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Rispondendo a Epifani...
Maurizio Zipponi*, 02 novembre 2007, 14:31
L'intervento/2
Nell'intervista al Corriere, il segretario della Cgil giustamente pone il problema della diminuzione della tassazione sullo stipendio dei lavoratori dipendenti. E parla anche dell'autonomia del sindacato, addebitando alla sinistra "radicale" un atteggiamento di ingerenza che però non si è mai avuto
L'apertura di Epifani in merito al peso della tassazione del salario dei lavoratori dipendenti, al di là delle formule tecniche, è un segnale importante e rappresenta anche un modo corretto di porre il problema.
Il salario netto in busta paga infatti ha due grandi riferimenti: il primo è la partecipazione dei lavoratori nella divisione della ricchezza prodotta, fronte su cui si sono aperti i contratti nazionali di lavoro per 9 milioni di persone da qui al 2008; il secondo è il peso delle trattenute fiscali e contributive in busta paga. Voglio portare un esempio della proporzione di quest'ultimo aspetto. Ammettiamo che i contratti nazionali riconoscano un aumento della retribuzione di 100 euro mensili: ebbene, di questi, alla fine, in tasca del lavoratore ne giungeranno solo 65. Questo sta a significare che il lavoratore paga mediamente il 35% dei contributi.
L'obiettivo di ridurre il peso fiscale, che appare dunque necessario, si può ottenere senza compromettere negativamente i conti dello Stato, per esempio riducendo la percentuale di tasse sui nuovi aumenti contrattuali.
Insieme a questa misura, sono altre le strade che possono essere percorse in direzione di un fisco più leggero. Portare la tassazione delle rendite finanziare, a partire dalle stock options, dall'attuale 12% al 20% (media bassa europea). Uno scopo che vede unita la sinistra, stranamente in accordo con i liberisti e i liberali come Giavazzi, che ha anche un valore morale. Montezemolo infatti guadagna 1000 volte di più di un lavoratore Fiat e su una parte di quello che percepisce paga la metà del suo dipendente: 12% contro 27%.
Interventi di questa natura si sono dimostrati praticabili, come dimostra la Finanziaria.
Fra tutto quello che il segretario della Cgil ha sostenuto nell'intervista rilasciata al Corriere della Sera, il nodo che mi appare centrale, diciamo il punto nevralgico, è la parte relativa al rinnovo dei contratti nazionali di lavoro, conquista che va difesa da qualsiasi attacco. Le imprese non possono esonerarsi dal dividere i risultati ottenuti nel corso di questi anni, a partire dal vantaggioso cuneo fiscale.
Diversamente, c'è una constatazione compiuta da Epifani su cui non mi trovo d'accoro. E' il passaggio dell'intervista in cui il segretario fa riferimento all'autonomia del sindacato, affermando che "i partiti della sinistra dovrebbero essere rispettosi dell'autonomia delle forze sociali. Credo che questo sia nelle corde di Veltroni, mentre devo dire che, ultimamente, ho visto riemergere nella sinistra radicale il tentativo di invadere il campo". Ecco, a questo proposito non riesco a comprendere di cosa stia parlando esattamente, visto che è nell'interesse della sinistra potersi relazionare con un'organizzazione dei lavoratori autonoma e indipendente dai partiti, dai governi e dalle contro parti, ma soprattutto che faccia della democrazia e del voto dei lavoratori una pratica costitutiva. Non posso immaginare nessuno a sinistra- a meno che non sia politicamente poco saggio- capace di vantare l'idea di un sindacato come una sorta di cinghia di trasmissione. L'autonomia deve valere verso tutti e va difesa. Al contrario, il rischio è che il Pd punti ad avere un soggetto sindacale coerente con i propri processi politici e non con le necessità del mondo del lavoro, quelle necessità che lo possono portare a scioperare -liberamente- contro un governo di centrodestra come contro uno di centrosinistra, privilegiando soltanto gli interessi dei lavoratori. Da iscritto alla Fiom-Cgil il rischio che intravedo è quello di un uniformarsi dell'insieme delle forze sindacali in base alle necessità di un quadro politico del centrosinistra "sconvolto" dalla nascita del Pd.
