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Telecom, io ti salverò
Leo Sansone, 05 aprile 2007, 17:11
Il punto
Il telefono squillò per la prima volta a casa mia nel 1961, 46 anni fa. Il numero era: 378978. Avevo poco più di 6 anni e lo vedevo come uno strumento magico: permetteva di parlare con delle altre persone molto lontane, addirittura a centinaia di chilometri di distanza. Era stupefacente. Non capivo (e continuo a non capire), ma funzionava. Era un apparecchio nero, di plastica, con una cornetta dalle estremità tondeggianti, con un dischetto per comporre i numeri.
Mio padre era contrario all'installazione perché aveva paura delle spese, poi si fece convincere da mia madre. La consegna era severissima: niente telefonate per diletto, solo chiamate essenziali e, in pratica, al paese dei miei nonni per sapere come stavano. Si chiamava da Roma tramite il centralino perché la teleselezione non esisteva ancora. Le telefonate, comunque, dovevano essere brevi, brevissime. Il termine "interurbane" incuteva timore, perché significava tariffe alte per chiamare fuori città. La mia era una famiglia di lavoratori, persone immigrate dal sud Italia, e c'era grande attenzione al lavoro e al risparmio.
Ma il telefono, sistemato su un tavolino nero, con sotto un centrino ricamato a mano, era un motivo di vanto, anche se era vietata l'ostentazione. Era il 1961, la Repubblica coniava le 500 lire d'argento per commemorare i 100 anni dell'unità d'Italia, e la mia famiglia stava cambiando, la società stava cambiando. Erano gli anni del boom economico, del reddito nazionale che cresceva del 7% l'anno, ritmi cinesi, mai più raggiunti. L'anno seguente sarebbe decollato il primo governo di centrosinistra, quello di Amintore Fanfani, con l'ingresso del Psi nella maggioranza. Mio padre nel 1959 aveva comprato una Fiat Topolino usata; dopo venne il telefono (Teti Iri), arrivò il televisore (Indesit), quindi la lavatrice, il frigorifero (entrambe Ignis). E io mi ripromettevo di spuntare una macchina da scrivere portatile (Olivetti).
Automobile, telefono ed elettrodomestici, i simboli del made in Italy, della modernizzazione della società, della masse che sottraevano spazio all'élite.
Ora mi vogliono, ci vogliono, vendere la Telecom (erede della Teti e della Sip) agli stranieri: è inaccettabile. Va sbarrata la strada agli americani, ai messicani, ai tedeschi, agli spagnoli, ai francesi (ne ho dimenticato qualcuno?) che vogliono impadronirsi della Telecom-Tim. Marco Tronchetti Provera si è stancato, vuole realizzare 3-4 miliardi di euro dalla vendita e tornare a produrre pneumatici Pirelli? Bene. Rimbocchiamoci le maniche e organizziamo noi una "cordata tricolore". Non è possibile per l'Italia perdere anche il settore strategico delle telecomunicazioni, dopo aver ceduto ai gruppi multinazionali o fatto fallire gloriosi gruppi industriali (Olivetti e Montedison sono i primi nomi che mi vengono in mente). Del resto già tutte le società di telefonini, esclusa la Tim, sono già di proprietà di gruppi britannici (Vodafone), cinesi (3) o egiziani (Wind).
Si tratta di un mercato enorme: noi siamo dei telefonatori folli, in Italia ci sono 65 milioni di cellulari e 20 di telefoni fissi. Cari colleghi e compagni di aprileonline, organizziamo "una cordata italiana" e compriamo da Tronchetti Provera la Telecom. Mettiamo mano ai portafogli. Costa troppo? Vale tanto. Ha 23 miliardi di euro di ricavi, 2,3 miliardi di utile netto, il 40,3% del mercato dei cellulari e il 78% della telefonia fissa. Certo ha anche 39,5 miliardi di debiti e 84.376 dipendenti ai quali garantire un futuro, ma non si può avere tutto dalla vita.
