Martedì, 09 Febbraio 2010 - Ultimo aggiornamento alle 18:14
Un Patto tra scuola, istituzioni e societÃ
Alba Sasso, 22 marzo 2007, 20:18
Il punto
Diciamocela tutta: forse sta iniziando un lento, inesorabile e triste processo di assuefazione. Ai telefonini, ai ragazzi maleducati, ai genitori che sono peggio di loro, agli insegnanti svillaneggiati e spesso indifesi. Il cane continua a mordere tranquillamente l'uomo, e l'informazione ormai incomincia a derubricare il fatto, tranne casi clamorosi, si capisce.
Esiste ormai uno spazio fisso per tutte queste cose, al pari dello sport, spettacolo, economia. Brutto segno, anzi, segnale d'allarme che deve darci la forza di reagire, qui ed ora, prima che i danni siano irreversibili.
Parliamo di quello sfilacciarsi del tessuto connettivo che ha tenuto, in tutti questi decenni, in piedi un edificio complesso e articolato come quello della scuola. Che ha attraversato e cavalcato questi anni tumultuosi con la perizia, e magari anche l'incoscienza, dei giovani surfisti che cavalcano i marosi dell'oceano.
Ma chi si è posto il problema di dare forza e autorevolezza a questa scuola che affrontava, spesso in solitudine, difficoltà di apprendimento, fragilità sociali, nuovi bisogni di cultura e di sapere?
Certo non chi ha ridotto costantemente gli investimenti nella scuola pubblica (12 milioni di euro in meno dal 1990) o chi ha gettato discredito costantemente su di essa e sui suoi insegnanti.
Già gli insegnanti: categoria sempre più in sofferenza, intaccata nel suo essere dal morbo della precarietà, soffocata dall'abbraccio di giovani sempre meno disposti all'apprendimento, e famiglie rinunciatarie, che abdicano al loro compito in cambio di un malinteso senso di amicalità verso i propri ragazzi. Il dato che deve preoccuparci di più, non è quello delle notizie che quotidianamente ci affliggono: ogni giorno, si sa, ha la sua pena. Deve allarmarci tutto il non detto, il non rivelato, la cenere che viene nascosta sotto il tappeto del conformismo, dell'accidia, della disattenzione. Troppi don Abbondio, per i tanti, troppi don Rodrigo. E bravi a non finire, dappertutto. Se, come accade a Bari, un preside si ribella alle prepotenze dei ragazzi, deve fare i conti con i genitori, non meno aggressivi e tracotanti dei loro rampolli cresciuti a pane e televisione.
Quella stessa televisione che ha trovato in questa situazione un altro argomento per i suoi salotti. Per discutere ahimé di come sono cambiati i tempi e "signora mia anche le stagioni non sono più quelle di una volta".
Guai a ricordare che la scuola è specchio fedele della società. E che bisognerebbe riflettere su come sono cambiate le famiglie pronte a tutelare più che ad educare. Guai a segnalare che senza cambiare la scuola pubblica partendo dalle sue eccellenze non c'è trama culturale e democratica per il Paese.
E' da qui che occorre ripartire con pazienza e saggezza. Pensare a un patto tra scuola, istituzioni e società. Che parli di investimenti, di nuovo progetto culturale, di formazione degli insegnanti, ma soprattutto di regole e di responsabiltà. Di tutti.
Ci sarà bisogno di tempo, certo. Ma è questo il "modo" della scuola, non quello di una velocità aziendale senz'anima.
Altrimenti resta solo la gestione dell'emergenza, di un quotidiano fatto di scandali, assalti, carabinieri nelle aule,madri iperprotettive, e cellulari impazziti che tutto trasmettono ed omologano. Buono per i salotti televisi, per un governo delle circolari, meno per la salute pubblica del Paese. E per il suo futuro.
