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Coraggio laico, censura cattolica

Francesco Mosca*,   02 maggio 2007, 20:07

Coraggio laico, censura cattolica     

Le esternazioni di Andrea Rivera dal palco di S. Giovanni rivolte all'operato della Chiesa hanno suscitato subito un vespaio di reazioni e polemiche, che ancora una volta evidenziano l'influenza del potere clericale nel nostro Paese



Terroristi. Insultanti. Comizianti. Vili. E che altro ancora? Quale altra etichetta conieranno per coloro i quali hanno una posizione contraria agli interessi delle gerarchie ecclesiastiche? Sembra (usando un eufemismo) di vivere in uno stato confessionale e fondamentalista. L'ultimo atto offensivo e da crociata millenaria è la polemica sulla frase pronunciata ieri da Andrea Rivera dal palco del Concertone del Primo Maggio. Critiche che suonano come l'ennesimo rimprovero bigotto, l'ennesima ingerenza da parte dell'Osservatore Romano.

In realtà, la vera notizia (sorprendente per molti ma non per me) è che circa un milione di italiane e italiani hanno applaudito. Appare oramai patrimonio comune che la Chiesa, dopo aver inviato truppe di teocon in luoghi sacri e non a propagandare l'astensione sul referendum dello scorso anno, e dopo aver riscoperto la candida ebbrezza di tornare al periodo delle crociate, non possa certo pretendere di continuare a giocare una partita politica e culturale sulla testa delle nuove generazioni, senza che i giovani rispondano, applaudendo e fischiando.
Sono molte le ragazze e i ragazzi che considerano la Chiesa "indietro" sui temi che riguardano la vita quotidiana di milioni di loro: basti pensare al niet all'uso del profilattico o all'atteggiamento omofobico sulle diverse forme di sessualità e gusto sessuale.

All'ultimo congresso dello Sdi, tenuto a Fiuggi qualche settimana fa, ci è venuta a trovare la Responsabile Pari Opportunità del Psoe, Maribel Montaño. Alla domanda su come fosse vista la politica di Zapatero dai cattolici spagnoli, ha risposto decisamente che l'operato di un Capo di Stato deve tenere conto della coerenza con la Costituzione: punto e basta.

Anche per ribadire questo, il Primo Maggio siamo andati a San Giovanni. Da anni lo facciamo, ma quest'anno siamo scesi in piazza con una motivazione in più, vale a dire ribadire e fortificare un legame forte tra i diritti del lavoro e i diritti civili. Ci siamo sentiti a casa, immersi in un abbraccio ideale tra compagni e compagne, proprio laddove non fa scalpore né un bacio tra due uomini, né uno spinello diviso con un'amica. Quegli stessi giovani che hanno applaudito sinceramente Andrea Rivera, a dimostrazione della consonanza tra le opinioni del conduttore e quelle della piazza. Ed è in questa atmosfera che abbiamo raccolto, in poche ore oltre duemila firme per l'abolizione del Concordato.

I giovani sono sempre più stanchi di una Chiesa, anzi di una gerarchia vaticana che quotidianamente ci riprende con i vari "non possumus": no al profilattico, no all'amore tra persone dello stesso sesso, no al divorzio, no alla fecondazione assistita, no alla ricerca scientifica, no ai funerali di Welby. I giovani, che hanno anche altro a cui pensare (precarietà e incertezza nel futuro) sono molto più pratici, e semplicemente non fanno propri tutti questi divieti "talebani" perché li sentono lontani dalla Chiesa di San Francesco, dei parroci delle periferie e dei missionari. E non stiamo parlando di extraterrestri, ma degli stessi giovani che fanno volontariato, soprattutto quello cattolico, quello del quale ci si vanta quando si parla di aiuto ai più deboli, agli immigrati, agli "ultimi".

Apparentemente potrebbe sembrare una discrasia, e invece quelli che applaudono Andrea Rivera e quelli che svolgono il servizio civile alla Caritas sono gli stessi giovani: quelli che non accettano una società nella quale il peccato diventi reato. Una società nella quale regnino divieti e obblighi morali imposti da altri e molte volte disattesi da quegli stessi "soloni" che li propugnano come santi.

E' un dato di fatto che il clima stia diventando insostenibile, e ne è la dimostrazione il quotidiano laico per eccellenza, "Il Corriere della Sera", che dopo la campagna per il referendum sulla fecondazione assistita sembra aver rinunciato ad offrire una posizione autenticamente laica, facendo il verso ai laici.

Quindi risulta "normale" che il 12 maggio, che da sempre è il giorno della celebrazione dell'anniversario della grande vittoria civile riportata nel 1974 dal popolo italiano con il voto contrario al referendum abrogativo della legge Fortuna-Baslini, istitutiva del divorzio, diventi il giorno del Family Day (il giorno della rivincita dopo 33 anni ). Nella stessa giornata a Piazza Navona i laici, i socialisti, i radicali, insieme a tanti altri, celebreranno la grande conquista del Popolo italiano, proprio in un momento in cui la forza politica più consistente della sinistra fugge da questa battaglia.

Insomma, a chi preferisce il dialogo con Pezzotta e la Binetti piuttosto che con le giovani e i giovani che hanno applaudito Andrea Rivera, rispondiamo con una grande mobilitazione dell'orgoglio laico. La piazza del 1 maggio e quella del 12 maggio hanno un filo rosso che le unisce: la difesa e della promozione dei diritti civili e dei diritti sociali.
E' ora di inaugurare la stagione del "Coraggio laico".

*Segretario Federazione Giovani Socialisti





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