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Le piazze di Spagna
Elena Marisol Brandolini, 05 dicembre 2007, 19:33
Penisola Iberica
Si avvicinano le elezioni, previste per il prossimo marzo, e PSOE e PP, che hanno già indicato i due candidati premier, sono impegnati, come gli altri partiti che prenderanno parte alla consultazione, a mettere a punto il programma. Ma anche l'Eta è entrata in campagna elettorale, trucidando ieri nei Paesi Baschi francesi un giovane esponente della Guardia Civil e dando adito così ad alcune delle tante manifestazioni che stanno inondando in questi giorni le strade spagnole
In Spagna, ormai, si va a larghi passi verso la celebrazione delle prossime elezioni politiche, la cui data è prevista per il 9 marzo del 2008. Tutta la politica del paese è da tempo condizionata dalla prossimità della scadenza elettorale. Il Presidente del governo, José Luis Rodríguez Zapatero e il suo avversario, il leader del Partido Popular, Mariano Rajoy, sono stati appena indicati dai rispettivi partiti come candidati premier per la futura legislatura. Tutti i partiti sono al lavoro per definire liste e programmi elettorali. In Catalogna non si placa la protesta contro il disastro delle infrastrutture ferroviarie locali.
E come da copione, seppure in circostanze un po' fortuite, anche l'organizzazione terroristica basca ETA entra in campagna elettorale, con l'assassinio brutale di un giovane esponente della Guardia Civil, Raúl Centeno Bayón ed il ferimento grave del suo collega, Fernando Trapero Blázquez.
Le piazze spagnole si riempiono di manifestanti, mobilitati per ragioni diverse, in un paese stretto tra l'eredità del passato ed un futuro dalle ambizioni ancora non risolte.
I socialisti stanno mettendo a punto il loro programma elettorale. I temi dell'ambiente e del cambiamento climatico (tanto da prevedere l'istituzione di una Vicepresidenza a questi dedicata) e l'ampliamento dei diritti sociali ne costituiranno l'asse portante. Dopo una prima ipotesi di istituire una tassa ecologica sul carburante, lo stato maggiore del PSOE ha ritenuto però meglio fare marcia indietro. Neppure vi figureranno quelle misure sociali che possano preludere ad un futuro scontro con la Chiesa cattolica: non verrà inserita, perciò, né la riforma della legge sull'aborto (consentito in Spagna solo in caso di malformazione del feto o grave minaccia per la salute della donna), né l'apertura del dibattito sull'eutanasia. Entrambe le proposte erano già presenti nel programma elettorale del 2004. Jesús Caldera, coordinatore del programma, si avvale nel suo incarico di un'equipe prestigiosa che conta su alcuni premi Nobel (Helen Caldicott, Joseph Stiglitz, Wangari Maathai), nonché sulla consulenza di Bill Clinton sui temi della sostenibilità ambientale.
I popolari propongono la riforma dello Statuto dei lavoratori e della Legge elettorale. In particolare, prevedono l'acquisizione da parte dei lavoratori del diritto a rivendicare, nei confronti delle imprese, un orario di lavoro più flessibile; mentre sul versante del sistema elettorale, si pronunciano per una riforma, a livello municipale, che garantisca al partito più votato di governare.
I sondaggi, al momento, danno ancora il PSOE in testa alle prossime elezioni, anche se la differenza di voti con il PP sembra essersi ridotta.
In Catalogna, intanto, il servizio ferroviario locale lungo la costa verso Barcellona sta tornando alla normalità, dopo alcuni mesi di interruzioni e disagi. Il Parlamento catalano - per la prima volta nella storia - ha votato la richiesta di dimissioni di un Ministro del governo spagnolo, in questo caso della Ministra allo Sviluppo, Magdalena Álvarez: tutti i partiti hanno votato a favore, tranne i socialisti. Il Presidente della Generalitat, José Montilla, ha denunciato il rischio di disaffezione della Catalogna nei confronti dello Stato spagnolo. Zapatero non sembra aver gradito troppo questa critica e ha continuato a difendere la Ministra con ostinazione; d'altronde la Álvarez è data capolista per il PSOE a Granada, dove i socialisti si disputano un seggio con Izquierda Unida.
E, lo scorso sabato, a Barcellona, oltre 200 mila persone sono scese in piazza per protestare contro il caos ferroviario, una grande manifestazione pacifica e compatta nelle file, attraversata da una pluralità di sentimenti con una forte spinta nazionalista, come plurale e un po' disorientata è oggi la società catalana. Convocata dalla Piattaforma Diritto a Decidere, vi hanno aderito CiU, ERC e ICV-EuiA; presenti anche gli ex-Presidenti Jordi Pujol e Pasqual Maragall, assenti i socialisti e i sindacati confederali.
L'ultima domenica di novembre, a Madrid, l'Asociación Victimas del Terrorismo, vicina al PP, aveva convocato l'ennesima manifestazione contro la politica del governo spagnolo nei confronti del terrorismo etarra. La presenza dei partecipanti, in quell'occasione, si era rivelata assai meno imponente del solito.
Questa prima domenica di dicembre, all'indomani dell'uccisione dei due Guardia Civil per mano dell'ETA, le piazze di numerose città della Spagna hanno visto scorrere i cortei convocati contro la violenza terrorista. L'attacco dell'ETA, avvenuto nei Paesi Baschi francesi, pare abbia avuto corso durante un'operazione, probabilmente congiunta tra Spagna e Francia, di pedinamento dei terroristi, che, vistisi scoperti, avrebbero fatto fuoco a bruciapelo sui loro inseguitori. Sembra che il commando, con la macchina piena di esplosivo, si predisponesse ad organizzare nuovi attentati. La recrudescenza del terrorismo basco ha nuovamente proposto il tema della dichiarazione di illegalità di ANV, la formazione nazionalista basca indicata da Batasuna alle scorse elezioni amministrative. Lo stesso governo spagnolo, ora, minaccia di ricorrere contro la sua presentazione alle prossime elezioni politiche se non esprimerà una condanna chiara dell'ultimo assassinio perpetrato. E Bilbao, domenica, è stata teatro di un'altra manifestazione, quella della sinistra abertzale, scesa in piazza per protestare contro la sentenza del cosiddetto "caso Ekin", un processo giudiziario intentato dal Giudice Baltasar Garzón contro 56 persone - oggi condannate per la quasi totalità - accusate di appartenenza, a vario titolo, alla trama etarra, pur senza aver mai fatto parte di commandi militari.
Nei Paesi Baschi, intanto, inizia la stagione di Iñigo Urkullu, nuovo Presidente del PNV. Il suo discorso d'insediamento è sembrato esprimere una presa di distanza dai settori più indipendentisti del suo partito.
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