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Gli insegnamenti di Bruno
Betty Leone, 24 agosto 2007, 18:49
Trentin impose una vera innovazione feconda nella Conferenza di Programma del 1989, quando, analizzata la frantumazione del mondo del lavoro e degli interessi dei lavoratori, indicò la difesa dei diritti come l'elemento di riunificazione del mondo del lavoro
Bruno Trentin ha segnato la storia della CGIL e della Sinistra Italiana con il rigore del suo pensiero, la passione della sua militanza, l'analisi lucida delle trasformazioni sociali sempre accompagnata dall'urgenza di trovare soluzioni per superare le ingiustizie e le contraddizioni della nostra società.
Per lui il lavoro era il fondamento della dignità umana ed il sapere la base della autonomia personale e della democrazia partecipata. La valorizzazione del lavoro e della conoscenza è stata l'obiettivo della sua azione politica e sindacale. Progetto e programma erano le parole che ricorrevano sempre nei suoi discorsi perché egli era fermamente convinto della necessità di inserire ogni scelta ed azione all'interno di una lettura complessiva della dialettica sociale, dei poteri economici, dei ruoli istituzionali. Per questo non concepì mai il sindacato come strumento di difesa di interessi corporativi, ma sempre, invece, come un soggetto politico generale in grado di tenere insieme la difesa del lavoro con lo sviluppo ed il progresso dell'Italia.
Oggi la stampa lo ricorda come il sindacalista che firmò l'accordo di abolizione della scala mobile. Fu quello sicuramente uno dei momenti più difficili e sofferti nel periodo della sua responsabilità di Segretario Generale della CGIL.
Non credo che fosse quello il momento di svolta nella politica della CGIL.
Penso invece che Trentin impose una vera innovazione feconda nella Conferenza di Programma del 1989, quando, analizzata la frantumazione del mondo del lavoro e degli interessi dei lavoratori, indicò la difesa dei diritti come l'elemento di riunificazione del mondo del lavoro. Nacque così l'idea di indissolubilità tra diritti lavoristici e diritti di cittadinanza, idea che segnò una stagione di impegno sindacale a difesa dei diritti soggettivi dei lavoratori e lavoratrici e che cambiò anche la politica sindacale sullo Stato Sociale, non più inteso come semplice strumento di ridistribuzione del reddito, ma piuttosto come sostegno all'autonomia e alla libertà delle persone.
Questo nuovo clima culturale ha, tra l'altro, permesso anche l'affermarsi dello SPI CGIL come sindacato di difesa delle condizioni di vita degli anziani e come strumento di partecipazione dei pensionati alla vita politica ed economica.
Voglio inoltre ricordare la battaglia di Bruno per costruire una identità di cittadinanza europea basata sui diritti sociali più che sull'unificazione della moneta.
Purtroppo oggi questa sua speranza sembra molto lontana dalla realtà e tuttavia io credo che egli avesse ragione quando ci diceva che fuori da quella prospettiva non c'è futuro per una convivenza pacifica nel mondo globalizzato.
Gli insegnamenti di Bruno Trentin ci serviranno per il futuro: io gli sarò sempre grata per avermi insegnato il valore del pluralismo, del confronto aperto di idee, di un pensiero critico, che non si sottrae alla responsabilità e non subisce il conformismo.
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#2 · bellavita
25 agosto 2007, 05:58 il commento di Carlo è semplicemente disgustoso. Espressione di un fanatismo talebano che lo porta a far rissa intorno a un morto, su faccende che non lo riguardano. Il linciaggio del dissenziente, l’obbligo i portare una stella gialla. Con gente come Carlo, neanche nello stesso caffè: se lo prenda chi se lo merita (le br, ad esempio)#3 · alfredo iuliano
25 agosto 2007, 08:04 trentin fu l’uomo che si inginocchio a craxi.firmò la cancellazione dalla scala mobile senza chiedere ai lavoratori attraverso il referendum se erano d’accodo.un volere preciso di craxi che aveva imposto al suo porta borse amato di dimettersi in caso di resistenza da parte del sindacato.bettino era ornai diventato il nume tutelare del nuovo cinismo imprenditoriale.ancora nessunoavevarealmente realizzato il monte tangenti rapinato a banchieri-14 milioni di dollari del conto protezione,soldi a gardini,a enimont e a tutta una rete tangentizia che lo guiderà direttamente tra le braccia della procura di milano,dopo che il suo bovaro mario chiesa diede il via due anni dopo loscellerato colpo inferto ai lavoratori,a tangentopoli.ma era anche l’avvio del processo di trasformazione in senso conservatore del vecchio pci. il congresso della bolognina saldò nel brodo craxiano i due partiti forti dell’ex sinistra. trentin aveva dato un colpo mortale alle speranze dei lavoratori di poter salvaguardare il potere d’acquisto dei salari,ma salvaguardò gli affari dei padroni. la scusa era che… fosse la scala mobile ad innescare l’inflazione.la verità era un’altra: le aziende italiane per essere competitive sui mercati esteri svalutavano il prezzo delle merci. Per rifarsi delle perdite aumentavano i prezi su mercato nazionale_l’italia. ovviamente i parametri istat segnalavano gli aumenti. La scala mobile equiparava gli aumenti salvaguardando il potere d’cquisto dall’erosione inflattiva.questa analisi fu riportata in uno studio dell’economista modigliani,che pur sfavorevole alla scala mobile, aveva acriticamente individuato le cause della dinamica inflattiva. Ma l’erore di fondo nel sindacato “rosso” era stato quello di affidare la guida della cgil ad un aristocratico di harvard,figlio di una nobile schiatta di gente ricca sfondata. Chi dirige il sindacato delle tute blu deve essere stato un operaio come lo era stato di vittorio:bracciante di cerignola. Voglio ricordare che trentin prima di affossare il paniere aveva avviato lo scioglimento della componente comunista nella scuola sindacale di ariccia. Oggi su trentin piovono aurei consensi da tutto il settore moderato della politica,a cominciare dal ex migliorista napolitato. ma dai settori metalmeccanici,edili,chimici,elettrici solo rabbia. dagli attuali pensionati finiti in miseria ,trentin non avrà ricevuto di certo indulgenze per il pardiso.finisco riportando una frase storica di bruno:Che i lavoratori possono aver torto lo sappiamo tutti,ma ancora non lo abbiamo detto-la classe operaia non è più centrale,bisogna passare ai diritti individuali. detto da un padrone poteva starci,ma proclamato da uno stipendiato dai dai lavoratori,queste parole furono l’autentico tradimento di un sindacato diventato cinghia di trasmissione della partitocrazia.#4 · mariter
25 agosto 2007, 09:54 Commenti come quelli di Carlo e di Alfredo Iuliano sono semplicemente deprimenti e non solo per la mancanza di civiltà ma soprattutto perchè rivelano ancora una volta le insufficienze e le cecità democratiche e solidaristiche di chi presentuosamente crede di essere più di sinistra degli altri e si avventura a fare fosche e risibili previsioni di tradimenti ideologici.Spiace e amaramente stupisce soprattutto la pervicace incapacità di leggere le linee reali di un mondo in evoluzione e sorprende quel compiacersi così piccolo borghese di una politica estetizzante che non sa , che “sporcarsi le mani” per ottenere risultati per i lavoratori è infinitamente più di sinistra che continuare a rispecchiare compiaciuti e boriosi la propria purezza (?) ideologica.Si dovrebbe forse ricordare (ma sarebbe probabilmente inutile di fronte a una così scarsa solidità culturale) che Lenin apprezzava e come! una cultura “borghese” da conoscere e padroneggiare.Spero tanto che il sindacato si liberi sempre di più di questi dannosi residui di incultura .#7 · Franco B. - Roma
25 agosto 2007, 13:19 Trentin ha avuto, come tutti, luci ed ombre. Però prima di dare giudizi occorrerebbe cercare di conoscerlo meglio. Io ho letto parte del suo “La città del lavoro”, e le giudico pagine di altissimo livello per una ricerca, ben posizionata a sinistra, sui temi del lavoro. Ed il valore di quel libro, delle tesi che espone e della grandissima cultura che lo sorregge, appare ancora più grande quando si pensa che esso, così attuale ancora nel 2007, è stato scritto nel 1997. Avercene, di compagni come Bruno Trentin!#8 · alfredo iuliano
