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A scuola con la Bibbia
Marzia Bonacci, 05 giugno 2007, 17:50
Istruzione
Promossa dall'associazione Biblia, la petizione per diffondere lo studio del testo sacro nei luoghi della formazione è giunta al ministro Fioroni. Una iniziativa non confessionale ma culturale che è stata accolta con favore dalla politica e dal mondo degli intellettuali
La loro campagna è cominciata nel lontano 1989 con il chiaro intento di diffondere lo studio della Bibbia nelle scuole, un'operazione culturale a loro dire necessaria in un paese a maggioranza cattolica come è appunto il nostro. Oggi l'associazione laica "Biblia", che da anni promuove la diffusione della conoscenza di questo testo sacro nella società e nelle sue istituzioni, ha incassato un primo successo raggiungendo la quota di 10mila firme da inviare al ministro dell'Istruzione Giuseppe Fioroni per ottenere il riconoscimento ufficiale del progetto. Un documento che porta le firme di esponenti di spicco della cultura nostrana, da Gad Lerner a Tullio De Mauro, da Massimo Cacciari a Tullia Zevi. Protestanti, ebrei, cattolici, ma anche non credenti che hanno apposto la loro firma alla petizione e che aspirano a rendere la Bibbia un libro di testo più diffusamente conosciuto, a cominciare dal mondo della scuola, proprio per il suo valore fondamentale nella formazione della cultura italiana. Sostegno all'iniziativa è stato offerto trasversalmente dalle diverse forze politiche, dai Ds ad Alleanza nazionale, con pochissime eccezioni tra cui quella dell'onorevole del Prc Vladimir Luxuria, la quale ha polemizzato con "l'idea di porre un'attenzione maggiore su un libro religioso, piuttosto che su altri" perché potrebbe significare un cedimento "dal punto di vista della difesa della laicità" dello Stato.
Agnese Cini Tassinari, presidente dell'associazione promotrice, ci ha spiegato l'origine di questo progetto, nato con l'intento di "approfondire un testo cardine della nostra cultura, certo senza istituire un'ora apposita, ma favorendo all'interno delle diverse materie umanistiche studiate a scuole una costante attenzione alla Bibbia". Un piano che secondo lei non rallenterebbe il dialogo inter-religioso ma anzi lo favorirebbe: "Soltanto quando si conoscono le proprie origini e le proprie radici, tra cui si annovera anche la Bibbia come testo base della cultura cattolica", ci spiega, "si può avere un confronto con le altre tradizioni religiosi senza scadere in una marmellata appiattita di mescolanza".
Tullio De Mauro da tempo sostiene questa iniziativa perché, come ci ha raccontato telefonicamente, "la lettura diretta dell'Antico Testamento e dei Vangeli, del loro linguaggio e del loro stile, è di grande importanza culturale", soprattutto se si tiene conto che questi testi "hanno permeato largamente la tradizione culturale in cui noi ci collochiamo". Sicuramente un successo della Chiesa cattolica? "Beh no, perché questa lettura diretta paradossalmente non incontra il suo favore", ci spiega il professor De Mauro, "perché l'approccio diretto non piace alla Chiesa, che gli preferisce una mediazione ecclesiale", in sostanza "una vecchia diatriba secolare che continua ad avere strascichi anche nell'epoca contemporanea". Ma non c'è il rischio che l'introduzione di questo focus culturale sulla Bibbia rallenti il processo di confronto interculturale e venga vissuto da molti come un arretramento dal principio della laicità della scuola? "No, non credo. Non si può per paura di scontentare qualcuno negare un dato di fatto, e cioè quello del ruolo che i testi ebraico-cristiani hanno avuto nella formazione della nostra tradizione artistica, linguista, filosofica". "Non solo", aggiunge De Mauro, "se si vuole che le giovani generazioni sviluppino una coscienza critica anche rispetto a questa stessa tradizione, è indispensabile partire da lì, dal dato formativo essenziale che questo testo biblico rappresenta".
