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Contro "Eisenhower"
Pasqual Maragall*, 22 ottobre 2007, 11:39
Spagna
Pubblichiamo l'articolo apparso su El Pais di domenica, tradotto per noi da Elena Marisol Brandolini. Una riflessione tra malattia e politica, tra medicina e storia
So per certo, poiché mi hanno proposto di far parte del Patronat dell'Ospedale di Sant Pau, che negli ospedali di Barcellona si pratica una ricerca d'avanguardia. Vorrei citare un esempio: la ricerca sulle malattie della memoria. Mi risulta che nell'Ospedale del Mar stanno sperimentando nuove terapie e nuove modalità di coinvolgimento dei malati più reinseriti in aiuto dei più gravi; che nell'Ospedale ClÃnic, Esther Koplowitz sta finanziando nuovi progetti diretti dal dottore Rodés. Che Sant Pau dispone di un'unità molto avanzata nella ricerca sull'Alzheimer, la principale malattia della memoria. E che la consigliera Marina Geli è completamente impegnata in tutto questo.
Parlando della malattia di Alzheimer, che alcuni chiamano Eisenhower perché non ne ricordano il nome autentico, un amico mi raccontava quello che un signore domanda all'altro: "Come si chiama quella montagna di colline rotonde tanto famosa?", al che l'altro gli risponde: "Montserrat". "Esatto!", esclama il primo e continua, rivolgendosi a sua moglie: "Montserrat, dove ho lasciato il giornale?" (Non disse "quella montagna dove c'è la madre di Dio" perché le parole lavorano nella memoria come le ciliegie di un barattolo: la prima tira la gran parte delle altre. Per cui si ricorda ciò che è concatenato. La madre di Dio e Montserrat, per esempio, è una connessione facile per un catalano di una certa età . Come per un sivigliano Dolores e Virgen, o per un aragonese, Virgen e Pilar).
Probabilmente siamo di fronte ad una situazione di emergenza Alzheimer, una malattia che gode di così buona salute che i numeri della sua crescita destano allarme. E di una fama così cattiva che preferisco chiamarla Heisenhower, come fa un mio amico che si burla della malattia con un'ironia un po' perversa. "Che nome ha quella malattia che non mi ricordo mai? Non si chiama Heisenhower?". La unica cosa certa in questo nuovo battesimo ironico è che ci fu sì un presidente degli Stati Uniti che ne soffrì, nell'esercizio del suo incarico: Ronald Reagan.
Fu lo scopritore della malattia, il dottor Alzheimer, che le diede il nome, cento anni fa. (A ben pensarci, molte cose sono di un secolo fa. Qui, in casa nostra, quasi tutta la modernità , e ovviamente, il modernismo). E cento anni dopo, tutto indica che la malattia non è stata vinta, né molto meno. Siamo ancora lontani dal realizzarlo. Andremo avvicinandoci alla vittoria, senza dubbio. Gli americani sono impegnati in questa battaglia; si rifiutano di considerarla una malattia tabù; vanno incoraggiando quelli che ne sono affetti a "speak out", a parlarne.
In Spagna, la Regina presiede una fondazione dedicata a questa malattia. Nell'Ospedale di Sant Pau lavora la dottoressa Gómez Isla, in contatto con la ricerca scientifica più avanzata della Università di Harvard, a Boston, dove i medici dedicano due giorni allo studio, tre alla ricerca ed uno all'assistenza dei pazienti. Qui no, ancora no, neanche lontanamente. Però si fanno anche delle cose. In Navarra sembra che stiano seguendo delle linee interessanti di ricerca; Sant Pau, come è già il caso di ClÃnic può diventare un ospedale d'avanguardia, e così pure, a Barcellona esistono centri specifici di ricerca medica di grande livello, specializzati in altri campi, diretti da ricercatori di caratura internazionale come Massagué (Nueva York-BCN), Ispizúa (California-BCN), Guinovart, Bulbena, Baselga...
