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La legge "anti Caselli" è incostituzionale

I.R.,   21 giugno 2007, 18:52

La legge Giustizia     Una sentenza, come dichiarato dal vicepresidente della Camera, Carlo Leoni, che "rende giustizia al dott. Caselli e a quanti si opposero allo scandalo di una norma allestita per colpire un integerrimo servitore dello Stato".



Dopo la bocciatura delle norme ad personam, come la legge Cirielli, il lodo Schifani, la legge Pecorella e quella sulle rogatorie internazionali, la Consulta ha bocciato, per illegittimità costituzionale, anche la norma - stavolta "contra personam" contenuta nella riforma dell'ordinamento giudiziario voluta dal Governo Berlusconi, la cosiddetta "anti-Caselli".

E' una buona notizia, perché quella norma era stata pensata ed approvata dal centrodestra per impedire la candidatura alla Direzione nazionale Antimafia del dott. Giancarlo Caselli, "colpevole", secondo la maggioranza di allora, di aver contrastato con fermezza Cosa Nostra senza fermarsi - così come impone a ogni magistrato la Costituzione - di fronte ai santuari di un vecchio potere politico e affaristico.

Una sentenza, come dichiarato dal vicepresidente della Camera, Carlo Leoni, che "rende giustizia al dott. Caselli e a quanti si opposero allo scandalo di una norma allestita per colpire un integerrimo servitore dello Stato".

Un'altra delle leggi truffa di Berlusconi, introdotta con la riforma dell'ordinamento giudiziario nel 2005, sta quindi per finire della pattumiera. La norma escludeva dal concorso per gli incarichi direttivi i magistrati che non assicuravano almeno quattro anni prima della pensione per gli uffici di merito e due anni per la Cassazione. A causa di questa norma Giancarlo Caselli, inviso al centrodestra, era stato escluso dal concorso per la direzione della Procura nazionale antimafia perché aveva superato i 66 anni.

Per i giudici della Consulta questa disposizione è incostituzionale, non tenendo conto della normativa della Costituzione che consente ai magistrati di restare in servizio fino ai 75 anni d´età. "La Corte costituzionale - si legge nella nota di Palazzo della Consulta - ha dichiarato l'illegittimità della norma che, in tema di conferimento degli incarichi direttivi ai magistrati ordinari limitava la partecipazione alla procedura selettiva ai soli magistrati che avessero assicurato almeno quattro anni di servizio prima della data d'ordinario collocamento a riposo per gli uffici di merito o almeno due anni per gli uffici di legittimità, senza tener conto della normativa che consente ai magistrati di permanere in servizio fino al compimento del 75esimo anno d'età".

Era stato il Tar del Lazio, investito dai magistrati esclusi dai concorsi, a sollevare la questione di legittimità della norma davanti alla Corte costituzionale. Per i giudici amministrativi il limite posto era illegittimo perché, in particolare, privava il Consiglio Superiore della Magistratura del potere di scelta sul candidato più adatto a guidare un ufficio giudiziario tra una rosa di candidati.

La decisione della Consulta avrà l'effetto di far ricominciare i concorsi per gli incarichi ai vertici degli uffici giudiziari ancora pendenti; ma potrebbe anche dare il via a una stagione di ricorsi contro le nomine già decise dal Csm. La previsione viene fatta in ambienti giudiziari, dove si sottolinea la "grande portata" che avrà la sentenza.





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