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Scontri e morti a Mogadiscio
Marzia Bonacci, 21 marzo 2007, 19:05
Somalia
Alle prime luci dell'alba sono scoppiati diversi focolai di rivolta organizzati dalle milizie fedeli alle Corti islamiche contro le truppe del governo somalo, sostenuto dall'Etiopia. Il bilancio, ancora provvisorio, è di almeno 20 persone uccise
La Somalia non sembra trovare pace e la via della normalizzazione, ormai attesa da anni, sembra farsi sempre più lontana. Questa mattina, alle prime luci dell'alba, Mogadiscio è stata teatro di una una vera e propria battaglia che ha visto schierate le truppe governative somale, appoggiate dalle forze etiopi, contro un gruppo di ribelli armati fedeli alle Corti Islamiche. Da quando il potere religioso è stato sostituito nella leadership ufficiale dal governo di transizione federale (Tfg) di Baidoa, non si erano mai avuti scontri di tale entità. Nel conflitto ingaggiato oggi, infatti, sono rimaste uccise almeno 20 persone, ma il bilancio resta tuttavia incerto. Stando soltanto alle fonti ospedaliere, citate dalla stampa locale, sarebbero almeno otto i morti, tra cui diversi soldati governativi.
Fonti della agenzia missionaria Misna contattate in varie zone di Mogadiscio hanno spiegato che i combattimenti, iniziati intorno alle 6 del mattino, sarebbero nati dopo una perquisizione organizzata dalle forze governative somalo-etiopi per rintracciare e arrestare i miliziani delle Corti Islamiche, determinando proprio da parte di questi ultimi una reazione armata con fuoco di artiglieria pesante. In verità il conflitto si è verificato in diversi punti della città: sarebbero infatti almeno quattro le zone di Mogadiscio teatro di scontro. I combattimenti più intensi, protrattisi per diverse ore, si sono avuti soprattutto nei pressi dell'ex ministero della Difesa, che accoglie il quartier generale dell'esercito governativo somalo e uno dei principali campi dei soldati etiopi, e a nord della capitale nei pressi dell'ospedale pediatrico "Sos Kinderdorf". «I miliziani hanno attaccato le posizioni governative quando i soldati si sono avvicinati troppo alla loro roccaforte», ha spiegato una fonte anonima riportata dalla stampa locale, aggiungendo che decine di famiglie sono fuggite dalla zona.
Ma è il bilancio delle vittime a destare maggiore preoccupazione per via della sua ambiguità. Secondo Ali Mohalim Mohamed, vicedirettore dell'ospedale Medina, una delle due principali strutture sanitarie di Mogadiscio, contattato telefonicamente dalla Misna «l'ospedale è strapieno di feriti. Stiamo cercando di sistemarli dove possiamo, ma il pronto soccorso non riesce a star dietro al flusso costante di persone che continua ad arrivare». «Solo nel nostro ospedale, al momento -ha proseguito il vicedirettore sanitario - abbiamo 55 feriti e due morti. Una donna e la sua bambina piccola sono decedute poco fa per le ferite riportate». Proprio per questo, spiega il funzionario ospedaliero, «al momento è difficile dare un bilancio complessivo, perché molte zone della città sono interdette anche alle ambulanze. I combattimenti sono troppo violenti e alcune strade sono state chiuse. Abbiamo ricevuto voci di cadaveri riversi ai bordi delle strade, ma per ora nessuno è in grado di recuperarli. Stiamo cercando di occuparci soprattutto dei feriti». La situazione dunque resta drammatica e ancora profondamente instabile, con il profilarsi dell'ipotesi che il bilancio dei morti tenda a crescere nel corso delle prossime ore.
La Somalia da tempo è piegata da un conflitto civile che vede i soldati governativi e i loro alleati etiopi combattere non solo contro le milizie legate alle deposte Corti Islamiche, ma anche contro quelle che fanno capo ad alcuni clan locali. A complicare il quadro poi, anche la rabbia della popolazione verso le forze governative. Una situazione di caos confermata con una nota diffusa alla stampa martedì dal principale clan di Mogadiscio, gli Hawiya, il quale aveva denunciato le forti tensioni esistenti tra i clan della capitale e il governo di transizione, le cui milizie - composte prevalentemente da uomini provenienti dal Puntland, la regione settentrionale auto-dichiaratasi autonoma - sono viste come un corpo estraneo alla paese. Nella nota, gli Hawiya avevano avvertito che o «la comunità internazionale interverrà istantaneamente per risolvere questa situazione di tensione che si sta esacerbando, o una catastrofe umanitaria avrà luogo a Mogadiscio».
Il Paese del Corno D'Africa, e la sua capitale in particolare, sono da settimane sede di attacchi e scontri che hanno provocato almeno 150 morti, oltre 500 feriti e più di 40mila sfollati. Una guerra che prosegue incontrastata nonostante lo scorso 6 marzo sia stato dispiegato nella capitale un primo contingente di circa 1.500 uomini della forza di pace dell'Unione africana (Ua) "Amisom", inviata con il compito di sostenere il tentativo di stabilizzazione portato avanti dal governo di transizione somalo (Tfg) e che prevede in totale l'invio di 8.000 "caschi verdi" africani.
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