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La "Generazione X" agli Stati generali
Firme varie*, 05 dicembre 2007, 19:42
Il Documento
La crisi della politica riguarda più di altri le giovani generazioni, ormai incapaci di credere che la politica possa determinare significativi mutamenti nelle loro condizioni di vita e di lavoro. Al centro di questo processo vi è quella che chiamiamo "privatizzazione della politica" ad opera dei gruppi dirigenti di troppe forze politiche, tendenzialmente bianchi, anziani, maschi. L'assemblea della Sinistra dell'8 e 9 dicembre possa rappresentare una straordinaria occasione per l'inversione di questa tendenza
Siamo ragazzi e ragazze di quella che è stata chiamata "Generazione X", cresciuta con la "crisi della politica", il crollo delle ideologie, il pensiero unico e la fine della storia. Nei movimenti globali, ecologisti e pacifisti di inizio millennio abbiamo ritrovato una nostra mutevole identità ed in questi anni non ci siamo rassegnati a delegare ad altri la nostra passione ed iniziativa politica.
Siamo una generazione che vive oggi sulla propria pelle la crisi verticale del nesso lavoro cittadinanza costruita attraverso il paradigma della precarietà come condizione legata non solo alla
dimensione professionale e del contratto di lavoro, ma come dimensione esistenziale generale, e che riguarda la casa come l'istruzione, la mobilità come l'accesso a saperi e cultura, la libertà di scegliere liberamente sulla tua vita, di seguire i tuoi orientamenti sessuali, come la promessa di un avvenire di guerra, cambiamenti climatici ed instabilità globale.
La precarietà diviene allora il furto più terribile che si possa fare ad un giovane: il furto della possibilità di immaginare, costruire, organizzare il tuo futuro fuori dal ricatto costante del profitto e del comando. E' una condizione che può essere rappresentata, narrata solo da chi la vive sulla propria pelle e - come tale - spesso invisibile alla sfera della politica e dei diritti sindacali. E' una condizione che pone alla politica domande nuove, che vivono dentro una società profondamente mutata: diritto alla continuità di reddito ed alla formazione permanente garantita e retribuita, accesso a saperi, conoscenze e cultura, al credito, il diritto all'abitare, a vivere in una società non prigioniera delle mafie e della criminalità organizzata...
Domande e temi nuovi che devono avere piena cittadinanza nell'assemblea di sabato e domenica attraverso la partecipazione delle giovani generazioni, un tema a cui, ci pare, non si è data adeguata attenzione. Ci chiediamo, insomma, come si possa immaginare una sinistra nuova senza mettere al centro i soggetti che più inverano le condizioni materiali di vita di una società rinnovata, giovani, donne e migranti in primis.
Non si può fare a meno di credere, ci pare, che una politica di trasformazione e cambiamento abbia bisogno oggi di farsi percorso di liberazione in primo luogo per tutti questi soggetti.
E' per questo che la crisi della politica riguarda più di altri le giovani generazioni, ormai incapaci di credere che la politica possa determinare significativi mutamenti nelle loro condizioni di vita e di
lavoro. Al centro di questo processo vi è - tra l'altro - quella che chiamiamo "privatizzazione della politica" ad opera dei gruppi dirigenti di troppe forze politiche, tendenzialmente bianchi, anziani, maschi.
La società italiana è oggi tra le più gerontocratiche del pianeta: esclude, perimetra, mortifica nell'università come nella ricerca, nell'impresa come nel pubblico impiego. Questo fenomeno è tanto più grave se avviene, come in realtà è, nel campo della politica perché la condanna all'incomprensione di una parte non marginale della realtà e ne mina la già snervata rappresentanza. La precarietà delle giovani generazioni infatti rappresenta oggi una vera e propria emergenza sociale di cui di cui molti nel mondo della politica si riempiono quotidianamente la bocca senza conoscerne la condizione materiale e senza avere la capacità di prospettare e realizzare soluzioni concrete (la recente vicenda del welfare né è l'ennesima conferma).
Le manifestazioni che negli ultimi due mesi hanno invaso le strade e le piazze del nostro paese - il 20 ottobre contro la precarietà , il 17 novembre a Genova, il 24 novembre la straordinaria manifestazione delle donne contro la violenza maschile, lo scorso sabato i tantissimi/e in marcia per la difesa dei beni comuni - hanno invece disegnato la realtà di un paese attraversato da una radicale domanda di partecipazione, da soggetti sociali - i giovani e le donne in particolare - che chiedono una presa di parola cui la politica ufficiale non riesce a rispondere.
