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Sinistra, superiamo gli ostacoli
Pietro Folena, 25 ottobre 2007, 19:50
L'intervento
Non è la stessa cosa fare la sinistra basandosi su accordi di vertice o farla con il protagonismo del suo popolo. Nel primo caso essa sarà sempre in balia delle convenienze momentanee di questo o quell'altro dei partecipanti. Nel secondo, invece, sarà una soggettività vera che non si scioglierà al primo stormir di fronde
Fabio Mussi ha compiuto ieri (mercoledì 24 ottobre, ndr), nell'intervista che ha rilasciato al Manifesto, un'operazione politica sincera e coraggiosa.
Mi sono trovato spesso in disaccordo, negli ultimi due anni, con i compagni dell'ex Correntone (e non solo con loro). Ad esempio sulla sottovalutazione del percorso che poi ha portato al Partito democratico. Mi pare che l'esperienza della sinistra diessina, che in un certo senso aveva il dovere di rappresentare la punta più avanzata di un possibile percorso unitario a sinistra, sia apparsa troppo timida.
Per questo l'intervista di Mussi mi ha particolarmente colpito. Perché dice delle cose giuste, che la maggioranza dei militanti della sinistra pensa da tempo e contiene anche un paio di proposte coraggiose e non scontate: i gruppi unitari in parlamento e un soggetto unitario della sinistra.
Sempre ieri però il vertice dei segretari ha partorito una proposta meno avanzata: una federazione tra i gruppi e una federazione tra i partiti. Io penso che non basti. Lo dico per l'esperienza fatta nei Ds. Allora la cosiddetta "Fed" non partorì assolutamente nulla. Non ci sono motivi per dubitare che lo stesso potrebbe facilmente accadere alla Federazione rossa.
Comunque, i risultati del vertice sono già un inizio. E' importante che finalmente si sia decisa una data per gli Stati generali e, soprattutto, che saranno aperti alle realtà associative e di movimento. Ora il compito di chi vuole l'unità è quello di spingersi oltre, di proporre e immaginare ipotesi più avanzate e portarle all'assemblea di dicembre.
Senza per questo però farsi illusioni. Del resto le resistenze al modello tedesco sono abbastanza rivelatrici. Così come la contrarietà alle primarie sulla leadership. Trovo piuttosto singolare il ragionamento che si fa su questo punto, per il quale far scegliere i dirigenti agli elettori non appartiene alla cultura della sinistra. Io penso al contrario che dare la parola al popolo (per davvero, presentando proposte diverse) sia sempre di sinistra. In ogni caso lo è di più che delegare ai dirigenti il compito di scegliersi da soli.
Questi sono solo alcuni dei nodi che oggi vengono al pettine, nodi che denunciano il ritardo politico e culturale che ostacola l'unità a sinistra. Io temo che a scioglierli non possano essere i gruppi dirigenti. Penso, al contrario, che il popolo sia già arrivato al traguardo e aspetti che ci arrivino anche i vertici. Il 20 ottobre ha prodotto qualcosa che è andato ben al di là della volontà dei partiti. Ha reso evidente che l'unità della sinistra in un solo soggetto politico (plurale, federale, quel che si vuole, ma un solo soggetto politico) è un'esigenza che va oltre l'appuntamento di una manifestazione o di una elezione.
Pur cogliendo gli aspetti positivi usciti dal vertice di ieri, bisogna sgombrare il campo dal sottofondo di non detti, dalla timidezza sul percorso unitario, dalla tentazione di "gestire" una spinta unitaria che rischia quasi di sfuggire di mano. Invece che, al contrario, cavalcarla.
E, allora, il punto è superare gli ostacoli. Come? Con il coraggio e la generosità . Il coraggio di interpellare il popolo per davvero e non per ratificare decisioni già prese. La generosità dei gruppi dirigenti non di fare un passo indietro, ma uno avanti. Il passo è fare "guidare" e "dirigere" davvero un popolo della sinistra che ha già deciso dove andare ma che non farà sconti se non sapremo dargli ascolto.
Per questo il metodo è sostanza. Non è la stessa cosa fare la sinistra basandosi su accordi di vertice o farla con il protagonismo del suo popolo. Nel primo caso essa sarà sempre in balia delle convenienze momentanee di questo o quell'altro dei partecipanti. Nel secondo, invece, sarà una soggettività vera che non si scioglierà al primo stormir di fronde.
Le primarie su tutto - programma, simbolo, nome del nuovo partito e poi dirigenti e leadership - oggi forse sono l'idea di una minoranza, giudicata con antipatica sufficienza. Ma credo che non ci siano strade migliori di questa per fare la sinistra.