Del resto possiamo prendere ad esempio gli Agnelli, il tandem Colaninno-Gnutti e Tronchetti Provera. Compriamo facendoci prestare i soldi dalle banche. Il primo governo Prodi nel 1996 vendette ai proprietari della Fiat la Telecom, che poi fu "scalata" nel 1999 dai "capitani coraggiosi" (come furono chiamati da Massimo D‘Alema allora presidente del Consiglio), poi nel 2001 arrivò il presidente della Pirelli. Tutti rischiarono ben pochi capitali, acquistarono il gruppo tramite giganteschi prestiti con le banche e poi uscirono dall'operazione, rivendendo a prezzi superiori di almeno il 50%. E' quello che vuol fare anche Tronchetti Provera (intanto i clienti pagano bollette salate, anche facendo ben poche chiamate dal fisso). Ma vuol vendere agli americani, ai messicani, ai tedeschi, agli spagnoli, ai francesi, forse ai russi. A chissà chi, purché paghi quasi 3 euro ad azione.
E gli imprenditori italiani? Latitano. Del resto Tronchetti Provera e i Benetton sono i padroni che vogliono vendere, la Fiat degli Agnelli sta appena risalendo la china della ripresa dopo aver rischiato il fallimento, Marzotto vuol fare solo vestiti, i Merloni lottano per continuare a produrre lavatrici e frigoriferi, Della Valle è impegnato con le scarpe, i Barilla sono concentrati sulla pasta e sui biscotti (e fanno bene visto com'è finita la Parlamat, la Buitoni e la Cirio-De Rica). Roberto Colaninno sta sul ponte di comando della Piaggio e nessuno lo chiama per la seconda volta. Mi sforzo, ma altri nomi non mi vengono in mente. Ah, c'è Carlo De Benedetti che è un maestro nel demolire gruppi industriali (vedi l'Olivetti) o nelle incursioni finanziarie (acquisì con poco la Buitoni e la Omnitel che vendette dopo poco tempo con lauti guadagni), ma adesso sembra interessato soprattutto all'acquisto dell'Alitalia.
Certo c'è Silvio Berlusconi, ma è troppo impegnato. E' mobilitato a riscattare il centrodestra dalla sconfitta subita nelle elezioni politiche dello scorso anno dal centrosinistra (appena 24 mila voti in meno di Romano Prodi) ed è indaffarato a guidare l'impero Fininvest (televisioni, banche, assicurazioni, cinema, giornali, libri). Fedele Confalonieri, lo scorso 15 marzo, ha ammesso che Mediaset sarebbe interessata ad una sinergia con la Telecom, ma, ha sottolineato: "Non ce la faranno fare mai". Il Cavaliere è ingiustamente penalizzato dai vetero liberali e dai vetero socialisti perché, essendo il proprietario di Mediaset, è accusato di concentrare un enorme potere politico, economico e televisivo nelle sue mani.
Non mi sembra giusto, garantiamo noi per lui. Lanciamo "una cordata italiana" con al centro aprileonline, coinvolgiamo un'azionariato popolare (i lettori del nostro giornale, gli abbonati alla Rai, gli operai di Mirafiori, gli autoferrotranvieri lombardi, i dipendenti del Policlinico di Roma, gli studenti dei licei siciliani, gli iscritti ai sindacati pensionati Cgil-Cisl-Uil) e poi allarghiamo l'impresa a Berlusconi. Il Cavaliere potrebbe essere un socio di minoranza, potrebbe portare i programmi televisivi Mediaset in esclusiva sui cellulari e sui telefoni fissi, tramite micro video. Potrebbe assicurare la capacità manageriale, i contenuti tv e le nuove tecnologie digitali e satellitari. Sarebbe un grande successo. Colleghi e lettori di aprileonline, pensateci, aderite alla "cordata italiana".
"Io ti salverò", era il titolo di un film di Alfred Hitchcock, carico di tensione e di passione. Telecom, io ti salverò.