Anche Margherita Hack, astrofisica sensibile alla battaglia laica, si è detta d'accordo sulla proposta di studiare la Bibbia nella scuola, come testo culturale di riferimento della nostra tradizione umanistica. "La sostengo come una proposta critica contro ogni tentativo di adottare la Bibbia come opera scientifico, magari a sostegno delle tesi creazioniste" sostiene la scienziata. "La Bibbia è un testo che esprime la cultura del suo tempo, può essere letto alla stregua dell'Iliade, dell'Odissea, dell'Eneide. Va dunque riportata al suo ambito originario. Questa è una proposta laica perché solo conoscendo si può capire che assumere la Bibbia come libro scientifico non ha senso" sostiene la Hack. Ma il clima non appare dei più favorevoli visto che è di pochi giorni fa la notizia che l'ora di religione fornirà crediti per l'esame di maturità?. "Una scelta assurda, vergognosa. L'ora di religione infatti non è obbligatoria e ci sono molti studenti che non vi partecipano perché di altre religione. L'Italia è uno stato laico e la religione non può essere materia di valutazione, soprattutto se insegnata come oggi in senso confessionale". Non sarebbe più opportuna l'introduzione della storia delle religioni? "Io l' ho sempre sostenuta, come ora di approfondimento della cultura umana appunto". Di fronte all'eventualità di una deriva creazionista sulla scia degli Usa, dove la teoria biblica è considerata come certezza scientifica, tanto da essere studiata in molte scuole, la Hack si dice preoccupata: "Il pericolo in Italia c'è, soprattutto di fronte alla attuale invadenza vaticana, per questo credo sia utile introdurre lo studio critico della Bibbia che evidenzi come le superstizioni religiosi non possano vestire i panni della scienza". Eppure questa proposta è sostenuta da molti credenti, protestanti ebrei cattolici, che potrebbero non leggerla nei suoi stessi termini. "Io la intendo così, poi ognuno può considerarla come crede. Se però nasce come risposta critica ad una deriva che vuole il Libro una fonte scientifica, allora la sostengo". Sull'invadenza vaticana e sulla difficoltà di arrestarla, anche nel mondo scolastico, giudicato un primo riferimento formativo dell'essere umano-cittadino, l'astrofisica appare disincantata: "La scienza può rispondere a questa intrusione con la cultura, ma la politica deve farlo con un po' più di nerbo, con il coraggio, che vedo però mancare soprattutto a sinistra". "La Costituzione - conclude - parla di un paese laico dove la religione è fatto privato, la scuola dovrebbe esserne dunque esente".
La proposta incontra anche il parere positivo di gran parte delle forze politiche. Alba Sasso, deputata di Sinistra democratica e vicepresidente della Commissione cultura della Camera, si dice favorevole: "La Bibbia è un testo letterario, uno dei fondamenti della storia dell'umanità insieme ad altri libri. Studiarla a scuola sarebbe anche un contributo al dialogo interculturale nel nostro paese, dove l'ignoranza religiosa è sovrana". Sul rischio che una proposta di questo tipo vada a sostegno di una tendenza confessionale in parte in atto nella scuola pubblica, la Sasso si dice ottimista e ci spiega il perché: "Non credo che studiare la Bibbia, se lo studio biblico viene condotto senza arroccarsi su posizioni ideologiche e fanatiche, possa arrestare il confronto interculturale e inter-religioso che è la vera sfida della nostra scuola multietnica". Dunque la conoscenza della nostra cultura, attraverso lo studio e la scoperta dei suoi fondamenti letterali, tra cui appunto anche il testo sacro, rappresenta una possibilità in più per avviare il confronto fra religioni e culture diverse, vera sfida della società contemporanea.
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#2 · giacomo
06 giugno 2007, 00:27 io dico che i cattolici avrebbero ben poco di cui essere contenti. una maggiore conoscenza della bibbia, sono convinto che minerebbe innanzitutto le loro certezze. ed è un dato di fatto che proprio per questa paura la chiesa abbia contrastato le traduzioni della bibbia. la mancanza delle più elementari conoscenze non solo del testo biblico nei suoi contenuti, nella sua articolazione, nell’esistenza di pluralità di testi biblici, ma anche della sua lunga storia redazionale è dato che permea fortemente proprio il cattolicesimo militante. la scoperta di una lettura scientifica del testo (e ci sono studi rigorosi con almeno tre secoli di storia alla spalle), ossia di una lettura che ne renda conto del suo complesso formarsi, delle sue dinamiche retoriche, della sua antropologia di fondo permetterebbe di smussare quei fondamentalismi religiosi (che esibiscono appartenze tribali e non comunitarie) che troppo spesso ormai si accompagnano a disivolta ignoranza#4 · Fiore
06 giugno 2007, 08:37 Se lo studio della Bibbia avvenisse nell’ambito di un più vasto studio della storia delle religioni, con questo modificando profondamente l’impostazione attuale dell’ora di religione, non avrei alcunchè da obiettare. Ma stando le cose come attualmente sono mi sembra soltanto un modo in più per creare divisioni e/o per imporre a classi sempre più multiculturali una unica visione del mondo come quella giusta”.#5 · RazionalMENTE.net
