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Sinistra, superiamo gli ostacoli

Pietro Folena,   25 ottobre 2007, 19:50

Sinistra, superiamo gli ostacoli L'intervento     Non è la stessa cosa fare la sinistra basandosi su accordi di vertice o farla con il protagonismo del suo popolo. Nel primo caso essa sarà sempre in balia delle convenienze momentanee di questo o quell'altro dei partecipanti. Nel secondo, invece, sarà una soggettività vera che non si scioglierà al primo stormir di fronde



Fabio Mussi ha compiuto ieri (mercoledì 24 ottobre, ndr), nell'intervista che ha rilasciato al Manifesto, un'operazione politica sincera e coraggiosa.
Mi sono trovato spesso in disaccordo, negli ultimi due anni, con i compagni dell'ex Correntone (e non solo con loro). Ad esempio sulla sottovalutazione del percorso che poi ha portato al Partito democratico. Mi pare che l'esperienza della sinistra diessina, che in un certo senso aveva il dovere di rappresentare la punta più avanzata di un possibile percorso unitario a sinistra, sia apparsa troppo timida.
Per questo l'intervista di Mussi mi ha particolarmente colpito. Perché dice delle cose giuste, che la maggioranza dei militanti della sinistra pensa da tempo e contiene anche un paio di proposte coraggiose e non scontate: i gruppi unitari in parlamento e un soggetto unitario della sinistra.

Sempre ieri però il vertice dei segretari ha partorito una proposta meno avanzata: una federazione tra i gruppi e una federazione tra i partiti. Io penso che non basti. Lo dico per l'esperienza fatta nei Ds. Allora la cosiddetta "Fed" non partorì assolutamente nulla. Non ci sono motivi per dubitare che lo stesso potrebbe facilmente accadere alla Federazione rossa.
Comunque, i risultati del vertice sono già un inizio. E' importante che finalmente si sia decisa una data per gli Stati generali e, soprattutto, che saranno aperti alle realtà associative e di movimento. Ora il compito di chi vuole l'unità è quello di spingersi oltre, di proporre e immaginare ipotesi più avanzate e portarle all'assemblea di dicembre.

Senza per questo però farsi illusioni. Del resto le resistenze al modello tedesco sono abbastanza rivelatrici. Così come la contrarietà alle primarie sulla leadership. Trovo piuttosto singolare il ragionamento che si fa su questo punto, per il quale far scegliere i dirigenti agli elettori non appartiene alla cultura della sinistra. Io penso al contrario che dare la parola al popolo (per davvero, presentando proposte diverse) sia sempre di sinistra. In ogni caso lo è di più che delegare ai dirigenti il compito di scegliersi da soli.
Questi sono solo alcuni dei nodi che oggi vengono al pettine, nodi che denunciano il ritardo politico e culturale che ostacola l'unità a sinistra. Io temo che a scioglierli non possano essere i gruppi dirigenti. Penso, al contrario, che il popolo sia già arrivato al traguardo e aspetti che ci arrivino anche i vertici. Il 20 ottobre ha prodotto qualcosa che è andato ben al di là della volontà dei partiti. Ha reso evidente che l'unità della sinistra in un solo soggetto politico (plurale, federale, quel che si vuole, ma un solo soggetto politico) è un'esigenza che va oltre l'appuntamento di una manifestazione o di una elezione.

Pur cogliendo gli aspetti positivi usciti dal vertice di ieri, bisogna sgombrare il campo dal sottofondo di non detti, dalla timidezza sul percorso unitario, dalla tentazione di "gestire" una spinta unitaria che rischia quasi di sfuggire di mano. Invece che, al contrario, cavalcarla.
E, allora, il punto è superare gli ostacoli. Come? Con il coraggio e la generosità. Il coraggio di interpellare il popolo per davvero e non per ratificare decisioni già prese. La generosità dei gruppi dirigenti non di fare un passo indietro, ma uno avanti. Il passo è fare "guidare" e "dirigere" davvero un popolo della sinistra che ha già deciso dove andare ma che non farà sconti se non sapremo dargli ascolto.
Per questo il metodo è sostanza. Non è la stessa cosa fare la sinistra basandosi su accordi di vertice o farla con il protagonismo del suo popolo. Nel primo caso essa sarà sempre in balia delle convenienze momentanee di questo o quell'altro dei partecipanti. Nel secondo, invece, sarà una soggettività vera che non si scioglierà al primo stormir di fronde.
Le primarie su tutto - programma, simbolo, nome del nuovo partito e poi dirigenti e leadership - oggi forse sono l'idea di una minoranza, giudicata con antipatica sufficienza. Ma credo che non ci siano strade migliori di questa per fare la sinistra.





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