25 agosto 2007, 14:51 rispondo a chi non ha vissuto lo scippo e il trauma di vedersi eroso lo stipendio mese dopo mese dall’inflazione,per colpe di partiti politici che avevano deciso la spartizione dell’italia a danno dei ceti più sfruttati e meno protetti. Il mio non è un commento incivile,non è un commento affato.racconto la storia di tradimenti e di ruberie di politici e sindacalisti che in stati veramente talebani sarebbero finiti sulla forca. comunque ci fu la forca mediatica di tangentopoli dove il malfattorre craxi sapendo di essere arrestto scappò col il malloppo degli italiani. daccordo su gli ex comunisti frustrati, da a fassino e d’Alema tanti tradimenti per ritovarsi con mastella,rutelli e compagnia bella. mi piace essere ritenuto incivile da chi difende i ladri e i traditori. Trentin è ormai affidato a noi,non a bellavita.saremo noi sconfitti dal suo tradimento che lo tramanderemo storia dei posteri come il vero giuda.a frenco B, di roma,il compito di ricordargli che la cultura ha mandato tanti corrotti nelle patrie galere. la cultura a volte non eleva lo spirito,ma aguzza l’ingegno per fottere il prossimo.il parlamento ne è una prova.#9 · Franco B. - Roma
25 agosto 2007, 16:14 Alfredo Iuliano è ancora debitore – non a me, ovviamente, ma a chi legge – di una precisazione relativa al sospetto cui induceva una sua frase, che sembrava alludere al fatto che un compagno che ha speso la sua vita per la causa dei lavoratori e dei più deboli si sarebbe venduto, per lenticchie o per poltrone non so bene e non importa (così sembrava voler volgarmente intendere – e se fosse così non esiterei a dire ignobilmente – un suo post. Il compagno in questione è Bertinotti). In mancanza di una precisazione di questo tipo, che dovrebbe essere semplicissima da dare, non intendo interloquire direttamente con Iuliano: io sono un garantista, ma il suo persistente silenzio aggrava gli indizi a suo carico. Che, se fossero confermati, ci renderebbero “incomunicabili”. ———————————— Manifesto una mia opinione su un piano generale di discussione, prendendo spunto da quanto si sta dicendo su Trentin e sul suo operato. La cultura non è, in sé, né un valore né un disvalore: dipende dall’uso che se ne fa, come è per tante altre cose. Io dico però, con una logica “alla Catalano”, che è meglio una persona intelligente ed onesta che sia anche colta, rispetto ad uno che sia stupido, disonesto ed anche grezzo. La vita e le cose fatte da Trentin, pur sottoponibili e sottoposte al legittimo vaglio del giudizio, mi fanno propendere per un giudizio complessivo di intelligenza, onestà e cultura. Perché di lui si sa: si sa ciò che ha fatto, ha detto, ha scritto. Persone delle quali non si sa possono vestire i panni della critica anche più severa e spietata: è legittimo, la democrazia lo consente e lo autorizza. Ma è altrettanto legittimo per chi legge conservare un dubbio sulla autorevolezza morale e politica di chi quelle critiche muove: è legittimo, visto che di quella persona non si sa niente se non i giudizi che trincia. Di conseguenza, occorre emettere non giudizi più o meno (discutibilmente) “moralistici”, ma presentare fatti, richiamare le condizioni storiche in cui si sono verificati, esaminare le possibilità reali che erano praticabili. E’ questo, secondo me, l’unico modo corretto per esprimersi su persone che hanno operato scelte importanti, le cui conseguenze hanno coinvolto milioni di persone.#10 · Franco B. - Roma
25 agosto 2007, 19:56 Bertinotti: «Trentin, uno dei grandi protagonisti del ‘900» Rina Gagliardi (“Liberazione” – 25.08.07) Al telefono, la voce di Fausto Bertinotti è incrinata dall’emozione e dal pianto. “Ora avverto prima di ogni altra cosa il senso d’una perdita. Di un vuoto che si è spalancato”. Non soltanto dentro di noi, ma nella politica e nella sinistra italiana: “Perchè Bruno Trentin è stato uno dei grandi protagonisti del ‘900. Anche per questo dico che ci manca e ci mancherà moltissimo…....un grande, grandissimo dirigente del sindacato, di livello internazionale e di statura ineguagliata” dice il presidente della Camera. “Bruno è stato anche e soprattutto uno straordinario intellettuale. Con la propensione solitaria che hanno tutti i grandi intellettuali, dominati dall’assillo a ricercare, indagare, capire il mondo e i processi reali”. “Tutti i giornali parlano di lui come dell’‘uomo della concertazione’, che firmò gli accordi del luglio ’92 e avviò una nuova stagione del sindacato. Ma tutti dimenticano di mettere in evidenza, o perfino di citare, la sofferenza che quella firma gli costò, tanto da spingerlo a dimettersi da segretario generale della Cgil – io lo ricordo bene il suo dramma, il suo tormento”. “Lui che era stato tra i primi a segnalare la necessità di rivedere ‘Americanismo e fordismo’ era autenticamente gramsciano: ai lavoratori, al popolo, si devono fare anche discorsi ‘difficili’. Cioè non si semplifica, non si banalizza, non si cerca mai un facile consenso. Odiava il populismo, e ne era lontanissimo. Al punto da non amare neppure la popolarità.......... un uomo dentro una grande storia, che ne viveva il flusso, il divenire, gli sviluppi possibili con straordinaria aderenza e lucidità”. “Con Bruno mi è capitato di dissentire in più d’un momento – per esempio sulla svolta dell’Eur, poi sulla scala mobile. Erano dissensi seri, che però non compromettevano mai il comune senso di appartenenza alla Cgil e alla sinistra della Cgil – anche quando litigavamo…......Ma all’inizio degli anni ’90 fu diverso: la rottura avvenne non su una singola scelta, ma sulla strategia…....Bruno arrivò anche a minacciare provvedimenti disciplinari, espulsioni, e altre cose terribili. Eppure, non mise in pratica nessuna di quelle minacce. .....Al congresso di Rimini, Bruno svolse quasi l’intero intervento conclusivo su di me. Non c’erano margini di ricucitura, per ragioni politiche, ma c’era pur sempre, e sempre è rimasto, un rispetto profondo”. ———————————- Se un compagno con la storia di Bertinotti parla così di Trentin, credo che non si possa che fare altrettanto, condividendo quel medesimo “rispetto profondo”. Onore al compagno Trentin. I lavoratori e la società hanno bisogno di persone come lui, che quando se ne vanno lasciano un grande vuoto.#11 · capo palinuro
25 agosto 2007, 20:41 I toni che state utilizzando sono vergognosi. Carlo impara l’educazione: non ci si rivolge così a una compagna. ps Sei il Carlo Dore jr che scrive su aprile?#12 · capo palinuro
25 agosto 2007, 22:07 1) non sono iscritto ne’ a un partito ne’ a un sindacato. 2) mi vergogno solo di stare qui a rispondere a un deficiente come te che fa il renato curcio via web. buona serata, idiota.#13 · Franco B. - Roma
26 agosto 2007, 08:16 Credo che la redazione farebbe bene a buttare fuori questi due, impedendo il passaggio delle loro farneticazioni, che ci offendono tutti e non sono degne di questo blog.#14 · iulianoalfreo
26 agosto 2007, 09:51 io insisto nel dire che trentin,pace all’anima sua,ci tradì sull’altare del craxisismo imperante. trent’anni di cgil non sono pochi,per dirlo. sei milioni di iscritti avevano diritto ad essere interperllati prima di firmare una disfatta.sia in termini economici che sindacali. ma che sindacato è un organizzazione che attua il centralismo democratico del gruppo dirigente eludento la volontà, nella sostanza, degli iscritti alla cgil. tutti questi salamelecchi post mortem,senza una precisazione a quello che dico,mi insospettiscono. l’intelligenza non si misura con l’erudizione,ma con le buone intenzioni.il colpevole trentin ,prima firmò per rispettare l’accordo craxi-occhetto,poi tatticamente si dimise,per poi ritrattare. ma questo è sidacato intellettualmente onesto? nelle associazioni malavitose almeno son più diretti:ti sparano e basta-trentin no! ha sparato nel mucchio senza uccidere lasciando dissanguare i feriti a poco a poco.fortunatamente la giustizia di dio colpisce con gli stessi strumenti:per lui come per craxi. riguardo a bertinotti… che guadagna da moltissimi anni alla camera milioni di euro…chiamatelo ancora compagno. andate a vedere la sua tenuta in umbria.andate a vedere dove passano le vacanze le mogli di russo spena e di bertinotti;poi andate a vedere dove passano le vacanze i pensionati scippati da trentin. la mia modesta impressione che su questo foglio virtuale le lettere le scrivano gli appartenenti al comitato di redazione.troppe recite,troppa borghesia di casta,altro che pellizza di volpedo. a franco b. di roma. contrariamente a te,sono felice di legggere anche lettere becere e cattive.benvenuti ai beceri,ai cani sciolti,ai craxisti,ai cutoliani.il confronto delle idee è il grano salis del libero pensiero. il suo esatto contrario è l’intoleranza verso quelle idee che ci irritano e che percuotono le nostre certezze.io sono onesto con trentin,anche da morto.ma tu sai almeno che alfredo iuliano non si nasconde nell’ipocrisia.#15 · Segreteria SD dele ville Caldari - Ortona (CH)
26 agosto 2007, 10:31 Sono d’accordo con l’analisi ed il ricordo di Betty Leone. Non condivito gli interventi 1,3,5,6,9,e,18 sono solo numeri, le loro inutile discussione non vale la pene rispondere.Ma di cosa stanno parlando… umiltà compagni.#16 · Franco B. - Roma
