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Bocciata la Torino-Lione
Emiliano Sbaraglia, 25 maggio 2007, 19:38
Uno studio del professor Prud'Homme, pubblicato dal sito "la voce.info", analizza il rapporto tra costi e benefici del progetto, tracciando al dunque un bilancio disastroso: 25 miliardi di euro in passivo. Per certi versi, una vittoria anche dei comitati della Val Susa
Parte dal sito "la voce.info" l'altolà al progetto di collegamento ferroviario Torino-Lione, gestito dalla Lyon Turin Ferroviaire (LTF), società responsabile della parte comune italo-francese tra le due città. La LTF, partecipata per una metà dalla RFI (Rete Ferroviaria Italiana), l'altra dalla RFF (Réséau Ferré de France), è stata costituita allo scopo di "promuovere la progettazione, gli studi, le ricognizioni e i lavori preliminari del tratto internazionale della nuova linea ferroviaria Alta Velocità tra Lione e Torino".
Situata al centro degli assi di collegamento tra il nord e il sud e tra l'est e l'ovest dell'Europa, la linea costituirebbe un anello chiave nel quadro degli sviluppi della rete ferroviaria transeuropea e, a livello regionale, seconod le intenzioni dei promotori dovrebbe anche migliorare le relazioni e gli scambi tra i due grandi bacini economici coinvolti dal suo attraversamento, vale a dire l'Italia del Nord (pianura del Po e Alpi del Nord) e la Valle del Rodano in Francia.
Ma sul sito inizialmente indicato (tra i più quotati e seguiti nel settore dell'economia non soltanto nazionale), viene resa nota la pesante bocciatura arrivata dall'economista francese Rémy Prud'Homme, professore emerito presso l'università di Parigi XII.
Secondo lo studioso, che imposta la sua ricerca partendo dall'analisi del traffico, delle persone e delle merci, al momento i passeggeri tra Torino e Lione che si distribuiscono fra i tunnel stradali dl Montebianco e del Fre'jus e quello ferroviario del Moncenisio sono all'incirca due milioni e mezzo ogni anno, mentre per le merci sono 37 milioni le tonnellate che si muovono nel corso del medesimo arco di tempo, prevalentemente su strada: un milione e mezzo di Tir pesanti rispetto ai 220 mila vagoni registrati nel corso del traffico ferroviario.
L'analisi di Prud'Homme in pratica dimostrerebbe che il rapporto costi-benefici dell'operazione attivata da Italia e Francia sia tutt'altro che positiva, dato che i calcoli del professore registrerebbero la determinazione di un valore attuale netto del progetto fortemente negativo, pario addirittura a 25 miliardi di euro. Un bilancio disastroso, come scrive lo studioso, dato che "i benefici del progetto sono tali da non compensare neppure i costi di esercizio".
Oltre a ciò, si prevede l'inevitabile aumento anche dei debiti "aggregati" di Francia e Italia, che per gestire l'opera vedrebbero accrescere il loro deficit per i prossimi quattro decenni.
In un altro passaggio, il saggio dell'economista francese prende in esame i possibili benefici per gli utenti, dal risparmio dei tempi a quello economico; e un capitolo viene dedicato anche alle cosiddette "esternalità", in particolare per quanto riguarda l'impatto ambientale e l'inquinamento atmosferico. Ma nel complesso, il giudizio dello studioso rimane drasticamente negativo.
Con la descrizione di un simile scenario, viene quasi naturale rivalutare allora anche l'alternativa da sempre sostenuta dai comitati della Val Susa contro la Tav: nessun tunnel, ma solo il potenziamento della linea ferroviaria attuale. Una proposta in grado di soddisfare la prevista crescita del trasporto su rotaie, senza danneggiare l'ambiente, né mettere a rischio la salute.
Inoltre, tale soluzione consentirebbe di ottenere un finanziamento dignitoso dall'Europa, e di abbattere del 90% i costi a carico dello Stato italiano, rientrando in questo modo nelle tabelle suòle valutazioni d'impatto ambientale previste dall'UE.
Un'alternativa, tra l'altro, del tutto in linea con il programma elettorale dell'Unione, che non parlava di Tav ma di progetti fondati sul consenso delle popolazioni.
Ora, anche da emeriti esperti d'oltralpe, sembrano arrivare notizie e dati che confermano la validità di certe posizioni, spesso definite con troppa fretta "radicali" o prive di validità scientifica.
