Martedì, 09 Febbraio 2010 - Ultimo aggiornamento alle 18:14
Forleo, ultimo atto
Jacopo Matano, 04 dicembre 2007, 19:35
Giustizia
La Prima Commissione del Csm ha votato all'unanimità l'avvio delle procedure di trasferimento del Gip di Milano. "Incompatibilità ambientale e funzionale" le motivazioni: la Forleo dovrà  lasciare il capoluogo lombardo e non potrà esercitare le funzioni monocratiche. E sulla decisione pesano i rapporti con i colleghi e le correnti della magistratura
Si chiude il sipario su Clementina Forleo. Giù le tende, grazie a tutti e arrivederci: la prima Commissione del Csm ha deciso all'unanimità di avviare le procedure per il trasferimento d'ufficio del Gip, che probabilmente non potrà più svolgere funzioni monocratiche (potrà cioè far parte soltanto di organi collegiali), e sicuramente dovrà andarsene da Milano. Il motivo, così come lo stesso provvedimento, era nell'aria da giorni. "Incompatibilità ", ambientale e funzionale, termini che vanno inevitabilmente ad evidenziare come sull'intricata vicenda del magistrato che ficcava il naso negli affari dei potenti, o che voleva solo mettersi sotto i riflettori, abbiano potuto più le questioni di rapporti interni alla magistratura milanese che gli scandali Unipol e le pressioni "istituzionali" più volte denunciate e più volte ritirate a mezzo stampa, tv, radio, lettere, telefono e, in ultimo, Csm.
DISAGIO - Le parole della Prima Commissione arrivano dirette ed inequivocabili come una sentenza di ultimo grado: "Con le sue dichiarazioni alla stampa, che hanno creato ‘allarme' nell'opinione pubblica e 'disagio' negli ambienti giudiziari milanesi e che si sono 'rivelate del tutto prive di riscontro', il Gip 'ha compromesso la sua possibilità di svolgere le funzioni cui è preposta con piena indipendenza e autonomia". Il Csm ha analizzato tutti i fatti ed i fattacci che ruotano intorno alla vicenda, ed ha smontato il castello di sospetti costruito in questi mesi dal Gip. Inesistenti le intimidazioni istituzionali, non premeditato l'incidente in cui persero la vita i suoi genitori nel 2005, non dolosa l'inerzia dei Carabinieri brindisini, non dimostrato l' "interesse" nelle telefonate di Blandini, smontate le premonizioni di Imposimato. Ma c'è dell' altro, perchè nelle pur circostanziate motivazioni che spingono il Consiglio a mandare via il Gip, sembra restare a farla da padrone un elemento leitmotiv di questa umana e giudiziaria vicenda Forleo: il "disagio" dei colleghi. Quel disagio che ancora ieri mattina si manifestava nello scontro tra il procuratore aggiunto Spataro e la stessa Forleo sotto forma di un'istanza di ricusazione presentata dalla Procura milanese contro il magistrato sul caso Bentiwaa (la donna accusata di favoreggiamento al terrorismo islamico nell'ambito del caso Mohammed Daki), per sottolineare l'incompatibilità ad operare della Forleo "essendosi già pronunciata sul reato già contestato ai coimputati". Quel disagio che ieri pomeriggio si era materializzato anche nelle dichiarazioni di Letizia Vacca, membro laico in quota PdCi, che aveva preannunciato l'ostracizzazione con parole di fuoco ("Dire ‘ho fatto il nome di D'Alema e per questo mi perseguitano', non è un sillogismo che può valere. Questa non è una magistratura seria, e questi comportamenti sono devastanti. I magistrati devono fare le inchieste e non gli eroi"), e aveva lasciato intendere, ancora una volta, un certo stato di confusione del Gip (De Magistris? "Lui è più lucido"). Quel disagio, infine, testimoniato dall'equidistanza dell'Anm ("Nei giorni scorsi è stata già espressa fiducia nell'operato del Csm e sarebbe contraddittorio prendere posizione prima di quegli incontri istituzionali" dicevano ieri all'associazione) e dalla difesa a basso voltaggio di Magistratura Democratica, che ha finito per votare insieme a tutti gli altri -come da copione- a favore del trasferimento d'ufficio.
UNA FRATTURA INCOLMABILE- La terra bruciata declamata dalla giudice brindisina, il j'accuse in solitaria che la spingeva a puntare il dito contro i colleghi, "silenziosi" quindi conniventi, il trinceramento mediatico dietro le telecamere di Santoro, la missiva "a futura memoria" a Imposimato (che dal canto suo è uno storico outsider delle correnti, colui a cui rivolgersi e confessarsi se non ci si fida più di nessuno): tutto torna per sparire definitivamente, nel giorno in cui a Palazzo Marescialli si decide che ad aver ragione non è la quarantatreenne brindisina dagli occhi sottili, ma il resto del mondo. E che la "rompicoglioni", come lei stessa ama definirsi, non "ci fa" (perché fa bene il suo lavoro), ma "ci è", e basta.
La Forleo è stata espulsa dalla macchina della giustizia, e a tirare fuori il cartellino rosso sono stati i suoi vicini di scrivania. Sul suo caso resteranno i dubbi, ed una grossa frattura di significato che, almeno nell'opinione pubblica, non verrà mai colmata. Il Gip di Milano è stata il granello di sabbia in grado di bloccare un meccanismo malato di rapporti tra mondo politico (vedi D'Alema), economico (vedi Unipol) e, in una misura rilevante, della magistratura (vedi Blandini)? Un meccanismo in grado di minacciarla, e, infine, di convincere il Csm ad asportarla chirurgicamente come fosse un tumore? Oppure è davvero un "cattivo magistrato", che cerca la notorietà , fa trapelare notizie riservate, si chiude nelle sue paranoie e finisce per fare male il proprio lavoro a discapito degli altri diecimila che lo svolgono -più o meno- correttamente?