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#2 · ambiente
25 ottobre 2007, 20:17 io ho un’enorme perplessità, da anni sto nei verdi, ritengo la federazione una cosa importante per non scomparire, ma non capisco chi vuole più di una federazione. I verdi hanno una storia diversa da prc, pdci e sd, io ne sono orgoglioso ma dobbiamo rimanere autonomi.. non lo dico per rompere le uova nel paniere, ma anche il nostro Portavoce Pecoraro Scanio, nelle riunioni non fa altro che dirci di mantenere l’autonomia, di prospettare una costituente ambientalista e che l’unità è una necessità di ora per via del Pd.. ma poi ci ripete che siamo altro dalla sinistra rossa. Ieri d’altronde lo ha dimostrato e io sono d’accordo con lui, LA SIMBOLOGIA E L’ORGANIZZAZIONE DI CIò CHE FU IL MOVIMENTO OPERAIO E IL MOVIMENTO DELL’ECOLOGISMO-AMBIENTE SONO DIVERSE!!!!! possiamo fare accordi elettorali ma non unirci in una sola cosa, pena per noi scissione e sciagura#4 · giansrosso
25 ottobre 2007, 21:16 Costruiamo il nuovo,dopo chiediamo di buttare i propi simboli e certezze.Non si può chiedere di farlo a priori, via i distinguo e continuiamo a confrontarci per oltrepassare anche la paventata federazione, vedete che il nostro popolo esigente lo imporra, a noi, interpretare i messaggi.#5 · simone
25 ottobre 2007, 22:46 Il primo passo non può che essere la federazione. Ma è SOLAMENTE il primo passo sia chiaro. In un futuro sarà necessario fare il passo successivo che è quello dell’unità di un grande partito della sinistra che sia rossa ma anche verde, che sia a tutela di chi ne ha bisogno. Io comprendo benissimo chi ha avuto una storia diversa come quella dei Verdi, e che abbiano delle perplessità ma le perplessità non sono legate nei fatti concreti a una differenza di vedute. Siamo molto simili. Intanto, pensiamo ad una federazione tra questi quattro partiti che è già un primo passo importante. L’Italia ha bisogno di un GRANDE PARTITO DELLA SINISTRA. E’ chiaro??#6 · carlo
25 ottobre 2007, 23:09 io sono dei verdi, sono di napoli e vi dico che qui sono l’unico a volere l’unità, i miei amici di parito usano termini vergognosi per definire i compagni delle altre tre organizzazioni, vedo il 7 come va e poi mi regolo se non c‘è il tesseramento di federazione mi iscrivo a rif.com. o a sd o al pdci, pure se non sono comunista#8 · verdissimo
25 ottobre 2007, 23:23 ma quale partito, il mio partito da 20 anni si chiama VERDI-SOLE CHE RIDE, col piffero che ne faccio uno con i rossi.. nella loro cultura c‘è l’egemonia.. ma per quanto mi riguarda Pecoraro Scanio è un grande, federazione si, ma non oltre l’accordo elettorale.. rosso non divento#9 · falce e martello
25 ottobre 2007, 23:25 allora grande diliberto, fate tutto ma non toccate falce e martello.. il 20 lo dimostra, 1000000 di bandiere con falce e martello#11 · Mescalero
26 ottobre 2007, 00:01 Di gente che si divende il suo piccolo orto non si sa che farsene. La posta in gioco è troppo alta. La federazione non può che essere il primo passo di una forza unitaria pena la scomparsa e l’irrilevanza della sinistra tutta. Non c‘è alcuna ragione per cui non debba costituirsi una forza unitaria. Io mi riconosco nella tradizione del movimento operaio e (cirticamente)nella storia del PCI ma sono più ambientalista di qualunque militante dei verdi. I piccoli feudi personali della zero virgola non portano da nessuna parte così come il cartello elettorale se fosse il punto d’arrivo e non di partenza. Ha ragione Folena, sbaglia solo nel credere che il tutto si risolva con le primarie sul leader, cioé con un meccanismo speculare a quello che ha portato alla costituzione del PD. Bisogna partire dal basso in un processo di contaminazione e fusione che veda insieme forze politiche organizzate, movimenti, forze sociali, singoli in cui ognuno porta la sua storia per contribuire a un progetto collettivo: la sinistra. L’alternativa è la scomparsa di tutti verdi e rossi.#12 · Alberto Orioli
26 ottobre 2007, 00:06 Che le liste di candidati al Parlamento puntino ad aggiudicarsi quanti piu` voti possibile in occasione delle elezioni e` una delle poche cose limpide nella politica italiana. Infatti sia gli eletti intenzionati a rappresentare i propri elettori sia quelli intenzionati a curare in Parlamento gli interessi di chi gli finanzia la campagna elettorale, nonche` quelli che si propongono una combinazione di entrambe le cose, puntano al piu` ampio “bacino elettorale”. Il bacino elettorale non e` un affettuoso augurio dell’elettore all’eletto… E` quella cosa o coso che se anche in Parlamento occupi un solo posto puoi farti valere piu` del tuo collega di partito, se lui ce l’ha piu` piccolo! Infatti, anche se molto dipende dal sistema elettorale, i voti incamerati oltre la soglia che consente l’elezione di un candidato possono contribuire all’elezione di altri della stessa lista o, piu` in generale, al peso in Parlamento e nel paese, della forza politica piu` affine. E` quindi comprensibile che allo studio di ottimali aggregazioni elettorali si dedichi molto tempo. In questa occasione ne dedico anch’io. Continua (post del 22 ottobre) su… http://nopartisan.blogspot.com/2007/10/strategia-elettorale.html#13 · antonino orlando