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#2 · Stefano
23 marzo 2007, 10:15 quanta gente si riempie la bocca di parole inutili, si vede che non insegna. Meritocrazia, ma cosa vuol dire? Alcuni pensano che ci siano insegnanti che meritino e altri no, ma cosa ne sanno delle ora di riunioni fino alle 20/21 di sera, non è un merito forse sostenere collegi docenti presieduti da Dirigenti inetti che tergiversano per ore per sfiancare gli insegnanti al fine di nascondere la verità e non far scoppiare una vera e propria rivoluzione: non ci sono soldi, am solo tagli, sia da destra, Berlusconi ha tagliato 85% delle risorse delle scuole, sia da sinistra 11.000 cattedre e nessun investimento. Di che meritocrazia si parla se le visite didattiche da quest’anno non danno nessuno compenso per gli insegnanti? Si anche se eccedono, e di solito occupano giorni di lavoro di preparazione e una giornata o due di accompagnamento, l’orario di lavoro. Prima almeno venivano pagati 3 euro all’ora, lordi naturalmente. Vi rendete conto? Si parla di patti scuola e società, ma come spiegate che un insegnante andrà in pensione a 70 anni, se è fortunato, con il 41% del suo stipendio? Facendo un calcolo medio, il mio stipendio dopo 15 anni di carriera è di 1250 euro al mese, quindi io andrò in pensione con almeno 650 euro al mese, l’esatta corrispondenza di quella che sarà, ora di allora, la pensione sociale. Ma per chi o che cosa ho versato i contributi? Qualcuno sa quanto è stato sottratto agli insegnati con la trasformazione dal TFS, trattamento di fine servizio al TFR, trattamento di fine rapporto? il 30% circa? Manovre fiscali? Come si fa a vivere a 45 anni, età media degli insegnati entrati in ruolo da pochi anni, molti ancora attendono purtroppo, con 1250 euro al mese? Poi esistono cose incomprensibili al genere umano credo: quando un insegnante si ammala o finisce in ospedale, dovrebbe, per legge, compilare un modulo, prima di ammalarsi, per chiedere il permesso di assenza per malattia. Vi rendete conto? Il modulo dovrebbe essere consegnato a scuola al momento della malattia. Infine, permettetemi, poi se volete tornate sulla meritocrazia, vi aggiungo una chicca, solo per chi non insegna ovviamente. Gli insegnanti non possono chiedere un anticipo del TFR, in nessun caso e per nessun motivo, devono chiedere u n prestito, chiamato 1/5 dello stipendio. Ma quelli sono soldi sottratti allo stipendio mensile perchè non può richiederli? Il Sistema TFR è nato per agevolare i lavoratori o no? Fra poco infine ci chiederanno di: tenerci il TFS e morire di fame in pensione, oppure trasferirlo ad un nuovo ente INPS, per integrare proprio la pensione. Così vengono sottratti due volte i soldi agli insegnanti. Riduci le pensioni o le aliquote, fate voi stessa cosa, per darti quello che era già tuo nel tempo. Il problema è che te ne daranno il 40% in meno, cioè il 40% in meno del 41% dello stipendio. Come? Semplice, tassando lo spostamento del TFR del 20% e poi ritassandolo del 20% quando te lo daranno sottoforma di pensione integrativa. C‘è qualcuno che ancora si permette di parlare di metitocrazia? Accusiamo chi il 40 e oltre ha provocato tutto questo. DC, Socialisti; Repubblicani. Liberali ecc. E infine non dimentichiamo il Prof. Dini con la sua scellerata riforma. Grazie e scusate lo sfogo. Stefano#3 · Stefania Barbieri
23 marzo 2007, 11:42 DIESSE PROMUOVE ASSEMBLEE PER RILANCIARE LA FUNZIONE DOCENTE DISCUTIAMONE! In giro per l’Italia ci sono insegnanti dai quali dipende la tenuta delle scuole nelle quali lavorano. Nel loro istituto, nel quartiere, nella città è risaputo che costoro non si muovono per un qualche interesse personale, magari per fare progetti o attività particolari, ma per prendersi cura in modo totalmente libero e gratuito del destino dei ragazzi che sono loro affidati. Un insegnante che fa il proprio lavoro con la capacità di porre un’attenzione globale a tutto quello che succede nella classe e nella scuola finisce per essere il centro di gravità del proprio ambito. E talvolta questa compagnia educante