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Guardare ma non toccare...

Emiliano Sbaraglia,   22 maggio 2007, 19:13

Guardare ma non toccare...     La Rai decide di acquistare il documentario della BBC sulla pedofilia, tenendo a precisare che tutte le parti coinvolte saranno "ampiamente rappresentate". La Chiesa parla già di falsità da denunciare, mentre Santoro prende tempo per definire il "taglio" da proporre alla puntata



Dopo giorni di imbarazzati silenzi e improbabili sotterfugi, alla fine sembra che l'informazione prevarrà sui tentativi di censura. E nel suo piccolo questo giornale, avendone parlato sin dalla scorsa settimana ben prima di altri, sente di aver dato un modesto contributo.
Il direttore generale della Rai, Claudio Cappon, ha infatti dato il via libera per l'acquisto e la messa in onda del documentario della BBC relativo ai casi di abusi sessuali compiuti da sacerdoti cattolici ai danni di adolescenti e bambini. Michele Santoro, che per primo ne aveva formalmente fatto richiesta, potrà quindi trasmettere il documentario in una delle prossime puntate di "Anno Zero", quale esattamente è da definire: il conduttore sta valutando come impostare questa inchiesta, di certo molto molto delicata.

Azioni e reazioni -Le agenzie battute dall'ufficio-stampa di Viale Mazzini avanzano con i piedi piombo: "Certamente non andrà in onda questa settimana perché secondo Cappon ci sono delle cose da valutare, e comunque in trasmissione dovrà essere garantita la presenza di autorevoli esponenti della Chiesa", si legge nel comunicato. Una Chiesa che per bocca del segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Betori, non ha tardato a far sentire la sua voce: "Non vogliamo alcuna censura -ha riferito il monsignore nel corso di una riunione della Conferenza episcopale-; ma se il documentario dovesse essere trasmesso in Italia vorremmo che ci fosse almeno una chiara presa di distanza da tutte le falsità che questo documentario sembra contenere".

Presunte falsità -A dire il vero, Giuseppe Betori dovrebbe a sua volta chiarire meglio a quale falsità voglia riferirsi, dato che ha criticato in particolare il fatto che il filmato consideri un documento vaticano del 1962 (il "Crimen Sollicitationis") come emanazione del cardinale Ratzinger, mentre all'epoca questi era un semplice teologo. Ma chi (come noi e i nostri lettori) hanno già avuto modo di guardare il documentario, avrà constatato che l'attuale pontefice in realtà viene chiamato in causa a partire dalla metà degli anni ottanta, vale a dire da quando l'allora cardinale assume l'incarico da parte delle gerarchie ecclesiastiche vaticane di controllare che i vescovi siano attenti nel far rispettare i dettami contenuti nel "Crimen Sollicitationis" (cfr. Aprileonline.info del 18-05, "Sex, Crimes and Vatican"). Oltre a questo, ricevuto anche il compito di ritoccare lo stesso documento nell'anno 2001, Ratzinger irrigidisce ancor di più i contenuti del testo, riaffermando tra l'altro la scomunica per coloro i quali si presentino a testimoniare in tribunale per l'accusa di pedofilia a carico di prelati, senza che prima non ne abbiano dato conto ai rappresentanti della Chiesa, o che questa non si sia per prima occupata del singolo caso. Molto più difficile, per il monsignore o chi per lui, sarà invece bollare come "falsità" alcune confessioni che i 38 minuti di video documentano inequivocabilmente.    

Prevenzione e censura -Nei giorni scorsi, il presidente della Commissione Parlamentare di Vigilanza sulla Rai Mario Landolfi (An) aveva già affermato che l'azienda Rai doveva impedire la trasmissione del video, perché altrimenti favorirebbe lo sporco gioco di "una squadra di esecuzione mediatica pronta ad aprire il fuoco sulla Chiesa e sul Papa". Contemporaneamente la Chiesa condannava il documentario. Il quotidiano della Conferenza episcopale italiana, "Avvenire", non risparmiava accuse nei confronti di coloro che avevano messo online il reportage della BBC, tacciandoli di spargere "un'infame calunnia". Ma i fatti sembrano invece dimostrare che anche la Santa Sede si sia alfine dovuta inginocchiare di fronte alla devastante potenzialità informativa delle nuove strutture e tecniche di comunicazione.

Oggi operare attraverso il metodo della censura sembra francamente improbabile: dopo l'avvento di Internet, qualsiasi tentativo di bandire un'informazione non sembra far altro che suscitare l'esatto contrario della volontà iniziale dei censori. Un comune cittadino, nella sua casa possiede le risorse tecniche per guardare un filmato come quello della BBC, digitalizzarlo,  e volendo di diffonderlo alla maggior parte del resto del mondo.

La situazione  -Tornando alla contingenza della vicenda, il cda della Rai, con la scelta di acquistare il documentario, richiama però all'esigenza imprescindibile per la quale, prima e nel corso della messa in onda, "vengano ampiamente rappresentate in maniera autorevole tutte le posizioni coinvolte".
E se immediatamente contrario alla trasmissione del reportage si è dichiarato il leader dell'Udc, Pierferdinando Casini ("Non capisco perché se la Bbc ha mandato in onda un documentario spazzatura noi dobbiamo imitarla magari acquistandolo con i soldi della tv pubblica"), secondo alcuni dati sarebbero oltre un milione i visitatori che hanno già cliccato il video disponibile in rete, molti magari per eccesso di voyeurismo, tipica inclinazione dei navigatori-web.

Chi è senza peccato scagli la prima pietra, verrebbe da dire: ma i peccati vanno confessati.
Parola del Signore.





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