26 ottobre 2007, 00:22 Cari compagni, a mio modesto avviso ha ragione Folena. Il risultato della riunione dei vertici SD, PdCI, PRC e verdi ha prodotto il minimo dei risultati e sembra quasi che l’accordo raggiunto sia una risposta, quasi obbligata, ma in verità poco convinta. Del tipo: Facciamo vedere che siamo uniti ma poi ognuno fa quello che vuole, ognuno, al momento opportuno la spara più grande ( tipo Rizzo sui brogli) e poi, alla fine se ci conviene ci uniamo con un cartello elettorale altrimenti andiamo per conto nostro, al massimo, se siamo bravi, ci portiamo qualche pezzetto dai nostri amici. Così, a mio avviso non si va da nessuna parte. Se ci vogliamo accontentare facciamolo pure, ma sia chiaro è un accordo al ribasso: La classica montagna che partorisce un topolino. A mio avviso, come dice bene anche Folena, si devono fare le primarie per scegliere programmi, idee e gruppi dirigenti. Solo in questo modo ci sarà una vera mobilitazzione di massa. Altrimenti sarà solo una solita riunione tra addetti ai lavori. Non vi nego che sono un pò sfiduciato.#14 · scusate
26 ottobre 2007, 01:05 cari compagni, io credo che per ovvie ragioni culturali non si può andare pltre la federazione.. ieri lo spettacolo dei segretari è stato ridicolo, troppe differenze: 1) Giordano vorrebbe andare oltre la federazione ma gran parte del suo partito è titubante 2) Diliberto non vuole rompere lo schema identitario, perchè ha un problema con Rizzo che farebbe una cosa 1,qualcosa ma con falce e martello 3) Mussi ha traghettato tanti compagni (come me), in un’operazione fallimentare, meglio era confluire in rifondazione o comunisti italiani.Infatti da quando sto in sd, la sede prov. di Napoli non apre prima delle 13, forse qualcuno passa prima.. ma il dato terribile è che nessuno la pensa in egual maniera, Tizio dice che è per il partito unito (ma in realtà pensa al partito di sd), Caio crede sia meglio la federazione, Sempronio vuole rafforzare sd.. ognuno in maniera differente. 4) I verdi invece non se ne fregano di andare oltre l’accordo elettorale perchè al sud hanno le loro clientele, ma per fortuna c‘è Cento che è il pungolo di Pecoraro Risultato a livello europeo: -giordano fa la sinistra europea -Diliberto la commemorazione della piazza rossa -Mussi il socialismo europeo (con De Michelis, Angius, D’alema) -Pecoraro la costituente ambientalista Ora io sono per l’unità, cosa che si doveva fare in piazza già il 20 ottobre.. ma fare un partito che ha 4 anime che non sciolgono i nodi, neanche di collocazione internazionale che mostruosità sarebbe? Che differenza ci sarebbe con il processo di costruzione del pd? Perchè fare un partito che rischia di scindersi ad ogni parola, azione o altro? sperimentiamo quindi forme nuove.. con giordano sono d’accordo quando dice di utilizzare il modello dei social forum.. ma non facciamo un altro partito, da quando si è sciolto il pci, ho fatto tante scissioni: da Pci a Pds, da Pds a Rif.com, Da rif com a comunisti unitari (D.S.), da D.S. a S.D.,ora da sd a rif.com di nuovo… basta facciamo una cosa diversa da un partito che si scinde.. scusate#15 · Canesciolto
26 ottobre 2007, 02:09 il #14: -giordano fa la sinistra europea -Diliberto la commemorazione della piazza rossa -Mussi il socialismo europeo (con De Michelis, Angius, D’alema) -Pecoraro la costituente ambientalista L’unica cosa sensata che ho letto fino ad adesso…ma vale per quello che succederà in Italia non per l’Europa.#16 · Charlie Brown
26 ottobre 2007, 03:23 Condivido totalmente il ragionamento di Folena. E’ ora di nuovo soggetto plurale, ne va della vita della sinistra. La federazione non è assolutamente sufficiente. Basta con le resistenze di apparato, basta con le resistenze identitarie! Ho sempre votato Prc, ma ora sento l’esigenza inderogabile di un nuovo partito della sinistra (senza aggettivi). Ginsborg ieri su liberazione ha proposto delle tappe e delle modalità di aggregazione. Sono d’accordo e ci vuole coraggio!!!#18 · Mario L
26 ottobre 2007, 09:26 Condivido in pieno il ragionamento di Folena, ma mi stupisco nel momento stesso in cui lo dico. Quello che dice Folena è il succo della democrazia, che dovrebbe essere ormai cosa condivisa da tutti. I politici dovrebbero essere i rappresentanti di una parte del popolo, non essere capibastone che guidano i processi. E’ così banale questa affermazione che dire di trovarsi d’accordo è del tutto inutile. Se abbiamo bisogno di discutere di ciò, allora davvero vuol dire che si è persa la ragione e che la politica è sprofondata in qualcosa d’altro. Si parla del nuovo e dei nuovi modi di fare politica, di dare voce alla gente (che avrebbe dovuto averla da sempre, ma evidentemente non ce l’ha), di coinvolgere, includere, aprire, trovare. Per fare tutto questo, la prima cosa da fare secondo me, è non dare per scontato l’esistente. Questo sito è un grande patrimonio per tutti, perchè permette una partecipazione che altrove non è possibile. Se si desse forma e sostanza alla partecipazione che quotidianamente i compagni agiscono qui, sarebbe già un bel passo avanti. Indiciamo un referendum su questo sito. Si scelga un tema al giorno. Si propagandi l’iniziativa il più possibile, si invitino tutti gli interessati a partecipare, costruiamo un manifesto di contenuti ed idee che possano indicare la strada e l’orizzonte della nuova formazione. Sono convinto che ne verrebbero fuori tante sorprese che gli attuali politici neanche immaginano, tanta è la distanza che hanno dalla società civile, dalla base. Discutere di federazione, partito unico, gruppi elettorali è quanto di più deleterio possa accadere in questo momento. Possiamo iniziare proprio da qui. Potrebbe essere questo il primo tema da sottoporre al giudizio.#19 · simone