26 agosto 2007, 10:48 Mi riferisco al post n° 18. - Il pauperismo è sempre stato un argomento che con gli interessi reali “di classe” ha ben poco a che vedere: anzi, è addirittura sospetto, e risulta poco più che becero. E’ come il ribellismo plebeo, che poco o nulla ha a che fare con la rivoluzione. Non è la plebe, ma il proletariato il “soggetto” al quale i pensatori di sinistra hanno sempre fatto riferimento, e la plebe è sempre stata dall’altra parte, rispetto ai conflitti di classe (io che sono napoletano, ricordo solo Masaniello e la rivoluzione napoletana del 1799). - Bertinotti guadagna milioni (di lire, evidentemente: non di euro, come forse con un “lapsus freudiano” è stato scritto) alla Camera; poi scrive libri, che gli fruttano altri introiti. E allora? Ne dà una parte al Partito, che altro deve fare? Con questi soldi si è comprato una casa in campagna (non una “tenuta”) a Massa Martana: e allora? Dovrebbe fare il francescano, dando tutto quello che ha ai poveri ed ai bisognosi? Russo Spena è un senatore, professore universitario, giornalista. Anche lui versa una parte dello stipendio di senatore al Partito, ma è evidente che gli avanza parecchio: e allora? Anche a lui viene rimproverato di non fare il francescano? Il fatto che loro due – e tanti altri della sinistra – passino le vacanze in posti ben diversi da quelli in cui vanno i pensionati (ma anche molti di quelli che ancora lavorano) è un argomento che lascerei alla destra, anzi E’ un argomento di DESTRA, poiché pretende di cancellare significato e valore alle cause per cui si battono sulla base di una presunta “incongruenza” fra quello che dicono e quello che fanno – è un modo, appunto, per distogliere l’attenzione da quello che dicono. Siamo ancora alla ridicola pretesa che un comunista o è straccione o non è? Ma andiamo, queste cose fanno piangere, nemmeno ridere! - Condivido totalmente che il contraddittorio ed il conflitto sono il sale della democrazia, in campo sociale come in quello della dialettica delle idee. Però le calunnie non hanno dignità di idea, è questo il punto. Dire che una proposizione è stupida, o considerarla una calunnia, non vuol dire affatto “intolleranza”: conosciamo ancora, spero!, il significato delle parole. Ciò che mi irrita, se mai avviene, non è la diversità delle (sedicenti) idee: è la loro stupidità, e/o la loro volgarità – terminologica o intellettuale che sia – e/o la loro unica volontà di sparare nel mucchio, autoattribuendosi una autorità morale che nessuno può giudicare per mancanza di elementi di conoscenza. Per combattere le idee occorrono idee, non calunnie (ed accusare qualcuno di essere “venduto” – questa è stata esattamente la parola usata – è una calunnia gravissima ed ignobile, se non supportata da elementi solidi, che non possono essere né l’ammontare dei guadagni né il luogo in cui si passano le vacanze). - Che l’intelligenza si misuri con le buone intenzioni è una cosa che apprendo stamattina. E’ un concetto che. questo sì, scuote le mie certezze, per cui mi ci vuole un po’ di tempo per abituarmici. E perciò non lo discuto, passando a considerazioni più serie. - Sul “manifesto” di ieri una compagna che tutti stimiamo ed amiamo, Rossana Rossanda (con la quale non è obbligatorio essere d’accordo, naturalmente), ripercorre la storia cinquantennale del suo rapporto con Trentin (e c’era anche un saluto commosso, di stima ed amicizia, da parte di Karol S. Karol, che di Rossanda mi risulta essere il compagno di vita), sul quale aveva già scritto nel suo splendido “La ragazza del secolo scorso”: è stato un rapporto che ha conosciuto momenti diversi, ed anche rotture personali. Eppure Rossanda mai – né nell’articolo né nel libro – pronuncia una parola meno che rispettosa verso Trentin, non tace dei loro contrasti e non ne fa alcuna edulcorazione “post mortem”, ma sempre nel totale rispetto di quella storia – quella di Trentin – così complessa e grande anche nei momenti più discutibili (sui quali nessuno ha preteso o chiesto che non si discuta). E’ questa la “cifra”, lo stile (come quelli avuti anche da Bertinotti) che un confronto a sinistra, che può anche essere aspro nei contenuti e perfino nei toni, deve mantenere per essere a sua volta rispettabile, mentre le metafore usate (ad esempio: “Trentin ha sparato nel mucchio senza uccidere”) sono di una volgarità intollerabile. Non basta la mancanza di ipocrisia per essere rispettabili: è una condizione necessaria, ma non basta. Tanto meno per chi si proclama (ma si è quello che si dimostra, non quello che si dice di essere) di sinistra.#17 · alfredo iuliano
26 agosto 2007, 14:26 franco b di roma,io marcuse l’ho letto,poi mi sono dilettato con l’eterogenesi dei fini storici di vico,un po di spenser,un po di mill,un po di ricardo, un po di genovesi,di stirner e di averroè. il mio amico gaetano berruto scrisse il primo trattato di sociolinguistica insieme a mio fratello pietro,assistente di ferrarotti. in casa di mio padre il rispetto per la verità fù assoluto. io ne rispetto la memoria :trentin tradì la classe operaia.peccato che masaniello era un pescivendolo privo della conoscenza del suo prossimo, che dopo averlo osannato lo fece a pezzi.non fece in tempo a capire che gli uomini riservano onori e gloria solo ai traditori#19 · Roberto Pano
26 agosto 2007, 15:25 Non voglio entrare in polemica, ma condivido il 99% dell’intervento del Compagno Alfredo Iuliano.#20 · Franco B. - Roma
26 agosto 2007, 15:51 Leggo al post n° 21 una serie di “referenze” (asserite, ma senza alcuna riscontrabile dimostrazione), delle quali in ogni caso non si capisce il senso e l’utilità (addirittura si ascrive a proprio merito un’amicizia ed una fratellanza, che evidentemente si pensa “facciano titolo”, ma non si capisce a quali fini), ma nessuna risposta né argomento alle varie tesi esposte nel mio post n° 20. Viene invece ribadita apoditticamente un’accusa di tradimento, che lascio al suo formulatore. Prendo atto della condivisione esposta al post 23, che non mi scuote né poco né punto. Quanto espresso “papale papale” da peppe – n° 22 – mi trova del tutto consenziente, riflettendo il mio pensiero al riguardo.#21 · Franco B. - Roma
26 agosto 2007, 16:07 Però, preciso – a peppe e non solo – che i “ciarlatani” da lui giustamente bollati non lo sono in quanto appartenenti alla sinistra radicale, alla quale mi pregio e mi onoro di appartenere (non credo, e spero, che peppe voglia rivolgere un’accusa così indifferenziata e così poco politicamente corretta): sono ciarlatani e basta (e poi, come ho scritto in precedenza, si è quello che si dimostra, non quello che si dice di essere. Spero che sia chiaro il senso).#22 · Roberto Pano
26 agosto 2007, 16:07 Caro Franco B. di Roma, di “gente” come quella che tu cerchi ce ne sta tanta, forse un partito intero : “di quelli che fanno finta di essere con i lavoratori, ma in fondo in fondo sono con i padroni e confindustria”. Chissà se sono riuscito a farmi capire…Buona giornata.#23 · Franco B. - Roma
26 agosto 2007, 16:19 Caro Roberto Pano, ma io un post come il tuo 26 lo condivido e sottoscrivo dalla prima all’ultima lettera. Ah, il grande e da me adorato Pirandello! Così è, se vi pare. Quale sarà la lettura giusta? Ed ognuno, è quello che appare a sé stesso, o è come lo vedono gli altri, e chi degli altri? (Uno, nessuno e centomila)#24 · Roberto Pano
26 agosto 2007, 16:49 Caro Compagno (Franco B.) ho riletto il tuo post #20, che poi era quello sul quale desideravi avviare una riflessione. Scusami, ma nel succo a me suona così:“I panni sporchi laviamoli in famiglia”. In modo ancora più nobile mi sembra dire:” Vabbè, il Compagno che ci ha lasciato ha anche lui fatto qualche errore, ma non è oggi il momento di recriminare”. Da questi punti di osservazione è difficile dissentire da te, mi vedi costretto a darti ragione, se non altro per rispetto a tutto ciò che di positivo ha sicuramente fatto il Compagno Bruno. Però, quando affermo di condividere al 99% quanto esposto da Alfredo Iuliano, allora io guardo altre cose…Penso per esempio all’accordo del ’93 con l’abolizione della scala mobile. Penso praticamente a tutto quel sindacalismo fatto di “concertazione”, che tanto male ha fatto ai lavoratori italiani. Penso anche a quello schifo di accordo che, sempre il 23 Luglio ma del 2007, ha firmato la CGIL e contro il quale saremo in piazza a Roma il 20 Ottobre (tu con una bandiera diversa dalla mia, ma sempre con falce e martello, e quindi Comunista).#25 · Franco B. - Roma
