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Dai Sopranos ai Clinton, saga di una famiglia mafiosa

Stefano Rizzo,   20 giugno 2007, 18:36

Dai Sopranos ai Clinton, saga di una famiglia mafiosa USA     

Non c'è da stupirsi che gli astuti manager della campagna elettorale di Hillary Clinton, per sfruttare la popolarità della creatura di David Chase, abbiano deciso di produrre un video che riproduce le sequenze finali dell'ultimo episodio, schermata nera inclusa, con Bill nella parte di Tony e Hillary in quella di Carmela



Quello schermo che improvvisamente diventa nero alla fine dell'ultimo episodio dei "Sopranos" stava già diventando l'immagine più famosa della storia del cinema dopo l'inquadratura dello slittino Rosebud alla fine di "Citizen Cane". Adesso rischia di entrare anche negli annali della storia delle elezioni presidenziali americane da quando se ne è appropriata Hillary Clinton per pubblicizzare la scelta dell' "inno" della sua campagna elettorale.

Il giochino è carino, e pericoloso. Per chi non avesse seguito i Sopranos (diffusi in Italia poco e male, su Fox e su altri canali a pagamento), si tratta della serie di maggiore successo nella storia della televisione, e anche di maggiore qualità. Premiatissimi, con numerosi Granny vinti un po' per tutto, sceneggiatura, musica, regia, ascolti, i Sopranos sono stati creati dalla mente mefistofelica di David Chase, ed erano trasmessi (fino a due settimane fa) sulla rete via cavo HBO dal 1999.
In tempo reale in questi otto anni hanno raccontato le vicende della famiglia mafiosa eponima del New Jersey guidata da Tony Soprano, e della sua famiglia naturale composta dalla moglie Carmela, dai figli A.J. (Anthony Junior) e Meadow, oltre che da un numero imprecisato di parenti tutti rigorosamente italoamericani, psicanalista compresa.
Sullo sfondo del tema principale - che, come in ogni storia di mafia che si rispetti, riguarda le guerre tra i clan, i regolamenti di conti, le estorsioni, gli omicidi e i pestaggi, il tutto condito con le avventure molto poco galanti dei maschi mafiosi - Chase racconta la storia dell'America di questi anni: l'attacco alle torri gemelle, la lotta al terrorismo, la corruzione dei politici, la disarticolazione consumistica della società invasa dai SUV e dai telefonini.
Alla fine, dopo otto anni di successi, è arrivato l'ultimo episodio, che tutti si aspettavano perché finalmente desse un senso ad una storia che, nonostante l'ovvia condanna della violenza mafiosa, lasciava molti spazi di ambiguità sul piano morale e dei valori famigliari. E invece niente. Dopo avere fatto riunire tutta la famiglia (biologica) in un ristorante a poco prezzo, una sera qualsiasi, mentre Tony chiacchiera con Carmela e A.J., mentre guarda i titoli delle canzoni sul jukebox aspettando che arrivi Meadow, improvvisamente il nero dello schermo seguito, dopo alcuni lunghi secondi, dai titoli di coda. Fine dell'episodio e fine dei Sopranos.

Non c'è da stupirsi che gli astuti manager della campagna elettorale di Hillary Clinton, per sfruttare la popolarità della creatura di David Chase, abbiano deciso di produrre (e diffondere sul suo sito: www.hillaryclinton.com ) un video che riproduce le sequenze finali dell'episodio, schermata nera inclusa, con Bill nella parte di Tony e Hillary in quella di Carmela (facile, dal momento che le due donne sono entrambe bionde, volitive e con la risposta pronta, e i due uomini sono accattivanti, donnaioli e con una tendenza alla pinguedine). Il pretesto è annunciare l'esito del sondaggio tra i sostenitori di Hillary per la scelta della canzone della campagna elettorale. E' risultato vincente un mediocre single di Celine Dion, "You and I", a quanto sembra scritto originariamente come jingle pubblicitario per una compagnia aerea dal momento che le parole della canzone parlano di "volare insieme più in alto delle nubi e attraverso i cieli", ma che può andare bene anche come chiamata a raccolta per gli elettori.
Dicevamo che il giochino è carino (cosa non si fa per attirare l'attenzione!), ma pericoloso. Perché nello spot di Hillary ci sono tutta una serie di implicazioni, di significati sotto traccia, forse voluti, forse no, che lo fanno assomigliare ad un film di Quentin Tarantino (ad esempio l'ultimo, "Grindhouse", massacrato dalla distribuzione italiana). E che preoccupano. Eh già, perché si ride, ma poi si pensa. Chi è il boss mafioso dei due? E' Bill, che sta dietro a tutto e tiene i fili della campagna elettorale della moglie, o è lei che dopo gli anni di tormento alla Casa bianca, adesso finalmente si vendica? E quando quel boss mafioso vero (cioè finto, un personaggio vero dei Sopranos) appare nello spot e guarda Hillary fisso negli occhi, è per minacciarla o perché riconosce in lei il futuro capo della famiglia, come del resto Bill sembra capire facendole un piccolo cenno di intesa?
Insomma, la coppia più famosa e più chiacchierata del mondo, la famiglia che ha governato l'America per otto anni e si prepara a governarla per altri otto -- dopo gli otto anni dei Sopranos che hanno coinciso (quasi) con quelli di Bush -- è la nuova futura famiglia mafiosa il cui potere andrà ben oltre il New Jersey e spazierà sul mondo intero? E infine, quello schermo nero, è solo un artificio per creare suspence prima di svelare il nome della canzone vincente, o non è anche (inconsapevolmente) il simbolo di quello che aspetta l'America se vincerà Hillary?
Quando Tony tornava da Carmela dopo le sue scappatelle le portava sempre un dono prezioso: un orologio d'oro, una mercedes nuova, una casa. C'era proprio bisogno - molti si saranno domandati guardano il filmato prodotto dagli astuti manager della campagna elettorale di Hillary -- che Bill, per farsi perdonare le sue infedeltà, le regalasse la Casa bianca?





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