intrapresa nella scuola continua anche fuori, nel lavoro e nella vita. Ce ne sono tanti di insegnanti così, a Milano come a Firenze, a Roma come a Catania. Eppure non è questo che interessa ai mezzi di comunicazione, tutti presi dall’ultima denuncia scandalistica del docente che maltratta l’alunno o viceversa. A volte, ed è un grave errore, sembra che non interessi nemmeno a chi governa centralmente la scuola. Le riforme che si sono succedute nell’ultimo decennio, con i Ministri Berlinguer e Moratti, sono state spesso accusate di prescindere dalla scuola reale e di privilegiare una ingegneria scolastica senza soggetto. L’osservazione non è peregrina, al netto di certi atteggiamenti di resistenza a priori a qualunque cambiamento che paiono talvolta essere propri della categoria docente. Il Ministro Berlinguer tentò di risolvere il problema della riqualificazione dei docenti con un maldestro concorsone che mise in difficoltà l’intera sua compagine di governo. Da parte sua, il Ministro Moratti non ha avviato nessuna seria revisione dell’inadeguato stato giuridico del docente italiano. Posto che una riforma della scuola italiana sia necessaria per renderla più adeguata alle esigenze dei tempi presenti, che implicano l’abbattimento degli alti tassi di dispersione e una maggiore flessibilità dei percorsi formativi, occorre che nell’attuale fase di ulteriore modificazione degli ordinamenti e conseguentemente della metodologia didattica sia dato spazio alle esperienze di scuola fattiva e reale affinché i nuovi assetti che si prospettano siano determinati da questi punti di coscienza e capacità di riflessione organica sulla pratica educativa in atto. Sono sostanzialmente quattro le aree di intervento sulle quali si è appuntata l’azione politica dell’attuale Ministro Fioroni: l’innalzamento dell’obbligo di istruzione a 16 anni; la ristrutturazione del sistema degli istituti tecnici e professionali e l’avvio di poli tecnico-professionali; la trasformazione delle scuole in fondazioni; la revisione delle Indicazioni Nazionali per i piani di studio personalizzati che si lega al tema dell’autonomia del docente e della scuola. La materia, è bene saperlo, è strettamente legata al destino dell’art.13 (“Disposizioni urgenti in materia di istruzione tecnicoprofessionale e di valorizzazione dell’autonomia scolastica”) contenuto nel decreto sulle liberalizzazioni Bersani bis, già approdato alla Camera per la sua conversione in legge. Si tratta di sviluppi normativi che, come bene si può arguire, toccano la sostanza del lavoro dell’insegnante e la capacità progettuale degli istituti autonomi, mentre sullo sfondo resta la questione mai risolta della contrattazione separata dell’area docente. A partire da queste sollecitazioni l’associazione professionale Diesse intende avviare nell’immediato momenti di assemblea tra soci e dove è possibile nelle scuole. Vuol essere un invito a mettere sul tavolo comune motivazioni ed opzioni professionali, a portare allo scoperto la propria identità e le proprie aspettative. Proponiamo di incontrarsi liberamente, di informarsi, di esprimere un giudizio su quanto si sta verificando a partire da quello che esiste e dalla propria esperienza professionale. Come sempre, liberi di educare e di essere propositivi e non reattivi. Informazioni presso le sedi locali dell’associazione ( www.diesse.org – sedi locali) Calendario delle prime assemblee Diesse Fermo Venerdì 23 marzo 2007, ore 17.00 sala CDO Marche Sud di Porto S. Giorgio(Lungomare nord,1) Diesse Sassari Venerdi 30 marzo 2007 ore 17.00 Aula Magna Liceo Scientifico Spano Via Monte Grappa 3, Sassariform di registrazione al sommario
e clicca su invia.
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#1 · bellavita
23 marzo 2007, 09:38 lamento sacrosanto ma non capisco se c‘è una parte propositiva. Forse nel timido accenno che bisogna tornare alla meritocrazia, superando il mare di cavolate dette dalla sinistra intellettuale, politica e sindacale negli ultimi 40 anni che ha mandato alla deriva la scuola e il ruolo degli insegnanti