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Margherita, la carica dei "Dem-Dem"
Alessandro Chiappetta, 22 marzo 2007, 19:13
Politica
Rinviato il confronto all'interno del partito, tra i Dielle non si placano polemiche e scambi di accuse. E se Bordon bacchetta Rutelli, e Castagnetti guarda al Pd, Fioroni rivendica con orgoglio la sua indole democristiana, "una categoria dello spirito che vale per sempre"
Nulla di fatto a Largo del Nazareno. A causa del voto di fiducia alla Camera sulle liberalizzazioni, mai così provvidenziale, è slittato per il momento il confronto all'interno della Margherita, dopo le critiche di Castagnetti a Rutelli sulla gestione del partito e sull'accentramento della sua leadership. Ma resta tesa l'atmosfera all'interno dei Dielle, diviso tra la sua anima democristiana e la crescente personalizzazione che ha portato l'intero partito ad identificarsi, un po' troppo, col suo leader. L'organizzazione del congresso, il doppio incarico del Ministro dei Beni Culturali, l'avvicinamento al Partito Democratico, i rapporti coi centristi, perfino la divisione sui Dico, che vede contrapposti la Bindi e Fioroni, un tempo inseparabili alleati. Le spine della Margherita pungono i protagonisti delle diatribe infinite, dalle quali ogni giorno esce fuori una nuova polemica. Non bastassero le scaramucce politiche dell'associazionismo cattolico, le incaute sortite della pasionaria Binetti e la preparazione al laborioso Family Day, il partito sembra oggi spaccato tra rutelliani e parisiani, ex popolari e prodiani, chi legato al sogno del Pd, chi voltato indietro e inguaribilmente democristiano.
Ieri l'onorevole Frigato puntava il dito su Rutelli per l'assenza di pluralismo nelle elezioni dei delegati, oggi prende posizione uno dei più autorevoli esponenti diellini, Willer Bordon, presidente dell'Assemblea federale e già capogruppo al Senato nella scorsa legislatura, rincarando la dose sul presidente accentratore. “Occorre una seria riflessione, perché le avvisaglie di quello che sta succedendo erano evidenti già da tempo – commenta – ma se Rutelli si stupisce, io mi stupisco del suo stupore. E' lui il principale responsabile di questa situazione e quando uno è al vertice della piramide, si deve assumere le proprie responsabilità”. La diaspora è tale che Bordon non esclude la possibilità di dimettersi e allontanarsi da quelle che considera “una male stagione”, nella quale la resa dei conti al vertice sembra contare più della azione politica. Sullo sfondo la questione del Partito Democratico, su cui il vicepresidente della Camera, Pierluigi Castagnetti, ha le idee chiare. Così, pur confermando di “non aver alcunea difficoltà a confermare Rutelli”, l'ultimo segretario dei Popolari sottolinea di aver posto “il problema di una leadership competamente dedicata a quest'impresa così impegnativa”. Al Pd si chiede di uscire dai salotti romani, per crescere alla base, attraverso un lavoro strutturale di costruzione dal basso che necessita del contributo di ogni singola sezione. “Non si tratta di tornare al passato – continua Castagnetti – ma se oggi interviene chi sente in qualche modo tradita la propria origine, forse Rutelli dovrebbe interrogarsi sul perché”.
L'inadeguetezza della Margherita alla costruzione del Pd cozza con la sicurezza con cui Rutelli porta avanti la propria missione governativa in giro per il mondo, incurante delle correnti interne e degli istinti retrospettivi di parte del suo partito. Ma un percorso di unità politica, che porti alla fusione coi Ds per far nascere un nuovo soggetto politico, certo non trae beneficio e fiducia dalla frammentazione in atto in questi giorni. La pluralità di vedute e la diversità di esigenze non sfuggono all'osservazione degli elettori, suscitando le critiche anche dell'Avvenire, il quotidiano di ispirazione cattolica, secondo il quale “il congresso dovrebbe prima di tutto guardare al partito unificato in costruzione, piuttosto che agli equilibri interni di una formazione in via di superamento”. Ragionamento che non fa una piega, dal quale emerge una “domanda di metodo prepotente”, e che, si legge nell'articolo firmato da Sergio Soave, “mortifica il discorso politico concentrando il confronto sulla distribuzione delle cariche e dei poteri, diffondendo la sensazione che l'appello alla partecipazione congressuale avesse in fondo solo lo scopo di preparare qualche resa dei conti al vertice, senza che emergano chiaramente le differenze politiche tra Castagnetti e Rutelli”. Il braccio di ferro che crea confusione sta nel frattempo indebolendo il peso interno dei DL nell'esecutivo, quasi ci fosse un parallelo tra l'andamento caracollante del governo e la babele interna alla Margherita.
