano oltre ogni ragionevole dubbio la forza degli interessi coinvolti in quella vicenda e la determinazione degli interessati e dei loro amici a condizionarne l’esito. Si potrà discutere, quando si sarà raggiunto un qualche grado di certezza (che ancora non c‘è né in un senso né nell’altro), se la collega Forleo abbia subito o no le pressioni delle quali ha riferito alla Procura di Brescia. Ma che abbia subito ogni tipo di altre pressioni non è in alcun modo dubbio, perchè è provato dalla semplice raccolta di centinaia di articoli di stampa, che, a tacer d’altro, sono stati essi stessi lo strumento della pressione. Fa veramente paura vedere con quanta aggressività si contesta a Clementina Forleo di avere reso due o tre dichiarazioni alla stampa. La si è insultata a reti e giornali unificati per molti mesi e lei è stata zitta. Un giorno, quando agli insulti si sono aggiunte ispezioni e contestazioni, si è difesa anche pubblicamente e tutti coloro che non avevano ritenuto di indignarsi fino ad allora, si indignano stracciandosi le vesti per l’attentato alla “serenità dei giudici”, attentato che sarebbe stato commesso … dalla collega Forleo e non da chi l’aveva aggredita in ogni modo! Così come è indubbio che numerose importanti autorità politiche hanno ritenuto di sindacare il merito di suoi provvedimenti giurisdizionali, traendo da tale sindacato (a mio modesto parere indebito, usando qui l’espressione in senso diverso da “legittimamente criticare”) motivi per rivolgere alla dott.ssa Forleo veri e propri attacchi personali. A fronte di questo “fuoco di sbarramento” e di questa “aggressione collettiva dall’alto” in danno di un semplice magistrato senza alcuna tessera di partito e non iscritto ad alcuna corrente dell’A.N.M., nessuno di coloro che secondo la prof. Vacca e il C.S.M. sarebbero a disagio oggi si è sentito a disagio e soprattutto nessuno è intervenuto. Clementina Forleo è stata lasciata completamente sola! La posizione dell’A.N.M. – che vorrei definire veramente grottesca – è rappresentata nell’articolo di Marianna Bartoccelli su Il Giornale del 23.7.2007, “L’A.N.M. abbandona la Forleo. Imbarazzo delle toghe: un’inchiesta molto delicata”, il cui testo consiglio vivamente di leggere (cliccando sul titolo per ottenerlo). La tesi che Clementina Forleo abbia abusato nel redigere le motivazioni delle ordinanze sul caso Unipol è smentita, fra gli altri, da uno dei più autorevoli studiosi di procedura penale, il prof. Franco Cordero, che ha definito quei provvedimenti un “atto dovuto”. La dott.ssa Forleo aveva il dovere di dare seguito a una richiesta della Procura della Repubblica, che le chiedeva di chiedere al Parlamento l’autorizzazione alla utilizzazione delle intercettazioni telefoniche che coinvolgevano anche D’Alema, Fassino, Latorre e altri. Non appena si è saputo di quelle intercettazioni, tutti i politici interessati hanno subito minimizzato, dicendo che si trattava di “chiacchiere fra amici”, di “tifo”, insomma di “cose senza importanza”. Se la collega Forleo non avesse esposto le ragioni per le quali quelle telefonate le sembravano rilevanti, il Parlamento avrebbe fatto ciò che tutti i parlamentari che parlavano del caso dicevano: minimizzare la cosa. La collega Forleo ha espostole ragioni per le quali quelle intercettazioni erano rilevanti e ciò sembra avere impedito la prosecuzione della linea difensiva delle “chiacchiere fra amici”. Faccio il magistrato da poco meno di ventidue anni e ho letto centinaia di sentenze e ordinanze nelle quali si parla di condotte di persone non imputate e/o non parti dei processi (penali e/o civili) nei quali quei provvedimenti sono stati adottati e tutti sanno che in ciò non c’è proprio nulla di strano, tranne quando queste persone non imputate e/o non parti si chiamano Massimo D’Alema o con altri nomi importanti. Le ordinanze della dr Forleo si trovano su internet ai seguenti indirizzi, così che ognuno, leggendole, si