06 giugno 2007, 11:34 Studiarla non basta, bisognerebbe impararla a memoria per intero. Così quando i preti ti dicono che Dio è “Amore”, tu ti ricorderai di tutti gli orrori della Bibbia, le stragi (persino di animali) che Dio comanda agli uomini e forse ci penserai due volte prima di aver fede nella dottrina cattolica. Ovviamente se i testi che saranno adottati riporteranno il commento di Ravasi che ti dice che dov‘è scritto nero significa bianco e dov‘è scritto bianco significa ancora bianco, beh, allora andremo di male in peggio. Ma i giovani di oggi non sono più quelli di una volta, oggi c‘è Internet e moltissimi giovani e giovanissimi già hanno capito molte cose della Bibbia e della Chiesa. Quindi sono piuttosto ottimista. I preti possono ingannare un uomo per tutta la vita, possono ingannare tutti gli uomini per un giorno, ma non riusciranno mai ad ingannare tutti gli uomini per tutta la vita.#10 · Marcello Marani
12 giugno 2007, 00:01 Una breve riflessione mi porta a concordare sul fatto che se l’insegnamento venisse affidato a degli storici e non agli insegnanti di religione, allora si avrebbe una seconda Riforma Luterana, che porterebbe a vedere tutte le contraddizioni esistenti nel testo. Non fu Lutero, infatti, che facendo trascrivere la Bibbia dal latino al volgare per farla leggere e conoscere a tutti, che provocò quel grande cataclisma che prese il nome di Riforma Protestante? E pensare che i clericali vorrebbero imporla a tutti come radice della nostra cultura, dimentichi che su tali radici, sono comprese l’occupazione della Terra Promessa, la distruzione di Gerico, le stragi dei Filistei ecc., da parte di un popolo, gli ebrei, che si era etichettato come “Popolo Eletto” Quindi attenzione a non insegnatre che chi si augoelegge Popolo Eletto, pone le radici del razzismo contro tutti i gentili, i quali poi li hanno ripagati con la stessa e più feroce e criminale moneta, fino ai progrom ed al genocidio. Per quel che mi riguarda più ho letto e contin uoi a leggere Bibbia e Vangeli, Corano e Veda e più mi sono allontanato dalle religioni, fino a pretendere ed avendo ottenuto lo “sbattezzo”, con la cancellazione dei miei dati dai registri parrocchiali, così da non essere usato statisticamente come “Cristiano” Inoltre, siccome sta scritto a chiare lettere, “Occhio per occhio…” e si parla da una parte di un Dio benevolo e dall’altra di un Dio che si vendica, ci starei ben attento nel dire che li stanno le nostre radici, intanto perchè stanno anche nella mitologia, e persino nella cultura islamica, senza la quale non avremmo conoscenza, ne di Socrate, ne di Platone, ne di Aristotele e di tutta la filosofia greca. Così, senza la loro matematica, difficilemente l’uomo sarebbe arrivato sulla luna, alla faccia del cattoleghista “porcaro”, che vede maiali inesistenti, forse perchè ciucco di grappini sbevazzati durante le pedalate montane, e se la prende con gli islamici, colpevoli di non avere inventato la “Biro”. maranimarcel@tiscali.it.#11 · Cateno
12 giugno 2007, 17:23 I ragionamenti convincono solo coloro che ragionano. Studiare la Bibbia sarebbe un’ottima cosa, ma credo che avverrebbe una della seguenti: 1) i preti pretenderebbero di “insegnarla” loro o di farla insegnare a gente che gli scodinzola dietro come gli attuali insegnanti di religione; 2) fatta salva la possibilità di un docente fuori dall’ordinario, lo studio della bibbia sarebbe come lo studio di qualsiasi altra disciplina, ossia per la maggior parte degli studenti non contribuirebbe per nulla o quasi ad una maggiore comprensione del mondo; un po’ come avviene per lo studio liceale della storia della filosofia: la maniera comune di ragionare non ne viene punto scalfita. Ovviamente ci sono gli studenti interessati, ma sappiamo quanti sono pochi; 3) considerato che tanti insegnanti si professano cattolici, non credo saprebbero porsi in maniera critica di fronte al testo biblico, perciò o direbbebbero un sacco di sciocchezze o comunque le sciocchezze che direbbero rimanderebbero al punto 1). Il mio pessimismo su questioni religiose è forse troppo radicale, lo so. Credo, in definitiva, che un cambiamento religioso potrebbe avvenire solo con un cambiamento di “impero”, se scusate la pesantezza del termine. Ma in ogni caso, tanto per citare Stirner, si abbatterà un cielo per sostituirlo con un altro.#12 · Marcello Marani
14 giugno 2007, 02:20 Studiare la Bibbia è un fatto culturale, se non si affida l’incombenza ai preti, che con la doppia liturgia e la doppia verità la usano come oppio per i popoli. E non fu forse Lutero, che per promuovere la Riforma Protestante, tradusse la Bibbia in volgare e la portò a conoscenza di tutti? Se poi oltre la Bibbia si insegnassero, appunto, la storia delle religioni, e perchè no, anche i primi rudimenti di antropologia, aiuteremnmo o giovani a farsi un’opinione meno aprioristica, perchè ad esempio apprenderebbero che tanti Comandamenti, che i Vangeli attribuiscono al Cristo, erano già stati detti circa 5 secoli prima da Budda e Confucio. E si potrebbe pensare che dall’adolescennza ai 30 anni, di cui nei Vangeli non c‘è traccia, che il Cristo li abbia passati proprio in India ed in Cina ad attingere cultura e conoscenze tra quei popoli. maranimarcel@tiscali.itform di registrazione al sommario
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#1 · Mario L
05 giugno 2007, 20:11 Sarei d’accordo alla sua introduzione come testo se trattato come opera storica, scevra da ogni attribuzione extraterrena. Mi piacerebbe che si riprendessero le fonti, si esaminassero i riflessi della filosofia e degli ordinamenti statali sul testo, che la si ricollegasse alla storia delle religioni e delle loro evoluzioni nella storia dell’umanità. Mi piacerebbe molto. E’ un’opera molto bella se storicizzata.