26 agosto 2007, 17:29 Caro Pano, io sono completamente d’accordo sul fatto che la “concertazione” – che però non è piovuta dal cielo, né è stata dovuta ad un virus maligno: essa è stata la conseguenza della tremenda sconfitta dell’80, alla quale si è data una risposta difensiva, e perciò subalterna, invece che di attacco. Ma è comprensibile, benché non condivisibile, perché quello sia stato l’atteggiamento – sia stato uno dei mali principali dei comportamenti sondacali di questi ultimi 15 anni; ritengo senz’altro che la strada da perseguire è il conflitto sociale. Qui siamo sul piano del legittimo ed anzi auspicabile confronto delle idee, che fra noi deve essere sempre vivo. Altro è, sul piano sia del merito che del metodo, dare del “venduto” prima a Bertinotti (come è stato fatto qualche giorno fa in un diverso blog; ed oggi si è poi addotta a motivazione la sua “tenuta”, le sue vacanze, ed i “milioni di euro” – di euro! – che guadagna; e poi, tanto per non farsi mancare niente, si è chiamato in causa anche Russo Spena, un compagno che, a causa della sua lotta per la memoria di Peppino Impastato, ha rischiato di essere ucciso dalla mafia) e poi a Trentin, che addirittura avrebbe “sparato nel mucchio senza uccidere lasciando dissanguare i feriti a poco a poco”. E’ totalmente sgradevole ed insopportabile, questo modo di agire il confronto; un modo di concepire la dialettica, la contrapposizione ed anche il contrasto politico che io considero non solo a me del tutto alieno, ma indegno di cittadinanza. Sono questi i “ciarlatani”, che (prendo a prestito da te) “in fondo in fondo sono con i padroni e confindustria”, al di là delle loro roboanti affermazioni. Costoro non hanno capito nulla della politica, non hanno mai riflettuto né sul messaggio gramsciano né sulle esperienze storiche della sinistra. I massimalisti che all’inizio di Ottobre del ’22 sostenevano che la classe operaia avrebbe ben presto preso il potere dopo pochi giorni videro ben altra gente andare al potere. No, io credo che i panni sporchi vadano lavati in pubblico, non “in famiglia”, e che la storia VADA fatta con i se, nel senso che è bene riflettere in modo “controfattuale”, su quello che si sarebbe potuto fare e non si è fatto, e che cosa ne è disceso. Io ho avanzato, al post 20, molti spunti di riflessione, ai quali si è risposto (NON si è risposto) nel modo che hai letto. Non vedo perché tu debba sentirti “costretto” a darmi ragione (se ce l’ho, ce l’ho; altrimenti non ce l’ho). Possiamo e dobbiamo parlare, senza farci scrupolo di mettere a confronto opinioni anche opposte; ma non accetto la volgarità, meno che mai quella intellettuale, che fa molto più male ed è molto più oscena delle parolacce. Certo che sarò in piazza il 20 Ottobre, e vi sarò con una bandiera che reca la falce ed il martello: quella di Rifondazione. Ma vorrei tanto che, presto, potessimo essere tutti sotto la bandiera di una sinistra unita e plurale. Saluti da compagno.#26 · Roberto Pano
26 agosto 2007, 17:51 Ecco perchè ho detto 99% e NON 100%. Tu hai dato risalto all’ 1% che non condivido…(mi riferisco a Compagni che stimo come Bertinotti e Russo Spena). Alla prossima…#28 · alfredo iuliano
26 agosto 2007, 20:37 franco sei tu il pavido che cerca referenze.Ho voluto fati capire che la cultura di cui tu parli è sempre un arma a doppio taglio. voi moderati siete il cancro della sinitra moderata,la vostra deriva è segnata.noi,perchè siamo in tanti,siamo antagonisti a tutto ciò che si qualifica come sinistra.la sinstra è finita! l’antagonismo ai padroni e ai partiti salottieri di cui trentin faceva parte sta solo per iniziare. fra poco la crisi economica prodotta dall’arrendevolezza dei sidacati sarà irreversibile.altro che tesoretto,concertazione,rifomismo e prelievi fiscali per fare ingrassare i partiti.siete alla frutta ,la rivoluzione è alle porte.masaniello,tipiaccia o no! E’ Tornato!io sono felice di essere un visionario.ciechi,seguaci di ciechi!#30 · alfredo iuliano
26 agosto 2007, 21:12 più che di trentin,o di questo sciacqua palle di nicav,bisognerebbe parlare dei 98 miliardi di evasione da parte delle concessionarie dei monopoli di stato. prodi non ne parla,idem i sindacati,figuriamoci bertinotti e giordano. andate sul blog di grillo ,adesso ,miei amici moderati.#32 · meuricof
26 agosto 2007, 21:32 Non c‘è assolutamente bisogno di essere o dichiararsi di essere comunisti o seguaci di un comico per far pagare le tasse a chi le deve. Un Grillo in Germania o in Svezia per esempio, sarebbe impensabile visto che, per il senso civico largamente diffuso, l’evasione è minima o nei limiti fisiologici. Inoltre, la bandiera con falce e martello il 20 ottobre la lascerei da parte: milioni di esseri umani sono stati morti ammazzati in suo nome e/o in suo onore, come quella con la svastica. Dovete convincervi che la stragrande maggioranza del popolo (inclusi operai, precari, sofferenti, indigenti, poveri, bisognosi, deboli e svantaggiati) lo sa da tempo ormai e non vi seguirà MAI. Seguite invece, più umilmente ed efficacemente, come fece Trentin, la meno esaltante strada della socialdemocrazia. Ne guadagnerete anche in salute spirituale oltre che materiale.#33 · Franco B. - Roma
26 agosto 2007, 22:46 Meuricof mi costringe a ripetere un mio post di 20 giorni fa, in risposta a certo Girlando, che diceva cose analoghe a quelle che dice lui (ma è una solfa antica). Forse farebbe bene a meditarlo. Buona lettura. —————————- Alle cose che – legittimamente, ma secondo me in modo un po’ confuso – Giuliano Girlando dice io voglio solo ribattere, in modo generale contro coloro che parlano – strumentalmente, in genere, tranne qualche rara eccezione – di “crimini del comunismo” (ed è ciò che, in modo abbastanza evidente, Girlando sostiene), che l’URSS è stata tutt’altro che “il comunismo”. E concordo con uno dei più grandi pensatori italiani, Norberto Bobbio (che lo stesso Girlando cita), certo non comunista, che scrisse un articolo intitolato “L’utopia capovolta”; e più tardi scrisse che “un’utopia egualitaria si è rovesciata nel suo contrario”. Però Bobbio aggiungeva, come tributo di riconoscenza, con quella grande dirittura morale ed onestà intellettuale che lo contraddistinguono: “Io sono convinto che se non avessimo imparato dal marxismo a vedere la storia dal punto di vista degli oppressi, guadagnando una nuova immensa prospettiva sul mondo umano, non ci saremmo salvati”. Dunque per me, come per molti che si definiscono comunisti, ciò che si autodefiniva “comunismo” (l’URSS) in realtà era la sua negazione (e mi pare incontestabile che non si è ciò che SI DICE di essere, non si è ciò che ci si proclama, ma si è ciò che si DIMOSTRA di essere); il comunismo non è finora MAI esistito; e quel regime, del quale sono pronto a dire tutto il male che merita (ed i pochi meriti che pure ha, vedi la vittoria sul nazismo, poiché senza l’URSS oggi saremmo tutti nipotini di quel buontempone di Hitler), quel regime è durato solo 70 anni. Per fare un esempio: dovremmo estendere il giudizio che diamo sulla “Santa Inquisizione”, che pretendeva di essere una filiazione diretta e legittima del cattolicesimo, alla religione cattolica, identificando l’una con l’altra, ed estendendo a quella religione il giudizio morale e storico che diamo sull’Inquisizione? Nessuno (dei cattolici, almeno) sarebbe d’accordo. Perché, allora, deve essere lecito assumere che “il comunismo” non possa CHE essere ciò che l’URSS è stata? Dov‘è il nesso logico di questa presunta immodificabilità, questa identità necessaria e senza alternative (non solo sul piano della storia che è già avvenuta, ma sul futuro) fra un progetto sociale (il comunismo) ed una entità storica quale L’URSS è stata? Io mi proclamo comunista, e non ho alcuna remora nel denunciare i crimini di Stalin e del “sovietismo”, che anzi accuso di aver arrecato danni incalcolabili a quell’idea ed a quel progetto (il comunismo): ma questo non c’entra NIENTE con IL COMUNISMO. Vogliamo cercare di parlare con onestà intellettuale, con correttezza storica, e smetterla con la propaganda?#34 · JP Becker
26 agosto 2007, 23:17 Per decenni, coloro che dissentivano dall’Urss in qualche maniera, sono stati tacciati di essere traditori, socialfascisti, voltagabbana, incompetenti, reazionari, nemici del popolo e quant’altro. Per voce di Enrico Berlinguer, la spinta propulsiva della rivoluzione del proletariato si è esaurita solo 65 anni dopo la Rivoluzione d’Ottobre. Che inequivocabilmente vuol dire che in quel lasso di tempo, c‘è stato il socialismo reale. Il paradiso terrestre di cui si parlava ai tempi di togliatti. Poi ora, basta dire, belli e sorridenti, che quello non era il vero comunismo ed è tutto apposto. Nonostante quel regime si definisse comunista, nonostante le legislazioni economiche di quel paese fossero prodotte copiando pedissequamente il “Capitale” e nonostante le costituzioni del ’36 e del ’77 fossero praticamente sovrapponibili a un qualsiasi testo di Marx. Però no. Tutto apposto. Non è successo nulla. Sorrisino: quello non era il vero comunismo, et voilà, coscienza linda e pinta. E una sonora pernacchia a quel parruccone di Turati e quel maestrino pedante di Matteotti, che nel 1921, osavano dubitare del Comunismo Sovietico.#35 · NiCav
