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Unità è mobilitazione
02 agosto 2007, 00:01
Difendere il programma dell'Unione, sottrarre il governo all'abbraccio dei poteri forti, frenare l'emorragia di consensi: dal primo Forum promosso dai giornali della Sinistra, Fabio Mussi, Franco Giordano, Oliviero Diliberto e Angelo Bonelli lanciano un'agenda politica condivisa per l'autunno
Dalla crisi di febbraio alla nascita di Sinistra democratica, dalla lettera dei quattro ministri di sinistra al governo sul Dpef alle posizioni non sempre coincidenti sulle pensioni: il percorso unitario a sinistra in questi mesi è stato uno dei fatti nuovi della politica italiana. Non a caso, contro la sinistra dell'Unione in questo stesso periodo si sono concentrati gli attacchi (e non di rado gli insulti e i tentativi di delegittimazione) dei poteri forti, della grande stampa, dei conservatori annidati nell'alleanza del centrosinistra. Nonostante questo, Pdci, Prc, Sd e Verdi hanno continuato a lavorare nella prospettiva dell'unità a sinistra.
Promuovendo il confronto tra il segretario del Pdci Oliviero Diliberto, quello di Rifondazione comunista Franco Giordano, il fondatore della Sinistra democratica Fabio Mussi e il capogruppo dei Verdi alla Camera Angelo Bonelli, quattro giornali della sinistra (Aprileonline, Liberazione, La Rinascita della sinistra e Notizie Verdi) hanno voluto offrire il loro contributo a un lavoro politico che ha bisogno di vivere anche nelle realtà organizzate, sul territorio, nella mobilitazione sociale che da questo forum i quattro leader annunciano per l'autunno.
Quello che segue è il resoconto del doppio giro di interventi dei quattro esponenti di Pdci, Prc, Verdi e Sd. La pubblicazione avviene oggi in contemporanea sui quattro giornali che hanno organizzato il forum: un evento "straordinario" per le nostre testate, il primo appuntamento comune. Anche questo è un piccolo passo sulla strada dell'unità.

Oliviero Diliberto (Pdci): Bisogna esser preoccupati, secondo me giustamente, ben più che per quello che riguarda noi. Bisogna essere preoccupati per quello che succede in Italia. Abbiamo un governo di centrosinistra, del quale i nostri partiti fanno parte avendo sottoscritto un programma prima delle elezioni politiche che aveva suscitato molte aspettative. Eppure, tanto più le aspettative sono state grandi dopo la vittoria (ancorché di misura) tanto più, ad una ad una, si stanno rivelando fallaci, a partire dalle questioni sociali: le pensioni e il pessimo "memorandum" sul mercato del lavoro. Anche in tema di diritti civili, non si è riusciti a fare un passo avanti nella regolarizzazione delle coppie di fatto, che pure era parte del programma. Insomma, la delusione è grande, soprattutto dal punto di vista del nostro popolo, tanto è vero che alle ultime elezioni amministrative le forze politiche del centrosinistra sono andate male. Ma non mi sembra che ci sia consapevolezza di questo nel governo.
L'impressione è che sia in corso un'operazione che sta tentando di "normalizzare" la sinistra del centrosinistra, "normalizzare" il sindacato, in particolare la Cgil. E' un'operazione che farà perdere ulteriori consensi al governo. Il rischio dunque ciclico, ahimé, è che venga chiesto alla sinistra, e al centrosinistra, di fare il lavoro sporco (risanamento dei conti pubblici) dopo di che perdiamo consenso, quindi le elezioni, e questo risanamento se lo gode la destra. Desta, inoltre, grande preoccupazione la controffensiva moderata che parte dagli ambienti confindustriali, europei, dalla Banca d'Italia, da una parte del centrosinistra che non rispetta il programma e che, in qualche caso, invoca esplicitamente cambi e/o allargamenti di maggioranza su altri versanti: operazione che avrebbero già fatto se ci fossero i numeri in questo parlamento.
A questo punto, torna la domanda classica: "che fare"? Ho l'impressione che dovremmo accentuare gli aspetti di lotta e mobilitazione sociale, senza i quali saremo assolutamente ininfluenti; e il nostro popolo ce ne chiederà conto, giustamente. In questa fase, sarebbe stata necessaria una maggiore coesione che, invece, dolorosamente non c'è stata, ma l'esigenza dell'unità delle forze della sinistra resta altissima. Quindi, al di là del giudizio sulla riforma pensionistica, che il Pdci ritiene pessima e piena d'inganni, mi sembra che ci sia un giudizio condiviso sulla riforma del mercato del lavoro che sostanzialmente istituzionalizza la precarietà e non interviene efficacemente sul tema della Legge 30.
Questa unità sul "memorandum" proviamo a spenderla nella battaglia parlamentare, fermo restando che bisognerà accentuare gli aspetti di lotta, di mobilitazione fuori dal parlamento. Perché io vedo problemi molto grandi che si accompagnano ad una prospettiva di riduzione molto forte del ruolo delle istituzioni elettive e rappresentative: parlamento e governo. Con uno spostamento fuori dalle istituzioni rappresentative dei luoghi decisionali. Inoltre, è in atto un'offensiva contro la politica che non distingue i privilegi - che vanno abbattuti - e i costi della democrazia. Per cui lo scenario è molto preoccupante. Il nostro partito, con le poche forze a disposizione, ha iniziato a mobilitarsi. Dunque, chiediamo alle altre forze della sinistra di fare un fronte comune su tali questioni: o ci riusciamo tutti insieme o saremo travolti.
Franco Giordano (Prc): Parto dalla vicenda delle pensioni e del welfare. E' evidente che questa vicenda ha un valore simbolico e un valore concreto (cioè riguarda la condizione di vita della gente). E ha a che fare anche con la questione dell'unità politica e sociale del governo. Noi siamo stati molto critici sull'aumento dell'età pensionabile, cioè sulla famosa riforma dello scalone. Ci è sembrato che il governo, nella sostanza, sia partito dal punto di vista delle destre. Si sia limitato a diluire nel tempo gli effetti dello scalone. Invece abbiamo apprezzato quella parte della riforma - sulla quale anche noi ci siamo impegnati - che riguarda l'allargamento della platea di soggetti che sono sottratti a questo elevamento dell'età pensionabile. In particolar modo, quelli che hanno 40 anni di contributi, quelli che lavorano alla catena, i turnisti, i lavoratori a vincolo, tutti i lavori gravosi. Ma se poi succede che nell'ultima stesura dell'accordo - modificata all'ultimo momento e all'insaputa dei sindacati - ci troviamo di fronte al fatto che quella platea di esenti è vincolata da una soglia di 5.000 unità, quella platea è drasticamente ridotta. Per questo ritengo che la battaglia, anche la battaglia parlamentare, per migliorare lo scalone, la dobbiamo fare tutti insieme. Mentre rimane da fortificare e acquisire il dato del rendimento delle pensioni dei giovani al 60% piuttosto del 40% come era previsto dalla legge Dini.
Sul mercato del lavoro invece le cose stanno molto male. In realtà non si è messo mano alla modifica della Legge 30 e sostanzialmente si è determinato un meccanismo che è tutto interno alla filosofia dell'impresa. Qualcuno mi può spiegare da chi sono presi i soldi per detassare il secondo livello di aumenti contrattuali che modifica significativamente il sistema contrattuale, e da dove vengono i soldi per la detassazione degli straordinari? Sono tutti presi dalla fiscalità generale. E tutti con una logica interna alla vecchia idea di competitività d'impresa e non invece investendo sulla qualità, sull'innovazione, sulla ricerca.
Credo che siamo tutti d'accordo sul fatto che dobbiamo fare una battaglia comune su queste cose. E poi c'è un problema politico più generale, che riguarda noi tutti, determinato dal salto di qualità che si è prodotto con il Partito Democratico. C'è una tolda di comando nel governo, guidata dal futuro partito democratico, e la tolda di comando propone ogni volta ricette moderate, mette in difficoltà il sindacato, costruisce un modello che riduce perfino l'autonomia contrattuale del sindacato.
Allora, se così stanno le cose, io avanzo la proposta di una mobilitazione unitaria. In autunno, mentre il Partito Democratico decide il leader, noi costruiamo una sorta di piattaforma programmatica e una mobilitazione di massa in grado di definire l'entità politico-culturale della sinistra unitaria. E io penso che debbano essere non solo i temi sociali, ma anche i diritti civili, al centro dell'iniziativa: vorrei recuperare la grande mobilitazione del Gay Pride che secondo me è stato un fattore di liberazione della società italiana. Penso a una grande manifestazione unitaria, positiva.
Infine, uso la metafora che usa spesso Fabio Mussi: usciamo dalle trincee, ma usciamoci veramente tutti. Il mio partito è pronto oggi a costruire un soggetto unitario e plurale. Vogliamo definire qui gli stati generali della sinistra nel mese di settembre ed organizzarli per prospettare questa ipotesi, facendo nascere una mobilitazione ed una partecipazione popolare e contemporaneamente costruendo le condizioni per una soggettività politica che viaggia di pari passo? Questa è la mia proposta.