Ultimo tema che mi sento di trattare e che di fatto è legato a quanto sostenuto da Epifani sulla necessità di un fisco meno pressante sui lavoratori dipendenti, è quello dei salari italiani, che secondo l'Eurispes sono fra i più bassi d'Europa. Un dato che dimostra come la crisi del sistema produttivo nostrano, che ha avuto nell'abbattimento dei costi del lavoro e nella precarietà l'unico criterio per competere sul mercato internazionale, debba essere contrastato con una politica economica diversa. Abbiamo perso brevetti, centri di ricerca e di progettazione in questi anni; mentre il liberismo applicato ha prodotto una serie di danni. Perciò l'aumento dei salari netti non può che dipendere dalla capacità del sistema impresa, in particolare di assumere come elementi di concorrenza la qualità del prodotto e la diffusione di un lavoro stabile. Bisogna infatti competere nella formazione continua, vera sfida del mondo del lavoro attuale. Concorrere con i cinesi sul piano della corsa al ribasso del costo dell'impiego significa perdere in partenza, al contrario la strada da percorrere, come fatto dalla Francia o dalla Spagna, è quella della qualità dei prodotti e dei servizi. Ecco che torna di nuovo, allora, il ruolo dell'impresa e la gravissima deriva che ha avuto Confindustria nel diventare una lobby politica e non un'associazione che mira allo sviluppo e alla crescita dimensionale delle impresa. Il punto più profondo della crisi è dunque da ricercare in via dell'Astronomia, perchè la Confindustria porta a bilancio di tutti questi anni delle imprese sempre più piccole, sottocapitalizzate e incapaci di concorrere sui piani a cui accennavamo prima.
*Responsabile Economia del PRC
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#2 · Mario L
31 ottobre 2007, 21:59 Ok la proposta di Epifani se è volta ad innalzare le retribuzioni dei lavoratori e dei pensionati. Ma voglio subito mettere le mani avanti. Non si faccia che i rinnovi contrattuali li facciamo con le quote di fisco in meno, rinunciando agli aumenti, o a parte di essi, dei datori di lavoro. Non abbiamo alcuna intenzione di farci prendere ancora per il culo. E poi, il fiscal drag, non sarebbe ora di sommarlo agli aumenti contrattuali ed alla minore pressione fiscale sui salari? Tanto per essere chiaro.#3 · Stefania Bontempi
01 novembre 2007, 00:33 Caro Guglielmo, parli di autonomia? Guarda che le sedi della Fillea Cgil di Napoli sono diventati comitati elettorali del partito democratico. Addirittura nel quartiere di Bagnoli è stata istituita l’urna per le primarie. Caro Guglielmo, guarda con attenzione su quanto succede nella Cgil della Campania: parentopoli, licenziamento di sindacalisti onesti colpevoli di fare il loro dovere, sindacato trasformato nel comitato di Antonio Bassolino, il governatore della Campania…#4 · simone
01 novembre 2007, 12:00 E’ indubbio che le tasse devono essere diminuite per quanto riguarda i contratti nazionali e per il lavoratore fisico. Le proposte di Zipponi mi trovano d’accordo. Epifani dovrebbe pensare di più ai diritti dei lavoratori, piuttosto di parlare di autonomia dalla politica quando ci sono casi come dagli esempi dei compagni prima di me. Mi sembra invece che i sindacati abbiano un ruolo molto marginale assecondando il governo. Anche se può essere amico, bisogna criticarlo quando pone rimedi non sufficienti per i lavoratori e pensionati. Ma Epifani e tutti i sindacati stanno diventando un bastone per il governo ma anche per la Confindustria. E questo è molto preoccupante..#5 · Mariocoop
01 novembre 2007, 12:57 Se e’ vero che a fronte della concessione dei trenta euro mensili (360 annui ) concessi agli operai FIAT con il Cuneo Fiscale ne risparmiano 5000 l’anno ogni dipendente ditemi voi come e’ possibile non trovare risorse per diminuire la pressione fiscale ai dipendenti#6 · Bronslav
02 novembre 2007, 21:58 Questa storia dell’“autonomia del sidacato” è semplicemente ASSURDA come lo è sempre il dibattito sulla politica economica e salariale in Italia. Epifani vorrebbe cantarsela da solo come se rappresentasse TUTTI gli italiani che lavorano o sono in pensione. Se chiunque altro mette bocca è “invasione di campo”. Bel concetto di democrazia!#7 · bellavita
03 novembre 2007, 09:01 il corteo del 20 era appunto uno scavalcamento del sindacato da parte della sinistra radicale. La quale sogna di tornare a quando non c’era l’euro, i governi dicevano di sì a tutti e ogni tanto si faceva una bella svalutazione per non perdere di competitività. Adesso per non perdere competitività e non perdere politicamente il nord bisogna abbattere le sacche improduttive e i pesi burocratici che costano e coi loro tempi biblici ci fanno perdere competitività: cioè rendere efficiente e produttiva la pubblica amministrazione. Apriti cielo! la sinistra radicale ha trovato uno spazio e anche uno slogan: Parassiti di tutta Italia unitevi!#8 · iulianoalfreo