"COSA INTENDONO DIRE?" - La diretta interessata, oggi, rilascia solo no comment. Ma ieri, sulle anticipazioni riguardo la sua "cacciata" dagli uffici milanesi, si sfogava in un'intervista al Secolo XIX: "l'inchiesta Antonveneta-Unipol è finita. E' incredibile. Adesso spero che non mi lascino sola, che qualcuno non si rassegni alle cose che stanno succedendo nel nostro Paese". Poi chiudeva: "Dicono addirittura che non potrei più svolgere le funzioni monocratiche. Ma che cosa intendono dire...che sono pazza?".
Il Csm ha risposto eloquentemente. Nel frattempo, giovedì toccherà a De Magistris.
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#3 · Giorgio
05 dicembre 2007, 15:50 Mah, mi pare che la storia non sia finita. Dovrà ripresentarsi alla commissione, con tanto di avvocato (di AN). Lei si dice tranquilla (e quando mai qualcuno non è tranquillo, in questi frangenti….). Io, personalmente, spero e mi auguro che abbia delle buone carte in mano. Magari qualche intercettazione, saimai… Imposimato, intanto, non smentisce di averle parlato di “pressioni”, solo afferma che fosse una sua sensazione, o opinione. Che è già molto, direi. Di certo c‘è che nessuno ne esce bene, da sta storia.#4 · Enrico
05 dicembre 2007, 16:58 Giorgio non si tratta di mirino. La Forleo è un GIP. Non può e non deve avere nel mirino nessuno. Le inchieste le fanno i procuratori. E’ chiaro o no? Se lei si propone come “titolare di inchiesta”, visto che è uno dei magistrati più preparati d’Italia, vuol dire che o lo fà in malafede per suoi oscuri fini personali oppure che è impazzita. In entrambi i casi è un giudice che non è più affidabile. Ci siamo ora?#5 · Giorgio
05 dicembre 2007, 18:17 Sorry, Enrico, ma di “mirino” ha parlato leo, un gradino prima. A me la giuripulzella pare un pò stressata, di ‘sti tempi ma, se fosse veritiero anche un decimo di quanto ha affermato, ne avrebbe ben donde, meschina… Il fatto è che in questa bell’Italia nulla è mai come sembra.#6 · COSIMO TAMIANO
05 dicembre 2007, 19:14 Ma vi sembra normale che un magistrato coinvolto diretamente in una inchiesta del genere in cui sono coinvolti anche indirettamente uomini politici appartenenti al Parlamento si nomini come avvocato un membro dello stesso parlamento? Non ritenete che la Forleo è stata imprudente a nominarsi l’avv. On. Giulia Bongiorno? Questu’ultima è un ottimo avvocato ma per la veste che riveste di parlamentare non la ritengo opportuna a qull’incarico di difensore della Forleo. Viene a conoscenza di fatti e in possesso di documenti che contrastano con il contemporaneo ruolo politico. Cosa ne pensate? La Forleo da come si è comportata non è imparziale. Ha fatto bene il CSM a trasferirla. E’ stata una decisione saggia.#7 · Enrico
05 dicembre 2007, 20:07 Si Giorgio scusami. Cmq rimane il fatto che un GIP secondo il nostro ordinamento il giudice per le indagini preliminari (la Forleo) deve essere “terza parte” rispetto all’accusa e alla difesa. Se lei si immedesima nelle inchieste vuol dire che è inadatta al ruolo, oppure che ha secondi fini che nulla hanno a che fare con l’amministrazione della giustizia. Non basta Travaglio che pubblica le requisitorie dei pubblici ministeri pretendendo che siano sentenze? Ora dobbiamo anche sopportare che un giudice faccia le requisitorie? Boh. La giustizia è una cosa troppo seria per farne spettacolo da circo.#9 · stefano
31 maggio 2008, 20:39 maa... ha sbagliato o a visto bene? io come lettore penso he lei abbia visto bene na toccato qualcuno nella nostra bella politica e queste sono i risultati oggi non paga chi comette i fatti ma chi le dice è una vergogna e sinceramente mi sento sposco rapresentando l' italia meno lo grido meglio mi sentoform di registrazione al sommario
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#1 · Enrico
05 dicembre 2007, 13:55 Probabilmente il divieto di svolgere funzioni monocratiche significa che non è considerata abbastanza equilibrata da giudicare con imparzialità. Ciò che viene dimostrato ampiamente dalle sue parole: “l’inchiesta Antonveneta – Unipol è finita”. Siccome il titolare dell’inchiesta è un sostituto procuratore (magistrato dell’accusa) e non un GIP (giudice terzo tra accusa e difesa che dovrebbe essere imparziale) le sue parole dimostrano che la Foleo, in questo momento, non è capace di distinguere tra la funzione accusatoria e quella giudicante. O lo fa in malafede o ha perduto l’equilibrio mentale (è considerata uno dei magistrati più preparati d’Italia). Tertium non datur. Sono le sue stesse dichiarazioni che la danneggiano. Se continua così finirà per farsi mettere a riposo.