Angelo Bonelli (Verdi): A me convince molto quello che ha detto Giordano, cioè di fare in autunno una fase di mobilitazione. Le realtà che si confrontano oggi a questo tavolo hanno determinato e costruito le grandi mobilitazioni per la pace, per la difesa dell'ambiente, sull'acqua. Abbiamo dato già una grande dimostrazione di avere punti di contatto. Ora io raccolgo la proposta di una grande mobilitazione in autunno. L'elettorato di centrosinistra è molto critico e disilluso non solo nei confronti del Partito Democratico, ma anche nei nostri confronti: i risultati elettorali delle ultime amministrative, da questo punto di vista, riguardano tutti. Ecco perché dobbiamo fare e bene questo lavoro di recupero di partecipazione. Dico solo, attenzione: se vogliamo aprire una stagione di mobilitazione la mia unica preoccupazione è di evitare di aprire ulteriori conflitti all'interno del governo. Io vedo una stagione in cui c'è una capacità di proposta riformatrice di una sinistra che sappia anche innovarsi dal punto di vista del suo linguaggio, sappia modernizzarsi, sappia fare delle proposte, sappia rappresentare quei bisogni che classicamente una certa economia non riesce a rappresentare.
Infatti, non è solamente la questione del precariato su cui noi diamo un giudizio estremamente negativo. Il governo aveva detto di voler collocare la questione delle pensioni con la questione delle precarietà. In realtà con il "protocollo su welfare e mercato del lavoro" questo non è avvenuto. Dobbiamo dunque mettere il punto su questo tema del superamento della precarietà in coerenza con il programma dell'Unione.
Ma c'è un aspetto che vorrei sottoporre alla vostra riflessione, già Diliberto lo diceva: mai nella storia di questi ultimi dieci anni un governo aveva dato così tanto dal punto di vista economico, ma anche in spesa corrente, alla classe imprenditoriale di questo paese: pensiamo al cuneo fiscale, a tutta una serie di sgravi fiscali. Abbiamo avuto una Finanziaria basata esclusivamente sulla crescita. Io mi permetto di dire, da ecologista, che penso e pensiamo che lo sviluppo non possa basarsi solo sul concetto di crescita classicamente inteso. Quando Montezemolo dice che il sindacato difende i "fannulloni" pensa ad un paese con meno tutele sociali e meno tutele ambientali. La Fiat ha fatto un balzo di utili storico, più 90%. Ma voglio citare anche gli Aeroporti di Roma: 10.000 occupati, 100 milioni di euro di utili. Ebbene il più grande livello di occupazione stagionale e precaria è concentrato in quell'area. Questi settori imprenditoriali, questi poteri forti stanno approfittando della debolezza del governo per ridisegnare la forma stato di questo paese, per costruire un sistema più decisionale e far venir meno i processi di partecipazione.
Questa è la grande preoccupazione che noi abbiamo e la legge elettorale in questo contesto assume un ruolo non marginale ecco perché anche su questo dobbiamo cercare una proposta unica. Chiudo sulla questione delle pensioni: noi abbiamo sempre detto che non avremmo "operato uno scavalco" delle posizioni del sindacato ma saremmo stati però molto attenti all'espressione che i lavoratori avrebbero dato e che daranno a quella proposta.
Fabio Mussi (Sd): Apparteniamo a forze essenziali per questa maggioranza e per questo governo e abbiamo cooperato per il risanamento dei conti pubblici. Abbiamo contribuito a rimettere la nave in linea di galleggiamento. Ora il problema è se ci sono o meno le condizioni per poter navigare. Proseguire su una strada di azzeramento del deficit e di rapida riduzione del debito avrebbe degli affetti economici e sociali facilmente prevedibili. Il problema, dunque, è capire quale è il programma vero che guida l'azione del governo e quale é la sua missione.
Sulla questione delle pensioni ho un parere un po' diverso da Diliberto e Giordano. Noi partiamo dall'esistenza di due leggi in vigore: la Dini, che prevede ora la revisione del coefficiente, ossia la riduzione generalizzata delle prestazioni previdenziali; e la Maroni che prevede dal primo gennaio 2008 il salto a 60 anni. Questo salto è stato spalmato. Accanto a questa graduazione dello scalone ci sono cose che naturalmente bisogna tutelare: il trattamento differenziale sulle donne; i 40 anni tutelati, cioè i lavoratori precoci; gli usuranti (e qui concordo sul fatto che non si possa accettare un vincolo numerico all'applicazione della tabella degli usuranti); ed, infine, il passaggio dal 40 al 60%. Portare al 60% la pensione minima rispetto all'ultimo stipendio vuol dire tenere fuori alcune generazioni, quelli che fanno lavori atipici, precari, dal puro sistema contributivo. Complessivamente, questa parte sulle pensioni non mi sembra malaccio.
Aggiungo che, ma parlo per me, non ho mai condiviso una certa ossessione previdenziale della sinistra. Primo perché a questi fari accessi sulla previdenza ha corrisposto spesso un indebolimento della luce sul tempo di lavoro, sul tema del lavoro cattivo e mal pagato e quindi il tema della piena e buona occupazione. In secondo luogo perché, tra i molti deficit del welfare italiano, il punto differenziale negativo non è solo sulla previdenza, ma su tutto il resto: tassi di occupazione in particolare femminili, asili nido, investimenti in ricerca e formazione, energie rinnovabili e risparmio energetico.
Sui capitoli competitività e mercato del lavoro esprimo il mio dissenso. Il capitolo competitività è tutto stretto sul costo del lavoro. La competitività per l'Europa è innovazione tecnologica, ricerca scientifica, brevetti, piattaforme tecnologiche. L'Italia, su questo, dimostra la sua arretratezza anche culturale. E ancora: con i tassi di occupazione che abbiamo, favorire la concentrazione di lavoro su un'identica platea di lavoratori aumentando gli orari per raggiungere salari di sopravvivenza è un errore grave. Come un altro errore si è fatto sul mercato del lavoro dove, per la Legge 30, sono previsti piccoli "ritocchi" , lontani da quanto scritto nel Programma dell'Unione.
Veniamo da elezioni che ci hanno manifestato ampiamente quella che con un'immagine ho chiamato "la sommossa dei ricchi ed il disincanto dei poveri" ed è del tutto evidente che dobbiamo ridare una missione al governo.
In momenti critici di questa portata, l'invito che faccio è di calibrare i giudizi, misurare i passi. Naturalmente bisogna compierli i passi, non stare fermi. Sono contrario ad aprire, da sinistra, una crisi di governo, ma non si può neanche stare fermi per ragioni di merito, di contenuto, per ragioni politiche generali. La formazione del Partito democratico procede di pari passo con l'apertura sempre più chiara verso nuove ipotesi di alleanza. Non è solo l'allargamento all'Udc, anche perché se scarichi la sinistra non basta l'Udc, devi andare più in là, e non è un caso che abbondano i documenti sulle maggioranze di nuovo conio.
Dobbiamo prendere di petto la questione del discredito in cui è caduta la politica, la sua perdita di legittimità e autorevolezza, e prendere di petto la questione dei costi della politica. Dobbiamo avere il dovere di agire politicamente sul governo. Politicamente vuol dire porre sul tavolo il programma vero di questo governo e la questione della sua struttura.
Abbiamo litigato sulle pensioni, forse continueremo a litigare, ma non rinuncio al progetto di un'unità della sinistra politica. Questo è un paese che non può restare senza una sinistra ed è del tutto evidente che questo vuol dire immaginare, nella prospettiva, un soggetto politico. Questo può avvenire rinnovandoci tutti.
Usciamo dalle trincee? Sono favorevole. La sinistra che deve provare a ritrovare la via dell'unità è una sinistra che guarda al futuro. Per esempio, con il Patto per il clima stilato dai Verdi entriamo nel cuore del problema del sistema con le questioni della svalorizzazione dell'ambiente che vengono messe in relazione alle tendenze globali della svalorizzazione del lavoro. Bertinotti parla di socialismo del XXI secolo. Chiamiamolo come ci pare, ma guardiamo al futuro e non restiamo semplicemente i naufraghi di tempeste del passato. In autunno sono d'accordo a realizzare, tutti insieme, un evento partecipativo, capillare e di massa.
Oliviero Diliberto (Pdci): Sulla previdenza abbiamo una posizione diversa da quella espressa da Mussi. Peraltro, ci è risultato abbastanza strano pensare che un governo di centrosinistra, ancorché diluendola nel tempo, portasse l'età pensionabile a 62 anni, per giunta con l'inganno delle "quote", che per essere tali devono essere flessibili.