A gettare acqua sul fuoco ci pensa Renzo Lusetti, il responsabile Informazione del gruppo dirigente di Largo del Nazareno, esprimendo preoccupazione per le sorti della squdra di Prodi, come per mischiare le carte di fronte alle polemiche interne: “Assistiamo quotidianamente – dice – ad una pericolosa divaricazione tra chi nel governo, ed è la maggioranza, ha preso sul serio l'ambiziosa sfida dei dodici punti, lavorando sulle linee guida condivise, anche tacendo nei momenti difficii. Ed altri, tra ministri e sottosegretari, che sembrano piuttosto cercare occasioni e pretesti di divisione, contraddicendo a mezzo stampa le intese di cui il premier si è fatto giustamente garante”. Bando ai personalismi, niente “distinguo autolesionistici” per tracciare la rotta e una ferma risposta al bisogno di chiarezza del paese. Urgenze a cui non si sottrae Giuseppe Fioroni, il ministro dell'Istruzione che, da buon democristiano della prima ora, ha già aderito gioiosamente al Family Day del 12 maggio, senza vergogne e senza etichette. “Gli ex non esistono più – sentenzia – e neanche i Teodem e i Neodem. L'unica corrente in cui mi riconosco è quella dei “Dem Dem”, i democristiani democristiani, che è una categoria dello spirito e vale per sempre. E questo lo sa anche Rutelli. Io sono orgoglioso di essere stato democristiano: abbiamo portato questa tradizione nella Margherita e la porteremo anche nel Partito Democratico”.
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#2 · RazionalMENTE.net
22 marzo 2007, 21:21 Tutto questo casino per una religione che al pari di qualsiasi altra è totalmente frutto della fantasia umana? Leggetevi il libro di Odifreddi.#3 · RazionalMENTE.net
23 marzo 2007, 10:25 Le religioni impongono il velo alle donne, il turbante agli uomini, il divieto di mangiare certi cibi, il divieto di rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso, ecc. Una lunga serie di prescrizioni e divieti dei quali alcuni hanno il senso di mantenere una serena convivenza tra le persone (non rubare, ad esempio), altri invece servono solo a rendersi la vita un po’ più difficile, inutilmente e stupidamente difficile. Ditemi una cosa: il musulmano che si fa esplodere tra la folla va nel Paradiso dei musulmani o nell’Inferno dei cristiani? Avrà 72 vergini da sverginare o le fiamme eterne omaggio di un Dio infinitamente buono ma non troppo? Come si fa a dire che le religioni sono tante ma che Dio è uno solo? Se dicono cose tanto diverse l’una dall’altra, non possono essere vere tutte. Quindi o ce n‘è una vera e tutte le altre sono false, e in tal caso ci sarebbe da chiedersi qual è quella vera, oppure com‘è più probabile sono tutte false, tutte invenzioni squisitamente umane. Le religioni sono delle gran prese per i fondelli, i politici le usano per tenere il popolo nella paura e renderlo inoffensivo. Ma non siamo più nel medioevo e il canto gregoriano di Ratzinger mi ricorda il tipico canto del cigno morente e non servirà a chiudere gli occhi alla gente ancora per molto.#4 · Marcello Marani
23 marzo 2007, 11:26 Più passa il tempo e più mi convinco che, mi si passi la parolaccia, ci troviamo di fronte ad una sempre crescente “antropomorfizzazione di Dio”, perchè ciascun “credente” se lo configura a propria immagine e somiglianza. Ne consegue che non è Dio ad aver creato l’uomo, ma è l’uomo che ha creato Dio, inscatolandolo nel contenitore come una “Nutella” od una “Coca Cola”, in cui ciascuno scrive sull’etichetta, analisi, componenti, valori alimentari, marchio e luogo di fabbrica, scadenza e via specificando. E le etichette essendo diverse indicano religioni diverse. Ma questo sarebbe irrilevante se rimanesse nella sfera del privato, senza voler affermare a tutti i costi che essendo la mia Nutella o la mia Coca Cola meglio della tua, la devi mangiare o bere per forza. E di qui nascono i Crociati, i Talebani i Teocon, i Sikk i Flaggellanti di se e degli altri come le Binetti e via castigando, smentendo e negando così nei fatti che Dio possa essere Amore. Si adottasse per lo meno il principio della tolleranza, così ben definito ne “Le chiavi del Regno” di Cronin, che fa dire al missionario cattolico scozzese, in risposta al mandarino cinese che voleva cogliere la contraddizione tra cattolici e protestanti, rispondendo che si arrivava in Paradiso per strade diverse e si entrava da porte diverse, che si aprivano con una pluralità di chiavi e quindi, ciacuno, era libero di percorrere la strada che più gli si aggradava entrando dalla porta e con la chiave prescelta. Per questo credo che fermo restando il principio che la religione per me resta l’oppio dei popoli, appaiata oggi al calcio ed ai reality, essendo un antiproibizionista, credo che il solo modo per combatterle e contrastarle, non consista nel proibirle ma al contrario nel conoscerle, divulgarle ed espanderle tanto che sto meditando di fondare una nuova religione, denominata la “Religione del Fallo”, giocando per l’intanto sull’ambiguità se Fallo, sia un letterario sostantivo per il più volgare sinonimo, o si tratti dell’imperativo della seconda