Martedì, 09 Febbraio 2010 - Ultimo aggiornamento alle 18:14
Afghanistan, è scontro tra i poli
Silvana Pisa, 22 marzo 2007, 18:29
La partita è ancora aperta: se è vero che dietro al paventato voto contrario della destra c'è la voglia della spallata al governo, per molti di noi che faticano a mandar giù questo decreto il terreno di mediazione è quello di non passare dal peace keeping al peace enforcing
Dopo il complesso ed articolato dibattito al Senato sul decreto di rifinanziamento delle missioni internazionali, il voto favorevole della Destra è tutt'altro che scontato.
Il decreto riguarda ben 22 missioni ma a parte alcuni accenni ai Balcani, al Darfur e al Libano la maggior parte della discussione si è incentrata ovviamente sulla missione afgana.
Ai temi di disaccordo già enunciati dall'opposizione nelle commissioni riunite esteri e difesa del Senato (gli stessi "urlati" alla Camera: insufficiente impegno del nostro contingente dal punto di vista numerico, debolezza delle regole d'ingaggio, equipaggiamento militare inadeguato) si è aggiunta l'aggressione verbale contro le dichiarazioni di Fassino favorevole ad una partecipazione dei talebani alla conferenza di pace sull'Afghanistan e contro le modalità della liberazione di Daniele Mastrogiacomo.
Questi argomenti, riproposti in molti interventi, sono stati introdotti dal presidente Cossiga, caustico e provocatorio come al solito, che ha annunciato voto contrario. La destra critica Gino Strada, che per trattare con i talebani la liberazione del nostro giornalista, si è rifiutato di collaborare con gli organi ufficiali dei servizi italiani "destabilizzandoli"; perché nell'utilizzo di questo canale "sporco" sono stati rilasciati 5 "tagliateste" talebani; perché si sono irritati gli alleati, indisponibili a queste trattative (molto citata e applaudita la fermezza di Angela Merkel).
Si rimuove totalmente il tragico esisto della liberazione di Giuliana Sgrena e il rifiuto intransigente del Governo Americano di consegnare alla giustizia italiana il militare Lozano responsabile dell'omicidio del dott. Calipari.
Il complesso d'inferiorità "muscolare" rispetto agli altri alleati è evocato in moltissimi interventi dell'opposizione: a nulla sono valse le argomentazioni della nostra maggioranza che gli equipaggiamenti delle nostre Forze Armate sono stati giudicati dal capo di Stato Maggiore della Difesa - deputato a stabilire la congruità dei mezzi con fini - "al meglio" e che "non hanno nulla da invidiare agli altri contingenti"; che siamo la quarta forza dell'intera alleanza dal punto di vista numerico, ammesso e non concesso, che il numero dei militari sia fattore di stabilizzazione del paese.
A proposito delle regole d'ingaggio - tema chiave per evitare uno sconfinamento bellicista - occorre rilevare che c'è stato un cedimento del Governo alle richieste dell'opposizione d'irrobustirle: non esiste "alcun ostacolo ad adeguare gli standard di sicurezza dei contingenti in presenza di un consistente innalzamento del livello militare della missione", queste affermazioni possono essere rassicuranti nei confronti delle richieste della Destra - e già oggi Casini ha dichiarato che l'UDC voterà a favore del decreto - ma squilibrarono non poco la maggioranza.
Molti di noi, la scorsa legislatura, non hanno mai votato a favore della missione afgana e faticano a mandar giù questo decreto: il terreno di mediazione è stato quello di non passare dal peace keeping al peace enforcing. La partita è ancora aperta: se è vero che dietro al voto contrario della destra c'è soprattutto la voglia della spallata (altrimenti non si capirebbe l'incoerenza rispetto agli stessi standard della nostra missione a Nassirya) per molti di noi l'adeguamento delle ragioni della pace alla realpolitik rappresentano un prezzo davvero insopportabile.