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#3 · Un socialista europeo
26 maggio 2007, 09:41 Espongo i miei dubbi sulla questione della TAV e del movimento NO TAV. Devo dire che non sono affatto convinto di questo studio. Sara` pure corretto, ma il problema e` un altro. Il problema e` che di fronte ad un investimento come quello sulla TAV ci vorrebbe un enorme investimento per sfruttarne l’utilizzo. La TAV non e` sbagliata a priori, anzi: a priori muovere trasporto di persone e merci su ROTAIA e` comunque meglio della gomma. Se la politica avesse ragionato in tempo sull’impatto ambientale della costruzione del tunnel e avesse presentato un piano convincente per rendere sicuri i lavori, credo che gran parte della popolazione avrebbe capito il senso dell’opera e sarebbe andata oltre il solito principio del NIMBY. Purtroppo convertire la vecchia ferrovia ad AV per quanto ne so e` praticamente impossibile per le pendenze; quale sara` l’impatto delle perdite economiche dovute a questa rinuncia? E quanto aumentera` il traffico su gomma, con quali costi per la salute delle persone? Leggetevi l’articolo dell’espresso sui tumori in italia.#5 · pippo
26 maggio 2007, 13:44 nessuno però ci ha ancora spiegato a che cosa serve la TAV. adesso ci spiegano che servirà a trasportare tonnellate di paccottiglia (dette ufficialmente merci) cinese dal porto di Genova al nord europa. chi avrà mai bisogno di tutta questa merce di consumo in più rispetto a quella che già consumiamo, è un mistero. e perché mai le merci cinesi dovrebbero passare da Genova per arrivare al nord europa, anziché passare da terra via est, è un altro bel mistero.#6 · Nunzio da Bari
26 maggio 2007, 15:26 Prodi in una intervista disse la TAV si farà, comunque ha avuto ragione beppe grillo#7 · Loredana
26 maggio 2007, 15:37 E’ triste che ci sia ancora gente che pensa che l’opposizione al tav sia dovuta a sindrome nimby. quanto alla ferrovia storica… attualmente i tgv francesi ci passano e sono meno indicati del gioiellino tecnologico italiano che si chiama pendolino. continua a non essere chiaro dove passeranno le merci in territorio francese considerato che là l’alta velocità è riservata ai passeggeri#8 · franco
26 maggio 2007, 20:11 Questo studio si è, molto semplicemente, dimenticato che Torino è a soli 140 km da Milano, eche la TAV Torino-Milano sarà completata entro due anni. Si è anche dimenticato che Lione è collegata a Parigi, via TAV, e che, quindi, ai viaggiatori attuali tra Torino e Lione, forse si dovrebbero aggiungere i potenziali viaggiatori tra Milano e Parigi. Poca roba, sicuramente… In ogni caso, anche questo è un tentativo di tagliare fuori l’Italia dai collegamenti internazionali veloci tra Est e Ovest europeo. Con la benedizione della piu’ retriva sinistra italiana, che ci vuole sempre poveri e ignoranti.#9 · Artemio Berto
26 maggio 2007, 21:43 Queste grandi opere di interesse internazionale non si possono impedire. Facciamole in sicurezza. Di Italie del NO ce ne sono troppe. Pensiamoci. Artemio Berto#11 · bellavita
28 maggio 2007, 18:08 Fortunatamente Cavour sapeva governare, se no non si sarebbe fatto neanche il traforo del Frejus. Per il traffico dell’epoca in cui partirono i lavori bastava migliorare le mulattiere, anzi, d’inverno c’erano muli disoccupati a Susa. Il problema non è l’alta velocità ma l’alta capacità dei treni merci, che con le pendenze per passare dal Frejus possono trainare solo pochi vagoni, e più di tanti treni al giorno, indipendentemente dalla lunghezza, non si possono far partire. Il problema non è il traffico Torino Lione ma se far passare dall’Italia o dalla Svizzera e Austria, prontissime a farsi traforare come gruviere,il collegamento orizzontale da Lisbona a Barcellona, Marsiglia a Kiev (che è tutto da fare) e poi Kiev, transiberiana e transmongolica, che è già fatto. Ci vorranno 20 anni e cosa sarà il traffico allora non si sa. Ma è difficile che abbia ragione l’ipotesi riduttiva de la voceinfo, il luddismo della paleosinistra, il localismo dei valsusini che non volevano il traforo stradale, non volevano l’autostrada, non vogliono nulla. Ma a Ovest è il valico più comodo, e se uno abita in un corridoio si deve adattare a lasciar passare. Come succede dai tempi di Annibale…#12 · Bio
12 giugno 2007, 21:36 Possibile che non possa esistere in Italia una sinistra seria, che guarda al di là del proprio naso e cerca di programmare il futuro del Paese per i prossimi decenni? In tutta Europa si fanno infrastrutture moderne, con il pieno consenso della sinistra e degli ambientalisti, mentre in Italia siamo capaci solo di dire no a qualsiasi cosa. Concordo pienamente con il commento di “Bellavita”: anche ai tempi di Cavour molti pensavano che il traforo del Frejus fosse inutile o sovradimensionato, ma a quei tempi i politici erano ancora capaci a prendere delle decisioni per il bene del Paese e non solamente per mantenere in equilibrio la propria poltrona. Faccio comunque presente che conosco molta gente in Val Susa che è favorevole alla TAV ma non può dirlo ad alta voce per paura.form di registrazione al sommario
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#1 · ulisse
26 maggio 2007, 00:04 E’ come il Ponte sullo Stretto, vogliamo correre e non siamo neanche in grado di cam-minare!. Con quei soldi perchè non si cerca di disinfestare i treni dai virus dell’epatite, dalle zecche e di farli viaggiare puliti ed in orario per i lavoratori, certo non rende come le tangenti sulle grandi opere. Per l’intanto in Sicilia si viaggia ancora con la rete dei Borboni, ad un solo binario ed in molte tratte ancora da elettrificare, ’800, altro che terzo millennio!!