26 agosto 2007, 23:17 in risposta al post #34: SINDROME DI ALZHEIMER Doriano Pustina, Stefano Bussolon I primi sintomi Quali sono i primi segnali che lasciano sospettare l’insorgenza di una patologia demenziale? Secondo la Alzheimer’s Association vi sono dieci sintomi a cui i parenti di una persona anziana devono prestare attenzione. Sintomi L’Alzheimer è una patologia a carattere degenerativo del sistema nervoso centrale. L’esordio sintomatico è a carattere “insidioso”: i primi sintomi sono lievi, sono difficili da riconoscere e da distinguere dalle disattenzioni di una persona anziana sana. Anche nel momento in cui si riconosce il carattere patologico di alcuni comportamenti non è semplice arrivare ad una sicura diagnosi differenziale, in quanto alcuni sintomi sono comuni ad altre patologie, quali la depressione e la demenza multiinfartuale. Fisiopatologia Sotto il profilo istologico la patologia di Alzheimer si caratterizza per la formazione, a livello corticale, di placche senili e matasse neurofibrillari. L’identificazione di tali microstrutture costituisce l’unica strumento per diangosticare con certezza la sindrome di Alzheimer. Cause Le cause dell’Alzheimer non sono ancora note. Vi sono delle ipotesi concernenti l’eziologia della demenza. Diagnosi, prognosi La diagnosi certa di demenza di Alzheimer avviene soltanto attraverso il riscontro della presenza delle placche amiloidi e delle matasse neurofibrillari, ed implica dunque la biopsia o l’autopsia post mortem. Una diagnosi di malattia di Alzheimer possibile o probabile avviene attraverso l’analisi dei sintomi ed il ricorso a bioimmagini. Trattamento La demenza di Alzheimer è una patologia progressiva, tuttora incurabile. Non esistono ad oggi trattamenti capaci di arrestare la progressione né tantomeno di curare la degenerazione cerebrale. Il trattamento risulta pertanto finalizzato a rallentare il decorso ingravescente, a curare, almeno temporaneamente, i sintomi cognitivi e comportamentali, ed a garantire al paziente una qualità della vita buona o quantomeno dignitosa.#36 · Franco B. - Roma
27 agosto 2007, 09:33 Due risposte brevi, a Carlo ed a JP Becker. 1) Carlo dà a me ed a quelli come me (Rifondazione &C) dell’imbroglione perché, a suo dire, usiamo “i due registri del consenso, quello del governo delle istituzioni dove si schiera a favore mentre nelle piazze, sui media, nelle conferenze, ed in tutto il sistema di comunicazione si schiera dalla parte di chi quei provvedimenti istituzionali dovrà subire”. L’imbroglio sta nel dire queste cose, se non si riesce a dimostrarle. La realtà è che PER CERTE COSE stiamo nelle istituzioni per fare tutto quello che possiamo (che i rapporti di forza reali ci consentono di fare) per la difesa dei più deboli, come dei diritti generali; dall’altro ci opponiamo, sia nelle istituzioni che nel paese e nel sistema mediatico, alle cose che riteniamo dannose per lavoratori pensionati cittadini. Esempio: il pessimo “accordo” su pensioni e welfare dello scorso luglio. Tutto qua: mi pare che, per combattere la sinistra antagonista (ciò che è del tutto legittimo, non si vede perché lo si debba fare adottando “mezzucci”) non si esiti – vizio antico – a fare degli “imbrogli”, che poi si cerca di rovesciare sugli altri (gli avversari politici). 2) a)Se si conoscesse (o se non si fingesse di dimenticare) la storia, si saprebbe che c‘è stata una sinistra che non ha atteso né “lo strappo” né la caduta del muro di Berlino per opporsi a ciò che viene chiamato “comunismo realizzato” e che invece è, del tutto evidentemente, il comunismo IR-realizzato (“l’utopia capovolta”, come la definì quel maestro di pensiero e di morale che è stato Norberto Bobbio). b) “Nonostante quel regime si definisse comunista”, scrive JP: mi pare del tutto chiaro che non vale ciò che io MI DEFINISCO, ma ciò che MI DIMOSTRO nei comportamenti. E quel regime (tale era: ha presente, JP, Rosa Luxenburg? Fu uccisa nel 1919, ed era in forte disaccordo con Lenin e Trotzky. Solo per fare un esempio, fra i molti che si possono fare) quel regime SI COMPORTAVA in modo totalmente opposto al nome che si dava (che si ARROGAVA) c) “nonostante le costituzioni del ’36 e del ’77 fossero praticamente sovrapponibili a un qualsiasi testo di Marx”, scrive JP. Forse sarebbe utile prendere i testi dagli scaffali e leggerli (o RI-leggerli, magari), prima di affermare cose lontane dalla realtà; e poi resta la difformità delle cose dette o scritte da quelle fatte. In base a questa si afferma, secondo me a giusta ragione storico/politico/semantica che quel regime tradì e contraddisse criminalmente il nome che si dava.#37 · dino
27 agosto 2007, 11:57 Rimango sinceramente sconcertato per le dotte dissertazioni condotte in maniera ammirevole da persone, spero in buonafede, per giustificare o capire la genesi di una troiata infinita, scusate la scorciatoia dialettica usata, che è stata la cancellazione della scala mobile. Per chi non ha mai fatto delle riflessioni sugli effetti che l’eliminazione della scala mobile ha comportato, invito a riflettere sul forte controllo che il governo che ha gestito la transizione all’Euro avrebbe dovuto esercitare sul lievitare dei prezzi per rimanere agganciati ai parametri europei. Non ho dubbi che ci saremmo trovati in una situazione un po’ diversa da quella in cui si trovano i lavoratori dipendenti oggi. Quanto alla liceità ed al comportamento di Trentin in quella situazione voglio solo introdurre un elemento di riflessione: come mai subito dopo la firma si è dimesso? Quali forze politiche e quali compromessi sono stati fatti per fare in modo che un galantuomo potesse apporre la firma sotto la peggiore pagina della storia sindacale? Forse era l’avvisaglia delle politiche della privatizzazione tanto care a D’Alema? Forse era il prologo della novella predisposizione della sinistra a cavalcare la new age della globalizzazione? Forse era la stura ai vari personaggi come Consorte o Ricucci (a proposito, gli è più stata data la tessere del PCI, o forse DS, non ricordo). Di elementi di discussione ce ne sono cari ragazzi (non voglio dire compagni, se no sono “desueto”), penso proprio che cavalcare dottamente una giustificazione postuma ponga seri problemi di serietà e coerenza.#38 · Carla Rong
27 agosto 2007, 12:11 per tutti ipartecipanti al dibattito: in primis “Carlo”, non avendo rispettatole più elementari regole del buon gusto nei suoi interventi, offensivi e male informati, verrà cancellato dal blog. ovviamente non si tratta del Carlo Dore jr ce scrive su aprileonline e di cui l’intera redazione ha profonda stima. Cari compagni, l’intervento di betty leone rispecchia profondamente epienamente i sentimenti della redazione nei confornti di un compagno, Bruno Trentin, che per storia, impegno personale e coerenza (errori ne ha compiuto, certamente, ma questi non cancelleranno mai il senso della sua militanza a fianco dei lavoratori). Vi invito, quindi a discutere mantenendo un livello adeguato. grazie#40 · carlo
27 agosto 2007, 12:47 per Franco B. ho ripetuto al n. #38 le cose già dette al n. #12 – ma da lui non considerate, nonostante gli interventi fossero conseguenza del suo invito di “contestualizzare” storicamente le critiche mosse in precedenza – aggiungendone altre sul “doppio” registro” la cui dimostrazione sta nelle stesse parole di Franco B. quando dice: “”“ La realtà è che PER CERTE COSE stiamo nelle istituzioni per fare tutto quello che possiamo (che i rapporti di forza reali ci consentono di fare) per la difesa dei più deboli, come dei diritti generali; dall’altro ci opponiamo, sia nelle istituzioni che nel paese e nel sistema mediatico, alle cose che riteniamo dannose per lavoratori pensionati cittadini.”“” conferma Franco B. che Rifondazione&C. votano provvedimenti (ad es. welfare-pensioni che egli stesso cita) a danno delle categorie meno difese con le quali poi solidarizzano nel sistema della comunicazione. Anche i suoi interventi qui, servono quel doppio registro. Chi si comporta così decide deliberatamente di essere “imbroglione” agli altri non resta che tradurre in parola un comportamento. I mezzucci, appunto, sono tutti loro, Franco B. compreso. In quel doppio registro c‘è tutta la furbizia di una ambiguità che ha come fine raccattare consenso per riprodursi all’infinito. Sotto il profilo sistemico è lo stesso che usa Berlusconi. Un sistema mediatico sempre più affinato per raccontare una realtà che non c‘è ( e se proprio dobbiamo fare i dottorini e darci arie da saputelli citanti e intellettualoidi, potrei portare a sostegno il pensiero di Karl Popper, Jeremy Rifkin, Zygmunt Bauman (vista l’assonanza con freud?), fra i più noti E’ la vittoria del “percepito” sul “reale”, un po’ come l’ineccepibile presentazione delle facciate esterne delle stazioni, quando il Duce perlustrava in lungo ed in largo l’Italia in treno, mentre il resto franava da ogni parte assieme ai rimasugli di democrazia.#41 · carlo