26 ottobre 2007, 10:03 Io ho come ha scritto nel #5, non capisco sinceramente tutte queste perplessità, tutte queste diffidenze. Come ha scritto qualcuno: non si capisce che la posto in gioco è troppo alta per mantenere intatto quel piccolissimo, inutile orticello che serve ben a poco. Unirci è l’unico modo per realizzare i nostri obiettivi. Se si rimane disuniti con quel 2-3%, tutto viene ridotto a qualcosa di inutile perchè non possibile da realizzare. Scommettiamo che con un 10-15% abbiamo una forza maggiore per chiedere di cambiare la situazione?? Un conto se fossimo diversi, con IDEE diverse. Ma qui ci sono quattro partiti che hanno idee comuni, condivise. E pensiamo che il problema sia una collocazione europea?? Io mi auguro che ci possa essere un cambiamento anche in Europa per tutta la sinistra. E’ necessario anche in Europa questo passaggio.#20 · COSIMO TAMIANO
26 ottobre 2007, 10:45 Condivido e sottoscrivo quanto sopra espresso dal post 13 Antonino Orlando e in parte anche dal post 11 Mescalero. Tuttavia, ho avuto modo di esprimere il mio parere sulla questione dell’unità a sinistra con due articoli pubblicati su questo stesso sito l’8 maggio 2007, “La confederazione a sinistra? Un errore” e il 9 luglio “La base chiede unità”. Dal dibattito che emerge in questi mesi, i compagni di base (a parte una piccola minoranza strettamente collocata, posizionata e sistemata) non è entusiasta della federazione, chiede di più, qualcosa di concreto e reale, ovvero chiede una unità vera che si può ottenere solo con un unico partito. La federazione alcuni la stanno accettando come male minore ma non ne sono nè entusiasti nè convinti. A mio avviso si rivelerà un imbroglio, un modo per tenere apparentemente tutti insieme ma con linee politiche e modi di pensare e di fare autonomi. Io non mi faccio illusioni, la federazione se si farà non produrrà nulla di nuovo e di utile. Non facciamocci prendere dai facili sentimentalismi, compagni, ragioniamo con la propria testa. La federazione serve a salvaguardare interessi di bottega che a noi militanti di base oltre che non ci riguardano spesso disdiciamo. Io mi permetto di lanciare una proposta: chi crede veramente all’unità della sinistra, cominci a dare battaglia nei propri partitini arrivando anche a rinunciare di rinnovare la tessera di appartenenza, in modo tale da lanciare un segnale ai propri dirigenti che così non va, quanto da loro proposto non è utile, non serve alla sinistra e non serve soprattutto ai lavoratori italiani. Questi dirigenti non hanno colto o non vogliono neppure cogliere il senso della manifestazione che alcuni di essi hanno organizzato il 20 ottobre scorso. Riscontro ogni giorno che passa che alcuni di questi dirigenti sono un freno a mano ai fini di un progressivo processo unitario e reale della sinistra. I vari orticelli non producono più, sono diventati saturi e morenici. Ho il sospetto che la proposta della federazione non è altro che un modo per continuare a lasciare le cose come stanno. Vi immaginate alla vigilia delle elezioni le battaglie egoistiche che si instaureranno per la formazione delle liste? “Dove sono capolista io non sei tu e viceversa” oppure “tanti candidati a me che sono più forte e di meno a te che sei più piccolo”. Sarà sicuramente una cosa ridicola e disgustosa. Infine i dirigenti è bene che siano scelti dalla base con elezioni e con indicazione di preferenza, basta con le opzioni e imposizioni dall’alto, ne siamo stufi, anche perché molti hanno dato prova di essere esperti o competenti in nulla.#21 · Fabio
26 ottobre 2007, 11:04 La cosa stupefacente e’ questo disinvolto adorare la falce e martello. Per me e’ identico ad adorare la Svastica. Non e’ identico ad adorare il Fascio solo perche’ abbiamo una legge di apologia in proposito. . Poi sti qui sono magari i primi che deridono i cattolici senza capire che entrambi sono dei religiosi.#22 · santorre di santarosa
26 ottobre 2007, 11:31 bravi compagni! quelli dei verdi si tengano il Sole che ride (ma che cavolo si riderà, poi…), i partiti comunisti (che di comunista hanno solo il nome) si tengano la falce e martello; io che sono di sd mi tengo l’arcobaleno…sia chiaro ognuno in europa se ne stia nel suo gruppo, mi raccomando! Poi, però, mi auguro si faccia un proporzionale con lo sbarramento al 5%, così al massimo entra un rifondarolo e gli altri tutti a casa a guardare Camera e Senato sui canali 824 e 825 di Sky!!! Ma possibile che ancore non si sia capita la necessità di trovare un’unità, benchè nelle differenze??? Io credo che sia inevitabile la formazione di un partito unitario (la FED deve essere solo un passaggio) in cui io, che sono un socialista libertario, starò con i neo-comunisti e con gli ambientalisti. E d’altronde mi sembra che sia in sd che in prc e pdci sia maturata una coscienza ambientalista, così come nei verdi ne è maturata (o c‘è sempre stata) una sociale. Finalmente si è capito che le cose possono e devono convivere. Usciamo dalle trincee, o rischiamo di finire lì le nostre storie politiche.#24 · franco daroma