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#2 · Andrea Miele
06 aprile 2007, 09:47 Sono d’accordo con Leo. Ed estendo il discorso anche ad Alitalia e a molte altre aziende che erano un gioiello (Nuovo Pignone) e che sono state cedutre a mani straniere. IL problema è che il vcapitalismo italiano è vetramnete infingardo e trufaldino e forse è il caso di rimpaingre le tanto denigrate partecipazioni statali, lacui dismissione jha fatto arricchire solo una banda di banditi. Fors ebisognerebbe anch elanciare una campagna di azionariato popolare. Rispondo ora a Mario L. Anzirttutto con le idee che ti ritrovi che C. ci stai a fare su un sito come Aprile ? Relativamente alle argomentazioni: quando SIP divenne Telecom e fu privatizzata (1997) era un azienda in attivo e tecnologicamente all’avanguqrdia. I signori Colaninno e Tronchetti l’hanno ridotta uno scolapasta. Soprattutto Tronchetti ha drenato gli utili di Telecom per sanare i conti della sua Pirelli. In realtà bisognerebbe far acquistare Teleom dallo stato e processare Tronchetti per appropriazione indebita, falso in bilancio, storno di fondi societari, aggiotaggio etc. Per quanto riguarda la tua visione dei rapporti con i lavoratori, il pane dei tuoi figli non è più importante del pane dei figli dei lavoratori che sono vittime della truffaldineria della dirigenza. Senti peche’, data anche la tua inclinazione alle massaggiatrici ed alle squillo, non ti iscrivi a Forza Italia ?#3 · Mario L
06 aprile 2007, 11:43 Andrea!!!! il mio intervento è ironico ed illustra in quali mani di imprenditori siamo. Quello che dici è vero, ma siamo in questo stato di cose perchè i nostri imprenditori ragionano come io ho descritto. Tronchetti ne è un esempio chiaro: ha fatto tutto quello che ho descritto. Ora il pericolo è che tutti di mettano a dire che la telecome deve restare italiana, con l’unico scopo di darla a Berlusconi, al quale lo stato deve garantire l’eliminazione della gentiloni (che è pura acqua fresca), l’elòiminazione della legge sul conflitto di interessi, i fondi e gli sgravi fiscali per permettergli di farsi eroe. Io non ci sto.#4 · paolo
06 aprile 2007, 17:29 Condivido pienamente l’intervento, dobbiamo rimpiangere la TETI, con le partecipazioni statali gestite dalla DC, ad uso e consumo del proprio sistema di potere. In questi ultimi dieci anni è stato depauperato, con le privatizzazioni un patrimonio pubblico costruito con le bollette e le tasse pagate dagli Italiani. Con la cessione della Telecom ai privati, ma anche di altre aziende, vi era la possibilità di fare altre opzioni. Si è scelta la strada meno impegnativa per la politica, ma anche la più rischiosa, senza garanzie per il sistema paese. Questo è successo solo in Italia e forse succedeva diversi anni fa in America Latina. Quello di privatizzare senza regole e affidandosi al mercato finanziario italiano, “capitalisti senza capitale” con il gioco delle scatoli cinesi. Ha iniziato Colanninno con l’appoggio della Politica e dei nuovi riformisti-liberisti, e le conseguenze sono i fatti attuali. L’italia perde un’altro ASSET industriale fondamentale, oltre all’ALITALIA, AUTOSTRADE ecc…Le aziende da privatizzare prima passono in mano Italiana, e vengono sottoposte ad ogni sorta di speculazione, senza reinvestimento di utili e dei profitti per innovazione e ricerca, senza uno straccio di piano industriale e di sviluppo, che sia di riferimento per i lavoratori e per il sindacato. Senza valutare la possibilità di introdurre delle regole, per garantire un minimo di democrazia industriale e di partecipazione nelle scelte strategiche aziendali, che possono garantire i cittadini e i lavoratori nella gestione e nella qualità dei servizi erogati. Si usa la strategia di indebitare sempre più le aziende a beneficio di ripartire sempre più utili agli azionisti, con grandi guadagni per quelli di riferimento (banche, assicurazioni, amici ecc…). E noi stiamo a guardare fidandoci della politica che ci rappresenta. Queste debbono essere le priorità da inserire nell’agenda politica del Centro Sinistra, sono anni che il paese reale non discute di questi problemi, e se parla solo in condizioni di emergenza, prospettando soluzioni improvvisate come quella di far entare MEDIASET. Fassino pensi al Partito Democratico che è meglio, in quanto avrà parecchi problemi da districare.#6 · Marcello Marani
