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Bush non è d'accordo? Meno male

Stefano Olivieri,   22 marzo 2007, 18:30

Bush non è d'accordo? Meno male Dibattito Afghanistan     

Molteplici le motivazioni del gelo che le trattative per il rilascio di Mastrogiacomo hanno creato fra Usa e Italia. Sullo sfondo c'è l'impotenza di Karzai, direttamente proporzionale allo strapotere statunitense che governa qualsiasi strategia della Nato. Ma la cifra della liberazione del giornalista di Repubblica sta nell'iniziativa italiana sulla conferenza di pace.



Mastrogiacomo a casa in cambio di cinque talebani che tornano in libertà e a combattere. Poi anche un morto sgozzato e un altro sventurato di cui non si sa nulla. Infine l'uomo di Emergency che facilitò il contatto e che è ancora nelle mani della polizia di Karzai, ma dovrebbe - speriamo - essere liberato.

Perché questo scambio fa tanto rumore? Perché ora che Mastrogiacomo è sano e salvo affiorano dubbi e perplessità e piovono critiche, soprattutto da destra? A parte il fatto che anche Berlusconi trattò per le due Simone (tanto i soldi mica erano i suoi..), ci stiamo forse scordando che l'intervento italiano, in Afghanistan come altrove nel mondo, perché il nostro paese ripudia la guerra per assunto costituzionale, è umanitario prima di tutto? Che significa, qualora qualcuno se ne fosse scordato, che i nostri soldati sono laggiù, così come dovrebbe essere per tutti gli altri della missione Nato, non per invadere, non per razziare risorse e conquistare territori, ma per pacificare un paese, aiutarlo a risollevarsi dalla miseria. Ma è proprio qui il punto, l'Afghanistan non si è risollevato e il governo Karzai non governa e non controlla tutto il paese. Se lo controllasse davvero, se disponesse davvero della fiducia di tutte le tribù ed etnìe del paese, se fosse riuscito davvero a mettere su un governo autorevole, avrebbe chiesto da un pezzo ai soldati americani di togliere le tende e semmai lasciare lì soltanto i tecnici per le strade, per gli ospedali, per le scuole e le altre migliaia di cose di cui ha bisogno una democrazia.

Ma le cose non stanno così. Karzai controlla sempre meno soprattutto i confini del suo paese e quel che è peggio, la sua impotenza è direttamente proporzionale allo strapotere statunitense. La chiamiamo missione Nato, ma chi è che ha deciso l'offensiva "preventiva" di primavera? E chi è che veramente decide all'interno della Nato le macrostrategie militari, gli spostamenti di truppe, le incursioni aeree su città e villaggi? Chi decide i tempi e i luoghi di ciascuna operazione militare, e a quale capo di Stato risponde direttamente di queste decisioni? Gli Usa naturalmente.

Ecco perché quei cinque talebani liberati per Mastrogiacomo sono andati di traverso a Bush come il famoso salatino che stava per strozzarlo. Perché si chiama missione Nato ma in realtà, in Afghanistan come in Iraq e Dio non voglia chissà dove nel prossimo futuro, a decidere di tutto su tutto sono sempre gli USA. Che al tempo stesso hanno sempre dimostrato, soprattutto da quando è al governo Gorge Bush, una crescente intolleranza alle istituzioni internazionali, ai tribunali internazionali, a qualsiasi ingerenza esterna sul loro operato, ovunque nel mondo. Così il gesto autonomo del governo italiano, che anziché chiamare Washington e aspettare le veline del Pentagono ha privilegiato il rapporto diretto con Karzai per perfezionare la trattativa su Mastrogiacomo ha fatto certamente imbestialire i falchi della Casa Bianca, che sono restati in silenzio non certo perché intimoriti dall'Italia, ma perché in gravissimo imbarazzo con la stessa opinione pubblica statunitense, ormai totalmente disamorata a una guerra che seppur preventiva continua a distanza di sei anni a portare a casa migliaia di bare avvolte nella bandiera americana a fronte di nessun tangibile progresso.

Ma il gelo fra Stati Uniti e Italia arriva anche dall'iniziativa sulla conferenza di pace che il nostro paese sta portando avanti e che ha incassato già molti consensi in Europa. Potrà non piacere a Berlusconi - lui così attento ai rapporti personali e alle pacche sulle spalle - questo modo di intendere la politica estera, ma senza dubbio la cifra politica del rapimento di Mastrogiacomo e della sua liberazione sta tutta nell'iniziativa italiana sulla conferenza di pace. E diciamolo, anche sulla "provocazione" di Fassino, battitore libero da impegni governativi ma in ogni caso voce autorevolissima della maggioranza di governo. Possiamo rigirare la cosa come vogliamo, ma una conferenza di pace che riconoscesse a Karzai il potere di parlare a nome di tutto l'Afghanistan non servirebbe a nessuno, tanto meno a lui stesso. Così come non serve continuare ad affermare, di volta in volta, o che i talebani sono "altro" rispetto al popolo afgano, oppure che tutti quelli che in Afghanistan fronteggiano le truppe Nato sono terroristi.

Se non si ammette una volta per tutte che non è così, soltanto a suon di bombe, che si sconfigge il terrorismo, queste guerre non finiranno mai anzi si estenderanno. E se l'amministrazione statunitense non riesce ad ammettere i suoi grossolani errori almeno a fine legislatura, è giusto e doveroso che l'Unione Europea cominci a muovere passi decisi e importanti per affermare l'importanza di cambiare strategia tutti insieme, tornando a privilegiare dialogo e diplomazia come strumenti preventivi, e non la guerra. L'Italia ha battuto un colpo così forte da disorientare il gigante statunitense, che ha reagito con stizza, ma lasciando che a battere i pugni sul tavolo fosse un oscuro, per quanto autorevole personaggio della Casa Bianca. Bush è stato costretto a tacere in questa occasione, e questo deve incoraggiare l'Unione Europea a farsi avanti in una nuova partita che è appena incominciata, dove il primo a cadere potrebbe essere ciò che rimane del farneticante PNAC, the project for a new american century. Non di soli talebani è fatto questo nuovo secolo e non di sole guerre, ma di protagonisti importanti come l'Europa unita, la Cina, l'India. Se continuiamo a pendere dalle labbra di Bush come fece Berlusconi, terminata questa caccia alle streghe ne avremo altre. No grazie, l'Italia ha cominciato a dirlo, presto toccherà all'Europa, ma forse Bush allora sarà già un ex presidente.





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