26 ottobre 2007, 12:16 Sono assolutamente, totalmente e senza alcuna eccezione d’accordo con quanto scritto da Tamiano (post 20) a proposito dell’unità a sinistra e della relativa forma organizzativa. Più volte, negli ultimi mesi, ho espresso in questo blog il mio parere: io auspico la necessità di una sinistra unita, purché tale unità sia costruita non sulla base di slanci emotivi – che, pur apprezzabili, di per sé non fanno costruire nulla: necessari ma non sufficienti – ma avendo come riferimento chiaro ed inequivoco un perimetro di valori condivisi, enunciati a tutte lettere e che non possano dar luogo ad interpretazioni riduttive o comunque di lettura individuale (in questo senso sono non molto fiducioso, perché sul discrimine dichiaratamente anti-liberista non credo che tutti i cantori dell’unità a sinistra siano poi realmente d’accordo). Questo “nuovo soggetto” (non mi piace per nulla il termine “soggettività” che qualcuno usa ad ogni pie’ sospinto) deve, per me, essere un “partito unico” e non una confederazione che, temo ma essendone quasi sicuro, lascerà il tempo che trova. Ed ho anche fatto un esempio concreto: ammettiamo che la confederazione fosse nata il 20 Luglio, come sarebbe andata su pensioni e welfare già il 23 Luglio e poi con i minuetti successivi di Settembre (Sì con riserva da un lato, astensioni dall’altro) e di ottobre (Sì senza nemmeno più riserva da un lato, confermate astensioni dall’altro)? No, per me l’unico modo serio di fare l’unità con prospettive di durata è un “Partito unico”, che sia plurale nelle ispirazioni ma vinvolato ad una unica organizzazione. “ chi crede veramente all’unità della sinistra, cominci a dare battaglia nei propri partitini arrivando anche a rinunciare di rinnovare la tessera di appartenenza, in modo tale da lanciare un segnale ai propri dirigenti”, ha scritto Cosimo Tamiano. Per quanto mi riguarda, io sono un militante (benché “critico”) di Rifondazione, ed ho sempre condiviso la linea bertinottiana. In quel Partito non molti sono d’accordo sulla linea del Partito unico (oltre a Bertinotti, lo sono Alfonso Gianni e qualche altro dirigente, ma non moltissimi). Io non avevo, fino ad un mese fa, ancora rinnovato la tessera per il 2007, poiché speravo di poter andare “oltre” il Partito (la parola “oltre” fece nascere sanguinose polemiche nel Partito, nello scorso Luglio); siccome questo non è avvenuto, ho rinnovato la tessera per poter sostenere in Congresso la posizione del Partito unico (sapendo che perderemo, ma almeno si potranno sostenerne le ragioni). Ritengo che, anche su questo piano, ci sia accordo fra Tamiano e me. Ma siamo solo due: quanti altri?#25 · Michele da Parigi
26 ottobre 2007, 12:59 I sentimentalismi verso i simboli sono, a mio avviso, frutto di una cultura religiosa presente ad ogni livello nella nostra società… ma il rispetto per la storia delle persone per cui questi simboli hanno rappresentato idealità e speranze, purtroppo spesso frustrate, non può portarci a credere che un simbolo possa essere o anche solo rappresentare una vera identità. L’identità di ognuno di noi si basa sulla nostra individuale sensibilità verso le sofferenze e le aspirazioni di altri individui. Per questa sensibilità ci ritroviamo tutti A SINISTRA!!! Sarà perchè vivo fuori Italia e quindi, senza merito, meno provinciale, ma credo che i molti nostalgici della Falce e Martello si debbano porre il problema di cosa provino i milioni di nostri concittadini europei che hanno vissuto l’esperienza del socialismo reale. Anche volendo rimanere legati alla “gloriosa” storia italiana non ci si rende conto che essere di sinistra oggi in Italia vuol dire prima di tutto essere sensibile verso i milioni di lavoratori rumeni, albanesi, e di tutti gli altri paesi dell’est Europa che vedono in quei simboli la celebrazione delle violenze inumane subite. Come ci si può dire di sinistra in Italia oggi e non porsi il problema di rappresentare i milioni di lavoratori dell’est? E credetemi si perde solo tempo a spiegare che ogni paese ha una storia diversa e bla bla bla. Questi milioni di lavoratori hanno bisogno di essere protetti e di conoscere quali sono i loro diritti: ricongiungimento, istruzione e formazione, corsi d’italiano, scuola e opportunità per i loro figli ecc… Vogliamo essere così egoisti che per non sapere rinunciare ad un simbolo, ad una apparenza d’identità, rinunciamo al primo compito della sinistra che è quello di essere vicini ai più deboli rappresentando e rendendo forti le loro aspirazioni? Se proprio dobbiamo perdere tempo a cercare una bandierina che ci rappresenti teniamoci il Rosso che è stato quasi ovunque il colore delle battaglie per i diritti e aggiungiamoci il Verde perchè oggi proprio non ci si può dire di sinistra senza vedere il nesso tra rivendicazioni sociali e salvaguardia dell’ambiente. Insomma andiamo avanti ma poniamoci il problema di rappresentare chi ne ha veramente bisogno. P.S. La federazione è chiaramente poca cosa soprattutto se per partecipare e decidere bisognerà per forza iscriversi ad uno dei 4 partiti esistenti e non ci si potrà iscrivere esclusivamente alla federazione unitaria.#26 · Michele da Parigi