Tornando agli Stati Uniti e a una delle webs dedicate a questi temi: "Non è più come prima", afferma lì Chuck Jackson, di 53 anni, di Albany, uno dei cinque milioni di malati di Alzheimer - chiedo scusa, Eisenhower - che sono negli Stati Uniti. (Si calcola che nell'anno 2050 ci saranno 16 milioni di malati in quel paese; "Siamo di fronte ad un'epidemia", dice John Morris, medico della Washington University di St. Louis). Chi ne soffre, ne parla apertamente, come vanno facendo i malati di aids. Alcuni municipi americani, perfino, prestano ai malati le proprie sale riunioni.
S'immaginano se qui i malati potessero riunirsi nelle sedi delle circoscrizioni o in quelle dei comitati di quartiere? Sarebbe ancora meglio, si starebbe più vicino a casa. (Uno dei problemi degli appartenenti alla setta Eisenhower è che si perdono, che non riconoscono le strade). Io raccomanderei a tutti i malati, di qualunque malattia che non richieda l'isolamento obbligatorio, e a tutti quelli ai quali interessi l'argomento, di riunirsi in un locale della circoscrizione, con i loro vecchi amici. Non sarebbe la stessa cosa che in un ospedale o in una residenza, perfino nel CAP o in un centro di assistenza primaria.
Il fatto è che, grazie ai progressi medici, oggi sopravviviamo molti più anni di quelli per i quali eravamo geneticamente programmati. Ed è probabile che molti di quelli tra noi che adesso abbiamo più di sessant'anni di età sperimentiamo la dura realtà di questo "effetto collaterale" del progresso medico. Alcuni mesi fa, a me stesso, hanno scoperto sintomi incipienti di Alzheimer.
Se quando sarò anziano perderò la memoria, io sarò un malato di lusso. Essere stato sindaco per tanti anni, ed essere stato inoltre presidente della Generalitat della Catalogna durante alcuni altri anni in più, fa che tutti mi riconoscano, che molti cittadini mi si avvicinino per salutarmi. Ho un elenco lunghissimo di cittadini che mi fermano per la strada, mi lasciano il loro nome e m'incoraggiano a creare un partito politico nuovo. Mi parlano spesso e mi ricordano cose che successero, che ci successero. Specialmente nei quartieri dei lavoratori, dove noi socialisti vinciamo sempre. L'identità è più difficile da perdersi se tutti ti riconoscono. E più ancora se, come in questo caso, le pareti, le strade, i musei, perfino le spiagge e il porto ti dicono qualcosa del tuo passato, di quello che tu aiutasti a fare. Sebbene a volte abbiamo l'impressione che non passavamo di lì, per quella strada concreta, da molti anni, o che non fossimo tornati a quel ristorante da molto tempo.
Mi dedicherò, allora, insieme con il gruppo dell'Ospedale di Sant Pau a combattere Eisenhower. Così Eisenhower, questa volta quello che fu presidente in carne ed ossa degli Stati Uniti, pagherà retrospettivamente per aver appoggiato Franco nell'entrare all'ONU nell'anno 1955, salvando dall'isolamento un regime fascista privo di orizzonti dopo la Seconda Guerra Mondiale.
da El PaÃs, 21 ottobre 2007 - Traduzione a cura di Elena Marisol Brandolini
*Pasqual Maragall è stato sindaco di Barcellona e presidente della Generalitat della Catalogna
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#2 · Pepe Luis López Bulla
25 ottobre 2007, 17:03 Valera, ¿y eso qué tiene que ver con lo que dice Pasqual Maragall en su artículo?form di registrazione al sommario
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#1 · Alessandro Valera
22 ottobre 2007, 12:24 In quello stesso numero de El Pais un articolo era intitolato “La izquierda radical italiana sale a la calle contra Prodi” (La sinistra italiana scende in piazza contro Prodi). Forse e’ il caso di spiegar loro che la manifestazione non era contro Prodi, ma come ha detto Ingrao “Non credo che il corteo di oggi sia contro Prodi e nemmeno contro Veltroni. Però i due sono dei moderati, mentre oggi la massa di popolo vuole un cambiamento profondo e di sostanza. Quanto più si rafforzerà questo movimento tanto più Prodi potrà fare qualcosa di buono”.