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Roma, cosa c'è dietro gli attacchi fascisti?

Massimo Cervellini*,   13 luglio 2007, 16:56

Roma, cosa c'è dietro gli attacchi fascisti? Politica     Le responsabilità delle ultime aggressioni nella capitale sono da ricercare nel profondo delle condizioni sociali e culturali dei giovani romani, soprattutto nelle abbandonate periferie, ma anche nell'immobilismo delle forze di sinistra



Dopo la brutale aggressione di Villa Ada e quella di Casal Bertone, oggi profanata a Porta San Paolo la corona dedicata alla resistenza antifascista romana, che lì scrisse una delle sue pagine più gloriose.
Emerge, drammaticamente, un inquietante ritorno della violenza fascista a Roma. E' grave non assumerlo come dato politico o solamente sottovalutarlo.
Vanno ricercate le cause che l'hanno prodotta, che sono molteplici e complesse; le risposte, per essere adeguate, devono entrare nel profondo delle condizioni sociali e culturali che le hanno determinate; ma devono contemporaneamente avere quella chiarezza, o meglio quella semplicità necessaria per consentire di arrivare "dentro" il mondo, la galassia dei giovani romani, innanzitutto delle nostre sterminate e sempre più abbandonate periferie.

Perché proprio questo spesso sfugge: cosa accade nei quartieri e nelle borgate di periferia di Roma? Quale tessuto connettivo si è sostituito alla caduta della politica come occasione, strumento, per migliorare le condizioni di vita, materiali e culturali, per determinare relazioni necessarie, fondamentali nell'adolescenza per crescere, per entrare nella cosiddetta società o nel microcosmo della propria borgata, scuola, centro commerciale. Di questo fenomeno, che fornisce la cifra di quanta solitudine esprime, non se ne parla.
Spesso sui giornali, dopo violenze allo stadio Olimpico, si scrivono articoli, si ricercano e si trovano le evidenti connessioni politiche con l'estremismo di destra, si propongono provvedimenti, misure di sicurezza certo indispensabili ma che non fanno altro che alimentare l'origine, la causa: ovvero l'incredibile disagio, soprattutto di ragazze e ragazzi, che si vive nella cintura periferica della capitale.

Le forze politiche democratiche, per prime quelle di sinistra, le associazioni, i movimenti, devono percepire la necessità di uno scatto. Dopo Villa Ada, se non siamo all'altezza, rischiamo, in tempi rapidissimi, di ritrovarci in una situazione che non si riacchiappa più. Non bastano le risposte, pur necessarie, ma parziali. La manifestazione che sabato scorso ha attraversato il II° Municipio, a cui ho partecipato, è stata appunto necessaria ma non sufficiente. Men che meno bizzarre proposte del tipo "concerto bipartisan".
Evidentemente chi aderisce a queste trovate non ha la percezione di quello che bolle fra i giovani e nelle periferie di Roma.
Le responsabilità non riguardano astrattamente gli altri, da anni tutte le forze di sinistra governano questa città.
Noi dobbiamo unire tutte le Forze, le istituzioni, il movimento sindacale, intorno a proposte che parlino concretamente di un'altra idea di città, di periferia, di solidarietà, di sicurezza. E dobbiamo farlo presto.
Luoghi permanenti, forme di coordinamento che coinvolgano tutti, nessuno escluso, che abbiano il comune denominatore nella solidarietà, la non violenza, i valori fondamentali dell'antifascismo.
Sono convinto che Sinistra Democratica, a Roma ben presente, debba contribuire con determinazione a costruire queste condizioni di partenza, per farle diventare iniziativa cittadina e sui territori, atti di governo locale, fatti concreti su cui misurarsi. Nei quattro quadranti periferici della città apriamo quattro luoghi per la cultura, la musica, la solidarietà, dove l'incontro di culture diverse sia possibile, dove il contaminarsi fra etnie, condizioni di vita, generazioni, non sia vietato dalle condizioni, da quegli assoluti culturali, come si diceva una volta, imposti dai mega centri commerciali.

*Coordinatore romano Sinistra Democratica





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