26 ottobre 2007, 13:14 Post Scriptum: A me che il simbolo della Falce e Martello oggi sia un po’ come il crocifisso nelle scuole. Una rivendicazione identitaria rivolta contro qualcuno, tendente quindi ad escludere e non ad includere.#27 · Fabio Vander
26 ottobre 2007, 14:26 Folena deve in primo luogo chiarire lui cosa vuole. L’altro ieri ha dichiarato che “il nostro modello è l’Ulivo”. Il nostro modello è l’Ulivo? Se volevo l’Ulivo, magari ‘di sinistra’, entravo nel PD. Se a questo si aggiunge che Folena vuole anche le primarie, non si capisce perché parli tanto di sinistra. E’ forse bruciato dal fallimento di Sinistra Europea? In verità le primarie vanno benissimo. Ma per il Pd. Il punto è che presuppongono un modello plebiscitario; Veltroni era il candidato già nominato dai vertici, per cui i tre milioni hanno fatto un ‘gioco’ inutile. La democrazia, che è potere del popolo, si umilia così: chiamando il popolo a partecipare, senza decidere (ma ratificando quanto già deciso), senza reale alternativa di progetti e personale politico. Nessuna democrazia al mondo si basa sulle primarie. La sinistra deve unirsi per fare altro. Mostrare di avere un’altra idea di democrazia, quella in cui i cittadini conoscono, decidono, controllano. Il processo di unificazione della sinistra deve avvenire alla luce di quest’altra idea di democrazia, senza di essa sì che sarà solo un processo di convergenza fra vertici, ‘imbellettato’ con primarie a esito predeterminato. Dunque: 1) Stati generali della sinistra, aperti a partiti, movimenti e cittadini; 2) procedure chiare di elezione dei delegati e degli organismi dirigenti della nascitura federazione; 3) modalità di ‘sfiducia’ degli eletti, da parte di un numero significativo di iscritti; 4) organismi di controllo sull’attività dei gruppi dirigenti; 5) rispetto delle minoranze, accesso alla stampa di partito, ecc. Il limite di fondo del discorso di Folena è la subalternità ai modelli culturali e politici prevalenti, quando invece serve una sinistra non solo unita, ma prima di tutto autonoma, culturalmente e politicamente.#28 · COSIMO TAMIANO
26 ottobre 2007, 14:49 A Francodaroma (post 24). Caro Franco mi fa piacere che su queste questioni da tempo fra noi c‘è molta sintonia e comunanza di idee pur non facendo parte dello stesso partito (comunque entrambi di formazione comunista). Tuttavia, quanto al mio pensiero, da te richiamato, è solo una provocazione per sensibilizzare tutti i compagni che credono in un progetto più ampio e concreto. Potremmo proporre un sondaggio o qualcosa di simile proprio su questo sito e vedere quanti accolgono la proposta della federazione e quanti quella del partito unico (con l’augurio però che qualche compagno del pdci non intervenga più volte per esprimere il proprio parere come hanno furbescamente fatto sul referendum sindacale compromettendo l’immagine di un popolo che si autogestice democraticamente), quanti propongono l’elezione diretta dal basso dei dirigenti (con preferenza) e quanti invece ritengono confermare i metodi tradizionali, quanti sono per una forma di “primarie” (ovviamente non simili a quelle fatte dal P.D.) e quanti non lo sono. La direzione di questo sito è disponibile a formulare una proposta del genere e sottoporla all’attenzione di tutti i compagni che scrivono e leggono il sito e anche oltre? Grazie.#29 · maxrosso
26 ottobre 2007, 15:23 Per i post 20 24 e 26 Diciamo le stesse cose con sfumature che non sono differenze cosi’ gravi da pregiudicare il futuro del nuovo soggetto politico. In fondo non sono nuove le aspirazioni e le rivendicazioni della sinistra pur frammentata in tutti i suoi partiti e movimenti: la pace, il lavoro, il salario, la casa, l’ambiente, i diritti e la democrazia. Ricordo trent’ anni fa’ le discutevo e agivo con iniziative quale giovane militante del Pdup . Per noi comunisti del pdup non e’ democrazia il capitalismo occidendale ne’ lo era quello dei socialismi reali, proprio perche’ i padroni e i salariati di fame in un lavoro dove si puo’ morire era uguale nei due blocchi. Uguale nei due blocchi il colonialismo. Ricordate cile,grecia e ungheria o polonia. Di qui la distanza per molti anni per noi del Pdup dal Pci, oltre per l’impossibilita’ di accettare il compromesso storico ( uniti si’ ma contro la dc!). Adesso quello che voglio dire è che falce e martello sono simboli importanti per me, proprio per quello che rappresenta voglio la sinistra unica per essere piu’ forte nel governo dell’Unione. Falce e martello sono stati oggettivamente simboli vitali per cio’ che il movimento marxista e socialista ha compiuto per la democrazia in italia e per i lavoratori, e non bestemmiamo con qualunquistici paragoni con il fascio. Quello della Federazione della sinistra non è una sconfitta, perche’ non è solo non voler perdere le proprie identita’o fare accellerazioni che potrebbero dare a divisioni e incomprensioni. E’ anche un maturare e crescere insieme per tutti i soggetti politici e dei movimenti ne La Sinistra, con il suo simboli e i suoi dirigenti che ci dovranno rappresentare tutti perche’ le iniziative politiche gia’ sono pressochè identiche. E’ meglio aggiungere un simbolo sul muro, che togliere . Il crocifisso che non mi rappresenta, io non l riesco a togliere perche’ so che oggi è anche un simbolo di pace e di fede, di una chiesa che è anche chiesa di frontiera e di liberazione. Cosi’ per la mia simbologia, premettendo che i simboli dei comunisti in Italia sono sempre associati alla pace, al lavoro e alla democrazia. E’ ovvio che un nuovo logo non puo’ contenere tutti i simboli. Cresciamo insieme in una sinistra unica ma plurale. Anch’io spero poi la maturazione della Federazione de La Sinistra per il Partito del Lavoro. Saluti Max#30 · franco daroma
