Domenica, 21 Marzo 2010 - Ultimo aggiornamento alle 21:25
Il ritorno delle guerre stellari
Silvana Pisa, 30 marzo 2007, 19:18
Scudo spaziale
L'Italia avrebbe siglato un accordo con il governo Usa, fin dal 16 dicembre scorso, per partecipare al Balistic Missile Defense System. Con questa decisione, finisce lo scenario saggio che ha animato la non proliferazione nucleare
E' di tre giorni fa la notizia che anche l'Italia avrebbe siglato un accordo con il governo Usa fin dal 16 dicembre scorso, per partecipare al Balistic Missile Defense System. Contro il ritorno delle guerre stellari, prospettato dallo scudo antimissile, sia al Senato che alla Camera sono piovute interrogazioni.
Il tema è incandescente sia per la pluralità dei problemi che solleva sia perchè si abbatte su una coalizione di centrosinistra che, nonostante il risultato politico positivo, ha vissuto con sofferenza il voto sulla missione afghana.
I fatti sono noti: è dai primi di marzo che è apparso sulla stampa la notizia che l'amministrazione Bush ha riesumato lo scudo spaziale non solo per gli Usa e per il loro cortile di casa (Alaska e Groenlandia) ma per installarlo, tramite accordi bilaterali, anche in Polonia e nella Repubblica Ceca. Lo scopo è sempre quello della lotta al terrorismo, questa volta in funzione anti-iranina. A questa decisione è seguita una discussione tutta interna alla funzionalità di questa scelta che ha riguardato l'ambito di protezione europea dell'ombrello antimissile (Italia, Turchia, Grecia ne sarebbero escluse), nonché le reazioni della Russia. E' chiaro che l'installazione dello scudo nelle due ex repubbliche sovietiche non riguarderebbe tanto l'Iran, geograficamente troppo lontano, quanto piuttosto modificherebbe gli equilibri strategici in atto rappresentando una minaccia per la Russia che a sua volta sarebbe spinta ad una escalation nucleare : con un risultato di complessiva instabilità nel Vecchio Continente.
Il segretario generale della Nato, Jaap de Hoop Scheffer ha colto la palla al balzo affermando che il vero tema è intercettare le traiettorie dei paventati missili iraniani e quindi si tratta di ampliare lo scudo all'area mediterrranea.
Insomma lo scenario saggio della non prolificazione nucleare sembra essere stato abbandonato, nonostante la sconfitta della strategia Usa sulla lotta armata al terrorismo.
Per fortuna la vecchia Europa, prima per voce di Chirac e della Merkel e poi in sede di discussione del Parlamento europeo con Solana - responsabile della politica estera di sicurezza -, ha sollecitato i governi ceco e polacco a non procedere negli accordi con gli Stati Uniti senza aver prima definito con gli altri paesi dell'Europa una politica comune coerente con l'interesse generale della Ue.
Ma la vicenda su cui alcuni senatori ieri hanno interrogato il governo riguarda la notizia che anche il nostro Paese sarebbe coinvolto in un accordo quadro di questo tipo, in barba alle prudenti raccomandazioni europee.
Questa vicenda - per ora smentita dalla Difesa - conferma una attitudine di subalternità del nostro Paese alla crescita del Pil Usa sugli armamenti, che vede una minacciosa continuità tra governo Berlusconi e Prodi, a dispetto di alcune differenziazioni in politica estera. Basta citare alcuni programma di armamento, tra cui l'adozione del JFF che drenerà tutte le risorse disponibili per l'aeronautica militare per i prossimi 20 anni tenendo fuori l'Italia dai programmi europei; o il caso Tanker Boeing 767 da un miliardo di euro, preferiti all'equivalente aereo europeo. A questi programmi si affiancano scelte politiche gravissime: oltre alla vicenda del raddoppio della base Usa di Vicenza per completare l'accoglienza della 173esima brigata, e oltre al trasferimento del comando delle forze navali da Londra a Napoli, vale la pena ricordare la partecipazione dei reparti italiani ad esercitazioni congiunte con gli Usa in Giordania, Egitto, Ghana.
Insomma, a dispetto delle celebrazioni dell' anniversario del Trattato di Roma sull'Europa, la politica della difesa del nostro Paese è sempre più simile a quella delle ex repubbliche sovietiche (Bulgaria, Polonia etc) spostate sull'asse Usa, di quanto risulti coerente rispetto all'Europa. Il trasferimento delle strategie belliche Usa verso il Medioriente stanno trasformando il nostro Paese in un avamposto, una base militare di partenza sempre più interessante.
Noi non crediamo che queste scelte corrispondano agli interessi dell'Italia e alle politiche di pace a cui siamo impegnati per rispetto della nostra Costituzione.
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#2 · Domenico Gallo
01 aprile 2007, 15:17 Alle osservazioni fatte dell’on. Pisa ne vanno aggiunta altre due: 1)Questo Governo continua la deprecabile (ed illegale)prassi degli accordi segreti con gli USA. Scelte politiche di rilevante importanza vengono effettuate in gran segreto per tenerne all’oscuro l’opinione pubblica. Tutto ciò è assolutamente illegale, vietato dalla Costituzione e dalle leggi. Basterebbe pensare che le bozze degli accordi internazionali devono essere presentate e discusse nel Consiglio dei Ministri e poi gli accordi stessi devono essere pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale 2) fare un accordo sulla sviluppo delle tecnologie è una forma di sostegno politico, senonchè il sistema di difesa antimissile è vietato dal trattato ABM e costituisce un passo nella direzione della guerra fredda. Che bisogno ha l’Italia di alimentare una nuova guerra fredda?#3 · stefano mattiello
01 aprile 2007, 20:38 base americana, guerra in afghanistan, aerei caccia, missili, concetti lontani da democrazia, diritti umani, rispetto della liberta’, etica, giustizia, Sinistraform di registrazione al sommario
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#1 · gianni caroli
31 marzo 2007, 19:32 Ora basta. il governo smentisca le indiscrezioni apparse in formato francobollo su alcuni giornali, secondo cui l’ Italia diverrebbe avamposto della guerra missilistica contro la Russia sovrana, alla stregua di un qualunque paesello-satellite “ameri.com”. Ossia governato da comunisti ex-sovietici poi venduti all’ altro Stato-guida: da stella rossa a stelle-e-strisce, se non è zuppa è sempre pan bagnato ! gianni caroli