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Non sarà un autunno caldo, sarà un vulcano

Stefano Olivieri,   04 settembre 2007, 13:56

Non sarà un autunno caldo, sarà un vulcano Dibattito     Approfondendo i dati contenuti nell'ultimo report dell'Istat sugli incrementi di salari e stipendi dei lavoratori dipendenti nel periodo luglio 2006-luglio 2007 si evince che a subire uno stop ben più pesante del valore medio dichiarato sia la quasi totalità della pubblica amministrazione



E' noto come la statistica sia una scienza che spesso fa a cazzotti con la politica, in particolare quando si occupa di questioni particolarmente spinose come i soldi che entrano in tasca alle famiglie italiane, in questo caso in esame attraverso i contratti.

Nell'ultimo report dell'Istat è citata la media (1,8 %) di incrementi di salari e stipendi dei lavoratori dipendenti pubblici e privati nel periodo luglio 2006 - luglio 2007. E il valore risultante, già ampiamente commentato dai giornali, parla da solo. L'erosione del potere di acquisto dei lavoratori dipendenti non è dunque una favola soprattutto in considerazione del fatto che ben 36 contratti di lavoro sono decaduti e non ancora rinnovati. Più che preoccuparsi di scioperi politici e di ministri in piazza, il governo farebbe bene a considerare le manifestazioni sindacali di protesta che cominceranno a fioccare in autunno.

Per chiarezza però, poiché mai come in questo caso la media del "pollo arrosto a testa" è stata falsa, occorre approfondire.
Sono andato a prendermi il testo integrale del report (lo trovate a questo indirizzo: http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/retcon/
20070903_00/testointegrale20070903.pdf
) e ho scoperto alcune cose interessanti. Non è mio intento scatenare una guerra fra poveri, quanto piuttosto sottolineare come stavolta a subire uno stop ben più pesante del valore medio dichiarato dall'Istat sia la quasi totalità della pubblica amministrazione, quella finita sotto osservazione del professor Ichino per intenderci. Ho raccolto per gruppi di aumento statistico le varie attività in esame ed ecco il risultato:


Attività in cui l'aumento contrattuale da luglio 2006 a luglio 2007 è compreso fra i valori

0 e 1 %

Alimentari bevande e tabacco (1,0); pubblici esercizi e alberghi (0,0); credito e assicurazioni (0,1); credito (0,0); assicurazioni (0,6); comparti di contrattazione collettiva pubblica amministrazione - ministeri, regioni e autonomie locali, servizio sanitario nazionale e scuola (0,0); forze dell'ordine (0,3); militari - difesa (0,6);

1 e 2 %

Trasporti e comunicazioni (1,7); Trasporti ( 1,4);

2 e 3 %

Agricoltura (2,3); Industria (media statistica : 2,8); attività manifatturiere (media : 2,6); tessili abbigliamento lavorazione pelli (2,3); legno e prodotti in legno ( 2,6); carta editoria e grafica ( 2,6); chimiche (2,6); metalmeccaniche (2,6); Poste e telecomunicazioni (2,1);servizi privati alle imprese ( 2,4);

3 e 4 %

energia e petroli (3,1); Estrazioni minerali (3,4); gomme e plastiche (3,4); lavorazione minerali non metalliferi (3,3); commercio ( 3,4); servizi alle famiglie (3,5); attività radiotelevisive (3,3);

4 e 5 % (e oltre)

edilizia (4,1); energia elettrica gas e acqua (5,1);

Da quanto esposto si può dedurre quanto diverso sia il grado di sofferenza economica di un impiegato ministeriale rispetto ad un addetto al settore energetico, giusto per citare i due estremi. E la sofferenza del comparto pubblico deve fare ancora i conti con il cuneo fiscale di cui non si parla più da qualche tempo a questa parte. Silenzio sospetto, che anche un bambino abbinerebbe al forzato ritardo dei rinnovi contrattuali ancora aperti, ben 36. Che si voglia fare di tutta l'erba un fascio per andare a risparmiare sui contratti regalando qualche briciola alle famiglie attraverso il fisco può essere l'intendimento di chi non ha ben chiaro che cosa significhi tirare su una famiglia oggi nell'Italia dell'euro drogato, con aumenti e ritocchi giornalieri di prodotti e servizi, con stipendi e salari ancora calcolati in lire e tutto il resto in euro.

Non sarà un autunno caldo. Sarà un vulcano. E confido nella pazienza e nella ragionevolezza di governo e sindacati, e nella prudenza e nel rispetto che la classe dirigente e politica dovrà necessariamente avere per il disagio di tanti. Basta un cerino acceso di sproposito e qui salta tutto.





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