04 novembre 2007, 05:16 ma,,,esiste ancora una forza radicale in italia?che io sappia la sua ultima manifestazione è servita a rifondazione per far dire al suo segretario giordano che visto il cosenso di piazza romano prodi poteva tranquillamente andare avanti#9 · iulianoalfreo
04 novembre 2007, 05:21 BELLAVITA:MA CHE CAZZO STAI DICENDO?QQQQQQQQQQQQQQQQQQQQQQQQQQQQQQQQQQQQQQQQQQ#12 · Marcello Marani
05 novembre 2007, 03:19 Rompo il silenzio che mi ero imposto perchè avendo ricevuto l’invito da un compagno che risiede in provincia di Terni che siccome mi conosce tramite i post, avendo malauguratamente, perso nome ed indirizzo, per chiedergli, se mi legge, di rispedirmi il suo recapito, che per inesperienza, ho involantriamente cancellato. Approfitto anche per associarmi al post 9 di iulianoalfreo, per respingere le insinuazioni di vitallegra che ormai è solo un mestatore e provocatore, che non riesce a proporre niente ma se la prende sempre con le sinistre ed i sindacati come un qualsiasi conservatore o peggio reazionario, camuffato da perbenista. Quanto alle dichiarzioni di Epifani, forse lo faranno cardinale e persino Papa, dato che accusa la politica di invadere il campo sindacale, mentre più di un post denuncia l’esatto contrario, tale e quale appunto agli ecclesiastici suddetti, che mentre si ingeriscono pesantemente condizionando la politica della Repubblica Italiana, denunciano come “ingerenza” le sia pure blande critiche che vengono loro rivolte. Ma da un ex socialista, cosa possiamo aspettarci? Non certo che sia lui il salvatore della sinistra! maranimarcel@tiscali.it#13 · marco
05 novembre 2007, 10:28 Ritengo ingeneroso bollare Epifani come “ex socialista”. Spero al contrario che sia rimasto seriamente e convintamente socialista. Concordo sul fatto che la crisi di identita’ sindacale sia dovuta invece al fatto di apparire troppo spesso cinghia di trasmissione di Partiti i quali vanno sempre incalzati con serie piattaforme. L’epoca della moderazione salariale, iniziata nel 1993 (EUR), e’ storicamente finita a causa dell’entrata in area EURO, che ha rotto gli equilibri spostando il reddito dal lavoro dipendente alle rendite. In sintesi: vi e’ la possibilita’ di finanziare la netta riduzione delle aliquote Irpef sul lavoro dipendente, con l’aumento del prelievo sulle rendite (dal 12 al 20%). E’ infatti dimostrato che la riduzione delle tasse sul reddito aumenta i consumi e diminuisce l’evasione, con un circolo virtuoso.Basta leggersi qualche trattato di economia. Il resto sono chiacchiere vetuste ed ideologiche di chi rimpiange i regimi comunisti.#14 · Marcello Marani
05 novembre 2007, 14:06 Bisogna solo stabilire si quali trattati di economia si parla perchè come ha denunciato Noam Chomsky: “Le leggi economiche, stabilite dai padroni, sono fatte appositamente, per derubare meglio chi lavora e sono sempre pronte ad essere cambiate, nel momento in cui non si dimostrino più, corrispondenti a tale scopo”, a conferma della tesi di Susan George che l’economia non possa essere una scienza ma solo una parte della filosofia dato che ad eguali condizioni si possono avere soluzioni diametralmente opposte. E per concludere le citazioni, calza a pennello quella di Evo Morales, che ha detto : “Il capitalismo è il peggior nemico dell’umanità!” Quanto al fatto che: “ Il resto sono chiacchiere vetuste ed ideologiche di chi rimpiange i regimi comunisti”, posso rassicurarla che non rimpiango i regimi si fa per dire comunisti che per me non sono mai nati, perchè non si può spacciare per comunismo il “capitalismo di stato”, che seppure aveve cominciato a dare abbastanza eguaglianza non ha dato altrettanta libertà. Infine, riguardo ad Epifani si confermi anche un socialista, solo che sarei curioso di sapere in quale paese del mondo il socialismo, non sia al servizio del capitalismo, confermando e legittimando lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Certo che in alcuni casi è riuscito a mitigarlo e ridurlo, vedi in Nord Europa, ma sempre lo sfruttamento e la schiavitù del lavoro salariato restano il perno della vostra “santa economia” capitalista. E Marx ed Engels scrissero il Manifesto per combattere il cancro dell’umanità e se ancora non siamo stati capaci di trovare la cura, non è detto che la diagnosi fosse sbagliata, ma erano sbagliate o inidonee le terapie. E per questo continua la ricerca mentre uno spettro si riaggira sull’Europa… maranimarcel@tiscali.itform di registrazione al sommario
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#1 · elisa
31 ottobre 2007, 20:36 Vorrei dire ad Epifani che il problema è inverso: ci deve essere più autonomia del sindacato dalla politica.In Toscana molti segretari di Camere del Lavoro al secondo mandato o segretari di categoria si sono presentati alle primarie del Partito Democratico, molti sindacalisti di alto livello sono entrati in Sinistra Democratica. La Sinistra deve sì guardare al sindacato che rappresenta i diritti dei lavoratori ed il lavoro ma non deve esserne condizionata in quanto deve operare in più direzioni per portare benefici a tutti i cittadini anche quelli che il lavoro non ce l’hanno o ce l’hanno precario