Detto questo, tra noi vorrei fare una discussione di prospettiva, perché se guardiamo indietro, gli ultimi 15 anni della storia italiana sono stati caratterizzati dalla logica dei petali: ad uno ad uno sono stati tolti diritti e conquiste che, in larga parte, la nostra generazione aveva già trovato. Si è iniziato nel '92 con l'abolizione della scala mobile, poi nel '95 c'è stata la riforma delle pensioni, la "Dini", che ha scavato un solco tra generazioni. Berlusconi provò con l'abolizione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, ma per la prima volta non ci è riuscito. Perché? Grazie alla forte mobilitazione di massa, merito della Cgil. Prima ancora c'era stata la pessima riforma del lavoro con la Legge 30. E oggi è arrivato il colpo definitivo al sistema previdenziale, con l'innalzamento dell'età pensionabile; ma anche al mondo del lavoro, con un'attenzione pressoché inesistente alla stabilizzazione. Persino il lavoro a progetto, che è una delle forme più odiose e più diffuse e utilizzate al di fuori di qualunque progetto, non è stato toccato.
Ogni volta che è stato tolto un diritto si è chiesto alla sinistra di esercitare "senso di responsabilità" che noi abbiamo sempre esercitato. Ma a furia di esercitarlo, si rischia di smarrire la ragione sociale della sinistra che è quella di stare dalla parte dei ceti subalterni. Il malcontento è di coloro che oggi lavorano: la precarietà, infatti, prima ancora di toglierti futuro, ti toglie presente, perché sei ricattabile. Il mondo del lavoro sta diventando invisibile nel mondo della politica: chi difende i lavoratori? Io credo che sia venuto il momento che almeno qualcuno dica basta.
Il senso di responsabilità è una cosa molto seria, e continueremo ad esercitarlo, ma lo chiediamo anche agli altri, perché dal '92 ad oggi hanno pagato sempre gli stessi. L'impresa, infatti, ha avuto nel corso di questi ultimi 15 anni incalcolabili guadagni e, progressivamente, un pezzo della sinistra, quella che oggi si accinge a diventare Partito Democratico, ha assunto le ragioni dell'impresa contro quelle del lavoro e dei lavoratori. Qualcuno deve ripartire da questo punto e se non lo facciamo noi non lo può fare nessuno. Sono d'accordo con Mussi, se aprissimo la crisi di governo faremmo solo un regalo a chi lavora per farlo cadere. Ma se da un parte va incalzato, dall'altra, bisognerà cercare di organizzare un movimento di lotta.
Io non trovo nessuna contraddizione tra l'essere all'interno del governo e lottare anche contro alcuni decisioni del governo di cui faccio parte e che non condivido. Ad iniziare da una battaglia di emendamenti - che spero si possano concordare tra noi - sulle questioni sociali, alla ripresa autunnale. Ma è necessario lottare insieme anche fuori dal Parlamento cercando di organizzare dei movimenti il più possibile ampi. Ma saremo in grado di farlo solo se coloro che chiamiamo a lottare avranno la sensazione che vogliamo difenderli per davvero.
Ripeto, io sono per provarci fino in fondo a costruire l'unità tra noi, ma per quanto ci riguarda è un'unità che parte da una precisa connotazione di classe. Voglio riprendere non casualmente a parlare anche un certo linguaggio perché anche su quel terreno abbiamo perduto la sfida dell'egemonia culturale. La Confindustria sta facendo lotta di classe, e la sta vincendo. Vorrei almeno cercare di combatterla, non so se la vincerò ma vorrei provare. L'unità a sinistra - che proponiamo da tempi non sospetti - per il Pdci deve partire da questo dato. E dunque proveremo a dare un positivo, leale, unitario, corretto, beneducato scossone a questo governo, per il bene del governo medesimo perché se continua così magari dura ma perderà progressivamente consensi.
La nostra mobilitazione potrebbe partire in autunno con una grande manifestazione su una piattaforma che abbia esattamente i criteri e i contenuti che ho provato sommariamente ad indicare. La preoccupazione è davvero grande perché noi non stiamo patendo le contraddizioni tradizionali di una formazione politica che si trova al governo del paese e quindi deve fare compromessi. Qui c'è qualcosa di più: stiamo scontentando la nostra base sociale, almeno da quando è stata varata la "controriforma" pensionistica. Da quel giorno non intendo più accettare la logica del senso di responsabilità a prescindere perché è perdente per tutti e quindi io vedo un autunno "di lotta e di governo".
Franco Giordano (Prc): Oggi abbiamo fatto una discussione molto seria e anche molto vera. Abbiamo registrato una differenza sulla riforma della previdenza, ma credo che noi siamo in grado sul terreno parlamentare e sul terreno dell'iniziativa sociale di tradurre in positivo questa differenza, ottenendo un miglioramento degli accordi sulle pensioni, anche sul punto dolente della riforma dello "scalone".
Ora però ritorno al punto dell'unità della sinistra, perché Fabio ha introdotto una discussione molto seria: su quali basi culturali? Noi abbiamo bisogno di costruire una soggettività unitaria politica, e per poterlo fare dobbiamo aprire un dibattito culturale sull'ipotesi di alternativa di società. Allora, la vicenda del rapporto tra tempo di lavoro e tempo di vita - alla quale accennava Mussi - è fondamentale. Oggi il rapporto tra tempo di lavoro e tempo di vita è interamente dominato dalla logica di impresa. Io chiedo: dove sta scritto che i processi di risparmio che sono stati determinati dalla innovazione tecnologica e dalla ricerca debbono essere rimessi in circuito e riconsegnati non alle forme di socialità ma al capitale e ai suoi processi di accumulazione e di investimento? Da nessuna parte sta scritto. In un modello diverso di società questi risparmi possono essere destinati allo sviluppo delle relazioni umane, del tessuto sociale, dei servizi, e alla difesa dell'ambiente. E qui io tocco un punto che riguarda drammaticamente il nostro futuro: dobbiamo trovare la forza e i modi per fermare l'aggressione capitalistica alla natura.
Ma la crisi della politica che cosa è oggi? Secondo me la crisi della politica ha due aspetti. Da una parte è una crisi di partecipazione; noi abbiamo quella che Gramsci avrebbe chiamato una vera e propria rivoluzione passiva; e allora bisogna ricostruire una soggettività politica in grado di realizzare forme di protagonismo. C'è una seconda parte che, secondo me, è ancora più drammatica: la politica rischia di essere ininfluente sui processi economici, cioè rischia di essere riconsegnata al capitale e diventare ancella del processo di valorizzazione del capitale sullo sviluppo globale. E non ha più la possibilità di svolgere una funzione di regolazione sociale. Da questo punto di vista la "missione" del governo diventa decisiva in questa fase. Se surrettiziamente il governo diventa il perno di questo processo di subordinazione al capitale - vedi l'idea del risanamento del debito come unico elemento sovraordinatore - è evidente che tutte le ipotesi di risarcimento sociale e di redistribuzione vengono confinate in uno spazio estremamente ristretto. Allora ha ragione Mussi: c'è un programma di governo che sembra non essere più attuale? Bene, si ricontratti, tutti insieme, punto per punto, ogni aspetto del programma, rompendo lo schema della plancia di comando. Io mi chiedo: possibile che si debba fare una proposta di riforma del mercato del lavoro senza che i ministri Mussi, Ferrero, Bianchi o Pecoraro Scanio ne sappiano nulla, e discuterne con i sindacati mettendoli alle strette e dirgli che è inemendabile? A nome di chi parlano?
Allora ricostruiamo la "missione" di questo governo, ridefiniamo passaggio per passaggio i punti programmatici. Da questo punto di vista, però, io penso che sia decisiva una mobilizzazione nostra che manifesti sia sul terreno della democrazia, sia sul terreno dell'identità politica e culturale. Mi spiego meglio: penso che la manifestazione che propongo per autunno non deve avere come unico obbiettivo, seppur importante, di metterci nelle condizioni di avere più forza contrattuale dentro al governo, e cercare di essere più efficaci, (cosa che è, diciamo, il prius dell'azione politica di questa fase rispetto al governo), ma deve avere anche l'obiettivo di costruire una soggettività politica unitaria; esattamente quello che la gente ci chiede in giro e le cui aspettative credo siano condivise da tutti. Io allora vedo due ipotesi, la costruzione in maniera diffusa di questa mobilitazione con un appuntamento nazionale; e contemporaneamente la definizione rapida degli stati generali di queste nostre forze con la soggettività più larga oltre ai nostri partiti: perché non possiamo dare l'idea che tutto si riduce a noi quattro, ma da noi quattro deve partire un segnale.
