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Disinnescato Mastella,il governo regge

Jacopo Matano,   23 ottobre 2007, 20:29

Disinnescato Mastella,il governo regge     

A Palazzo Madama respinte per un voto le pregiudiziali del centrodestra sulla Finanziaria. La manovra passa grazie alla mediazione di Prodi nel battibecco tra Di Pietro e Mastella in Cdm. Una giornata al cardiopalma, tra richieste di dimissioni, voci, smentite e l' "sms di un amico"

 

Parla De Magistris: "rivoglio l'inchiesta" di J.M. 



"Piena fiducia al ministro Mastella", e la Finanziaria passa. Sono le ore 18, ma la giornata di Romano Prodi e dei protagonisti delle cronache di ordinaria salvezza del governo inizia molto prima. Almeno verso le 11, quando il ministro della Giustizia Mastella riunisce l'ufficio politico dell'Udeur. Nel frattempo, un'agenzia dell'Adnkronos (ripresa dal Tg La7 delle 13) sconvolge le carte: Mastella sarebbe pronto a dimettersi. Nel centrosinistra si muovono gli uffici. Intervistato, Bersani ammette di non avere idea sulla possibilità che il Guardasigilli rassegni le dimissioni sul tavolo di Prodi. Fassino si sbriga a riconoscere piena fiducia a Mastella e richiama alla responsabilità, ma contestualmente Donadi (Idv) spara una bordata contro via Arenula, criticando l'operato del ministro: "Io la fiducia non gliela rinnovo". Il trasferimento di De Magistris, per il dipietrista, ;quot;è un fatto che per gravità ha pochi precedenti e che scuote a fondo la tenuta della stessa maggioranza". Difficile dargli torto, se non altro per l'ultima affermazione. L'interessato, dal canto suo, parla solo a mezzodì e tramite una nota stampa: "Il sen. Clemente Mastella, in merito alla vicenda nella quale è stato strumentalmente tirato in ballo, dichiara - si legge nella nota - che non pronuncerà mai più il nome di De Magistris né si occuperà mai più di replicare alle parole che, del tutto al di fuori della riservatezza cui i magistrati sono tenuti, non dovrebbero essere pronunciate da chi, magistrato, deve rispondere solo alla legge e alla sua coscienza". Contestualmente, e confusamente, parte la giostra di dichiarazioni del centrodestra. Deputati, senatori ed ex ministri chiedono, nell'ordine, le dimissioni di Mastella, di Di Pietro, di entrambi i ministri, di Romano Prodi.

Poco dopo le 16 inizia il Consiglio dei Ministri, e la temperatura a Palazzo Chigi diventa bollente. Sulla riunione dei vertici di governo e sulla tenuta dell'intera maggioranza influisce, grava, pesa, e in ultimo decide il caso De Magistris e lo scontro tra Di Pietro e il sindaco di Ceppaloni.
L'evento sembra meritare una dettagliata cronaca sportiva, comprensiva di tutti i particolari in grado di inquadrare i disagi infantili di una squadra di pulcini, più che i capricci di un team di campioni. Alle 16.20 la tensione si taglia con il coltello, e la parte del manico sembrano avercela proprio i due ministri, che aprono il cdm prendendo per primi la parola. Il titolare delle Infrastrutture spiega i motivi delle polemiche, ed insiste sulle richieste di non trasferire De Magistris e di fare un passo indietro sull'avocazione dell'inchiesta, notificata proprio ieri. Poi, in tono amicale, invita Mastella a trovare un punto di incontro tra i due punti di vista. "Niente da fare", sbotta il Guardasigilli. "La mia dirittura morale è tale che non intendo avere con te alcun punto di incontro, sul piano politico, né ora né in futuro". Tremano al Senato. Di Pietro è pronto a ribattere, ma viene fermato in corner dal Presidente del Consiglio, che arresta bruscamente il battibecco. "Il governo dà piena fiducia a Mastella -dice Prodi al tavolo dei ministri- e alle politiche del governo sulla giustizia, che sono sempre state approvate e votate all'unanimita''. Quello che il ministro della Giustizia voleva sentirsi dire. Quando, un'ora dopo, il Guardasigilli lascia largo Chigi per andare a votare in Senato, i ministri tirano un sospiro di sollievo. E i numeri lo confermano: 158 a 156 e 158 a 157, respinte sia le pregiudiziali di costituzionalità che la mozione di sospensiva sul decreto allegato che accompagna la Finanziaria. L'aula passa alla discussione generale del decreto e da domani comincerà a votare i singoli emendamenti e gli articoli.

Nel dopopartita di una delle giornate più difficili dell'autunno Prodi non mancano divertenti episodi da registrare nella lunga lista delle storielle parlamentari. Mastella, all'uscita dalla buvette di Palazzo Madama, decide di non rispondere ai giornalisti che lo assediano, e sceglie la linea del silenzio. Anzi, del mezzo silenzio, perché racconta un aneddoto: "un mio amico mi ha appena inviato un sms per dirmi che a San Marino, poco fa, il governo è caduto sulla giustizia. Ed è caduto per un voto". Un monito per tutti: il campionato è ancora lungo.

 





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