26 ottobre 2007, 15:54 Caro Cosimo (post 28), proprio il fatto che, come tu rilevi dopo aver letto la mia appartenenza, “su queste questioni da tempo fra noi c‘è molta sintonia e comunanza di idee pur non facendo parte dello stesso partito” dà alla nostra sintonia un valore ancora maggiore, e prefigura – a livello molecolare, evidentemente – quella unità che in tanti auspichiamo, come si vede anche dagli interventi di molti altri compagni dei quali spesso non conosciamo l’appartenenza. Ne sono lieto, rinfrancato ed anche un po’ orgoglioso. Faccio anche mia e (ri)giro alla direzione del giornale la proposta di una sorta di “referendum” (o sondaggio) – fra coloro che sono favorevoli all’unità della sinistra – sulla forma organizzativa, (con)federazione o partito unico. Siamo tutti sicuri che nessuno vorrebbe “strafare”, e che sarebbe una partecipazione leale ed indicativa, in una certa misura. Trovo pure molto interessanti le riflessioni e proposte di Fabio Vander (post 27).#31 · Giovanni P. Bulfone
26 ottobre 2007, 15:58 La storia della sinistra italiana è, purtroppo, una storia di scissioni, a partire dall’Ottocento; davanti ai grandi momenti della nostra storia ci siamo sempre trovati divisi, e a rimetterci è stata l’Italia intera. Di fronte alla nostra destra attuale, che altro non è se non fascismo riverniciato, dobbiamo superare questa nostra debolezza: se non possiamo fare altro, tentiamo almeno la strada della federazione della sinistra, erede delle migliori tradizioni del socialismo e del comunismo italiano.#32 · vito
26 ottobre 2007, 15:59 Folena ha ragione a dire cosa sarebbe necessario. Certo che fare la FED è proprio una idea originale! Complimenti. A giudicare dal tenore dei post sembra che questa “utopia” di una sinistra (questo residuato della sinistra storica italiana) unita sarà davvero difficile da realizzare. Sono uno della sinistra DS che non ha seguito Mussi in questo percorso incoerente e velleitario. I fatti, purtroppo, mi danno ragione. Quanto è rimasto è solo la brutta copia e lo scimmiottamento del glorioso PCI. Altri tempi altro spessore culturale e altri gruppi dirigenti.#33 · Michele da Parigi
26 ottobre 2007, 17:14 Secondo Maxrosso non si può togliere il crocifisso perchè simbolo anche di pace e altro e quindi, riferendosi alla diatriba falce e martello si o no, sostiene che sarebbe meglio aggiungere simboli piuttosto che eleminarne alcuni. A mio avviso invece il crocefisso nelle scuole andrebbe tolto perchè la scuola è una casa comune per tutti gli studenti di qualsiasi religione essi siano come per gli atei. La sua presenza per me sta a significare che la casa, anche se apparentemente accogliente, è un po’ più la casa di alcuni che di altri. Anche se è vero che quel simbolo in Italia è soprattutto il simbolo della lotta degli oppressi, io non posso dimenticare quello che rappresenta per milioni di concittadini europei e milioni di lavoratori dell’est Europa che oggi vivono e lavorano in Italia spesso sfruttati e ai margini della società. Anche io sono cresciuto in un ambiente in cui Falce e Martello rappresentavano la lotta per la giustizia e la libertà, ma non posso più continuare ad illudermi che l’Italia e la sua storia siano il mondo. Non mi si rizzano i capelli se vedo la falce e il martello ma nemmeno la vado a sventolare in faccia a chi in quel simbolo non può non vedere che le proprie decennali sofferenze. Per me è molto più importante rappresentare e coinvolgere questi cittadini e lavoratori che compiacere la nostra nostalgia. I simboli sono sempre passati e sempre se ne sono trovati di nuovi, diversamente l’ aspirazione alla giustizia sociale e alla libertà, anche se con nomi diversi, sono sempre stati presenti nella storia dell’umanità. Concentriamoci su questo e tutto il resto sarà molto più facile.#34 · lino
26 ottobre 2007, 17:27 sono un militante dei verdi, dico si alla fed ma non al partito unico.. in Germania la sinistra si è unita, per fare un esempio, con la linke, ma noi che siamo una storia differente siamo rimasti fuori autonomi, ma aperti a collaborazioni elettorali.. quindi nessuna paura del pd.. continuiamo federati ma autonomi#35 · tore melis