Angelo Bonelli (Verdi): Penso che ci è chiaro, lo diceva prima Mussi, il ruolo che il Partito Democratico esercita e intenderà esercitare nel futuro; del resto Rutelli ha detto, e non solo nel suo manifesto, che l'obiettivo è ridisegnare i confini del centrosinistra. E' evidente che la presenza della sinistra viene considerata transitoria dalla parte maggioritaria del Partito Democratico. La funzione che dobbiamo esercitare con grande forza e caparbietà e quindi responsabilità nei confronti del paese è quella dell'unità dell'Unione. La domanda è come riusciamo ad esercitare un ruolo per far sì che in un prossimo futuro questo paese non conosca una "grande coalizione". Penso che sia urgente costruire questa mobilitazione. La struttura sociale del paese non è più quella di 20 anni fa. Noi abbiamo avuto destrutturazioni sociali fortissime che hanno ridefinito modalità, relazioni sociali, umane, affettive; una destrutturazione che ha contribuito a costruire una nuova società, che in alcuni casi per noi, e parlano anche i dati elettorali, è abbastanza oscura. Non c'è una connessione, non c'è un'interlocuzione con queste nuove soggettività.
Io non provengo come è noto dalla tradizione comunista ma mi sento un uomo di sinistra; dico questo per far comprendere che le potenzialità di un area così vasta sono grandi. Però non condivido che questo soggetto possa o debba avere una connotazione di classe; io penso ad esempio che riguardo al "patto per il clima" sia necessaria un'alleanza con quel mondo dell'impresa che non è rappresentata da Montezemolo e che ha scelto l'innovazione tecnologica, una scelta legata anche ad una sorta di codice etico.
L'iniziativa su cui stiamo ragionando per l'autunno deve essere accompagnata da una elaborazione programmatica che ci porti ad un manifesto politico da presentare al paese. Manifesto legato alla questione forte della lotta al precariato, che veda al suo interno la questione del contrasto alle povertà sociali, che parli del reddito di cittadinanza, che parli della questione climatica nelle sue articolazioni legate ad un nuova politica energetica, che inevitabilmente pone anche nuove questioni nel rapporto con il sindacato. L'altro giorno sotto al ministero dello Sviluppo economico c'erano i lavoratori dell'Enel di Porto Torres a chiedere la centrale a carbone; ciò ci pone un problema di interlocuzione col mondo sindacale su quale politica energetica adottare. E quindi anche un'articolazione dal punto di vista climatico del discorso dei trasporti e delle infrastrutture. Voglio essere chiaro: il ministero diretto di Di Pietro non segna alcuna discontinuità con l'era Lunardi. Parlare di valutazione di impatto ambientale, di superamento della "legge obiettivo", in questo paese sembra una cosa da estremisti. Come sembra da estremisti chiedere il rispetto delle norme europee. Per non parlare della questione legata alla difesa del suolo.
Dobbiamo lanciare un'offensiva sulla questione "stop al consumo del suolo" in questo paese e quindi dotarci di una legge urbanistica che dica che nel futuro ci sarà un consumo del suolo zero e quindi il futuro è la riqualificazione delle nostre periferie. Altra grande questione è quella della ricerca, dell'innovazione, della scuola: abbiamo la necessità di dare una giusta accelerazione per andare almeno alla stesa velocità degli altri paesi. E poi la questione dei diritti civili, perché la battaglia della laicità non è esclusivo patrimonio dei radicali e c'è una sinistra che si deve candidare a parlare con credibilità ed autorevolezza di questi temi. Noi dobbiamo parlare di contenuti, con un linguaggio molto chiaro e diretto al paese, perché dobbiamo assolutamente evitare che questa sinistra sia relegata in un angolo come una sinistra "massimalista" che sa solo protestare, ma che invece ha la capacità di proporre.
Si diceva sinistra "di lotta e di governo". E' un crinale molto delicato e noi dobbiamo utilizzare tutti gli strumenti che abbiamo per riportare al centro il programma dell'Unione. Ricontrattare il programma? Io non so che significa, vedo che lo sta facendo il Pd, ma appunto perché lo fanno loro noi dobbiamo ricordare con grande forza che il programma è stato votato da milioni di italiani.
Fabio Mussi (Sd): Vorrei aggiungere un breve contributo allo sviluppo della discussione che entra di più nel merito delle questioni. Primo: egemonia. Noi abbiamo largamente dimenticato la lezione: l'egemonia si esercita nel linguaggio, il linguaggio forma il senso comune. Quando le idee egemoniche sono diventate linguaggio e depositate nel senso comune, sono una potenza mai vista. Dunque, dobbiamo agire sul linguaggio smettendo di assumere come scontato un modo di definire le cose che già indica chi sta sopra e chi sta sotto: ad esempio, diamo per scontato che il centrosinistra italiano venga definito come un campo diviso in sinistra riformista e sinistra radicale. Che vuol dire radicale? Se vuol dire intransigenza dei principi, una politica che va alla radice dei problemi, dovremmo ricordare che non esiste una buona politica che non abbia un'intransigenza dei principi.
Secondo: Giordano ha parlato di «lavoro come parte del processo di valorizzazione...». Il lavoro vivo è parte del processo di valorizzazione del capitale e questo da quando è apparsa questa formazione economico sociale chiamata capitalismo. Naturalmente nella storia di questa formazione non ci sono state sempre le stesse condizioni. Il capitalismo nella sua forma originaria non è lo stesso del grande compromesso socialdemocratico, del welfare state; lì qualcosa è cambiato nelle condizioni di vita di milioni di persone, negli assetti della società. Ecco, penso che su questa parte precedente di storia qualche giudizio, meno liquidatorio, su cosa è stato il socialismo su scala europea non sarebbe male. Negli anni passati abbiamo elegantemente discusso sulla cosiddetta "fine del lavoro" e "l'avvento delle classi medie". Quando Carlo Marx invitava i "proletari di tutto il mondo" ad unirsi, questi erano quattro gatti sparsi tra quella che allora era la Prussia, l'United Kingdom e la Francia. Mai c'è stato tanto lavoro salariato come ora sul pianeta e mai c'è stato tanto lavoro intellettuale comprato e venduto alle condizioni di lavoro salariato. Accanto a questo c'è l'altro fenomeno che è il consumo crescente di materia e di energia. E il sistema capitalistico si è scontrato con un principio che è un po' più potente della lotta di classe: il secondo principio della termodinamica. Oggi mettere insieme le questioni del lavoro e dell'ambiente non è un vezzo, è il modo di approcciare criticamente il problema.
Ecco, è su tutte queste cose credo dovremmo iniziare a scambiarci competenze, conoscenze e punti di vista per ricostruire questa sinistra. E' un nostro dovere. Quello di identificare un area di sinistra a sinistra del Pd è diventato un dovere nazionale, oltre ad un'esigenza dovuta al bisogno di rappresentare la nostra gente. Perché se quest'area resta sfaldata, dispersa, divisa, alla fine l'esito neo-centrista o cesarista diventa ineluttabile.
