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I 30 denari di Marchionne

Carla Ronga, Emma Berti,   24 ottobre 2007, 19:14

I 30 denari di Marchionne     L'amministratore delegato della Fiat dona trenta euro ai dipendenti dell'azienda come anticipo dei futuri aumenti contrattuali, senza consultare i sindacati. Fim, Fiom e Uilm confermano lo sciopero del 30 ottobre



Nel giorno dell'approvazione della trimestrale, il Gruppo Fiat spiazza sindacati e industriali annunciando da ottobre un incremento di 30 euro, comprensivi dell'indennità di vacanza contrattuale, nelle buste paga dei suoi dipendenti. Una nota del Lingotto spiega che si tratta di "un'anticipazione dei futuri aumenti salariali dei minimi contrattuali".
Il contratto collettivo dei metalmeccanici è scaduto il 30 giugno scorso, e fino ad ora non si è riusciti a concludere la trattativa a causa di alcuni aspetti normativi. Marchionne ha giustificato questa iniziativa dicendo che "per l'importante contributo dei lavoratori della Fiat ai buoni risultati del Gruppo, abbiamo voluto dare un segnale di attenzione, andando incontro, almeno parzialmente, alle attese di miglioramento economico cercando di ridurre i disagi di un eventuale protrarsi delle trattative".
L'amministratore delegato si è detto poi fiducioso sul possibile raggiungimento, in tempi brevi, di un accordo, e convinto del fatto che "le parti sapranno trovare il giusto punto di equilibrio tra le necessità di competitività e flessibilità delle imprese e le attese dei lavoratori". Quello della Fiat "è un atto di attenzione verso i lavoratori" anche per Luca Cordero di Montezemolo, che inquadra il gesto del Lingotto all'interno delle "riflessioni che da tempo Confindustria sta portando avanti per rendere più moderne le relazioni sindacali". Per il numero uno degli industriali, infatti, "occorre superare le ritualità che caratterizzano da almeno 30 anni i rinnovi contrattuali e trasformarli davvero in strumenti utili per la tutela dei lavoratori e le esigenze di competitività delle imprese".

Ma, al di là del fatto che 30 euro, pochi, maledetti e subito, possano incidere sul miglioramento delle condizioni economiche dei lavoratori, questo "segnale" lanciato unilateralmente da Marchionne, senza alcuna consultazione con i sindacati, assume diversi significati e può essere letto da vari punti di vista. Quello dell'amministratore delegato, o almeno quello che decide di esternare in modo esplicito, è: la Fiat cresce, noi siamo buoni, quindi crescono i salari. Prospettiva semplicistica e riduttiva, date le implicazioni dal punto di vista contrattuale e dato il sorpasso, da destra e senza freccia, operato nei confronti dei sindacati.
Si può parlare davvero di "attenzione verso i lavoratori"? Il munifico ad della Fiat, che si appresta ad elargire 360 euro annui lordi ai dipendenti, utilizza semplicemente parte dei 5.000 euro a dipendente (10.000 per gli stabilimenti del Sud) frutto dell'intervento sul cuneo fiscale.
Sappiamo bene che quando Confindustria parla di "rendere più moderne le relazioni sindacali" in realtà punta all'abolizione dei contratti nazionali e, dunque, all'indebolimento dei lavoratori e alla messa a tacere dei sindacati. Tanto più se sul tavolo c'è un contratto che "pesa" per davvero.

Fim, Fiom, e Uilm, le categorie che rappresentano i metalmeccanici all'interno delle tre organizzazioni confederali, il 12 aprile di quest'anno hanno presentato una piattaforma unitaria etichettata come eccessiva e troppo onerosa da Federmeccanica e Confindustria. Cosa prevedeva questa piattaforma? Per quanto riguarda i salari, 117 euro di aumento mensile al 5° livello e 101 euro al 3°, la stabilizzazione in un "istituto permanente" ("mancato premio di risultato") dei 130 euro annui concordati con il rinnovo salariale del 2006, con l'aggiunta di 30 euro mensili. Relativamente all'inquadramento, si proponeva il passaggio dal sistema basato su 7 categorie e 8 livelli retributivi (risalente al 1973) ad un sistema di 5 fasce professionali con 2 categorie ciascuna. Sull'orario era previsto si potesse ricorrere a quello plurisettimanale solo in caso di particolari picchi produttivi, e veniva chiesto un aumento delle relative maggiorazioni salariali. Inoltre, punto dirimente, il contratto avrebbe dovuto precisare che il normale rapporto di lavoro è il contratto a tempo indeterminato. Venivano infine introdotte misure per la riduzione del ricorso al lavoro precario e altre novità in materia di diritti e relazioni sindacali.
Era questa dunque la piattaforma eccessiva per le controparti. Più che eccessiva andrebbe definita seria e migliorativa, e, infatti, le trattative sono ancora aperte.