Pensiamo che l'assemblea della sinistra dell'8 e 9 dicembre possa rappresentare una straordinaria occasione per l'inversione di questa tendenza; ma perché realmente lo sia dobbiamo essere capaci di accettare la sfida sino in fondo, senza timori o reticenze, senza sfuggire alle critiche di tanti che vogliono prender parola, contribuire all'elaborazione, progettare insieme contenuti, analisi, priorità ,
pratiche e forme.
Con questa convinzione non possiamo che ritenere una ricchezza la presenza all'assemblea di quei soggetti sociali che nella politica, ma in una nuova politica, vogliono ancora riconoscersi, e che
scegliendo di farlo in quella sede vorranno offrire un contributo critico e costruttivo al percorso unitario che si sta avviando, consapevoli della complessità quanto della possibilità di reale cambiamento che ci troviamo oggi davanti. Crediamo infatti che la sinistra unita e plurale debba essere esattamente la messa insieme di tante istanze, diverse ma complementari.
Interverremo in tutti i workshop ponendo questi temi e chiediamo infine che sia garantito alle giovani generazioni un intervento nell'assemblea plenaria di domenica sui problemi che le riguardano da vicino, ben sapendo che ciò non rappresenta in alcun modo una soluzione del problema, ma solo un possibile inizio. Ricordate però che in questi anni abbiamo anche imparato a non aspettare la vostra attenzione, ma a prendercela. L'inizio di un nuovo processo che vedrà la sinistra italiana riconquistare le periferie e il consenso anche di coloro che oggi sono profondamente delusi; l'inizio di un nuovo cambiamento e il rilancio di una lotta per un mondo nuovo.
*Giovani Comuniste/i, Federazione Giovanile Comunisti Italiani, Giovani Verdi, Giovani di Sinistra Democratica
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#3 · bellavita
06 dicembre 2007, 11:03 cari compagni, vi faccio molti auguri. Seguo con simpatia e partecipazione i dibattiti dell’associazione Altera, dell’università di Torino, che fa parte della vostra area. Io sono un inguaribile lombardiano, con qualche simpatia radicale, liberismo escluso. Sono convinto che oggi in Italia ci siano soprattutto 2 cose da fare: 1- un forte laicismo, che è l’unico spazio serio che viene lasciato dall’ingessamento del PD 2- un movimento politico e sindacale dei precari, che deve essere un nuovo 68 diretto anche contro i sindacati, per i quali i precari non devono esistere, e chi si occupa di loro merita le br. Del laicismo mi occupo io, ma dei precari dovete occuparvi voi, che lo siete. E, se non lo fate in prima persona e aspettate che se ne occupi Babbo Natale, meritate l’epiteto di bamboccioni… Magari colti lettori dei grundgrisse, ma sempre bamboccioni#4 · Fabio
06 dicembre 2007, 12:18 A me i comunisti fanno schifo ma la Generazione X in toto ha il mio rispetto. Totalmente allo sbando, lasciata con le scorie dei problemi colossali della generazione prima, ZUPPA FRADICIA DI IDEOLOGIE CRIMINALI DI SINISTRA E DI DESTRA. Voi siete cresciuti pensando che il Fascismo fosse di Destra, che essere di Sinistra vuol dire essere dei sottomessi a qualsiasi nuova stupidaggine, che essere progressisti vuol dire abbarbicarsi a simboli rossi di sangue di gulag. Stavolta dissento da quel “fascistone” (scherzo) di bellavita, e’ vero che rischiate di essere davvero dei bamboccioni ma ho anche visto che questo e’ QUELLO CHE IL SISTEMA VUOLE!! Siete le vittime. PER FAVORE NON DIVENTATE GLI SCONFITTI. . Uno che sta al bordo delle Generazione X.#5 · marco
06 dicembre 2007, 12:41 Ma come fate a chiamarvi ancora giovani comunisti! Ma li leggete i libri di storia! Saptete che succede in Cina,a cuba. Sapete che ha fatto Pol Pot? Sapete che e’ successo in Russia, in Albania, nei paesi dell’est, nella Germania comunista?Ve lo dico io: in nome del comunismo interi popoli sono stati umiliati e repressi da una minoranza organizzata nel Partito, senza alcuna possibilita’ di contare.rEPRESSIONE,LUTTI,MISERIA DI SPIRITO Etc.. Coltivate la strada democratica, per favore!.#6 · nogiov