*La foto del Forum è stata realizzata da Alessia Leonello (Graffiti)
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#2 · TEO
02 agosto 2007, 03:09 Definire quest’iniziativa un “piccolo passo” verso la strada dell’unità, mi sembra eccessivamente riduttivo. Forza compagne e compagni, un pò più di ottimismo nelle iniziative e nelle idee. Il nostro desiderio di unità parte dai contenuti e dalla base, dobbiamo assolutamente andare avanti. Lodevole che la cosa sia stata riportata contemporaneamente sulle quattro testate di sinistra.#3 · Andrea Pubusa
02 agosto 2007, 03:34 A ottobre il PD chiamerà il popolo del centrsinistra, tutti gli italiani che vorranno, a votare il segretario nazionale, noi facciamo tavole rottonde sui nostri mezzi d’informazione. Del primo avvenimento parlano tutti, il secondo è poco più che clandestino. Non vi sembra ci sia un grave scarto fra i due processi? Non vi sembra che abbiamo già bruciato l’entusiasmo di maggio? O ci diamo una mossa oppure avremo la marginalità che ci saremmo meritati.#4 · spartaco innocenzi
02 agosto 2007, 09:20 Noi stiamo in un governo convivendo con Dini,Mastella,Bonino,Di Pietro ecc.,gente che al sol sentire Sinistra gli viene l’orticaria.Con tutto cio’ci conviviamo;talvolta come da separati in casa. Dico questo,per far capire che l’unita’ della Sinistra e’ineludibile.R.C.e PdCI sono critici rispetto alle posizioni di SD e Verdi riguardo alle pensioni? Bene,ma questa non deve essere una discriminante per smarcarsi nella prospettiva dell’unita’. Quante altre cose ci uniscono?Tante.E allora pur plaudendo questi significativi incontri,vorrei sollecitare Diliberto,Giordano,Bonelli,e Mussi a costruire la Costituente della Sinistra un giorno prima rispetto a quella del PD. Non aspettiamo altro tempo.Guardiamo verso il futuro,ricordandoci che “la storia del passato deve fare luce sul presente,affinche’ il futuro non sia buio”. Cari compagni,mobilitiamoci per raggiungere un unico obbiettivo:L’UNITA’DELLA SINISTRA,L’UNITA’ DEI LAVORATORI.#5 · beniamino ginatempo
02 agosto 2007, 10:11 Con la citazione del Secpndo Principio della Termodinamica Fabio Mussi ha pienamente centrato il problema della contrapposizione politica capitale-ambiente. Ma il Secondo Principio ha anche una rilevanza per il futuro della Sinistra in Italia e nel mondo. Infatti questa fondamentale legge di Natura comporta che: 1) Qualunque sistema ISOLATO (che si nutre cioè solo di sè stesso e delle sue limitate risorse) può solo deperire ed estinguersi; 2) Per sopravvivere qualunque sistema deve ASSORBIRE RISORSE ESTERNE ed attivare mediante queste dei MOTI INTERNI “cooperativi e solidali”, in grado di riportare ordine nel caos; 3) Tali moti coordinati sono molto improbabili e difficili da realizzare, ecco perché continuamente nel mondo ci sono specie che si estinguono e risorse che divengono inutilizzabili; 4) Le specie che sopravvivono sono solo quelle che si sanno RIGENERARE nell’ambiente che le circonda, cioè, ad esempio, che sono capaci di seguire le sue velocissime mutazioni. Io penso che quei necessari comportamenti coordinati sono la necessaria unità della Sinistra, e la necessaria capacità di adattarsi al mondo che ci circonda altro non è la capacità che avrà – se l’avrà – la sinistra di mutare per riscoprire QUOTIDIANAMENTE la propria missione storica. Due obbiettivi molto difficili da raggiungere. Ci vuole tanto lavoro e tanta pazienza. Forza!#6 · cesare
02 agosto 2007, 10:21 Questo non è un piccolo passo ma davvero un forte segnale propulsivo per la via dell’unità. Unica nota dolente il solito arroccamento identitario di diliberto che purtroppo per becera convenienza politica non riesce ad aprire la visuale e gli orizzonti di una nuova sinistra plurale e di massa. Spero compagni che da qui in avanti si spinga il piede sull’accelleratore perchè l’unità non è più rimandabile lo chiedono le coscienze , lo chiedono i lavoratori e lo chiede tutto il popolo della sinistra: UNITA’ senza se e senza ma#7 · gianni
02 agosto 2007, 12:50 per Cesare : mi sembrano parole che hanno solo la prima parte del famoso motto di Gramsci, cioè “l’ottimismo della volontà”, mentre manca la seconda, e cioè “il pessimismo della ragione”; per essere più concreto, tu dici..“l’unità non è più rimandabile perchè lo chiedono i lavoratori e lo chiede tutto il popolo della sinistra”. ma quali lavoratori? quelli che anche alle ultime politiche hanno votato in maggioranza per Berlusconi, o quelli che tu speri siano ancora di estrema sinistra? e quale popolo della sinistra? quello che parteciperà in massa alle primarie del PD o quello dei centri sociali e dei COBAS ?#8 · claudio
02 agosto 2007, 13:04 Durante il governo Berlusconi la riforma delle pensioni si è accanita su una classe in particolare, i nati nel 1951, scippandogli la possibilità di andare in pensione un anno prima della scadenza allungandogliela in certi casi di oltre 3/4 anni. Ora con il Governo Prodi il cerchio si stringe, sempre nel mirino la classe 1951 però quelli nati dal 1 luglio in poi che si vedono nuovamente penalizzare (quelli nati fino a giugno vanno in pensione entro l’anno, quelli nati nel secondo semestre dopo due anni). Nel prossimo governo forse scopriremo il nome e cognome di questo sfigato che tutti voglio colpire. Spero di non essere io.#9 · romano
02 agosto 2007, 13:33 il nodo, lo vedo cosi, e la partecipazione. Lei puo anche influenzare il capitalismo globale. Una ragione della sua potenza sulla politica e la mancanza di partecipazione. Dapertutto dove sorge qualche pezzo di partecipazione nasce la potenza della politica che poi neanche rimane piu un “oggetto” lontano di burocrati e strutture gigantesche e capacita abituali eccellenti, ma diventa un’attivita, si riconosce se stesso li dentro. Ovviamente necessita di analisi precise e molta riflessione. Poi e semplice da vedere la crisi di questo centro della politica. Nelle aziende non esiste partecipazione. Non c’e da meraviglirsi se il cuore della politica sparisce o meglio, non puo battere se la si vede come un azienda. Secondo me un futuro partito o movimento o cosa volete, fondato oggi, deve avere come obiettivo piu alto la costruzione di strutture di partecipazione. Tutto il resto viene dopo e puo essere solo frutto della partecipazione. E difficilissimo, pero almeno e in se un elemento che grida quando viene organizzato come obiettivo politico solo da una minoranza, da un apparato o un leader.#10 · cesare
02 agosto 2007, 15:32 per gianni: scusami non ho capito un passaggio , per te i lavoratori sono soltanto quelli che parteciperanno alle primarie del pd (e voglio vedere quanti saranno…) o quelli dei cobas e dei centri sociali( tra l’altro io qualche centro sociale l’ho frequentato e di lavoratori ne ho visti pochi). Io vedo che esiste un popolo della sinistra disilluso dal governo e stanco dell’estremismo parolaio stile cobas trotzkisti e che aspetta l’evolversi della situazione politica a sinistra: Parlo della fiom, parlo della classe degli insegnanti , parlo degli agricoltori e dei braccianti agricoli , parlo dei dipendenti e dei precari. Tutti quei lavoratori che ad oggi sono privi di rappresentanza politica e che se frequentassi i luoghi di lavoro , le feste dei partiti ed i dibattiti sindacali forse capiresti anche tu l’esigenza che viene dalla classe lavoratrice sempre più subalterna di unità delle forze della sinistra.#11 · Valfredo
02 agosto 2007, 16:10 I lavoratori che al nord votano LEGA o votano PRC. I lavoratori che hanno evitato di andare a votare alle scorse amministrative o incazzati come ramarri hanno votato addirittura contro . I lavoratori che hanno premiato in minima parte il comunista DiLiberto,unico a parlar di loro in parlamento,e non certo il mio Ulivo. I lavoratori,come la giovane cassiera dell’Esselunga,che candida,candida mi ha sbattuto sul muso :ma quelli (i DS,quindi anch’io)non sono mai stati dalla parte dei lavoratori. I lavoratori ,questi lavoratori che invece del “pane” per arrivare a fine mese e di pensioni che possono far loro viver una vita dignitosa,si devono preoccupare di formare interminabili file ,oppure di frequentare svariati posti, in nome di un Dio politichese minore e ai più sconosciuto Ma,perdonatemi il mio osare: in cambio di che cosa dobbiamo far questo, se è lecito chiedere?#12 · Rigitan's