Come hanno reagito i sindacati al 'regalino' di Marchionne? Il primo commento di Giorgio Airaudo, segretario provinciale della Fiom di Torino, è stato moderatamente positivo, e l'iniziativa è stata da lui letta come "una novità senza precedenti, che faciliterebbe il rinnovo del contratto", e come "un gesto che rompe il fronte padronale". Insomma, un buon segno per i lavoratori della Fiat. Ma in seconda battuta il segretario ha precisato che "Fiat e Federmeccanica devono però sapere che vogliamo l'intero contratto e non un anticipo", richiesta che si accompagna alla conferma dello sciopero del 30 ottobre. Insomma, se si tratta di una sorta di tranello, di una "mancia antisciopero", i sindacati non ci stanno, i miseri 30 euro verrebbero respinti al mittente. Airaudo è convinto che comunque la mossa poco corretta degli industriali non andrebbe in scacco matto.
I leader di Fim, Fiom e Uilm, Giorgio Caprioli, Gianni Rinaldini e Tonino Regazzi, si sono incontrati per discutere della decisione della Fiat, e sono arrivati alla conclusione, unanime, che questa "rafforza le ragioni che stanno alla base dello sciopero del 30 ottobre", e che non credono "possa convincere i lavoratori della Fiat a non partecipare allo sciopero introducendo motivi di divisione nella lotta per il contratto nazionale".

Caprioli parla di "atto ostile verso il sindacato", che "rischia di spostare l'attenzione solo sulla parte salariale". Regazzi sottolinea che si tratta di una decisione "singolare", perché "al tavolo del negoziato ci sono anche loro. Avrebbero dovuto impegnarsi di più affinchè la trattativa si fosse già conclusa". Gianni Rinaldini, leader della Fiom, dichiara che "la messa in discussione del ruolo del contratto nazionale porterebbe a un pesante conflitto sociale", e ritiene di essere di fronte ad un "attacco", poichè i soldi arrivano prima del contratto. Più conciliante il segretario generale della Fismic, Roberto Di Maulo, secondo cui la scelta del Lingotto "è un atto dovuto nei confronti dei lavoratori" ma soprattutto "non è un atto ostile verso i sindacati". Quindi l'accusa a Federmeccanica di "non avere compiuto alcun passo serio in avanti per permettere la conclusione rapida della vertenza contrattuale". A stretto giro la replica di Massimo Calearo, Presidente della Federazione sindacale dell'industria metalmeccanica: "Federmeccanica -spiega in una nota- continuerà la trattativa con uno spirito propositivo e moderno avendo sempre dinnanzi l'interesse delle imprese nella produttività e nella flessibilità senza dimenticare i bisogni dei lavoratori e l'interesse del Paese". Calearo insiste poi sulla necessità di trovare "strumenti rapidi ed efficaci per defiscalizzare gli straordinari, i contratti di secondo livello e un alleggerimento della pressione fiscale sul lavoro per fare in modo che le imprese rimangano sul mercato della competizione e i lavoratori possano avere maggior danaro fresco in tasca".

Certo qualche soldo in più può far comodo ai dipendenti Fiat, ma in questo caso non si può dire che a caval donato non si guarda in bocca. Pare discutibile il modo in cui 30 miseri denari vengano infilati nelle tasche delle tute blu a pochi giorni da uno sciopero generale che chiede molto di più. La posta in gioco supera di gran lunga la somma così "generosamente" regalata da Marchionne.





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