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Il maschilismo italiano in tv

Tiziana Perrino*,   24 aprile 2007, 18:23

Il maschilismo italiano in tv Donne e società     

Le parole intrise di ignoranza e misoginia pronunciate da un giovane contadino intervenuto ad un reality show di Mediaset, sono il simbolo chiaro ed inequivocabile del contesto sociale e dello scarso rispetto che ancora oggi, nel XXI secolo, l'altra metà del cielo è costretta a subire nel Belpaese
 



Durante la puntata del 18 aprile scorso del reality show "un due tre stalla" trasmesso da Canale 5, ad uno dei contadini viene chiesto cosa pensi delle donne. Fin qui niente di male, almeno fino a quando il contadino in questione non esprime, senza mezzi termini, tutta la sua misoginia.
Iniziando col dire che il posto della donna è in casa, continuando col giustificare ed approvare gli "uomini" che picchiano le donne, e dulcis in fundo, dichiarando che le donne che vengono decapitate e/o lapidate in caso di tradimento hanno ciò che si meritano.

Pur considerando che un reality show non è il foro romano della cultura, quelle parole, dette in prima serata e per di più in diretta televisiva, sono il simbolo chiaro ed inequivocabile del contesto sociale e dello scarso rispetto che ancora oggi, nel XXI secolo, le donne siano costrette a subire.
La violenza e la durezza di quelle parole, pronunciate per di più da un ragazzo di meno di trent'anni, non sono solo ferite perpetrate giorno dopo giorno ai danni delle donne, ma costituiscono purtroppo la realtà in quei luoghi in cui le parole si tramutano in fatti (lapidazioni, mutilazioni, pena di morte in caso di tradimento).

Noi qui, in questo paese "civile" che è l'Italia, forse non saremo perseguite (non più e speriamo mai più) penalmente per tradimento, ma sicuramente siamo ben lontane dal vivere una situazione di parità tra i sessi se ancora oggi dobbiamo ricorrere alle quote rosa, se ancora oggi gli stipendi degli uomini sono più alti di quelli delle donne, se ancora oggi le donne devono essere penalizzate nelle assunzioni perché potenziali portatrici sane di figli, se ancora oggi una donna che viene perseguitata da un ex fidanzato o da un ex coniuge la maggior parte delle volte ci rimette la vita senza che nessuno intervenga nei tempi giusti e con vere leggi che ne tutelino la vita, considerata di fatto di serie B.
Ed infine se ancora oggi, sulla rete ammiraglia di Mediaset in prima serata e in diretta televisiva, un " individuo" si permette di dire ciò che ha detto senza colpo ferire (ricordo che alcuni partecipanti ad altri reality show sono stati espulsi dal gioco perché in un momento di stizza avevano bestemmiato), posso assolutamente ed inequivocabilmente affermare che la strada della civilizzazione del nostro paese è ancora lunga e tortuosa per chi, come me, ha avuto la fortuna di nascere donna con la sfortuna di vivere in una società intrisa del più becero maschilismo.

In quanto responsabile provinciale delle pari opportunità del Partito dei Comunisti Italiani a Brindisi, vorrei che questo accadimento non passasse solo come un momento di spettacolo atto all'innalzamento dello share. Credo sia arrivato il momento di iniziare a pensare ad un cambio di direzione dei messaggi televisivi nel rispetto delle diversità e delle differenze, e che noi tutti abbiamo il diritto di accendere la televisione senza il pericolo di incappare in pseudo personaggi che non fanno altro che sfoggiare, senza vergogna alcuna, di essere imbibiti di idiozia allo stato puro.

*Responsabile Provinciale Pari Opportunità PdCi, Brindisi





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