02 agosto 2007, 16:28 il fatto è che ognuno ha un idea diversa di unione a sinistra. in rifondazione c‘è la parte bertinottiana che auspica un partito unico e unito(a breve termine impossibile per svariati motivi). un’altra parte che è disposta ad uscire da rifondazione se non si rifonda il comunismo(un po’ indietro?). però mediamente rifondazione è disposta a parlare dis ocialismo del XXI secolo e addirittura a rinunciare a falce e martello(meno male! basterebbe rimpicciolirli come fu per il pds..senza seguire le sue orme nefaste). i comunisti italiani invece vogliono tenere nome e identità con il simbolo…ortodossi. però sono disposti ad una federazione(cosa a breve termine piu’ plausibile). i verdi però non sono disposti ad una “cosa rossa”, o è sinistra plurale e rinnovata(concordo) o non se ne fa nulla. quindi, sinistra plurale, nuova, oltre i vecchi steccati per attrarre nuova gente e federata. ma come deve funzionare questa federazione? deve funzionare che chiunque si iscrive o ai singoli partiti o alla federazione in sè(un po’ come sinistra europea per dire). significa che i vertici dei partiti o i candidati alle elezioni devono essere eletti dagli iscritti e dai cttadini(in parte), questa sarebbe la vera rivoluzione, altro che partito pseudo democratico: così si conquistano milioni di voti, coi fatti! spero che seguano questa linea, sarebbe l’unico modo per rivalutare e ricostruire una sinistra vera, forte che superi il pd.#13 · gianni
02 agosto 2007, 16:37 per Cesare : nel mio intervento volevo solo farti rimarcare un modo di esprimerti di tipo quasi “mistico”, che intende i “lavoratori” come se fossero un omogeneo ceto sociale in cui la pensano tutti allo stesso modo (attesa spasmodica della mitica UNITA’ DELLA SINISTRA) e come se esistesse un OMEGENEO POPOLO DI SINSITRA anch’esso in attesa della salvifica UNITA’ DELLA SINISTRA. Volevo farti notare che la maggior parte dei lavoratori (soprattutto operai del settore privato) anche alle recenti politiche ha votato in maggioranza per berlusconi, e a tutti questi probabilmente non gliene frega un bel niente della UNITA’ DELLA SINISTRA, anzi probabilmente la temono e la osteggiano. Idem quando parli del mitico popolo di sx : c‘è una parte del popolo di sinistra che vede come il fumo negli occhi l’unità con chi non si è ancora accorto della caduta del muto di berlino e con chi non vuole ammettere il fallimento del comunismo. Che reputa incompatibile con la democrazia tante cose che avvengono dalle parti dei centri sociali; che vorrebbe semplicemente il rilancio di un partito socialista di massa, di governo, di proposta e non di protesta. A questi ultimi, di cui faccio parte io (DS che ha votato la mozione Angius, che organizza Feste de l’Unità dal 1970, che visita per lavoro circa 150 ditte l’anno, della indistinta unità a sx non importa un bel niente in quanto la ritiene inutile per il futuro dell’Italia.#14 · Valfredo
02 agosto 2007, 18:16 Vedi Rigitan’s quello della federazione è un aspetto per nulla auspicabile per la sinistra,anche se temo che sia l’unica via al momento percorribile. Sinceramente credo sia assolutamente necessario superare l’impasse dei simboli e delle etichette ,se davvero vogliamo arrivare alla sinistra plurale. A tal proposito,leggendo te ed altri non ho potuto fare a meno di pensare a come il mondo della globalizzazione fosse già una realtà molto ben definita per il liberismo ma purtroppo per noi non per la nostra parte ,e cioè il socialismo. Ed è proprio da qui che è nata in me la considerazione di come sia ormai urgente rilanciare la sinistra attraverso progetti tematici ,settoriali e ben definiti, che portino alla risoluzione delle problematiche sorte dalle istanze dei lavoratori ,e non, che ci “votano” e l?ulteriore necessità di un progetto politico ampio e completamente innovativo, che nulla ha a che vedere con la concezione di comunismo o socialismo che noi conosciamo. Paradossalmente e non a caso,Zapatero ha indicato nel nome “Nuova Via” la sua idea di cambiamento e credo che JL rappresenti ,al momento,una delle poche voci(se non l’unica) autorevoli e capaci della sinistra europea. Ed è proprio trovando il coraggio di seguire il suo esempio il punto dal quale dobbiamo ripartire tenendo conto a livello politico dei cambiamenti che si sono verificati a livelo mondiale e le lezioni che la nostra storia d’Italia ci ha riservato. Dunque,detto questo eposto che difficilmente nessuno dei componenti della sinistra sa apprezzare le virtù altrui e al contrario si distingue nell’alimentare oltremodo le divisioni che hanno solo procurato guasti nel passato,rimane da ripercorrere una via che Per poco non riusciva a Lombardi,DeMartino e Berlinguer e che all’epoca avrebbe forse significato poco ma avrebbe sicuramente riscritto la storia del PCI,attraverso l’eurocomunismo,impedendone allo stesso il travaglio derivato dalla caduta del muro di Berlino(a proposito ma per gli USA è caduto?)e a noi(inteso me stesso) socialisti di sorbirci il craxismo per oltre tre lustri. Se questo ti sembra poco? Ora ti chiedo non leggi da queste verità una lezione che la storia ci ha già impartito? Daqueste lezioni e da queste scelte nascono le grandi forze politiche. Purtroppo Rigitan’s,noi della sinistra siamo passionali e oltretutto venendo meno nel corso degli anni la formazione politica(non ridete perchè Fi ce l’ha eccome)pensiamo di essere depositari della verità assoluta. Francamente,io sono di Milano e il mio bisnonno borghese,tra parentesi, il partito dei lavoratori, poi socialista,ha contribuito a costruirlo. Altri lo hanno reso impresentabile agli onesti e ai lavoratori. Chi vuole contraddirmi mi contraddica pure ,ma io lombardiano convinto,se faccio fatica a sopportare quelli alla Diliberto(mi perdoni Oliviero, ma lui sa che non sono il tipo)per un altro motivo non sopporto DeMichelis e compagnia(mi perdonino anche loro). Che facciamo Rigitan’s,forti di questo seminiamo zizzania e diffidenza oppure finalmente partiamo a scrivere un nuovo capitol della sinistra italiana ? Si?Bene,allora contiamo fino al trentuno e chi è fuori e fuori e chi e sotto e sotto e in attesa di un nuovo leader…. liberiamoci da soli pensando a produre fatti e non parole. Saluti socialisti rossi#15 · walter
02 agosto 2007, 18:19 ottimi i forum unitari sui giornali, ma da settembre anche sui territori bisogna avviare numerose ed intense iniziative politiche ‘unitarie’ spendendo i parlamentari, i cittadini ed altre ‘personalità’ visibili (come farà il PD!); e se si procedesse a coinvolgere altri mezzi di comunicazione di massa (altri giornali e tv)? non tutti navigano su internet e sui siti politici! infine qualche ‘parola d’ordine’ unitaria dovrebbe catalizzare l’attenzione diffusa di elettori e mass media!#16 · Valfredo
02 agosto 2007, 21:52 Si Walter,sono d’accordo e credo che si farà. Riprenderci il territorio …non tutti hanno internet..appunto. Noi di zona 8 a Milano faremo così ,anzi ti devo dire che nonostante il mese sia più vacanziero che operativo,abbiamo messo in piedi un comitato antifascista non indifferente e che ha visto la partecipazione più o meno attiva di numerose associazioni e di tutti i partiti dell’Unione. Tieni presente che questo centro di benessere chiamato “Cuore Nero” operava nei pressi del cimitero maggiore, dove riposano in pace gente come :Pavolini,Colombo capo della Muti,la Ferida e Valenti i famosi torturatori di Villa Triste e altri della RSI. Quindi diventa più che chiaro il motivo del perchè aprire proprio li una sede. Comunque prima Fiano e poi Galardi hanno informato dei fatti in parlamento. Scusami di averti tediato con questo fuori tema ,ma ho voluto raccontare questo per far capire a quali grandi risultati si può arrivare se ci si pone un obiettivo comune. Ho conosciuto gente che credevo diversa tra loro che in pratica non lo è per niente. Sono altri che vogliono far si che continuiamo a crederlo.#17 · Luca
02 agosto 2007, 22:18 Io ho notato una cosa. Nessuno e dico Nessuno del Pd, tranne Furio Colombo, che infatti non farà parte delle primarie, ha parlato o parla della “scuola pubblica”. Visto che scuola pubblica significa 1 milione e mezzo di voti, non sarebbe il caso di mettere in evidenza questa contraddizione? Vorrei sentire ad esempio la posizione di personaggi come Rutelli o Letta a questo proposito… Mettete in luce le discrepanze enormi che ci sono nella neo-Dc. Un partito con esponenti diessini che della scuola se ne strafrega! Conosco diversi docenti che sono attratti dal Pd. Forse se sapessero che nel Pd di scuola non si parla affatto, cambierebbero idea…#18 · spartaco innocenzi
03 agosto 2007, 00:07 Finiamola col fare i tifosi.Finiamola con i distinguo.E’ mai possibile che a Sinistra non riusciamo a trovare un attimo di pace.Ognuno di noi si portera’ nel cuore il proprio simbolo se crede,come le idede e gli insegnamenti dei padri della sinistra. Io,non sono giovanissimo,e nella mia vita di militante ne ho viste di tutti i colori. Ai momenti di euforia facevano da contrappeso quelli di sconforto.Nelle sezioni,discussioni all’ultimo sangue,litigi,offese;e poi divisioni,lacerazioni rancori.Basta! Non me ne frega niente,se il futuro leader della Sinistra sara’Mussi,Diliberto,oppure Giordano,o Boselli se ci vorra’ stare .Siamo giunti nel XXI° secolo.I ragazzi nati 30 anni fa’ non hanno conosciuto Riccardo Lombardi,Enrico Berlinguer,avranno senz’altro letto i loro scritti,avranno carpito notizie da compagni piu’ grandi,ma non hanno vissuto quella intensa passione,appartenenza, radicata nell’animo. Leggendo il bel libro di Diego Novelli“Come era bello il mio PCI” forse potranno capire molte cose.Vedete,il berlusconismo ha inciso profondamente nell’animo della societa’.La politica del fai da te,un partitio virtuale senza alcuna storia culturale alle spalle,un partito che non conosce congressi (altro che formazione politica,caro Valfredo). Questo virus a contaggiato anche parte dellasinistra.L’essere moderni alla moda, l’immagine,la presenza,l’idea del guadagno facile,la politica spettacolo.Ecco,questa e’ la dote che il berlusconismo a lasciato. Poi ci siamo svegliati,e il sogno e’ svanito. Compito della Sinistra,e’ quello di dare risposte vere,non puo’vivere di ricordi,non basta sventolare bandiere rosse.I primi passi,li sta facendo in questi giorni discutendo di pensioni,welfare incalzando il governo.Ma un’altra cosa,la Sinistra deve far propria e incarnarla.La questione morale. E questo compito,cari compagni deve impegnarci in prima persona.#19 · Valfredo