persona presente del verbo Fare e quindi stimolo ad agire, osare rinnovare rischiare ecc. E naturalmente considerando l’attuale abitazione come nuovo luogo di culto, da denominare il “Ritrovo del Fallo”, per prima cosa farei istanza per l’abolizione dell’ICI e per l’accesso a tutte le provvidenze, dall’8 per mille al sostegno alla scuola privata da istituire a latere ecc., ecc., ecc., E siccome avrà pochissimi comandamenti così ridotti: 1° Non ammazzare 2° Non rubare 3° Non fare falsa testimonianza. E questi sono imperativi categorici obbligatori per tutti senza se e senza ma. Avremo poi: 4° Onora il padre e la madre, se e quando lo meritano 5° tutto il resto, che non è vietato dai precedenti comandamenti è sempre consentito, ogni qualvolta le controparti maggiorenni sono edotte, consapevoli e consenzienti. 6° Comportati con il prossimo come vorresti che il prossimo si comporti con te stesso. Siccome si tratta di pochissime regole nonb servono gerarchie di nessun tipo ma basta che ogni sera , prima di coricarci ci mettessimo davanti allo specchio, facendo un rapido sunto dei comportamenti del giorno, facendo il proposto in caso di devianze di non commetterle più e dormiremo tutti sonni più tranquilli. E credo che seguendole, queste regole bastino ed avanzino per un mondo di pace di libertà e di progresso per tutta l’umanità. www.iltravaglio.it#6 · RazionalMENTE.net
23 marzo 2007, 15:27 Indubbiamente se tutti avessimo come primo e unico comandamento il rispetto dell’altrui libertà, tutto andrebbe meglio. Se ad esempio volessi drogarmi dovrei poterlo fare fin tanto che ciò che faccio non rechi danno in modo diretto o indiretto ad altri. Questo si chiama Stato di diritto. Altrimenti esigo una legge che vieti a Mastella di mangiare pastasciutta. Perché? Perché è immorale. E’ un abominio. Secondo la mia religione che non è né migliore né peggiore delle altre, un uomo visibilmente sovrappeso che mangia pastasciutta pecca contro Dio e contro gli uomini, commette un atto contro natura, è un deviato e soprattutto un pervertito. Soprattutto se ministro della giustizia. Chissà perché i piaceri della gola sono consentiti da qualunque religione ma i piaceri della carne (e quelli del pesce aggiungerei) sono visti come qualcosa di tremendo. Quando mangiamo invitiamo amici e parenti, quando scopiamo o facciamo i nostri bisogni (attività che comunque dà un certo piacere) andiamo a nasconderci. Nel comportamento umano ci sono molte cose assolutamente irrazionali, ma i più, invece di chiedersi il perché di certe cose, preferiscono obbedire a stereotipi ed abitudini. Costa meno fatica essere pecore tra le pecore che dare scandalo manifestando una capacità di raziocinio superiore alla media. Io sinceramente quando ascolto i discorsi sconclusionati di Mastella o di Buttiglione non penso al razzismo, penso a persone mediocri che purtroppo resteranno tali vita natural durante, incapaci come sono di fare un seppur minimo salto di qualità. E mi vengono in mente grandi pensatori del passato, ma anche grandi intellettuali dei giorni nostri, le cui idee possono beninteso non essere da tutti condivisibili, ma il cui pensiero vola alto sulle miserie umane, sulla miseria di un’interiorità rimasta ai luoghi comuni, agli stereotipi, alla paura dell’ignoto, alle superstizioni, alla scaramanzia. Al Governo ci vorrebbero degli intellettuali, invece abbiamo l’uomo della strada, il politico di professione che non perde molto tempo ad acculturarsi. E’ competente solo su quelle poche cose che attengono in modo più stretto al proprio mestiere e spesso neppure su quelle. Aveva proprio ragione Moretti quando diceva che con questa classe politica non si va da nessuna parte. Lui diceva “non vinceremo mai”, ma governare un Paese non è un concorso a premi, il problema non è “vincere”, il problema è saper governare, far rispettare la democrazia. Io dico che con questi politici, anche se ormai abbiamo per così dire “vinto”, stiamo perdendo ogni giorno sul piano della democrazia, sul piano della laicità, sul piano del rispetto dei diritti umani. E il guaio è che non se ne rendono conto. Per loro è quasi un gioco, un gioco di poltrone. Accordi e disaccordi, gruppi che si formano, altri che si sciolgono, gossip, mazzette, talkshow, mentre il Paese resta fermo, immobile. Così i turisti verranno ad ammirare non solo i nostri monumenti, ma anche le nostre leggi rimaste immutate per secoli e resistite all’oltraggio degli agenti atmosferici. Poi si dice che la gente si disaffeziona alla politica. Lo credo bene! Come si fa ad amare una politica così statica, ferma, immobile come quel semaforo di cui parlava Corrado Guzzanti? Ok, stanno riparando i disastri fatti da Berlusconi, ma poi? Quali meraviglie ci attendono?form di registrazione al sommario
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#1 · pippo
22 marzo 2007, 19:29 “una categoria dello spirito che vale per sempre”. wow, beati quelli che ci faranno un partito assieme! come li invidio! oddio cosa ci perdiamo! siamo sempre la solita sinistra che non sa cogliere l’attimo fuggente.