possa fare una propria idea dell’oggetto del contendere: Prima ordinanza – Parte prima Prima ordinanza – Parte seconda Seconda ordinanza Concludo sottolineando con forza e convinzione che io non credo si debba dare ai colleghi Forleo e De Magistris alcun “salvacondotto”. Se essi hanno sbagliato in qualcosa, che paghino, come tutti. Il fatto che si siano distinti in maniera particolare per rettitudine e coraggio me li rende particolarmente cari come colleghi, ma so che ciò non mi consente di auspicare alcuna particolare forma di clemenza per loro. Ma alla giustizia credo abbiano diritto loro e ognuno di noi. Ciò che, in sostanza, vorrei non è che si fosse indulgenti con loro, ma che li si giudicasse con giustizia, rettitudine e correttezza. Vorrei un C.S.M. corretto, equanime, rispettoso delle regole, tutore dell’indipendenza dei magistrati. E ciò non solo per il bene dei colleghi Forleo e De Magistris, ma anche per quello di ogni magistrato e dell’intero Paese. Fra l’altro, ciò che serve al Paese è l’indipendenza “dei magistrati” (di ogni singolo magistrato), che è cosa del tutto diversa dall’indipendenza della “magistratura”. L’indipendenza della magistratura senza l’indipendenza dei magistrati si trasforma, infatti, soltanto in un privilegio corporativo e nello strumento di un potere che non serve il Paese – dal quale, infatti, è sempre più lontano e meno apprezzato – ma sé stesso.#15 · Enrico
11 dicembre 2007, 13:54 D’Urso in questo blog si discute di alcuni operai morti bruciati con uno stipendio di circa mille euro al mese. Trovo di pessimo gusto inserirvi artificiosamente polemiche che altro non sono che beghe tra magistrati che comunque guadagnano circa dieci volte lo stipendio di uno degli operai bruciati vivi. Peraltro bastava darsi la pena di una piccola ricerca per verificare che nei giorni precedenti ci sono stati diversi articoli sui casi in questione tutti ampiamente commentati. Se poi si pretende che tutti i giorni si parli della Forleo o di De Magistris francamente mi sembra troppo. Dr. D’Urso se proprio le interessa faccia una bella ordinanza che obblighi i mezzi d’informazione a parlare di Forleo o De Magistris. Andrà da Santoro anche lei.#16 · Salvatore D'Urso
11 dicembre 2007, 14:30 Enrico… Gli operai hanno sempre tutta la mia solidarietà sia riguardo al loro sfruttamento nelle fabbriche a salari miseri… sia per quanto riguarda la messa in sicurezza degli ambienti dove esercitano la loro professione. Il punto che ho voluto evidenziare però è un altro e cioè che negli ultimi giorni le vicende che riguardano i due magistrati stanno degenerando in qualcosa di democraticamente pericoloso. Le vicende giudiziarie che negli anni passati hanno visto coinvolti esponenti del cdx hanno mobilitato il popolo di sinistra affinchè la moralità e la legalita fossero ripristinate e garantite. Oggi invece alcuni membri del governo, parlamentari di ambedue gli schieramenti politici vengono coinvolti in vicende giudiziarie di particolare gravità, tutto il csx tace e non interviene sulla questione morale, si preferisce accantonarla. Anzi si fa di peggio si consente a pedine del csx (es. la sig.ra Letizia Vacca) di schierarsi a priori contro i magistrati che stanno indagando su reati gravi ai danni dei cittadini calabresi per quanto riguarda De Magistris e ai danni di potenziali truffati per quanto riguarda la Forleo. Ora mi sorgono dei dubbi riguardo sia a questo blog che riguardo a chi si schiera apertamente verso un partito politico che si definisce di sinistra preferendo accantonare la questione morale per favorire tali partiti. Io sono dell’opinione che il popolo di sinistra non è più rappresentato, che chi si definisce comunista non è in Parlamento e che le logiche della Politica non possono in alcun modo mettere in secondo piano la Democrazia e la Giustizia. Riguardo alla battuta su Santoro… beh è davvero squallida e di cattivo gusto… io non capisco perchè non rispondi in merito agli argomenti attualmente postati che riguardano la tutela della democrazia e della Giustizia dell’intero paese… o forse è giusto farlo solo quando si tratta di Berlusconi? Ripeto… l’ipocrisia… è una brutta bestia.#17 · Enrico