03 agosto 2007, 09:17 Benissimo:chi per una tematica chi per altro,alla fine arriviamo tutti allo stesso punto che ci indica la NUOVA VIA da proseguire verso il cammino che abbiamo in mente. Come non essere d’accordo con Luca e la sua analisi sulla scuola , con Spartaco e la questione morale e molti altri ancora sulle diverse tematiche politiche? Non c’e un solo settore che non necessiti di una svolta che non sia improntata su di una riforma che cancelli quasi interamente l’esistente. Nella scuola pre-universitaria vi è pericolosa carenza in ogni cosa a cominciare dalle strutture,alla gestione e per finire al metodo insegnamento. E mi fermo qui. Per le pensioni si continua a discutere di scalone e affini atti a trovare dei palliativi che pongano rimedi ad una politica assistenziale che ha provocato nel corso del tempo innumerevoli danni. Certo c‘è in ballo il miglior accordo possibile e da tener conto il giudizio di Almunia & co, però non si può continuare a questo modo. Non si può tamponare,favorire il risparmio delle tasse,ridiscutere l’innalzamento dell’età pensionistica e ogni questione senza aver prima costruito un’impalcatura valida di sistema sociale che non può certamente passare da un disequilibrio dovuto ai numerosi cambiamenti che ,attraverso leggi ,e non parole, si è voluto produrre. Letto dell’accanimento sulla classe del 51,come non ricordare l’abolizione della scala mobile,il passaggio dal calcolo dell’assegno pensionistico dal retributivo degli ultimi 10 anni al contributivo su tutta la vita,la precarietà che si è riusciti(come se fosse una cosa corporea)a rendere flessibile,gli aumenti pensionistici che vengono calcolati in perequazione automatica in percentuali miserande,le pensioni di reversibilità ai superstititi,la incapacità assoluta ,o peggio ancora la mancanza di voglia,di separare la previdenza dall’assistenza ,abolendo la cassa integrazione che ingrassa le imprese inefficenti a mo’ di premio alla furbizia e favorisce il lavoro nero,sostituendola con l’assegno di disoccupazione come avviene in altri paesi democratici, civili (che nulla hanno a che vedere con gli stati comunisti che gli spiritosi imbelli e proni continuano a rimembrare al nostro ricordo) dove si va si in pensione a 67 anni ma con una “copertura sociale“alquanto diversa dalla nostra. Certo il ruolo dell’Europa che impone parametri e tetti economici tanto da risultare un unico e coeso stato europeo ,con tanto di banca centrale,solo in questo settore deve profondamente cambiare. Anche i governi italiani che si susseguono e sembrano sempre più incapaci di avviare riforme veramente significative che incidano per molto tempo sulla nostra società, devono cambiare. A fronte di questo,sento parlare che bisogna innalzare l’età pensionabile punto e basta e che il resto e solo stupidità,che questo governo sta lavorando(diciamo che sta risanando per far governare meglio la destra nel prossimo futuro)al meglio delle possibilità che la situazione attuale ci concede. Sento tutto e il contrario di tutto e nonostante il “verba volant scripta manent” ascolto e leggo di programmi rispettati. Evidentemente milioni di italiani,io per primo,sono stupidi. Guarda Spartaco che io condivido pienamente la tua preoccopuzione sulla questione morale e la faccio mia. Condivido da tempo lo stesso sentimento di indignazione e cerco ,insieme ad altri personaggi amici conosciuti e sconosciuti ,di portare avanti una campagna di moralizzazione di un paese che si sta avviando verso la sua autodistruzione etica. Leggere Gomez, Beha,Travaglio o dell’amico e mio ex compagno di partito Elio Veltri e allacciare tutto questo ad episodi o comportamenti che si ripetono nella quotidianità ,dal più piccolo degli enti fino a dove si promulgano le leggi,non può passare inosservato come critica fugace e interessata nei pensieri di una persona intelligente. Il problema nasce quando questa persona è onesta e per stare nella società civile accetta di vivere secondo regole stabilite ,che tengono conto sia del bene comune, sia della dignità ,sia dei diritti,sia dei doveri e ultimo(non per importanza)del diritto di averli questi benedetti doveri. Se così non è,allora ci spieghino lor signori qual‘è il motivo che ci porta a rimanere onesti e quale valore potremo mai tramandare ai nostri figli. Io sono qui ad ascoltare avanti,che qualche sputasentenze si faccia avanti e lo spieghi non alla mia persona, ma ai miei figli se ci riesce! Ricordo un episodio raccontatomi da persona sincera ,che mi riporta fatalmente indietro nel tempo e dove l’amico narra del prode Walesa, che ricandidatosi alla presidenza della Polonia, si recò nei cantieri di Gdansk(Danzica)e non trovò che poco gente disposta a sentirlo. lamentatosi con il capo fabbrica ,chiese a lui testuale: ma come mai cosi poca gente per uno che ha sconfitto il comunismo?. La risposta? “Siii ma…il pane?” Vinse Kwasniewski neocomunista alla Blair e perse l’occasione. Ora ci son due gemelli. La morale e che i fatti devono seguire nella direzione indicata dalle intenzioni per avere un riscontro davvero positivo. Il resto è solo un prodotto che uno in un paese libero può fare a meno di comprare. Ecco perchè la differenza è affidata ai grandi come Gramsci e Zapatero capaci di illuminare il panorama della sinistra politica agli occhi dell’immaginario(e non solo)comune. Dei poteri dominanti che oggi imperano in gran parte del mondo frega sempre meno a nessuno, con conseguente ricadute negative del caso sugli ideali siano essi comunisti o socialisti. Quindi l’impegno,la progettazione,l’onestà degli intenti, l’intelligenza e la passione dell’appartenenza devono fungere da spinta motrice per la nostra azione politica. Concludo ricordando a Spartaco, che parlando di formazione politica non ho inteso ne approvare la scuola politica liberista, che produce pensieri che non mi appartenengono, ma che comunque, volente o nolente e ,risultato dela qualità a parte,forma politicamente l’individuo. Attenzione Spartaco,non cadere nel grossolono errore dettato da un atavico e sano odio del berlusconismo che c‘è in noi,perchè,buone intenzioni a parte, liquidare un movimento che ottiene ampio consenso nel modo che descrivi, perchè oltre a non allargare l’analisi sulla visione globale non ci rende l’esatta consistenza del pericolo , commetti fatalmente un gravissimo errore politico che non produrrebbe ne un efficace contrasto e ,oltretutto ti si ritorcerebbe contro come un boomerang.#20 · Giovanni
03 agosto 2007, 10:51 Per favore,non facciamo come i polli di Renzo,che si beccano e vanno tutti insieme a farsi tirare il collo.smettiamo di fare a chi è più furbo e dietro una congerie di parole cerca di far passare il proprio discorso. E’un vecchio vizio della sinistra italiana.Lasciamo stare il secondo principio della termodinamica (che nessuno capisce,tanto meno chi ha finto si e no la terza media,datoo che pensiamo a un dialogo coi cittadini tutti;lasciamolo cadere anche perchè oggi nemmeno gli scienzati sono tutti d’accordo.)Smettiamo le dispute sui simboli ,falce e martello avevano un signicato ben preciso quando sono nati .Simo vecchi inglesi attaccati ai passi del cambio della guardia davanti alla reggia ? E allora cosa vogliamo ? Incontraci su un programma e arrivare piano ad un livello di fusione inrpellando in fretta prima della fine Dell’estate tutti coloro che già ora è con noi per espendere poi l al massimo poi l’unione (comunque venga ora concepita da vertici,iscritti,simpatizzanti,cantieri sociali,movimenti che vogliano contribuire nella loro indipendenza. Per fare che cosa costruie un nucleo o una molecola forte per presenttasi alle prossime elezioni con una nuova rappresentanza,promuovendo inssime forze di democrazia diretta non vilolenta ma in certi momenti disobbediente il movimeto pacifico ma mai disobbediente alla fine vuol dire stare tutti a casa.Gli abitanti della Val Susa sono disobbediEnti) .IN qule direzione andere ? Verso il socilismo e Moralizzare la “Politica”.Quale socialismo ?L’anticapitali e prima di tutto L’antiliberismo economico ,che nulla ha a che fare con la libertà dellUomo in tutti i campi,anzi la limita :per non essere portati al guizaglio da Murdoch.tanti contributi dalla seconda met° del novecento ad oggi sono staiti dati.Come dateorici scintifici e da esperienze dei verdi sull’incompatibiltà fra neocapitalismo e cooservazione dell’ecosistema . NON DIMENTICHIAMOCI POI CHE DA QUINDICI ANNI A QUESTA PARTTE IL CAPITALE E’PRIMA DI TUTTO FINANZIARIO . Sono due o tre pensiri quelli che ho accennato .Comunque;ripeto bisogna iniziare subito a costruire Cordialmente.#21 · spartaco innocenzi
