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Suicidio bianco

Titti Di Salvo*,   18 ottobre 2007, 18:58

Suicidio bianco     Un operaio di Macerata si suicida dopo che la moglie perde il lavoro precario, forse per la pressione derivante dal non riuscire più a solvere il mutuo mensile per la casa. E per il gesto estremo sceglie simbolicamente uno stanzino della sua fabbrica



Si parla di morti sul lavoro, oltre ottocento dall'inizio dell'anno, e ogni giorno il numero tende ad aumentare. Il trentacinquenne morto nel cantiere dell'Enel di Civitavecchia, ucciso da un tubo caduto da oltre settanta metri, è soltanto l'ultimo di una serie che sembra non avere fine. Ora arriva la notizia da Macerata di un uomo di 43 anni, schiacciato non dal peso di un tubo, ma che ha deciso di togliersi la vita impiccandosi in uno stanzino dell'azienda "Meloni".

Bisogna avwere grande delicatezza nel commentare la disperazione di una persona che si suicida.
Un gesto così è un grido di dolore e insieme di angosciosa solitudine. Non siamo certi se a provocarlo sia stata soltanto la pressione delle scadenze economiche o la preoccupazione per il mutuo in scadenza, dopo la perdita del lavoro precario dlela moglie.
Ma sappiamo che la difficoltà ad arrivare a fine mese investe tante persone e tante famiglie, in un paese, il nostro, secondo soltanto agli Stati Uniti per disuguaglianze, come continua a indicare l'Istat, facendo rilevare come la povertà in Italia sia spesso l'esito di un lavoro povero, e non semplicemente assenza di lavoro.

In che modo tutto ciò si possa materializzare sulla scena della politica per condizionare scelte e non improvvisarle, seganandone profilo e azione quotidiana, dando senso a un'idea di paese e non semplicemente ad atti di solidarietà o assistenza, è l'interrogativo principale della sinistra unita e rinnovata. Di più: la ragione per provare a costruirla.

L'Italia frammentata e diseguale, divisa tra nord e sud, tra giovani e anziani, donne e uomini, è l'Italia nella quale bisogna riannodare i fili della solidarietà e dell'ugualglianza. Non è vero che non c'è distinzione tra destra e sinistra: la solitudine delle persone che competono una contro l'altra armate è la fotografia di una società parcellizzata, in cui meno tasse, meno stato, meno regole, precarietà, sono formule di successo e la povertà una colpa. Coesione sociale, uguaglianza, qualità del lavoro al contrario sono la formula di una società che si fonda sui valori alternativi.

Il dolore per l'ennesima morte di un operaio morto sucida, tantissime altre volte categoria vittima di incidenti sul lavoro, è il segno di una situazione che non può lasciare indifferenti chi come noi ha il dovere non solo di commentare la politica ma di assumere delle responsabilità: le risposte non possono attendere oltre.

Domani nessuno racconterà più questa storia, perché domani avremo bisogno di un'altra storia da raccontare. Speriamo che sia diversa da questa.

*Capogruppo Sd alla Camera





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