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Amnesty: no ai processi delle commissioni militari

Matilde Giovenale,   22 marzo 2007, 15:53

Amnesty: no ai processi delle commissioni militari Guantanamo     A.I. esorta il governo americano ad affidare alle corti ordinarie federali lo svolgimento dei procedimenti a carico dei detenuti accusati di terrorismo e rinchiusi nel carcere dell'isola cubana



A pochi giorni dal 26 marzo, data in cui inizierà il processo nei confronti dell'australiano David Hicks, uno dei dieci detenuti nel carcere americano di Cuba incriminati per terrorismo, l'associazione Amnesty International ha chiesto all'esecutivo degli Stati di Uniti di "rinunciare alle commissioni militari e sottoporre a processo i detenuti di Guantanamo nelle corti ordinarie federali, senza ricorso alla pena di morte".
I dieci carcerati sono stati sottoposti a giudizio sulla base del precedente sistema di giustizia militare, smantellato dalla Corte suprema federale a giugno scorso. Secondo Amnesty, già in passato mobilitata sul tema, i processi celebrati da questi organismi, istituiti dall'Atto sulle commissioni militari (Military Commissions Act, Mca), non rispettano gli standard internazionali di diritto, prevedendo finanche la possibilità di ricorrere alla pena capitale. "La profonda illegalità che ha caratterizzato i primi cinque anni di detenzione dovrebbe essere sanata da una totale adesione agli standard internazionali. Invece, questi processi rischiano di tradursi in una frettolosa corsa a condannare qualche imputato e di aggiungersi agli altri elementi che hanno fatto di Guantanamo il simbolo dell'ingiustizia", ha spiegato Susan Lee, direttrice del Programma America dell'associazione internazionale.

Per Amnesty, dunque, le commissioni militari si instaurano in quel terreno di vuoto normativo che impedisce agli imputati, per esempio, di potersi appellare alle norme del diritto internazionale, alle Convenzioni di Ginevra o alla stessa Costituzione statunitense. Inoltre, le commissioni sono parte di un sistema che non prevede un rimedio giudiziario per i detenuti e le loro famiglie. Per questo, anche qualora un imputato venisse assolto, potrebbe continuare comunque ad essere considerato un "combattente nemico", vedendo protratta la sua detenzione a tempo indeterminato.

Questo modello di azione giuridica nasce all'interno di un contesto storico-politico preciso: quello della "guerra al terrore", che di fatto si traduce nella legittimità a considerare i detenuti sotto custodia Usa come potenziali fonti d'informazioni ancor prima che come presunti autori di un crimine. Senza la presenza di avvocati o giudici, essi possono essere sottoposti a ripetuti interrogatori, le cui tecniche insieme alle condizioni di detenzione rientrano in ciò che il diritto internazionale definisce tortura o maltrattamento. Ha sostenuto infatti la Lee: "le commissioni militari sono state fatte su misura per riprodurre le procedure illegali che le hanno precedute. Le informazioni estorte mediante trattamenti crudeli, inumani e degradanti saranno considerate ammissibili. Il governo potrà presentare prove senza rivelare i metodi con cui le ha ottenute".

Sono 14 i prigionieri che, lo scorso settembre, dopo una carcerazione di anni in strutture segrete gestite dalla Cia, sono stati trasferiti a Guantanamo per essere processati da parte delle commissioni militari. Per loro, però, non sono state presentate incriminazione formali e persino adesso che il governo Usa si appresta a sottoporli a giudizio, viene loro negato il diritto alla difesa. "Riteniamo che le commissioni militari manchino dell'indipendenza necessaria per garantire un processo equo e sottoporre a esame l'operato del governo", ha dichiarato anche Jumana Musa, osservatore di Amnesty International alle udienze tenute sotto il vecchio sistema delle commissioni militari. "In base a queste circostanze, non potrà esservi giustizia", ha concluso l'osservatore.

Il tentativo ultimo dell'associazione, portato avanti attraverso una campagna mediatica ancora in corso, è quello di riuscire ad abrogare l'Atto sulle commissioni militari o almeno emendarlo in modo conforme al rispetto degli standard internazionali di diritto. L'Atto, oltre a stabilire le procedure per lo svolgimento dei processi nelle commissioni militari, toglie alle corti statunitensi la competenza per ricevere ricorsi basati sull'habeas corpus da parte di cittadini non statunitensi detenuti come "combattenti nemici" e rafforza ulteriormente l'impunità per il personale Usa restringendo l'applicazione del documento sui crimini di guerra.





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