06 dicembre 2007, 12:57 non rifacciamo la giovanile. è stata la morte della politica e la riserva dove far crescere carrierismi slegati dagli obiettivi reali di trasformazione. Non abbiamo bisogno di giovanile, nè di separare le questioni generazionali dalle politiche generali. Scioglietevi e immergetevi nel lavoro unitario, non dei giovani, ma della sinistra.#7 · Fabio
06 dicembre 2007, 14:42 Ma il loro problema e’ proprio questo! Essere molto giovani e stare in mezzo a questo mare di falsita’ che vengono anche (soprattutto direi) dal lato che si crede ““piu’ giusto”“ (doppia virgolettatura!). . Non posso dar loro tutta la colpa perche’ e’ stata premeditata la loro distruzione culturale. Non e’ giusto dar loro la responsabilita’ delle aberrazioni che ora li confondono. MA QUESTI DISCORSI NON ESISTONO A SINISTRA. DA QUESTO PULPITO MI SENTO DI INSULTARE DI FASCISMO LA STRAGRANDE PARTE DEI SUPPOSTI KOMPAGNI MENEFREGHISTI E SCARICABARILE. In realta’ non sono insulti ma accuse che ho spiegato, ma voi non capite la differenza quindi ok, chiamiamoli insulti, tanto a questo punto…#8 · Michele C.
06 dicembre 2007, 17:58 D’accordo con nogiov. è arrivato il nostro momento,dobbiamo essere noi protagonisti. Forse può essere utile un periodo transitorio con una giovanile unitaria, che guidi il processo, ma poi prendiamoci le nostre responsabilità.#9 · alessandro
06 dicembre 2007, 18:14 Per capire il significato di essere giovani comunisti/e oggi basta leggere lo statuto del nostro partito e le sue stesse azioni:ripudio della violenza, critica connessa e matura del 900 nelle sue sperienze comuniste, priorità sociali ritrovate in un percorso che ha salde radici e capacità di critica disincantata. vedo che i libri di storia non sono stati comunque letti bene….la via italiana al socialismo è stata qualcosa di diverso rispetto all’universo delle altre esperienze. La nostra innovazione è ancora in campo….l’8 e il 9 partecipiamo per unire e per contare, per far sentire sempre e dico sempre la nostra voglia di protesta e di proposta.#10 · Michelangelo Tumini
06 dicembre 2007, 23:40 Credo che chiedere oggi di essere partecipi della costruzione di un nuovo ed unitario soggetto politico non può che farvi onore. La precarietà credo come ho già scritto dopo la manifestazione del 20 che può essere superata attraverso la solidarietà vera tra generazioni, sessi. tra diversi, tra occupati e disoccupati, perchè ci si possa contaminare e i giovani possano a pieno titolo entrare in una società che molto spesso li ha snobbati. La vostra richiesta è legittima e mi auspico che quanto chiedete non solo venga praticato, ma che entriate in questo modo da veri protagonisti perchè oggi il mondo ha bisogno di voi e di ogni essere pensante. Buon lavoro!!!form di registrazione al sommario
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#1 · Massimo
05 dicembre 2007, 22:52 La crisi della politica non coincide con la crisi del “Potere”, anzi! L’antipolitica vede di malocchio la partecipazione politica e un potere “senza la politica” (cioè, un potere che abbia il suo centro fuori dalla visibilità politica) si racconta da tutto il suo viaggio nella “Notte della Repubblica”. Una politica forte ha bisogno di “una cultura forte”, nuovamente diversa e visibile, qual fu la “diversità comunista”. Perché “cultura forte”, a sinistra, non significa concentrazione, “genialità”, o “eroismo”, ma diversità, pluralismo e diffusione. Per dirla con Rossanda, misurata sulla sua “densità”. E non c‘è niente di più accessibile della diffusione di una cultura pluralista se fondata sul pluralismo oggettivo di ciò che è reale.