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Cortei 9 giugno, la chimera dell'unificazione

Andrea Scarchilli ,   24 maggio 2007, 18:40

Cortei 9 giugno, la chimera dell'unificazione Le due piazze     L'appello a una manifestazione unitaria contro Bush, pubblicato dal "manifesto" e rilanciato da Russo Spena su questo giornale incontra le resistenze della sinistra antagonista. Sotto accusa, in particolare, la richiesta che la protesta non si estenda al governo Prodi



Continua il dibattito, interno alla sinistra, sulle manifestazioni del 9 giugno prossimo a Roma. Il punto è sempre lo stesso, i cortei saranno due, uno organizzato, tra gli altri, da Rifondazione comunista, Fiom e Arci, l'altro dall'area più antagonista. Il capogruppo di Rifondazione comunista alla Camera, Giovanni Russo Spena, ha auspicato su questo giornale l'unificazione delle "due piazze". La spaccatura della protesta, sostiene Russo Spena, sarebbe un danno per l'intero movimento pacifista le cui istanze, in caso di divisione, perderebbero di efficacia. Rifondazione si è detta disponibile, quindi, all'unione dei cortei, a due condizioni: che la manifestazione sia pacifica e che non si "trasformi" in una protesta contro il governo Prodi.

A giudicare dalle risposte che, sotto forma di estratti inviati alla nostra redazione, sono giunte, l'auspicio di Rifondazione comunista e delle personalità che qualche giorno fa hanno firmato un appello sul "manifesto", sembra destinato a cadere nel vuoto. E' la seconda condizione, in particolare, a risultare difficile da digerire. Ci ha scritto Sergio Cararo della Rete dei comunisti italiani: "L'agenda delle relazioni tra l'amministrazione USA e il governo Prodi presenta alcuni punti di frizione ma è largamente condivisa in molti punti significativi". Puntigliosamente elencati: L'intervento in Afghanistan, lo scudo missilistico in Europa, la base militare di Vicenza, l'embargo contro i palestinesi, gli ostacoli frapposti alla magistratura nei processi sull'omicidio Calipari e sul sequestro di Abu Omar. Salvatore Cannavò di "Sinistra critica", tra gli organizzatori del secondo corteo, sostiene che "la richiesta di mobilitazione unitaria che ora viene da personalità importanti della sinistra italiana, in sé condivisibile, non può fare finta di non guardare al merito e al contenuto della giornata. Il no alla guerra, senza se e senza ma, è tale appunto perché non si fa offuscare dalla presenza di questo o di quel governo". Con una stoccata: "A sentire parlare di responsabilità governative alcuni si tirano indietro. Ce ne dispiace". Ci saranno, con tutta probabilità, due piazze, piazza del Popolo e piazza della Repubblica, a dire di no alla guerra. Il tentativo di Rifondazione comunista di far ritrovare una voce unica al popolo della pace incontra resistenze significative, e le parole di Russo Spena - "tutti hanno il pieno diritto di manifestare contro il governo di centrosinistra, non però di bluffare camuffano una mobilitazione politica, per non dire politicista, da una per la pace" - al momento non paiono smuovere granché se un membro del governo come il sottosegretario Paolo Cento, in un'intervista ad aprileonline, ammette che "la politica estera e militare del governo è contraddittoria" ed enuncia, tra le pecche da correggere, l'aumento dei soldi spesi per le forze armate.

Il 9 giugno rischia di trasformarsi in un giorno triste per il movimento pacifista e per i partiti che da sempre gli sono contigui. Scavalcati a sinistra, come si dice in gergo politichese, e, con ogni probabilità, pressati a destra, dal solito Udeur che, con il segretario della commissione Difesa Pasquale Giuditta, manda a dire: "E' un errore il fatto che esponenti della maggioranza partecipino al corteo organizzato a Roma contro la visita di Bush. Non possiamo tornare a una contrapposizione pro o contro gli Stati Uniti. Rifondazione mediti". Con tanto di avvertimento finale: "Divisioni di questo tipo fanno male alla coesione della maggioranza".





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