07 aprile 2007, 11:16 Nel caso di Telecom bisognerebbe essere rivoluzionari ed “espropriare” gli espropriatori, applicando l’art, 43 della Costituzione e costituendo sul serio una Public Co, o delle Ass. o Coop. di abbonati ed utenti, per un’azionariato popolare. In tal modo le privatizzazioni, che fin’ora sono consistite nel “privare” di beni e servizi essenziali i cittadini “sovrani”, ritornerebbero ad assumere quel ruolo sociale espresso anche dagli artt. dal 41, al 48, che riporto per conoscenza e che stabiliscono: “41. L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali. 42. La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati. La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale. La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità 43. A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale. 44. Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata, fissa limiti alla sua estensione secondo le regioni e le zone agrarie, promuove ed impone la bonifica delle terre, la trasformazione del latifondo e la ricostituzione delle unità produttive; aiuta la piccola e la media proprietà. La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane 45. La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi piu idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità. La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell’artigianato. 46. Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende. 47. La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.” Come si può ben capire anche senza dei cultori del diritto e ferrati costituzionalisti, dato che basta essere dei comuni cittadini, che sappiano leggere e scrivere, per comprendere che detto alla romana: “Ci sarebbeda mangiare, da bere e da dormire alla grande sonni tranquilli”, solo se gli “sgovernanti” si prendessero la briga di “rispettarla e farla rispettare”. Infatti non si parla di “Privato” nel senso applicato da lor signori, che si prendono i profitti e socializzano le perdite. Un primo esempio lo diede proprio il Professore, regalando l’Alfa alla Fiat, agitando la sciovinista bandiera dell’impresa nazionale per sottrarla alla Ford, che l’avrebbe pagata fior di dollari. E fu così che la Fiat se la prese, gratis et amore non “patrio” ma “pecuniario” l’Avvocato, senza neppure garantire l’occupazione dei dipendenti. Non è vero Romano?E come denunciato da Andrea per questi truffatori o complici di truffatori, che in un Paese mediamente serio sarebbero imputati, oltre per i reati descritti anche, per “circonvenzione d’incapace”,(Art.653 del C.P.), perchè una mia nipotina non ancora dodicenne, lusingata dalle pubblicità ingannevoli, digitò un certo numero dando il via a: “‘n’Apocalisse” di Montesana memoria, con una via crucis iniziata un anno fa e non ancora conclusa, per addebiti di musichette, peraltro mai pervenute. Intanto in totale assenza di “Comportamento secondo correttezza”, (Art. 1175 del C.C.) e completa malafede, Art. 1375 C:C;) hanno modificato un contratto senza neppure accertare la possibilità di digitazione casuale, magari a causa del gatto che comminado sulla tastiera del ricevitore, aveva digitato il numero in questione, all’insaputa del secondo contraente, avvertito almeno un mese dopo la improvvida ma immediata attivazione. Così dopo varie inutili telefonate, per disattivare immediatamente, veniva perseguitato con addebiti per ben tre fatture successive relative a 6 mesi di coda, trascinata a bava di lumaca. Quindi è possibile configurare ache i reati di “Frode in commercio”, (Art. 515 del C.P.) in quanto richiedevano un pagamento di servizi neppure mai ricevuti; violazione del 396, “Esercizio arbitrario delle proprie ragioni”, e del 629, “Tentata estorsione” per avere nel frattempo disattivato il servizio dopo reiterate minacce di distacco, al fine di ottenere un pagamento non dovuto, violando in tal caso anche la norma della delibera 418 dell’Autority che stabilisce, che in caso di contestazione ed in corso di procedure sul contenzioso, non si può procedere alla disattivazione se non per la sola parte contestata. Ed il paradosso è che per disattivare proprio il servizio contestato sono occorsi altri 3 mesi oltre ai due precedemnti dato che ben due ulteriori