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#2 · Bieffe
23 marzo 2007, 11:51 Siamo onesti: se fossimo in grado di fare un sondaggio serio, il 90% degli italiani voterebbe per un rientro dalla missione. Noi perchè non la approviamo ( e non l’abbiamo mai approvata) e a destra perchè viene ritenuta insufficiente ed espone a troppi rischi i nostri soldati. Quindi tutti a casa: sarebbe facile risolvere il problema. Il fatto è che abbiamo le mani legate: non possiamo stare dentro la Nato e rimanere a Kabul in una improbabile missione di pace (?) e a farci sparare addosso, mentre tutti gli altri combattono i talebani. Facciamo pure la figura dei conigli, il che è veramente ridicolo e offensivo. Torniamo a casa, ci guadagnamo quantomeno in dignità. E investiamo i milioni di Euro risparmiati in interventi per i lavoratori, che ne avrebbero davvero bisogno, magari qualche sgravio fiscale (visto che quelli della finanziaria erano varamente finti).#4 · mario.iacobelli
23 marzo 2007, 16:59 Visto che siamo presenti in paesi,sarebbe ora di ritirarci da qualche paese,visti i costi non sostenibili in termini di opportunità e risultati.Vanno garantite solo le presenze indispensabili rivedendone radicalmente i criteri.#5 · Marcello Marani
25 marzo 2007, 11:32 La sbornia fascista di trasformare un Paese peraltro pacifico, pacioccone ed accomodante, in un paese di Junker prussiani, vedo che da patologia delle destre, si stà via via espandendo e diffondendo come una maligna metastasi anche in certi settori del centro e persino della sinistra, che ereditate dal precedente governo, situazioni drammatiche ed estremamente pericolose, non trova il modo per venirne fuori. Per questo, come si diceva una trentina d’anni fa, con una battuta relativa all’allora “Commissione Economica” del PCI, “si Barca Amendola, in attesa del Peggio”, essendo il compagno Peggio tra i neo papabili della Commissione, con tuti i relativi mal di pancia tra la compagine di governo ed i parlamentari che gli hanno dato la fiducia. Solo che qui c‘è proprio poco da ridere, e la situazione che sta diventando di ora in ora sempre più drammatica e che espone a grossi rischi il futuro dei nostri soldati, che con il poeta G. Giusti riferita agli occupanti austriaci nel Lombardo-Veneto, potremmo benissimo definire: “Povera gente, lontana dai suoi, in un paese li che le vuol male, chissà che in fondo all’anima po’ poi, non mandi a quel paese il principale…”, richiede che ci si impegni a fondo per l’avvio di una Conferenza Internazionale di Pace, ponendo la condizione di un progressivo disimpegno, concordato con le forze alleate, man mano del procedere della Conferenza, altrimenti, in caso di rifiuto o boicottaggi risponderemo con un ritiro in tempi più che rapidi. Quanto ai pariottardi nazional popolari e guerrieri da caffe, dell’armatevi e partite sventolatori di Tricolori che non rispettano, (ricordare che i forzisti ed i nazional aennini, vanno culo e camicia con chi ha affermato, che con il Tricolore, (di F.I. ?!?), “ci si pulisce il culo”), e che strumentalmente tirano fuori a seconda delle occasioni, non possiamo farci condizionare dai ricatti e dalle contraddizioni di costoro. Ne consegue che la risposta più che ovvia, chiara, lampante ed adamantina, a chi afferma che: “Pacta sunt servanda”, sarebbe che “Costitutio est veneranda”. Infatti a monte dei trattati, sottoscritti solo da una parte, abbiamo la Costituzione sottoscritta dai Padri Costituenti, che è un valore comune. E siccome oltre al rifiuto della guerra, l’art. 11 aggiunge: “...; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”, la Conferenza ci mantiene nei limiti della Costituzione, mentre il proseguire della guerra ci pone al di fuori. A questo punto mi sorge però un dubbio: “Ma i nostri “sgovernanti” ed i nostri “digerenti” la Costituzione la conoscono o no?” Ai posteri l’ardua sentenza! www.iltravaglio.itform di registrazione al sommario
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#1 · pippo
22 marzo 2007, 21:22 questa volta è significativo che l’Udc si discosti dalla Cdl e voti col governo: c‘è chi cerca di farci tornare alla guerra fredda, sulle due sponde dell’atlantico. qualcuno mira al “muoia Sansone con tutti i filistei”.