26 ottobre 2007, 17:58 Insomma, la montagna ha partorito il topolino. La verità sta nel fatto che nessuno esce dalle famose trincee. Il coraggio di lanciare una costituente, come chiedeva il saggio Giovanni Berlinguer, non c‘è. L’unità della sinistra senza destrutturazione, non può che ridursi ad accordi estemporanei e a cartelli elettorali. La sinistra italiana è ben più larga di quella rappresentata, e oggi pone istanze e problematiche che l’attuale organizzazione politica di sinistra non è in grado di recepire nella propria azione politica. Rimangono, in questo percorso appena iniziato, irrisolti nodi cruciali che per la propria caratteristica fondante, non possono essere oggetto di trattativa cammin facendo. Quali sono questi temi? Eccone alcuni: 1) Sinistra di governo o sinistra antagonista? 2) Sinistra plurale o sinistra radicale? 3) Sinistra laburista o sinistra comunista o sinistra socialista? 4) Sulla rappresentanza del lavoro come la mettiamo. Vale l’antagonismo con il sindacato o sinistra e sindacato faranno due mestieri simili ma diversi? 5) In Europa dove stiamo? O in nome dell’unità siamo disposti a rinunciare ad avere una politica europea chiara e una collocazione riconosciuta che consenta di avere peso? Compagni, certe tematiche sono fondanti, come dicevo, non si possono lasciare alla discussione casuale. La trattativa politica non viene da se. O la si costruisce o l’unità della sinistra sarà irrealizzabile, ameno ché non si proceda verso un’annessione a partiti già strutturati, radicati e organizzati, cioè si faccia PRC2, richiesta abbastanza diffusa e prospettata da vari post. Posto il peso delle tematiche esposte, mi sembra paradossale che la discussione dell’unità della sinistra, sia ridotta alla querelle della conservazione di simboli o vessilli. Mi rammarica che SD, la quale avrebbe dovuto determinare il tavolo per discutere questi temi, si stia sfaldando proprio nel momento crucciale, rischiando di fare tabula rasa delle parole d’ordine del proprio esistere: Socialista, di governo, Plurale, del lavoro ecc ecc.#37 · uno che a roma c'era
26 ottobre 2007, 18:15 Un milione di persone ha affrontato viaggi estenuanti, molti hanno lavorato per mesi alla riuscita dell’evento, per poter sfilare orgogliosamente a Roma sotto la falce e il martello. Falce e martello non si toccano! No alla bolognina 2! sì all’unità dei comunisti saluti comunisti#38 · Guido
26 ottobre 2007, 18:16 Che tristezza compagni. A seguire questo ed altri dibattiti simili si rimpiange di non aver aderito subito al PD. E noi dovremmo cambiare il mondo? Proporre un nuovo modello di stato e di società? Ma per favore? Facciamola finita di spaccare il capello in 4 e rimbocchiamoci le mani. Mi associo a chi prima di me ha invocato il sistema tedesco. Io da elettore del PdCI e dei Verdi non ne posso veramente più dei vostri distinguo e della vostra irrinunciabile identità.#39 · uno che a roma c'era
26 ottobre 2007, 18:42 Spaccare il capello in quattro? i comunisti la gente l’hanno portata in piazza (1 milione), con coerenza e con parole d’ordine chiare, chi vuole il partito unico della sinistra (leggi: un nuovo PDS ) il 20 era a casa. Allora mettiamola così: PRC e PdCI hanno dimostrato il 20 ottobre, se ce ne fosse stato bisogno, che solo i comunisti hanno i militanti, l’organizzazione, i numeri, la forza per mettere in piedi un’evento immenso come quella manifestazione. Poche storie: se la direzione della “sinistra” fosse in mano a mussi & C, col cavolo che si faceva il 20 ottobre! Il partito della sinistra non sarebbe altro che la gamba di “sinistra” del PD! Spiegatemi dunque un motivo valido, dico uno, per abbandonare falce e martello, a maggior ragione dopo lo spettacolo del 20 ottobre.#40 · santorre di santarosa
26 ottobre 2007, 20:16 anche io c’ero a roma e non sono comunista. ho visto bandiere dei verdi, di SD (nonostante non ci fosse stata un’adesione ufficiale), ho visto quelli di Uniti a Sinitra, che non sono comunisti. ho visto quelli dell’ARS e di Rossoverde. ho visto quelli dell’arci, che se gli parli di comunismo ti ridono in faccia. capiamoci: non c‘è bisogno di “comunismo”, c‘è bisogno di più giustizia sociale e di più libertà. la stragrande maggioranza di quelli che stavano in piazza chiedevano questo, non la rivoluzione d’Ottobre. e volere più uguaglianza e più libertà, il rispetto del diritto alla casa, la solidarietà con i migranti, i diritti per gli omosessuali, etc non significa essere comunisti, ma essere di sinistra! punto e basta! fare i duri e puri non serve. serve il coraggio di “uscire dalle trincee” e di lavorare insieme per concretizzare certi obiettivi! invece mi sembra che molti si beano della propria purezza ideologica e di quanto sono belli e di quanto sono “traditori” gli altri. io e penso tanti altri, se la sinistra non si unisce seriamente e in breve tempo, rinunceremo a votare…altri ancora decideranno di puntare sul cavallopiù forte e su quel fantino “tanto buono” (PD e Veltroni, ça va sans dire…)#41 · uno che a roma c'era
26 ottobre 2007, 21:04 Verdi: 1 bandiera SD: 2 o 3 bandiere ARS, Uniti a sinistra: qualche decina di manifestanti ARCI: non pervenuti PdCI + PRC = centinaia di migliaia di bandiere Nessuna purezza ideologica; ma una semplice constatazione: i 2 partiti comunisti sono stati la spina dorsale del 20 ottobre. Nessuna accusa di tradimento, nessuna pretesa di buttare nel cesso una storia.form di registrazione al sommario
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#1 · bellavita
25 ottobre 2007, 20:00 il 2000 è il secolo rapido, la sinistra radicale si sta baloccando sul niente da troppi mesi, mentre il PD è già una realtà. E forse Veltroni ha già deciso di andare al voto subito. Perderà, ma grazie al porcellum si disegnerà un partito su misura per vincere la prossima volta, quando Berlusconi sarà alla neurodeliri.