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Saturno contro, l'ultimo lavoro di Ozpetek
Massimiliano Bianconcini, 21 marzo 2007, 19:04
Lanterna magica
Una splendida pellicola che però non aggiunge nulla di nuovo a quanto già affrontato e raccontato dal regista nelle sue precedenti opere
L'ultimo film di Ferzan Ozpetek, Saturno Contro, ha lo strano destino di giungere all'apice della maturità artistica del suo autore e di risultare tuttavia "inutile", nel senso che non aggiunge assolutamente niente a quanto detto in precedenza del regista. È una splendida pellicola senza effettiva novità, nel senso che opere come Le fate ignoranti e La Finestra di Fronte ci hanno già messi a diretto confronto con le sue tensioni personali, che qui ritornano in una sorta di ossessione.
Saturno Contro ci riporta infatti ai temi dell'omosessualità e soprattutto della comunità, raccontandoci lo spaccato di un gruppo di amici, al cui centro (come avveniva ne Le fate ignoranti) c'è la forte personalità di una coppia omo. Come nel film rivelazione del regista turco, anche qui ad un certo momento viene a mancare uno dei due innamorati, e il gruppo di amici sarà determinante per superare il dolore di questa insanabile scomparsa.
Nella trama, come avveniva per le altre pellicole, si intrecciano le storie delle coppie omosessuali e di quelle eterosessuali, entrambe alle prese con una condizione ormai ordinaria, fatta di improvvise passioni, rotture, tradimenti, pentimenti, abbandoni, ritorni di amori sopiti e via dicendo. È ormai la condizione esistenziale della coppia contemporanea, incapace di instaurare un'unione duratura e fedele, anzi continuamente soggetta a spinte centrifughe. Su questa ulteriore tematica, finalmente liberata dalla falsa ipocrisia che voleva, nel ribaltamento polemico delle passioni, essere quasi eterni gli amori omosessuali e instabili quelli eterosessuali, si innestano - appena accennate - altre linee guida, come quella sui "Dico", sull'accanimento terapeutico, sulle tangenti. Ma queste sono accennate e risolte in maniera fin troppo spiccia, quasi per dare una patina di attualità al film.
Già abbiamo avuto modo di apprezzare il suo sguardo senza pregiudizi sulla quotidianità. Ritrovarlo ora per quasi metà pellicola, con i soliti gesti di tenerezza che si fanno gli innamorati, appare come un'inutile ripetizione. È una posizione non più di avanguardia - come poteva essere nei primi film - ma di retroguardia. Insomma niente di nuovo sotto il sole, anzi, al di là di queste aperture, sembra proseguire il percorso solipsistico dell'autore, avviato con Cuore Sacro (da notare che nel nuovo film tutti i personaggi coincidono con l'attuale posizione sociale del loro autore).
Eppure questa dispersione di contenuti si ritrova in una pellicola che dal punto di vista della regia è quasi perfetta. Ozpetek ormai rasenta la linearità di un cinema classico, dove l'immedesimazione con i protagonisti è ricercata apertamente. E questo anche per ovvie ragioni morali. Oltre a ciò, la forza del regista turco sta nel gestire un racconto corale, dove in massima parte sono sempre tre o più i personaggi in camera. La sua bravura tecnica, se anche non opta per inquadrature spericolate (alla Sorrentino o alla Crialese - belle sempre in termini visivi), si rivela però nella capacità di gestire gli attori, evitando che un personaggio "impalli" ("oscurare", "coprire" nel gergo cinematografico) gli altri, pur consentendosi vezzi stilistici come le lunghe carrellate e i piani sequenza in luoghi ristretti e gremiti di gente.
Bravo inoltre del dirigere attori alla prima esperienza cinematografica, preservando il realismo e la naturalezza della recitazione, anche se alcuni primi piani entrano troppo nell'intimità del personaggio raccontato, violando la sfera intima con un atto troppo autoriale. Resta comunque la resa narrativa di questo autore, ormai naturalizzato italiano, che in Saturno contro appare sprecata perché legata ad un racconto psicologicamente troppo riverso su se stesso. Da lui si attendono altre prove. Quelle dove la forza evocativa e la sensibilità acuta di un artista del suo calibro siano capaci di uscire dai propri ambiti personali per investigare altre dimensioni esistenziali.
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#2 · RazionalMENTE.net
22 marzo 2007, 01:01 Non è mica male essere il poeta dell’omosessualità e non è neppure facile. A me sembra che Ozpetek riesca abilmente a cogliere quella sottile poesia dell’omosessualità, fatta di tormento ed estasi, di quotidianità e genialità, di angoscia ed entusiasmo, di passione e tristezza. L’omosessualità ha un suo innegabile fascino e saperlo cogliere liberandolo dalla sua corazza di pregiudizi e stereotipi mi sembra molto interessante. Appena possibile lo vado a vedere, riesce sempre a farmi sognare, è veramente bravo. Io penso che il cinema sia prima di tutto arte, poi se riesce a raccontare delle storie e mettere impegno civile meglio ancora.form di registrazione al sommario
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#1 · fulvio
21 marzo 2007, 22:29 Penso anch’io che Ozpetek debba cimentarsi in qualcosa di diverso, altrimenti corre il rischio di diventare il poeta dell’omosessualità, vista otretutto in maniera molto indorata.