fatture sono arrivate con gli addebiti completi e solo la 3 con addebiti ridotti, per la tardiva disattivazione dato che mi ero limiato a pagare l’assurdo balzello del canone. (Un balzello che grava soprattutto sui meno abbienti che pagnao la quota fissa di una trentina di € ed ammesso che facciano una trentina di telefonate a bimestre, gli costerebbero solo di canone tasse iva ed accessori più di 1 € ciascuna). E solo dopo due esposti presso la Stazione dei CC (Al secondo Telecom non ha neppure risposto) che sono riuscito a far ripristinare per intanto il servizio, ed ora in palese violazione dei miei diritti costituzionali, ho dovuto presentare istanza di Arbitrato attraverso un’altra “via crucis£”, infomatica perchè alla fine, trovati gli appositi moduli, sono diventato scemo per avere l’indirizzo cui spedirlo, dato che in calce al modulo, le ben retribuite “Aurority” che dovrebbero tutelarci, dopo avere scritto che vanno spediti ai Co Re Con, si sono “dimenticati” di aggiungere dove risiedono, e siccome l’arbitrato è “obbligatorio”, non so in base a quale disposizione, accordi o circolari, ecco che mi è inibito di primo acchito il diritto costituzoionale di agire e citare in giudizio i dirigenti responsabili di Telecom ai sensi del 1° comma dell’art. 1 che stabilisce: “Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi…”. Infatti non sta scritto da nessuna parte: “Dopo le Forche Caudine obbligatorie dell’arbitrato”. E come funziona la Giustizia in Italia lo sappiamo bene: obbligo di assumere un legale e pagare le salate parcelle; tempo infinito per i processi che specie civili arrivano anche a 15 anni; delibere del gip che al )90 e forse più % dei casi propone l’il rigetto delle oisytanze e l’archoviazione del procedimento; una sottigliezza giuridica che conoscono solo i legali ed i rompiglionoi del mio stampo che appunto rompendo ha deciso di morire il più tardi possibile, forte del fatto che “Muore la vacca col vitello, muore la pecora, con l’agnello, muore la gente con tanti guai ma i “rompiglioni” non muoiono mai!”, ogni volta che mi accorgo che le autorità locali e/o centrali la “fanno fuori dal vaso”, presento esposti e denunce per le fattispecie di reati imputabili e per non fare cestinare tutto a mia insaputa chiedo ai sensi dell’art. 408 del C.P.C, alle SS. loro di essere informato circa l’iter della pratica. Così dopo 2, 3 o più anni mi arriva la comunicazione da parte della Procura del Tribunale, a mezzo raccomanda AR per Atti Giudiziari, che il procuratore ha disposto sempre per l’archivazione essendo senpre “crimini” contestati dal cittadino sovrano delle “bazzeccole”, e che comunque, bontà loro si puo sempre ricorrere avverso la decisione, presentando motivata opposizione, entro il termine di gg 10 e dicasi 10, dal ricevimento dell’avviso. E molto probabilemente se avesssi qualche soldino di pensione in più, dovrei fare come il marchese del Grillo, e pagare i parroci, che faccessero suonare le compane a morto. Ed chi glie ne chiedeva il moitivo, rispondevano: “E’ morta la Giustizia”, anche se ho fondati sospetti che nel Paese, culla del diritto, (Mastella docet), non è vero che sia morta. La Giustizia non è mai neppure “nata”! Per questo ogni qualvolta devo rivendicare un mio diritto, uso il sistema del “sit in” di protesta sfidandoli a farmi “arrestare”, visto che se non arrestano i carnefici, arrestino almeno le vittime, per non costringerle ad una insana convivenza. E quando proprio sono all’esasperazione, non avendo niente da perdere se non le catene, addirittura ricorro anche al molto efficace metodo mafioso, chiedendo : “E se tornassi con una tanica di benzina e ci diamo tutti una bella scaldata?” Allora, come per incanto ecco l’efficace secondo “apriti sesamo”, che consente di spalancare porte sbarrate, che seguendo i normali iter, le disposte trafile ed i riti in onore di “Beata Norma” e “Santa Prassi” rimarrebbero inesorabilmente sbarrate. E forse sarà per avere meno rotture che non aumentano le pensioni e la C. la tengono nascosta, ben protetta e sottochiave? Quien sabe?!? www.iltravaglio.it#7 · paolo
