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Israele, apertura a metà

Red. ,   22 marzo 2007, 18:42

Israele, apertura a metà Medio Oriente     Il premier Olmert ha detto di considerare il piano saudita del 2002 un punto di partenza per far ripartire le trattative con i palestinesi. A patto che venga eliminata la clausola che riconosce il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi



Il premier israeliano, Ehud Olmert, ha ribadito oggi che Israele è pronto a fare "concessioni ampie e dolorose" per incoraggiare il dialogo con i palestinesi. Il premier ha inoltre affermato che il piano di pace saudita può essere "una buona base" per i colloqui tra Israele e i paesi arabi moderati. Il piano saudita, approvato nel 2002, verrà rilanciato in occasione del vertice della Lega araba a Riad del 28 e 29 marzo. Il piano chiede il ritiro israeliano dai territori occupati nel 1967 (incluse le Alture del Golan e le fattorie di Shebaa) e la nascita di uno Stato palestinese indipendente su Cisgiordania e Striscia di Gaza, con Gerusalemme Est capitale.

Si chiede, però, anche una soluzione del problema dei rifugiati palestinesi che abbandonarono le proprie case dopo la prima guerra arabo-israeliana del 1948-49, e questo rappresenta il principale ostacolo sul tappeto. Israele infatti vuole che questa condizione sia cancellata, poiché ritiene inaccettabile un riconoscimento al diritto al ritorno. Proprio per questo il governo israeliano auspica che i paesi della Lega araba, che si riuniscono a Riad a fine mese, cambino in modo sostanziale il piano di pace saudita eliminando la suddetta clausola che afferma il diritto al ritorno nelle proprie case dei rifugiati palestinesi.

"I paesi arabi che vogliono fare progressi nel negoziato di pace devono cancellare il diritto al ritorno dall'equazione", hanno spiegato funzionari governativi israeliani, secondo quanto riporta il site web del quotidiano Yedioth Ahronoth A Gerusalemme i responsabili israeliani hanno sottolineato che Israele considera il riconoscimento del diritto al ritorno una condizione inaccettabile: fino a quando gli arabi rimarranno legati a questa richiesta non sarà possibile fare passi in avanti. Per lo stato ebraico le altre questioni spinose, che riguardano i confini del '67 e Gerusalemme Est, possono essere oggetto di trattative.

Intanto il relatore speciale dell'Onu per i diritti umani nei Territori palestinesi, John Dugard, ha dichiarato che Gaza è ancora adesso una società prigioniera. Parlando al Consiglio per i Diritti Umani a Ginevra, Dugard ha ribadito che contro i palestinesi vengono praticate forme di colonialismo e apartheid. Il rappresentante delle Nazioni Unite ha quindi ricordato che in Cisgiordania e a Gerusalemme Est vivono oltre 460 mila coloni israeliani. Nel suo rapporto al Consiglio, Dugard ha anche espresso parere positivo per richiedere un'opinione della Corte Internazionale di Giustizia sull'occupazione dei Territori. "I diritti umani in Palestina sono stati nell'agenda dell'Onu per 60 anni ed in particolar modo negli ultimi 40 dopo l'occupazione di Gerusalemme Est, della Cisgiordania e della Striscia di Gaza nel 1967", ha affermato Dugard, evidenziando come nel 1994 sia finito il regime di apartheid in Sud Africa e da allora i Territori palestinesi siano rimasti il solo paese sviluppato al mondo a subire l'asservimento da parte di un regime occidentale. Il relatore Onu ha quindi aggiunto che non vi è un altro caso nel mondo di uno stato dell'Occidente che neghi l'autodeterminazione a un altro popolo. "Questo spiega perché la situazione nei Territori palestinesi sia divenuta un test per l'Occidente, un test per cui sarà giudicato l'impegno verso i diritti umani", ha sostenuto Dugard.





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