27 agosto 2007, 12:57 carla ronga, sono stato insultato, ed ho risposto all’insulto. potevi cancelalre gli insulti e lasciare il resto. Ma sappiamo bene, sei pagata per fare questo mestiere, per stare nel “doppio registro” e fare la tua parte per la spogliazione dell’italia purchè ti assicurino un paio di migliaia di euro al mese, conoscenze, influenze, e la certezza di un futuro stabile per i tuoi figli, mentre il precariato che tu stessa sostieni stando nelle fila di quella parte politica, affama i figli degli altri, impoevirisce i poveri, arricchisce i ricchi ma soprattutto garantisce a gente come te e come betti leone un futuro tranquillo. Voi siete il medioevo, godete di antichi e nuovi privilegi. Gente come voi dovrebebro sbatterla fuori dalla civiltà. Sicuramente questo posto non può essere il mio.#42 · Franco B. - Roma
27 agosto 2007, 13:06 Senti, tizio Carlo, a questo punto basta: o sei in malafede, o ignori (sei perciò, almeno nello specifico, ignorante) che su welfare-pensioni Rifondazione non ha approvato proprio il resto di niente. La tua è una calunniosa inesattezza, anzi temo proprio che sia una consapevole falsità. Ti sfido davanti ai blogger che leggono, prova a dimostrare quello che hai detto! Da questo si vedrà chi è che imbroglia. Tu poi di quella gente che citi non sai proprio niente, altrimenti non accosteresti Bauman a Rifkin: ma smettila! Imbroglione non sono io: ti auguro di potere, in coscienza, arrivare a vantare l’onestà intellettuale di cui molti di noi possono andar fieri. I paralleli con gente come quella che tu citi (il Duce, Berlusconi) temo costituiscano una “uscita freudiana” che li rivela più vicini a te che agli altri ai quali vorresti addebitarli. Credo che siamo tutti contenti del fatto che la direzione abbia deciso, secondo me molto opportunamente, di “tagliarti”. Finalmente hai detto una cosa giusta: questo posto non può essere il tuo. P.S.: tu che leggi Popper, Rifkin e Bauman, non lo sai che si dice “spoliazione” e non “spogliazione”? E ti faccio grazia degli altri “svarioni” che fai.#43 · carlo
27 agosto 2007, 14:04 Franco B. tu sei un imbroglione, usi il linguaggio della presunzione, (tizio lo dici ai tuoi parenti) e misuri la cultura gli inerventi di un forum dagli “svarioni”, col tuo tuo italiano buuuluuugneees, è tutto dire. smettila di fare il furbo, e far finta di non comprendere, il tuo partito è correspondsabile della politica prodi, il pdf passa assieme alla finanziaria. dentro c‘è tutto, accorodo o non accordo, esso sostiene questo governo. Nulla di più. sai solo insulatare ed imbrogliare, mentre la tua degna compagnuccia ronga censura gli interventi critici e lascia in bella vista gli insulti degli altri, neppure il fascismo usava questi metodi. Non ti sai confrontare, citi e riciti la solita dottrinella da studentello edotto. avete provocato, insultato, offeso senza portare alcuna arogomentazione di confronto. In politica , state spogliando, svendendo l’italia e siete ancora qui a ciarlare. sei un perfetto funzionario di partito ( aspirante?) , presuntuoso ed ignorante, perchè ignori la decenza, la correttezza, il diaologo. Non ammetti sentirti dire la verità, non tolleri chi legge nelle cose che accadono nella effettività della vita quotidiana e non perchè lo dica qualcuno in un forum, il degrado della democrazia, l’alienazione dei diritti e dei beni pubblici che si porta dietro la sovranità dello stato repubblicano. La vostra è una riforma costituzionale strisciante, e mafia e camorra ridono di Berlusconi e Porodi, sanno che le elezioni si vincono solo con il consenso dei grandi gruppi finanziari internazionali dei quali la malavita organizzata è pienamente inserita. Voi sostenete tutto questo stando al goiverno, ne siete responsabili quanto gli altri. Se hai una visione della politica meccanicistica, se il tuo sguardo si ferma all’evento singolo, al “problema concreto” e non sa vedere altro, è affar tuo. Ma ignorante non è certo chi si sforza di connettere assieme una possibile generale lettura di ciò che accade. E credo davevro di aver perso troppo tempo assieme a tanta ottusità e rigoroso fondamentalismo, con chi ancora non risponde alla mie prime repliche che erano tutt’altro che insulti ed offesa. Offrivano una lettura puntuale su ciò che accadeva nelgli anni 80, dibattito qui aperto . Una critica mai contraddetta da Franco B. La sua sufficienza è pari solo alla sua presunzione. ti riporto il passaggio e smettila di fare il moralista e rispondi se hai davvero argomenti. Gli “svarioni” sono la mia passione! ______ Non so bene quale fu il bandolo scoperto d’una antica matassa ben ingarbugliata, centro di confusione, malamente composta dai miei desideri frustrati, speranze un po’ eccessive, inclinazioni supposte, progetti appena accennati. Groviglio d’immagini esposte al futuro, senza il filtro del passato. Così, quel mio spontaneo interessamento alle questioni sociali e sindacali, scoperto e coltivato negli anni di vita a Bologna, fu adesso ridestato alla prima occasione offerta dal clima lavorativo conseguente alla scia di ristrutturazioni aziendali di molti enti pubblici negli anni ’80. Anche la mia azienda ne fu interessata, risvegliando un antico interesse sociale che si ancorava, ora, ad una nuova situazione emotiva. Il mutamento economico e sociale di quegli anni fu conseguenza dell’inizio d’un cambiamento radicale anche nelle politiche europee. Welfare congedato senza neppure un cenno di ringraziamento per come seppe rigenerare le sorti economiche del vecchio continente. Welfare che Italia durò più che altrove. E più che altrove sovvenzionò il malaffare economico-politico, la corruttela e gli intrecci tra la malavita organizzata, l’economia sporca e quella parte deviata delle istituzioni con propaggini fin dentro i servizi segreti. Un antistato. A causa dello spreco di denaro pubblico necessario, appunto, a foraggiare un’economia malata ed illiberale, il debito italiano aveva ormai raggiunto quote non più tollerabili per un paese europeo e per l’occidente. Di conseguenza il disastroso effetto inflativo si misurava in due cifre. Il solo pagamento degli interessi sul debito sottraeva circa un terzo delle entrate. A quel punto il “welfare” era già in autonoma agonia economica, prima ancora che una deliberata scelta politica lo seppellisse in via definitiva. Il sindacato fu chiamato a fare la sua parte per la ricostruzione economica del Paese, a pagare la sua gabella. Si trattava di trasformare la “scala mobile” (meccanismo di recupero salariale sull’inflazione), per un verso, e di contenere i costi dei rinnovi contrattuali nella inflazione programmata, per un altro. Il trucco del prestigiatore si risolveva nello scarto di almeno 3 punti tra l’inflazione reale e quella programmata. Intanto l’informazione faceva il resto. Mutava la stessa filosofia di vita e pian piano le categorie culturali di “pubblico” e “privato” trovarono una profonda trasformazione nei significati e nel linguaggio comune. Maturato il trapasso, la trasformazione linguistica, lo slittamento semantico – Hannah Arendt insegna – l’osservatorio economico/politico fece il resto, aprendo la partita attorno alla trasformazione della stessa idea di stato. Non senza resistenze, però. Il territorio dei beni pubblici cedeva sempre più terreno all’idea che solo la concorrenza avrebbe garantito una migliore qualità dei servizi. Insomma il “privato” è bello! D’altro canto, lo spettro del debito pubblico da Sudamerica non lasciava molte scelte. Lo Stato non era più in grado di assicurare l’ampiezza dei servizi sociali fin lì offerti, pena il fallimento. Un decennio più tardi l’Unione Europea, (accordo di “Maastricht”, e l’adesione all‘€uro) avrebbe stabilito un rapporto invalicabile tra deficit pubblico e ricchezza prodotta. Quel rapporto si sarebbe trasformato in un macigno incombente nei periodi di recessione economica, oltremodo più pericoloso che in altri, sui paesi membri che avessero continuato a conservare un debito pubblico pari o superiore alla ricchezza prodotta. Un problema che si poteva ancora in qualche modo mascherare quando