07 aprile 2007, 15:23 Vorrei sapere come la pensa ormamin, invece di dare giudizi sommari e fuori luogo sulle mie considerazioni, dato che anche io condivido che le attività imprenditoriali strategiche debbono restare in mano pubblica,anche in Italia. Inoltre ritengo singolare, su questa vicenda Telecom, il silenzio del presidente dei Ds, e dei suoi consiglieri economici come Nicola Rossi, uscito ultimamente dal partito non condividendo più le linee di politica economica, poca spinta dal punto di vista liberista. Il quale poco tempo fa ospite nel programma di Annunziata, “mezz’ora”, si vantava di aver fatto una grande operazione economica, da premio Nobel, spingendo la privatizzazione della Telecom, nel modo che sappiamo.#8 · Andrea Miele
08 aprile 2007, 10:17 Marcello, bravo, hai cervello. Per tua conoscenza (ma credo che tu lo sappia) e per quelli dei lettori la FIAT l’ALfa non l’ha ancora pagata. Però dallo stato si è fatta pagare gli stabilimenti di Termoli, Termini, Casino e Imerese. Quel finocchio da salotto di Monezemolo (e non me ne vogliano gli amici omosessuali che profondamente rispetto)dovrebbe starsi zitto invece di bacchetare Prodi su Telecom. Se un giorno verrà un vero governo di sinistra dovrà prima di tutto espropriare la Fiat.#9 · linarena
08 aprile 2007, 21:48 gradirei la Telecom in mano americana per un serie di motivi che passo ad elencare: i costi del telefono per gli americani sono molto bassi; le linee telefoniche sono diffusissime; puoi avere una linea telefonica di 24 ore; i guasti vengono immediatamente riparati. Ed allora, volete fare un paragone con la Telecom italiana? Da queste nostre società mostro il cittadino è solo preso in giro e truffato. Ed è inutile che su Report si criticano le aziende americane. Gli USA hanno dato prova di efficienza ; di celerità e di creatività. I lavoratori sono meglio pagati che in Italia. Non mi interessa quindi il confine o il territorio per il capitale.E’ importante solo che il servizio sia efficiente e poco costoso.Tutto il resto tenetevelo per voi e per le vostre imprese statali ed inefficienti.#10 · Marcello Marani
09 aprile 2007, 03:30 Ma quanto è brava l’avvocata, che riciccia come i “pisciacani” a primavera, e ci rifila la sua lezioncina, sviolinando sugli SUA, tratta pari pari dalle pagine del Reader’s Digest. Ma ieri sera la Gabanelli, del di lei inviso Report, ci ha mostrato come i black out, procurati ad arte servissero ad aumentare le tariffe elettriche fino al 400% e poi al Enron ha chiuso lasciando sul lastrico qualche milione di persone che avevano investito i propri fondi pensioni, così come succedereà tra trenta o 40 o più anni quando i lavoratori, che hanno investito i loro TFR, presso (im) prenditori privati, si troveranno appunto privati dai vari Tanzi, Cragnotti, Coppola, Tronchetti, Ricucci, ecc,. di allora. Ma siccome forse la California non fa parte degfli Sua ma è stata restituita al confinante Messico, non è un problema statunitese. E noi non avremmo neppure la soddisfazione di vederli in galera per 25 o 30 anni come i banditi della Enron, perchè operando nel Bel Paese, i “democratici” a tassametro statunitensi, se rapiscono persone come Abu Omar o assassinano, come per il Cermis, non possono essere perseguiti dalle leggi italiche, perchè ricandenti sotto la giurisdizione degli SUA, e se invece perndono i soldi e scappano, ricadrebbero sotto quella italiana, che per salvare le chiappe al Kaimano ha abolito il falso al bilancio e non sembra che l’ (in)prode Prodi ed il suo govbernicchio di uaquaracquà, adoperi molta solerzia nel reintrodurlo. Quanto alla Fiat da espropriare, non penso ad uno Stato fabbricante automobilistico, ma sarebbe meglio che le imprese, ai sensi dei cit. art. della C. riportati nel post precedente, venissero assegnate in gestione ad associazioni di utenti, di lavoratori e di consumatori, in modo da dare il via ad un azionariato sociale, che pubblicizzi non solo le perdite per tutti ed i profitti per i furbetti del quartierino, ma al contrario ripartisca equamente profitti e perdite. Così se i soci saranno capaci, onesti ed efficienti si divideranno i guadagni, altrimemnti dovranno risarcire le perdite. Cosa abbastanza più semplice, perchè sarebbe difficile a milioni di persone salpare con le barche che non hanno verso quei paradisi fiscali e giudiziari, che non sarebbero neppure, volendolo, in grado di accoglierli tutti. Non è vero avvocata? Se poi a questo si aggiungesse una nuova legge di soli 2 art. che