Aprileonline.info: Le contraddizioni del prof. Ichino
Quotidiano per la sinistra
www.aprileonline.info
Funzione Pubblica CGIL
www.alternativerivista.it/

Domenica, 21 Marzo 2010 - Ultimo aggiornamento alle 21:25

Le contraddizioni del prof. Ichino

Michele Gentile*,   15 giugno 2007, 19:10

Le contraddizioni del prof. Ichino Il Punto     



Da un po' di tempo il Prof. Ichino ci aveva fatto mancare le sue idee, senza grande rimpianto a dire il vero.
Ma ecco che ricomincia e con un solo articolo, pubblicato mercoledì scorso sul Corriere della Sera, presenta tre concetti contraddittori tra loro e totalmente inaccettabili per il mondo del lavoro.
Il Primo è che "il rinnovo dei contratti è un optional: un atto che si può fare o non fare a seconda delle convenienze";
il secondo è che il rinnovo dei contratti presuppone una visione comune - una comunità di intenti tra datori di lavoro e lavoratori-;
il terzo, infine, che in assenza della suddetta "comunità d'intenti", è da preferire la contrattazione nelle aziende al posto del contratto nazionale.
Tre concetti inaccettabili e contraddittori tra loro (non si capisce perché la mancanza di una visione comune dovrebbe impedire il rinnovo del contratto nazionale e favorire quello aziendale).

Ma soprattutto questi concetti, anche per la sede dalla quale sono stati espressi, forse non rappresentano solo il pensiero di uno studioso "radicale", ma lo scenario politico per forze datoriali e politiche che vogliono sfruttare il bisogno del contratto per il potere di acquisto dei salari e per contrattare l'organizzazione del lavoro e le condizioni del lavoro, per uno scontro politico nel paese, utile anche perché le imprese abbiano mano libera in una fase di "ripresa" mentre arrivano le risorse derivanti dal cuneo fiscale.
Perché se fossero solo le elucubrazioni di un intellettuale, la domanda da porsi sarebbe: come mai quel giornale le pubblica in prima pagina?

Questi interrogativi però non debbono dirottare l'attenzione sul fatto che si è in presenza e si prospetta una stagione contrattuale particolarmente difficile. Gli interessi datoriali in campo sono corposi: la gravissima ed inaccettabile vicenda del rinnovo del contratto dei giornalisti, così come la complessa, e per qualche verso incomprensibile, vicenda del rinnovo dei contratti pubblici, o come il rinnovo ancora mancante del contratto delle imprese di pulizia stanno lì a dimostrarlo.
In una fase politica così complessa ognuno cerca di ritagliarsi un suo spazio senza regole se non quelle di garantire i propri interessi. Anche per i meccanici sarà lo stesso: i segnali già sono chiari: in una stagione di crescita, la tentazione di avere mano libera in azienda è forte ma, al contempo, è forte la preoccupazione che le lotte operaie possano turbare quel clima necessario per poter crescere.

Torniamo al Prof. Ichino: come e su cosa sarebbe possibile avere "comunità di progetto fra lavoratori e datori"? E perché l'abrogazione del contratto nazionale dovrebbe rendere possibile la contrattazione aziendale? Oggi, nonostante quanto previsto dal protocollo del '93 e dai contratti nazionali, la contrattazione aziendale riguarda non più del 38% dei lavoratori dei settori privati. L'ipotesi del prof. Ichino si spinge fino alla generalizzazione dei contratti aziendali? Credo si possa escludere! Ed allora senza contratto nazionale e con i contratti aziendali - laddove possibile - la tesi è che i lavoratori si debbono affidare ai progetti dei "padroni" e sperare che in questi ci sia anche la presenza e la valorizzazione del lavoro. Si tratta di inaccettabili scorciatoie verso la tesi dell'unilateralismo della gestione aziendale sulle condizioni dei lavoratori, sugli orari, sul salario.

Proprio contro tale tesi continuiamo a dare valore centrale al contratto nazionale come tutela dei salari dalla reale crescita inflativa: strumento solidaristico, ma anche strumento certo per la tutela delle retribuzioni di lavoratori e lavoratrici. Autorità salariale, che non si fermi alla sola difesa del potere di acquisto ma, dopo tanti anni nei quali si è dimostrato che la ricchezza si è spostata dai salari ai profitti, afferma la necessità di migliorare il potere di acquisto. Autorità anche per la definizione di diritti universali normativi e lavoristici individuali e collettivi.
Un secondo livello negoziale che va esteso anche attraverso la contrattazione territoriale, di area, di filiera o di distretto, nella quale distribuire salario di produttività e contrattare le condizioni della produzione e del lavoro.
Ipotesi di incentivazione della contrattazione aziendale attraverso la defiscalizzazione dello straordinario nascondono, dietro il possibile ma incerto vantaggio salariale, il totale depotenziamento della contrattazione in azienda sulle condizioni di lavoro e sull'orario: una vera e propria destrutturazione e deregolazione della condizione principale della contrattazione aziendale: quella di contrattare l'orario.

Nel settore pubblico poi, una contrattazione aziendale al posto di quella nazionale implicherebbe "condizioni strutturalmente diverse di offerta dei servizi pubblici" ( si pensi alle modalità di offerta qualitativa e quantitativa oggi definiti nel contratto nazionale e quindi universalmente validi). In sostanza, si sarebbe in presenza di una sorta di federalismo contrattuale a modo della devolution di memoria leghista.
Poi, a fine della stagione contrattuale in corso, sarà possibile affrontare il tema della manutenzione del sistema contrattuale ( biennio; triennio; ruolo e estensione della contrattazione aziendale).
Tutti temi che nulla hanno a che vedere con quanto affermato dal prof. Ichino!

.
*Cgil, coordinatore Settori pubblici





Per poter inserire i commenti agli articoli devi essere registrato. Se non sei un utente registrato ad Aprileonline.info inserisci il tuo indirizzo e-mail nello spazio apposito del
form di registrazione al sommario
e clicca su invia.
Se già sei registrato al sito fai il login
Powered by Elzevira