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Afghanistan, è scontro tra i poli

Silvana Pisa,   22 marzo 2007, 18:29

Afghanistan, è scontro tra i poli     La partita è ancora aperta: se è vero che dietro al paventato voto contrario della destra c'è la voglia della spallata al governo, per molti di noi che faticano a mandar giù questo decreto il terreno di mediazione è quello di non passare dal peace keeping al peace enforcing



Dopo il complesso ed articolato dibattito al Senato sul decreto di rifinanziamento delle missioni internazionali, il voto favorevole della Destra è tutt'altro che scontato.

Il decreto riguarda ben 22 missioni ma a parte alcuni accenni ai Balcani, al Darfur e al Libano la maggior parte della discussione si è incentrata ovviamente sulla missione afgana.
Ai temi di disaccordo già enunciati dall'opposizione nelle commissioni riunite esteri e difesa del Senato (gli stessi "urlati" alla Camera: insufficiente impegno del nostro contingente dal punto di vista numerico, debolezza delle regole d'ingaggio, equipaggiamento militare inadeguato) si è aggiunta l'aggressione verbale contro le dichiarazioni di Fassino favorevole ad una partecipazione dei talebani alla conferenza di pace sull'Afghanistan e contro le modalità della liberazione di Daniele Mastrogiacomo.

Questi argomenti, riproposti in molti interventi, sono stati introdotti dal presidente Cossiga, caustico e provocatorio come al solito, che ha annunciato voto contrario. La destra critica Gino Strada, che per trattare con i talebani la liberazione del nostro giornalista, si è rifiutato di collaborare con gli organi ufficiali dei servizi italiani "destabilizzandoli"; perché nell'utilizzo di questo canale "sporco" sono stati rilasciati 5 "tagliateste" talebani; perché si sono irritati gli alleati, indisponibili a queste trattative (molto citata e applaudita la fermezza di Angela Merkel).

Si rimuove totalmente il tragico esisto della liberazione di Giuliana Sgrena e il rifiuto intransigente del Governo Americano di consegnare alla giustizia italiana il militare Lozano responsabile dell'omicidio del dott. Calipari.
Il complesso d'inferiorità "muscolare" rispetto agli altri alleati è evocato in moltissimi interventi dell'opposizione: a nulla sono valse le argomentazioni della nostra maggioranza che gli equipaggiamenti delle nostre Forze Armate sono stati giudicati dal capo di Stato Maggiore della Difesa - deputato a stabilire la congruità dei mezzi con fini - "al meglio" e che "non hanno nulla da invidiare agli altri contingenti"; che siamo la quarta forza dell'intera alleanza dal punto di vista numerico, ammesso e non concesso, che il numero dei militari sia fattore di stabilizzazione del paese.

A proposito delle regole d'ingaggio - tema chiave per evitare uno sconfinamento bellicista - occorre rilevare che c'è stato un cedimento del Governo alle richieste dell'opposizione d'irrobustirle: non esiste "alcun ostacolo ad adeguare gli standard di sicurezza dei contingenti in presenza di un consistente innalzamento del livello militare della missione", queste affermazioni possono essere rassicuranti nei confronti delle richieste della Destra - e già oggi Casini ha dichiarato che l'UDC voterà a favore del decreto - ma squilibrarono non poco la maggioranza.

Molti di noi, la scorsa legislatura, non hanno mai votato a favore della missione afgana e faticano a mandar giù questo decreto: il terreno di mediazione è stato quello di non passare dal peace keeping al peace enforcing. La partita è ancora aperta: se è vero che dietro al voto contrario della destra c'è soprattutto la voglia della spallata (altrimenti non si capirebbe l'incoerenza rispetto agli stessi standard della nostra missione a Nassirya) per molti di noi l'adeguamento delle ragioni della pace alla realpolitik rappresentano un prezzo davvero insopportabile.





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