sancisse: Art. 1 “Tutti i corrotti, corruttori ed i concussi e concussori, saranno privati dei loro beni, assieme ai loro parenti ascendenti e discendenti e collaterali fino al 3° grado, così da restituire il maltolto e risarcire i danni. Saranno inoltre condannati a lavorare per vivere allo stesso stipendio, condizioni, previdenze ecc., d’accesso dei Co. co. co. delle rispettive categorie di appartenenza, mentre se avessero raggiunto l’età della pensione, sempre secondo i criteri suddetti, saranno condannati a vivere con la pensione minima sociale piuttosto che ricevere liquidazini miliardari, naturalmente abrogate, dopo avere dissestato imprese ed aziende e messo sul lastrico, decine e centinaia di migliaia di lavoratoti e risparmiatori. E siccome in fondo ad ogni legge viene inserita la formula di rito che sancisce che: “Art. 2 – La presente Legge entra in vigore con effetto immmediato e viene inserita nella raccolta delle Leggi dello Stato. E’ fatto obbligo a chiunque spetti, di osservarla e farla osservare”,. con la refurtiva recuperata ed i risarcimenti dei danni, si avrebbero molti più fondi, per strumenti da assegnare alle FF OO ed alla magistratura, per fare si che a chi non la rispetta, venga fatta osservare ad ugnin costo. Avremo allora la fine di Tangentopoli e vedremo che i cittadini onesti, invece che esere “condannati” a vivere nel Baese dei Balocchi o dei Kaimani che fa lo stesso, sarebbero premiati, con il ritorno all’Eden, delPaese delle Api Industriose? Quindi signora avvocata linatrena, in qualità di avvovcata ed “eperta” che ne dice? www.iltravaglio.it#11 · linarena
09 aprile 2007, 09:15 avete paura di Virginia Woolf? Temete che se vengono gli americani , gli utenti faranno a gara per avere il servizio USA? Lo sapete che in USA per avere un telefono si attende solo poche ore? Lo sapete che per un guasto è solo questione di minuti? Perchè tanta insistenza per la società italica? Vi fornisce sottobanco qualche aiuto? oppure vi garentisce le soffiate telefoniche? E’ inconcepibile che un comunista debba osteggiare un produttore efficiente solo per ragioni di ostilità politica e senza alcun beneficio per i consumatori che non sia il livore politico contro una multinazionale efficiente e produttiva.#12 · Mario L
09 aprile 2007, 10:17 Marcello, se fai un referendum su quella legge, mi impegnerò a raccogliere le firme, giorno e notte. A linarena dico che quello che è inconcepibile è: perchè non te ne vai in America invece di continuare ad infestare, con la tua presenza, l’aria italiana? Sai, in sicilia pur con il famoso cappotto del 68 a zero, non è che avete costruito l’eden. Sono sotto gli occhi di tutti le vostre amministrazione ed il vostro governo del territorio. Vi siete concentrati sul diventare faraoni con la speranza di distribuire i fondi dello stato (i nostri) agli amici. Non avete mai pensato, che sò, di costruire una piccola strada provinciale che permettesse il transito delle merci o delle persone da una provincia all’altra. Cura il giardino di casa tua, non stare sempre a guardare fuori dal tuo recinto e a dare giudizi. Occupati un pò di quella splendida regione che ancora oggi soffre di discriminazioni non più accettabili. E voi, cara avvocato, lì siete maggioranza in quanto ad onorevoli, presidente di regione, di provincia, sindaci, consiglieri vari. DATECI UN BELL’ESEMPIO DI SANA CAPACITA’ POLITICA. Ne avete tutte le condizioni. Non perda il tempo ad inserire post su questo giornale. Vada a lavorare.#14 · Marcello Marani
10 aprile 2007, 22:23 Di nuovo sparita la risposta a Mario L Siamo ormai quasi al punto di rottura perchè non si possono perdere qualche ora a preparare un post e poi, dopo aver ricevuto a seguito di invia il “grazie per aver inserito il tuo commento” ritornare il giorno dopo e vedere tutto scomparso. E non è possibile preparare tutto sul blocco note o sulla pagina Word e poi tenerla parcheggiata e se sparisce ripetere una o più volte l’invio. A Mario L dicevo che se avessi avuto 30 o 40 annoi di meno, forse mi sarei messo alla testa, ma oggi mi limito a spargere il seme nella speranza a volte persino illusione, che possa cadere su terra fertile e dare i suoi frutti, e sono sempe disponibile non più a mettermi in testa e tirare ma stare in coda a spingere, per permettere ai più giovani di farsi strada e dimostrare quello che valgono, perchè è di loro che il paese ha bisogno e non di anziani anche un po’ bavosi, come il sottoscritto. www.iltravaglio.it#15 · Angelo Gaudenzi