produzione e scambi fiorivano e l’economia consentiva allo stato indebitato un volume di entrate fiscali tali da finanziare il debito. Nei momenti di magra, con la conseguente riduzione delle entrate, quel debito sarebbe stato un disastro. Il motivo più lampante della truffa civica nascosta dietro quell’enorme debito stava nel fatto che ad esso non corrispondeva un volume di beni e servizi pubblici conseguente e proporzionato. Per raggiungere il livello qualitativo dei servizi pubblici degli altri paesi europei, lo stato italiano avrebbe dovuto, paradossalmente, investire ancora nelle strutture pubbliche ed aumentare di conseguenza ulteriormente il debito. A pareggiare la media europea dei servizi pubblici, l’Italia avrebbe avuto necessità di un ulteriore decennio di welfare, quasi fosse un dopoguerra. . Fu un ricatto epocale che aveva innanzi a sé solo due risposte possibili: stroncare il malaffare politico, la malavita organizzata infiltrata nello Stato, l’ingerenza mafiosa nella vita delle istituzioni; sradicare l’economia malata e truffaldina, così da ristabilire il giusto e normale equilibrio nel mercato e quello conseguente tra le risorse spese ed i servizi offerti, abolendo quella parte di costi necessari ad alimentare i canali illeciti. Dimenticare il punto 1), aderire all’idea del ridimensionamento dei servizi pubblici, alla contrazione della spesa, quasi l’Italia fosse un paese “normale” e bastasse una normale politica di contenimento a risanare la situazione economica. Solo un cambiamento culturale, si diceva, avrebbe sollevato le sorti di quella che per la prima volta si sentì echeggiare nell’aria come “l’azienda Italia”. S’inaugurava la filosofia craxiana. Come sempre, aderii all’idea più inverosimile ma altamente gratificante, la prima. Gratificante non tanto sotto il profilo etico che già conteneva in sé quella parte di naturale fustigazione che mi attirava in modo perverso e quasi involontario. Puntualmente causa di successive delusioni e di pagamenti rilevanti sul piano emotivo e personale, talvolta trascinate dentro inimicizie, chiuse fuori dal mio mondo, da robusti cordoni, segnalibri di lunghi periodi solitari e rabbiosi. No! La radice più intima di quell’adesione – soltanto più tardi riuscivo a comprenderlo – era l’inverosimile, ovvero il trionfo della giustizia. Non d’una possibile umana giustizia, per nulla fonte d’idolatria, ma d’una forma quasi divina di giustizia sociale, dove il potente ed il corrotto cedono le armi alle ragioni dello Stato, della società e della sana economia civica. L’inverosimile, quindi, prendeva la forma dell’impotenza attiva, coazione ad investire in un progetto da “non” realizzare, nonostante le garanzie del suo fallimento fossero già .scritte nella storia recente. Mi tuffai in quella battaglia politica dalla parte dei perdenti, come sempre. Fui delegato sindacale per alcuni anni.#44 · Rino Diano
27 agosto 2007, 15:44 Basta. Questo è un blog di discussione non una palestra per insulti reciproci. Un conto sono le posizioni diverse, che in quanto tali sono sempre arricchenti, altra cosa questa valanga di insulti che vi buttate addosso. Se avete voglia di insultarvi telefonatevi e non fate passare la voglia di frequentare il blog.#45 · Franco B. - Roma
27 agosto 2007, 16:16 Provo a dare un minimo di risposta al post 37 del “compagno” dino (come dico non temendo di essere “desueto”: io spero che la parola “compagno” resti sempre viva, e ci tengo a pronunciarla, benché non sia disposto a regalarla), che fa bene a riportare il discorso nel merito: la figura di Trentin (che, concordo con dino, era un galantuomo) ed alcune delle sue azioni in campo sindacale (alcune, poiché ha detto bene Bertinotti, nell’intervista che ho parzialmente riportato nel post 10: “Tutti i giornali parlano di lui come dell’‘uomo della concertazione’, che firmò gli accordi del luglio ’92 e avviò una nuova stagione del sindacato”. E subito dopo Bertinotti aggiunge: “Ma tutti dimenticano di mettere in evidenza, o perfino di citare, la sofferenza che quella firma gli costò, tanto da spingerlo a dimettersi da segretario generale della Cgil – io lo ricordo bene il suo dramma, il suo tormento”). Dino pone una domanda sensata e di grandissima portata, che innumerevoli volte è stata posta, relativa alla firma apposta da Trentin all’accordo famoso (famigerato) del luglio 92. Bertinotti ha ricordato, in quella medesima intervista: “Quel sabato mattina dell’estate ’92, Bruno mi convocò nella sua stanza, e mi comunicò che intendeva rassegnare le sue dimissioni da segretario della Cgil. Anzi, mi fece leggere la lettera che aveva già scritto e che si preparava a rendere pubblica. Fu un incontro dominato da una fortissima tensione emotiva – tra di noi scattò una sorta di armistizio, una tregua, che però le parole non poterono o non riuscirono ad esprimere. Anche se non ero d’accordo con le sue scelte, lui era pur sempre Bruno Trentin – con la sua storia, la sua autorevolezza che non potevo disconoscere, e il legame politico e personale che per tanti anni ci aveva unito. E in quel momento avrei potuto – dovuto – esprimergli la mia solidarietà con un gesto o una parola in più di tenerezza. Non lo feci. Ed oggi rimpiango molto di non averlo fatto”. Parole di grande umanità, pronunciate da un altro galantuomo, che pure in quella occasione aveva marcato un distacco totale dall’allora segretario della Cgil: ma né allora né dopo quel distacco aveva incrinato la stima e l’ammirazione per il percorso complessivo di Trentin. “come mai subito dopo la firma si è dimesso? Quali forze politiche e quali compromessi sono stati fatti per fare in modo che un galantuomo potesse apporre la firma sotto la peggiore pagina della storia sindacale?”, si chiede Dino. La questione è complessa, e la stessa domanda lo fa intendere. Io ho provato a dare un suggerimento nel mio post 25: “io sono completamente d’accordo sul fatto che la ‘concertazione’ non è piovuta dal cielo, né è stata dovuta ad un virus maligno: essa è stata la conseguenza della tremenda sconfitta dell’80, alla quale si è data una risposta difensiva, e perciò subalterna, invece che di attacco. Ma è comprensibile, benché non condivisibile, perché quello sia stato l’atteggiamento. E’ stato uno dei mali principali dei comportamenti sondacali di questi ultimi 15 anni”, questi 15 durissimi anni dai quali solo da poco si è cominciato ad uscire, nei quali il luglio del 92 rappresenta un passaggio per certi versi storico. Si poteva, credo, fare diversamente: Trentin, avvertendo in modo drammatico l’importanza del suo atto, pensò che non si potesse. Non è che non vi fossero ragioni, e ben serie, per pensarlo: l’Italia era sull’orlo della bancarotta, con un piede già nel precipizio; Amato ricattò la Cgil, dicendo che si sarebbe dimesso se non avesse firmato. Sapete cosa sarebbe accaduto? L’Italia come l’Argentina 10 anni dopo; anzi peggio, data l’importanza dell’Italia nello scacchiere internazionale. Sì, è giusto criticare, ma non si può non considerare la solitudine tremenda di un uomo sul quale pesa una decisione gigantesca. Quell’uomo era stato un comandante partigiano, aveva contribuito a portare questo Paese “dal fascismo alla democrazia” (titolo di un libro di Bobbio), e sapeva – o così onestamente pensava – che questo paese rischiava di cadere in un buco nero, rischiava di vedere vanificati i tanti morti della lotta antifascista e gli enormi sacrifici della classe operaia del dopoguerra. Firmò. Oggi è forse facile dire: sbagliò. Ma basta riflettere un attimo, e si capisce che ci voleva più coraggio a fare “quello” sbaglio che a ritrarsi pensando solo alla propria coerenza. E’ per questo, io credo, che anche chi gli ha contestato quella firma – penso per tutti a Rossanda ed a Bertinotti – non ha smesso di stimarlo e di giudicarlo grande, poiché si è grandi anche nella tragedia se la si vive con piena dignità, come lui seppe fare. In queste ore si stanno svolgendo i funerali di Trentin, e con molta commozione ripeto: onore a te, compagno Trentin, per il tuo coraggio morale e per la tua vita spesa, senza risparmio personale, a favore del lavoro. I lavoratori, ed il Paese intero, ti devono molto.#46 · banniamoli
27 agosto 2007, 16:29 ... ma è possibile che aprile non censuri i messaggi di questo folle che scrive qui nel mentre che aspetta il download di qualche sito porno?#47 · meuricof
27 agosto 2007, 17:32 Ragazzi sveglia! Il Veltro Nazionale vuole fare il Partito Democratico Mondiale viste le difficoltà a creare quello Italiano. Altro che errori o compromessi di Bruno Trentin: qui si rischia di finire a fianco di Sarkozy! (ke cmq è meglio del berlusca ancorchè brambillato). Allegria! Elio C.#51 · Carlo Dore jr.
