Giovedì, 11 Marzo 2010 - Ultimo aggiornamento alle 20:24
Se di lavoro si muore
Alberto Burgio*, 16 marzo 2007, 19:51
Il Punto
Ogni giorno accade nei luoghi di lavoro ciò che è per tutti prevedibile e da tutti previsto: muoiono lavoratori. Nel 2006 nel nostro Paese sono decedute per infortunio 1328 persone, alle quali ne vanno aggiunte 300 morte in conseguenza di malattie contratte nell'esercizio del proprio lavoro. Per non dire degli infortuni non mortali: sono 961.163 quelli denunciati nel 2006, il 3% in più dell'anno precedente.
Questo 2007 sta rispettando le previsioni, aprendosi nello stesso modo con cui si era concluso il 2006. E' di questa mattina l'ultima vittima, a Gradolo, in provincia di Trento: un operaio polacco di cinquantatre anni investito dalla catena di una gru all'esterno di un magazzino.
Dal 2001 ad oggi abbiamo pianto più di 7.000 vittime, quasi si trattasse di altrettante sciagurate fatalità dinanzi alle quali altro non è dato se non inchinarsi impotenti.
Ma quando si varca quel "limite intollerabile" di cui oggi il presidente Napolitano è tornato saggiamente a parlare, risulta chiaro che non si tratta più di semplice casualità. L'inarrestabilità di questa immensa teoria di morti ci ricorda che esistono responsabilità precise, con le quali è venuto il momento di fare i conti. Il monito del presidente della Repubblica ci chiede dunque che le parole cedano il passo alla concretezza dei fatti.
Deve essere così anche per la politica, dalla quale non possiamo che pretendere concrete risposte legislative.
Nelle scorse settimane il Consiglio dei ministri ha varato un disegno di legge delega in materia di sicurezza, rispetto al quale sono indispensabili - a nostro avviso - modifiche significative. Limitiamoci a due aspetti essenziali.
In primo luogo gli appalti, materia nevralgica, considerato che la maggior parte degli incidenti colpisce lavoratori in forza a imprese appaltatrici. Il ddl è gravemente carente per ciò che attiene agli obblighi del committente, nella misura in cui si limita a rinviare genericamente ad un principio di potenziamento del regime di responsabilità solidale tra appaltante e appaltatore. Una prevenzione efficace richiederebbe ben altre misure, a cominciare dall'obbligo, per il committente, di allegare al contratto di appalto, pena la sua invalidazione, un piano vincolante di sicurezza che tenga conto dell'impiego comune degli impianti e definisca le procedure collettive per le emergenze.
La seconda questione concerne gli rls, figure-chiave le cui funzioni il programma dell'Unione dichiara di voler rafforzare ma che il testo del governo degna di poca attenzione. Il ddl non prevede misure atte a rafforzarne il ruolo: né l'elezione diretta da parte dei lavoratori né la facoltà di redigere un proprio documento di analisi dei rischi. Non ne sancisce il diritto di ottenere dall'impresa tutte le informazioni necessarie all'esercizio delle proprie funzioni, né stabilisce che l'rls possa avvalersi della collaborazione di tecnici esterni. Ancor meno dispone - come sarebbe invece necessario - che l'rls svolga il proprio ruolo secondo prescrizioni minime di legge, anche laddove la contrattazione collettiva non ne abbia definito adeguatamente le modalità di esercizio.
Si tratta, com'è evidente, di questioni complesse. Ciascuna di esse - così come le proposte di legge in materia presentate e quelle che, nelle prossime settimane, presenteremo - mette alla prova la volontà politica del governo di arginare il dramma delle "violenze sul lavoro" in ogni sua articolazione e, quindi, di garantire ai lavoratori il diritto, costituzionalmente protetto, alla salute e alla sicurezza.
Pensiamo al tema dell'amianto, che chiama in causa l'emergenza delle malattie da lavoro. L'Istituto superiore di sanità indica in una cifra compresa tra il milione ed il milione e 200 mila il totale dei lavoratori potenzialmente esposti ai rischi connaturati all'amianto. Tra queste centinaia di migliaia di lavoratori il Registro Nazionale dei Mesoteliomi ha già annotato 1200 casi di mesoteliomi della pleura causati proprio dall'esposizione all'amianto.
Non si può più accettare questo stato di cose, soprattutto in un Paese la cui Carta costituzionale indica nel lavoro il fondamento della Repubblica.
Sul governo e su tutte le forze della maggioranza incombe il dovere di confermare, oltre alla fedeltà ai principi fondanti la nostra comunità, la validità degli impegni programmatici assunti in tema di sicurezza sul lavoro.
Perché è sempre più stridente la contraddizione tra le parole - seppure sincere - di commozione e la sostanziale inerzia di chi ha responsabilità e voce in capitolo. Il rischio che si corre, in assenza di fatti concreti, è che le parole perdano ogni significato e ogni credibilità. In quel caso, sarebbe forse preferibile il silenzio dello sconforto: faremo di tutto perché non si giunga a tanto.