03 maggio 2007, 08:16 QUESTIONE TELECOM In questa circostanza epocale con WiMAx alle porte che rivoluzionerà internet permettendo la definitiva confluenza di tv radio telefono e comunicazione informatica biunivoca, non si possono mollare le redini con la leggerezza dimostrata fin’ora. Personalmente, potrei definirmi uno dei tanti piccoli azionisti telecom(più per tradizione che per speculazione) che credono ancora nell’imparzialità dei mezzi di telecomunicazione, nella segretezza e riservatezza delle comunicazioni, nel concetto di supremo interesse pubblico del servizio telecomunicativo. Per questo mi permetto di proporre una draconiana applicazione dell’art. 43 della Costituzione Italiana impedendo che la deriva ultraspeculativa possa fare scempio della nostra sacrosanta libertà di comunicare e di crescere insieme nello scambio reciproco delle rispettive verità verso un’orizzonte comune di libertà e di pace autentica. Il Governo dovrebbe iniziare semplicemente ad installare le antenne WiMax su tutti i ripetitori Rai disseminati nel territorio nazionale per poi garantire l’uso della banda larga a tutti gli abbonati Rai che almeno si farebbero una ragione finalmente del pagamento del “famigerato canone”. Sarebbe giusto semplice e poco costoso e soprattutto ci renderebbe tutti più liberi dai potentati oligopolistici ed oligarchici della comunicazione. Finalmente connessione illimitata, telefonia gratuita tra utenti(cioè tra tutti gli abbonati Rai)connettività stabile ed a banda larga dai portatili e quindi anche in auto, in treno ecc… Sarebbe una rivoluzione che sul serio “sbasserebbe le creste di parecchi prepotenti” e ci farebbe sentire a pieno titolo CITTADINI ITALIANI E COMPONENTI DEL POPOLO SOVRANO DELLA NOSTRA REPUBBLICA. RETE LIBERA – FREE NETWORK MOVIMENTO D’OPINIONE: SOVRANITA’ POPOLARE ************************ Chi adotterà il WiMax, acquisirà il controllo globale delle telecomunicazioni perchè tutto passerà per le nuove antenne : audio video internet telefonia ip ecc…Non si può lasciare un potere del genere al mercato perchè il mercato già controlla l’energia, l’acque e tra un po’ pretenderà di controllare e vendere pure l’aria. BASTA CON IL MERCATO ED IL MERCANTILISMO SERVE UN SANO AVVENTO DELLA FISIOCRAZIA ! Costituzione della Repubblica Italiana Art. 41. L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali. Art. 42. La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati. La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale. La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità. Art. 43. A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.form di registrazione al sommario
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#1 · Mario L
05 aprile 2007, 18:17 Ok. Io ci sto. Visto però che mi chiedete di fare l’imprenditore, inizio a ragionare come loro: 1)acquisto la Telecom per il bene dell’italia, ma i soldi me li deve dare lo stato. Mica posso rimetterceli io. 2)abolitemi subito tutte le garanzia sindacali previste per i lavoratori. Non posso passare il tempo a discutere con i sindacati 3)bisogna rilanciare la competitività dell’azienda. Quindi lo stato si impegni a fare accordi con gli stati esteri per il reperimento fondi, per l’allargamento della rete all’estero, copra le spese di ristrutturazione, mi metta in cassa integrazione un pò di dipendenti (così risparmio un pò di salari), mi lasci il TFR dei lavoratori ad interessi zero. 4) mi assicuri un uomo di fiducia nell’esecutivo di governo, perchè volgio delle garanzie. Non sono disposto a rischiare il pane dei mie figli. Se ci fossero le condizioni POLITICHE che ho illustrato, allora sarei felice di addossarmi l’onere di salvare una grande azienda italiana. Assicurerei dei posti di lavoro, non farei crollare il PIL, contribuirei all’economia del nostro stato. Se mi aggiungeste pure il costo di una stanza in albergo, con vista mare, a pensione completa, con massaggi ed una squillo al giorno, potrei anche discutere sul numero di lavoratori da mettere in cassa integrazione. Potrei risparmiarne un paio. Leo Sansone, ci stai? Io sono pronto.