03 agosto 2007, 14:59 Caro Valfredo,si possono scrivere post a mo’di telegramma o poemi.Io personalmente cerco una via di mezzo.Che sia ben chiaro,nulla toglie a chi si dilunga. Nel mio precedente,ho posto le seguenti questioni: 1-Il continuo parlarsi addosso della sinistra senza mai arrivare ad una sua unita’ 2-Il virus del berlusconismo,quale malattia contaggiosa nella societa’ 3-Ed in modo conciso,la questione morale Sul primo punto,credo che siamo tutti d’accordo Per quanto concerne il secondo,il berlusconismo e’ esploso in quanto il centro-sinistra non ha saputo dare quelle risposte,quelle attese che tutti si aspettavano. In poche parole,molti elettori titubanti,ma anche nostri hanno pensato:“Questi sono sempre i soliti,proviamo il nuovo”.Questo sentimento,il centro sinistra non ha saputo prevenirlo,ma direi anche la sinistra.Come vedi,non demonizzo solo il berlusconismo,dico che dobbiamo fare anche il mea culpa. La mia piazza dall’eta’ di cinque anni insieme a mio padre e’ stata P.zza S.Giovanni. Ricordo i comizi di Di Vittorio,dei grandi dell’allora PCI,fino a Berlinguer.Vedere i compagni battere le mani e commuoversi e’ un’immagine indelebile per me.Erano battimani e lacrime di speranza. Oggi,noi, abbiamo il dovere di dare speranze ma innanzitutto certezze. Ecco perche’ necessita l’unita’ della Sinistra. Del resto,come si puo’ stare a guardare in questa societa’ che gozzoviglia in un eterno presente,frecandosene del futuro?In questa societa’egoista,poco incline ai problemi altrui?Voltarsi dall’altra parte per non vedere milioni di bambini che muoiono di fame,di malattie. Le guerre in nome della democrazia,e il disastro ambientale in nome del progresso. Infine la questione morale. Vedi,molto spesso,chi si batte per la questione morale viene tacciato per moralista,idealista. Sono quelli che dicono:“Cosi’ fan tutti”, vivi e lascia vivere,del poi finira’ tutto a tarallucci e vino. Piero Calamandrei,affermava:“Questo paese e’ moralmente marcio”,e da allora e’ andata sempre peggio. Tutti noi,abbiamo pensato che con Tangentopoli,si chiudesse una delle pagine piu’ buie della nostra democrazia.Illusi. Il malaffare e’parte integrante del nostro vivere. Da tre anni sono iscritto al “Cantiere“e ho potuto apprezzare,nonche collaborare con Elio Veltri.Nella primavera abbiamo presentato il suo ultimo libro“Il governo dei conflitti“a Terni.Veltri,come tu ricordi,da quel grande socilista che e’,lascio’ il partito nel momento in cui entro’ in scena Craxi. Ecco,la Sinistra avrebbe bisogno di persone come lui,come Diego Novelli,Giulietto Chiesa. Ma anche di persone come Pancho Pardi.Ovvero di quelle persone che della questione morale ne fanno il proprio credo. Non a caso,nei miei interventi sono piuttosto critico con la Sinistra dicendo che la Sinistra rappresentativa non puo’ emarginare la cosidetta societa’ partecipativa,non renderla partecipe alla varie scelte,non coinvolgerla.Alcuni passi si stanno facendo leggendo il resoconto degli interventi di cui il titolo di questo forum. Concludendo,Bertinotti dice fare“massa critica” direi che occorrerebbe fare anche “massa autocritica” Cordialmente#22 · nino
03 agosto 2007, 15:35 prevedo che in autunno un accordo tra i centristi del pd e la sinistra ci sarà su pensioni e precarietà,immediatamente dopo,però, alcuni centristi al senato faranno cadare il prodino e si andrà ad un governo istituzionale,che durerà fino al marzo del 2009,allorchè vi saranno elezioni anticipate con nuova legge elettorale.Proprio per questo in questi 6-7 mesi bisogna portare a casa tutta le leggi possibili a vantaggio del nostro elettorato.#23 · G.Franco
03 agosto 2007, 17:56 Per il nostro modo di essere di sinistra, il forum, e le sue conclusioni sono un importante segnale alle periferie,Per cui tutti dovremmo essere impegnati a mettere insieme tutti i quadri di sinistra sparsi o organizzati per farli interloquire, creando analisi e proposte sul territorio. tutti i modi sono buoni anche le feste della SINISTRA#24 · Valfredo
03 agosto 2007, 20:32 Carissimo Spartaco,come posso non essere d’accordo con te visto che pure io sono iscritto al Cantiere per il bene comune a Milano e con Elio ho lavorato per lo stesso obiettivo fino a maggio. Evito la cronistoria mia e sua e rinnovo da qui la mia stima per Elio. Comunque credo che l’iniziativa che sta portando avanti con Pancho,Quartana e tanti altri non sia affatto da sottovalutare e da tenere nella massima considerazione da parte nostra. Personalmente,a parte una mia fissazione su un punto,condivido pienamente ,tanto di averli firmati, gli altri quattro punti che la “Repubblica dei Cittadini chiede di condividere. Per il resto trovo davvero strano che i nostri problemi siano incominciati il giorno dopo l’indulto che stranamente,oltre a svuotare le patrie galere impediva ai colpevoli di reati (sappiamo bene quali) di entrarci . Sarà, ma prima i 103 ,poi i Vito e i Cirino Pomicino in commissione antimafia,poi la cacciata dei vertici della GdF lombarda con tanto di repentina riammissione nei ruoli lascia in me molti dubbi sull’esistenza di un codice etico nei vertici DS e sulle blandi leggi che si sono susseguite(sembra quasi che abbiano telefonato a Berlusconi per vedere se gli piacevano). Basta comunque,preferisco terminare qui perchè incomincio ad aver dei seri problemi nel continuare e concludo riallaciandomi alla tua conclusione. Pienamente d’accordo con te. Non fare uso della autocritica ,nostro imprimit, è per noi come il cattolico che non recita il padre nostro: quindi ogni ulteriore commento a riguardo di un ragionevole dubbio e del tutto superfluo,anche perchè rischia di essere un’indubbia certezza. Un grande saluto. Valfredo#25 · spartaco innocenzi
06 agosto 2007, 15:10 UNA PROVOCAZIONE....NON TANTO. Cari compagni,che ne direste di organizzare una grande dibattito dal titolo di cui questo blog in un grande teatro,dove sul palco presenzieranno i compagni di tutti i post fin qui’ esposti,e in platea i segretari dei partiti della Sinistra? Credete che qualche applauso ci verra’ riconosciuto? Potrebbe essere l’inizio della tanto conclamata “democrazia dal basso”. Sarebbe rivoluzionario.#26 · marco
07 agosto 2007, 16:17 Sinistra senza aggettivi, significa storicamente poco o nulla.La maggioranza dei DS lo ha capito riproponendo una versione moderna del Compromesso storico; superare cioe’ non solo il comunismo ma anche il socialismo internazionale e riformista:In questa catarsi “democratica” si nega l’esperienza storica delle sinistre italiane e ci rifa’ una faccia senza nulla pagare al passato. Meditate gente,meditate….#27 · Valfredo
07 agosto 2007, 19:09 Questi di sopra sono i classici comportamenti(non dell’autore del post) di chi ha rovinato la sinistra portandola allo sfascio. Leggevo in un altro post(Bellavita credo) un riferimento su Brandirali ex marxista-leninista fulminato da CL sulla via di Damasco e passato ad attivita piu capitaliste con i soldi di Soccorso Rosso. Altri hanno trovato fulmini che li hanno ancorati dalla nostra parte . Altri ancora, credono di farlo o al centro o addirittura nella stessa nuova sinistra. Non ho comprato a scatola chiusa il PD e devo comprare a scatola chiusa di qui? Fossero Gramsci e Matteotti ancora ancora, ma che la classe lavoratrice dia ancora il suo supporto a questi che ci hanno governato insieme al PD,senza vedere i risultati che possono arrivare solo se si parte dal basso presentando personaggi nuovi,voluti dalla base e pregni di conoscenze ,ebbene questo è totalmente privo di fondamento:se lo possono scordare. Se lo ridordi bene questo, chi ha pretese personali statistiche o di superiorità che siano. Sfasceranno la sinistra e noi ,a malincuore daremo forma al nostro 68 con il voto. Saluti di sinistra unicaform di registrazione al sommario
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#1 · Erminio Mostacci
02 agosto 2007, 01:14 Ho letto il dibattito e mi è parso di notevole interesse. Come docente di chimica fisica in una scuola secondaria superiore, mi è sembrato particolarmente significativo il cenno di Fabio Mussi al 2 Principio della termodinamica. Bisogna davvero connettere i piani del raginamento della sinistra italiana (e non solo) ai cosiddetti “Limiti dello Sviluppo” Proporrei fra le basi della discussione di un processo unificante per tutti noi il film “Una scomoda verità” di Al Gore. A presto.