27 agosto 2007, 22:57 Solo per precisare che, come già opportunamente rilevato da Carla Ronga,io ed il sig. “Carlo” (autore di alcuni dei precedenti post) non siamo la stessa persona ed abbiamo un diverso modo di concepire il dibattito politico. Carlo Dore jr.#52 · Vincenzo Gaudiano
28 agosto 2007, 12:00 Bruno Trentin fa parte della storia del movimento operaio italiano ed europeo. La sua storia, la sua figura, il suo pensiero va studiato ed indagato. Molto di quello che ho letto su questo blog è solo spazzatura e “fascismo di sinistra”.#53 · antonio d'agostino
28 agosto 2007, 14:19 trentin è morto!....si è allontanato un uomo che ha speso la sua vita per i diritti dei lavoratori….quindi spendiamo parole di rispetto! il lavoro dove vivo io(provincia di napoli),non è stato mai riscattato dal suo stato di illegalità sfruttamento,indegnità!ci sono intere classi lavorative che ignorano completamente il minimo dei diritti(gli edili ad esempio).è una situazione che non sembra cambiare nemmeno dopo le numerose morti x lavoro degli ultimi tempi. io chiedo ai politici,ai sindacati di persistere nella vigilanza e nella denuncia.non è possibile che nel 2007 in italia ci siano situazioni cosi inique,indegne dove i cittadini sono costretti ad accontentarsi anche dello sfruttamento perchè “sotto ricatto” dei tanti papponi della pseudo imprenditoria locale…. un saluto a tutti un saluto amaro isolato di chi non trova pace davanti al degrado civile in cui versa questo pezzo d’italia in cui vivo…. addio trentin#54 · dino
28 agosto 2007, 14:58 A Franco B. che ha provato a dare un minimo di risposta al post 37 del “compagno” dino, vorrei che entrasse nel merito di alcune questioni non toccate dal minimo di risposta, e torno a puntualizzare: Quali sarebbero stati gli effetti calmieranti del meccanismo della scala mobile (che interveniva, lo ricordo, solo a valle dell’aumento del costo della vita) dopo l’introduzione dell’Euro? Allora i nostri stipendi erano competitivi in europa, ora il livello retributivo (e conseguente potere d’acquisto è, se non ricordo male il 24° in Europa. Quali meccanismi sono stati introdotti per recuperare il poetre d’acquisto perso? Per quale motivo per le scelte che colpiscono i lavoratori dipendenti si rimanda sempre ad una volontà superiore (Comunità Europea, Globalizzazione ecc) mentre la nostra classe politica è inebetita (o forse collusa) con i poteri forti e non agisce per riportare a livelli accettabili il disagio che vivono le classi deboli del nostro paese che, lo ricordo, contribuiscono per l’80% alle risorse del nostro paese? Sottoscrivo ancora che ci saremmo trovati in una situazione un po’ diversa da quella in cui si trovano i lavoratori dipendenti oggi. E torno a chiedere con forza: Quali forze politiche e quali compromessi sono stati fatti per fare in modo che un galantuomo potesse apporre la firma sotto la peggiore pagina della storia sindacale? Forse era l’avvisaglia delle politiche della privatizzazione tanto care a D’Alema? Forse era il prologo della novella predisposizione della sinistra a cavalcare la new age della globalizzazione? Forse era la stura ai vari personaggi come Consorte o Ricucci (a proposito, gli è più stata data la tessere del PCI, o forse DS, non ricordo). Prova, caro Franco, a discutere ed a fornire elementi che non facciano sentire un “compagno” il solito coglione di sempre! (vi ricorda qualcosa l’epiteto?) Non posso che rimandare al Blog di Beppe Grillo: – Via i politici corrotti dal parlamento, – Dopo due legislature, cari politici, andare a casa e dare spazio a idee e volti nuovi. Ed io aggiungo: - Istituire fondazioni di formazione politica, di modo che non si cresca solo all’ombra del solito politico del c…o che sta sulla breccia da 50 anni, che ha perso la spinta ideale, che ha costruito un sistema di relazioni che travalica la propria appartneneza politica, - Basta al solito vezzo della politica italiana di far nascere prima i cappelli e dopo le teste, perchè queste potranno essere solo delle teste di ….o, che i “nuovi” partiti si chiamino PD o Asinello o Unione non importa, se non cambiano le vere spinte ideali, non andremo da nessuna parte. Quando la sinistra italiana avrà capito la lezione sarà troppo tardi; fatta la riforma della legge elettorale ridaremo l’Italia alla destra per altri vent’anni. Basta parlare di riformismo quando i primi che dovrebbero essere riformati sono i partiti, la classe politica, la coscienza dell’appartnenza ad una società civile e non a una società per azioni. Basta con i compromessi al ribasso e sulla pelle dei soliti coglioni. Basta! Forse sono andato fuori tema ma ci voleva.#55 · Franco B. - Roma
28 agosto 2007, 16:54 Caro Dino, io ho provato ad esser chiaro e ad esprimere il mio giudizio negativo sulla “concertazione”, nel post 45. Poi aggiungevo quali sono state le ragioni che hanno spinto Trentin a mettere quella firma, premettendo “Si poteva, credo, fare diversamente”, ma aggiungendo che “Trentin, avvertendo in modo drammatico l’importanza del suo atto, pensò che non si potesse”. Ed ho ricostruito la situazione del momento: “Non è che non vi fossero ragioni, e ben serie, per pensarlo: l’Italia era sull’orlo della bancarotta, con un piede già nel precipizio; Amato ricattò la Cgil, dicendo che si sarebbe dimesso se non avesse firmato. Sapete cosa sarebbe accaduto? L’Italia come l’Argentina 10 anni dopo; anzi peggio, data l’importanza dell’Italia nello scacchiere internazionale”. Ora ti assicuro che, se Amato si fosse dimesso, si sarebbe verificato esattamente ciò che ho scritto; infatti l’Italia restò ancora nella bufera, ed in Settembre il Governatore Ciampi, dopo aver esitato anche troppo a lungo, fu costretto ad una svalutazione sanguinosa della lira. Tutto ciò non vuol dire approvare il comportamento di Trentin e la sua decisione: ma significa solo volergli riconoscere una dirittura morale che qualcuno ha messo in dubbio, poiché si può anche sbagliare, quando le vicende sono così enormi e complesse (specialmente con il senno di poi, ma non è questo che ora mi importa): ma non è lecito dare un giudizio morale, accusare chi ha dovuto compiere scelte drammatiche, magari anche sbagliando, di essersi venduto all’avversario. Questo moralismo di accatto mi indigna, e mi fa anche un po’ schifo. Possiamo discutere di tutto, ed i punti che tu hai elencato sono certamente degni di discussione, ma non buttare fango su chi ha speso una vita intera per la causa del lavoro. Trentin questo ha fatto.#56 · Franco B. - Roma
29 agosto 2007, 10:46 L’addio a Trentin Ciao Bruno, cerchiamo ancora (stralcio) VALENTINO PARLATO (IL MANIFESTO – 28.08.07) Ieri, alle ore 15, in un micidiale caldo di agosto, eravamo in tanti a dare l’ultimo saluto a Bruno Trentin. .....c’era un popolo partecipe…...Quel che resta di una stagione di grandi speranze e di grande impegno personale e politico. Ho conosciuto Bruno Trentin negli anni ’50, quando costruì e diresse l’ufficio studi della Cgil…....l’ufficio studi della Cgil mi appariva come il più libero e fertile territorio di ricerca, di scoperta del nuovo. E Bruno era il caposcuola: serio, riservato…. Poi fu un leader indiscusso, quasi carismatico ai tempi della Flm, dell’unione dei tre sindacati metalmeccanici. Ma quella fertile stagione arrivò al suo declino e le cose cambiarono anche quando Bruno divenne il più prestigioso segretario generale della Cgil. Gli anni ’70 furono – senza che molti di noi, anche io, lo capissero – quelli della controffensiva capitalistica. Controffensiva vincente: gli anni ’80 e ’90 sancirono la sconfitta, o almeno la fine di un ciclo. Ora che la morte di Bruno quasi materializza la sconfitta, dobbiamo tornare – oso dire – al suo ufficio studi, al coraggio e alla pazienza della ricerca. Proviamoci.#57 · mariter
30 agosto 2007, 06:46 Modestamente io mi azzardo a dire che dovremmo riposizionare i limiti della tolleranza.Interventi,monotoni e ripetuti a dismisura,come quelli di Carlo non sono solo offensivi verbalmente ma demenziali concettualmente.Soprattutto.è questa è soprattutto il dramma della sinistra,dimistrano una incapacità di uscire dal proprio limitato orticello di,dire ideali sarebbe troppo,ma di pregiudizi ideologici per osservare con intelligenza e duttilità la realtà neòlla sua evoluzione e aduguarvi il proprio pensiero per avere la concreta possibilità di realizzare il bene del popolo.Come il garantismo eccessivo la eccessiva tolleranza offende la gente comune.mi chiedo perchè gli interventi di carlo non siano stati realmente cancellati#58 · antonio maggio
30 agosto 2007, 17:34 Ciao a tutti, All’epoca di Trentin, già lavoravo ed ero iscritto ala fiom, anche se giovanissimo. Quello che sò è che la scala mobile è stata una doppia fregatura per i lavoratori dipendenti; la prima quando è stata istituita, perchè ha “castrato” i rinnovi contrattuali in un periodo di forte sviluppo economico e sociale con possibilità di ottenere forti aumenti contrattuali, ben al di sopra dell’inflazione, a causa del massiccio incremento della produttività, della produzione industriale e dell’influenza sindacale (infatti in germania gli stipendi sono molto più alti di quelli italiani). Poi, quando l’economia ha rallentato, e, di conseguenza anche la forza sindacale è andata scemando, la scala mobile, che cominciava ad essere vantaggiosa per i lavoratori, è stata tolta. Mi dispiace dirlo, ma le dirigenze sindacali hanno sempre seguito le direttive del pci/pds/ds, nell’interesse della “pace sociale”, del “compromesso”, della “concertazione”, della “democrazia” e, “involontariamente” della piccola borghesia, del parassitismo e della grande borghesia industriale, ieri, finanziaria, oggi.#60 · carla
02 settembre 2007, 09:13 Ho ricevuto questa “news” di nuovo, deve esserci stato un errore. Tant‘è vorrei dire una cosa, non sono riuscita a leggere tutti i post, ma sbaglio o nessuno parla di cosa è la CGIL. Non so voi dove lavorate, ma nei posti di lavoro che ho frequentato io, insieme con CISL e UIL, formano una bella associazione contro i lavoratori. Sono, tutti e tre, la vergogna della democrazia. Come mai negli anni si sono formati centinaia di sindacati autonomi? E quello che mi stupisce è che si può parlar male di partiti e quant’altro, ma la CGIL...eh no! quella non si tocca, che subito arrivano accuse di essere fascisti. Bella logica. La cgil è diventata un centro di potere come tutto il resto, con l’aggravante che sulla carta dovrebbe difendere i lavoratori. Pensate che da me CGIL CISL e UIL ci hanno lasciato 3 anni senza RSU...vergogna! E’ uno schifo! Ancora a parlare di CGIL, svegliatevi!form di registrazione al sommario
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#1 · carlo
24 agosto 2007, 23:44 Betty Leone farà sicuramente parte del prossimo PD ( o lo appoggerà dall’esterno) che provvederà a privatizzare ed esternalizzare pure l’anima di questo Paese e consegnerà per questa via beni, diritti e disponibilità pubblici alla sfera privata (sfera dove “privato” non è neppure libero mercato ma feudalesimo privato). Indurrà in questo percorso sciagurato la riforma costiruzionale più strisciante ed illegittima che mai nessuna destra della storia repubblicana ha neppure osato immaginare. Consegneranno al codice di procedura civile ed al codice civile tutti i rapporti tra ex bene pubblico e cittadinanza. Si prepara una spogliazione materiale dello stato ed un fortissimo indebolimento della sua sovranità. Non so con che faccia la signora Leone venga qui a raccontare il pensiero e la memoria di chi il progetto politico PD lo avrebbero annoverato fra i momenti più reazionari dell storia repubblicana. Ci vuole davvero una faccia tosta.