11 dicembre 2007, 15:58 Vedi D’Urso, non rispondo perché io sono soltanto un “utente” di questo blog. Capisco la tua sensazione di pericolo, che in parte è anche la mia. Solo che trovvo assai diversi i casi Forleo e De Magistris. La Forleo mi sembra troppo immedesimata con l’inchiesta per essere un GIP. Ma forse sbaglio, non sono un giurista. Per De Magistris è diverso, la magistratura non è gerarchizzata proprio perché l’indipendenza del singolo magistrato farebbe a cazzotti con una struttura gerarchica. Quindi la sottrazione mi desta molto allarme. E, nel caso, le persone oggetto di indagine avrebbero diversi gradi di giudizio davanti a giudici “terzi” per essere garantiti. Anche se, nel caso di politici, i danni della semplice inchiesta sono di per sé cospicui. Ma su questo credo di non doverti insegnare nulla. Sono contento che trovi di cattivo gusto la battuta su Santoro. Vuol dire che trovi di cattivo gusto cercare il consenso dei cittadini sull’attività giudiziaria. Pensa quanto sarebbero indipendenti i magistrati se dovessero procedere o no in base alla popolarità o all’impopolarità di un’inchiesta. In fondo ci devo mettere un però: nei giorni precedenti ci sono, su questo giornale, diversi blog sui casi che ti (ci) preoccupano. Bastava sfogliare un po’. E francamente quei poveri operai bruciati vivi non meritano di essere oscurati e neanche lo merita la questione scottante della sicurezza dei luoghi di lavoro. A proposito, mi piacerebbe conoscere la tua opinione di magistrato circa la mia tesi che pesantissime sanzioni pecuniarie per le aziende sarebbero più efficaci delle sanzioni penali per i singoli responsabili.#18 · Rebelde
11 dicembre 2007, 16:47 Io sono un’appartenente alla categoria in fase di estinzione forzata, sono un operaio. In tanti anni di lavoro ho assistito ad una serie di messinscena per migliorare la sicurezza sul lavoro. La 626 è stata un totale fallimento, la prevenzione per le aziende costa molto, l’istituzione del’RLS un’altra porcata, per i motivi spiegati molto bene nei vari post. La vera emergenza in questo momento E’ LA LEGGE 30/MARONI, E’ QUESTA LA MADRE DI TUTTI I MALI. L’unico modo per ridurre gli omicidi sul lavoro è applicare quanto suggerito da Enrico, bisogna fargli aprire i cordoni della borsa, se li tocchi li mettono a posto tutto in quattro e quattr’otto.#19 · Fabio
11 dicembre 2007, 17:38 D’urso fammi capire, ti si dice che non c’azzecca nulla e tu tiri fuori argomentazioni? QUANDO NON C’ENTRA NULLA NON C’ENTRA NULLA. . PER UNA VOLTA, CHE CI SONO INTERVENTI SULLE MORTI BIANCHE, tu trovi urgente incasinare proprio questa discussione. BENE NE PRENDO ATTO. Mi sentirai APPENA TI DEFINISCI COMUNISTA O KOMPAGNO, TI AGURO DI NON FARLO. . E VOI MALEDETTI KOMPAGNI PUGNO DURO SOLO KOI FASCISTI VERO?#21 · Marcello Marani
15 dicembre 2007, 21:16 Essere maledetti da una miserabile carogna come F., diventa un titolo d’onore, perchè se dicesse che mi apprezza e che apprezza i Kompagni, mi chiederei dove ho o abbiamo sbagliato, tanto considero l’abissale differenza tra chi è un uomo libero e chi è un servo. A partire da dal fatto che si nasconde nell’anonimato, perchè vile e servile, non ha il coraggio e la reponsabilità di dire le cose in faccia. Peggio di così!!! maranimarcel@tiscali.itform di registrazione al sommario
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#1 · riccardo_p
10 dicembre 2007, 13:48 Riuscirà La Sinistra l’Arcobaleno a dare risposte concrete a chi muore di lavoro e a chi non riesce a vivere decentemente col proprio lavoro ? Questo è uno dei motivi per cui si è formata la Federazione, Critica e lotta al liberismo, non dimentichiamolo mai. r.