* Deputato Prc
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#2 · Pino Ciampolillo
28 aprile 2007, 00:16 IL T.A.R. SICILIA RESPINGE IL RICORSO PRESENTATO DALLA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE NO PET-COKE RICEVIAMO NOTIZIA DELLA SENTENZA T.A.R. SICILIA: T.A.R. SICILIA RESPINGE RICORSO PRESENTATO DALLA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE PER L’UTILIZZO DEL PET-COKE. IL T.A.R. SICILIA DICE “NO AL PET-COKE” Il 25 luglio 2006 l’Assessorato Territorio ed Ambiente della Regione Sicilia diffidava la Italcementi di Isola delle Femmine “… dal continuare ad apportare modifiche all’impianto del ciclo produttivo in assenza delle previste autorizzazioni da parte delle Autorità preposte…” inoltre nella diffida si intimava alla “.....Italcementi il divieto ad usare il pet-coke come combustibile ed evitare tutte le attività di emissioni contenenti il pet-coke….”. Avverso a tale diffida la Società interessata presentava ricorso al T.A.R. Sicilia chiedendo la provvisoria sospensione della diffida. Il Tribunale Amministrativo che aveva già respinto la richiesta di sospensione, in data odierna si pronunziava definitivamente: “...Ritenendo infondato il ricorso proposto dalla Italcementi…” “…la Italcementi non ha mai menzionato la presenza e l’uso del Pet-coke come combustibile….”. Il Comitato Cittadino Isola Pulita nell’attesa di conoscere le motivazioni dei Giudici del T.A.R. (dr.Giallombardo-dr Veneziani e dr. Valenti) esprime soddisfazione per l’esito del ricorso e si augura che per il futuro non si verifichino le gravi violazioni di legge già rilevati dall’Assessorato Territorio ed Ambiente il cui parere trova peraltro riscontro anche in Studi finanziati dagli stessi cementieri “……bisogna inoltre rilevare che proprio la natura stessa del coke di petrolio deve indurre a molta cautela nella sua manipolazione, così come altrettanta attenzione deve essere posta nel bruciarlo. Ferma restando la necessità di rispettare i vigenti limiti di legge sulle emissioni……” Il coke di petrolio come fonte di energia Giacomo Pinelli L’ALTA PERICOLOSITA’ DEL PET-COKE E’ DOVUTA alla SUA elevatissima concentrazione di zolfo (responsabile dell’anidride solforosa), di metalli pesanti quali il Nichel e Vanadio e di policiclici aromatici (sostanze cancerogene). La mancanza di uno specifico impianto di abbattimento nell’utilizzo del pet-coke come combustibile, genera un impatto ambientale particolarmente elevato per la matrice ambientale aria e, quando si parla di impatto ambientale nell’aria e relativo effetto sulla salute delle sostanze inquinanti, bisogna prestare particolare attenzione ai FLUSSI DI MASSA di questi impianti. ’impatto ambientale deriva dal quantitativo d’inquinanti emessi in un arco temporale, soprattutto se pensiamo a quelli più persistenti (metalli, diossine etc). Per valutare l’impatto si deve moltiplicare la concentrazione degli inquinanti per la portata (cioè la quantità d’aria) così avremo il flusso di massa (quanto esce in un’ora, mese o anno d’inquinanti). Il comitato Cittadino Isola Pulita, ricorda quanto evidenziato in diffida “…la Italcementi ha fatto uso di pet-coke sin dal 1987 pur in assenza di relativa autorizzazioni…”. Senza che la popolazione NE SAPESSE NULLA Il Comitato Cittadino Isola Pulita richiama ancora una volta l’attenzione e la vigilanza delle Autorità che per norme giuridiche hanno il compito e la responsabilità di tutelare la salute dei cittadini, la salvaguardia dell’ambiente, la qualità dell’aria, la qualità dell’acqua, la tutela preservazione e conservazione dei beni e zone ad alta protezione ambientale e paesaggistica(per esempio le sedi dei siti S.I.C. ITA 020047; ZPS ITA020023; IBA155) Il Comitato Cittadino Isola Pulita ritiene le Autorità altresì responsabili di eventuali atti omissivi che possano pregiudicare, nel presente e nel divenire, la SALUTE dei CITTADINI e la TUTELA dei BENI AMBIENTALI, Il Comitato Cittadino Isola Pulita ritiene le Autorità competenti, responsabili di tutti i danni materiali e morali conseguenza di tali atti omissivi. NO PET-COKE NO PET-COKE NO PET-COKE NO PET-COKE http://isolapulita.iobloggo.com Labels: ITALCEMENTI T.A.R. SICILIA 24.4.07 NO PET-COKEform di registrazione al sommario
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#1 · Pino Ciampolillo
17 marzo 2007, 16:54 I MEDICI IN PRIMA LINEA CON LE ISTITUZIONI PER LA SALUTE E L’AMBIENTE (area industriale di Isola delle Femmine?) DOCUMENTO AMBIENTE La Federazione nazionale dei medici chirurghi, dei medici odontoiatri e l’Isde Associazione medici per l’Ambiente con la firma del “DOCUMENTO AMBIENTE” si propongono di mettere in campo delle azioni concrete contro l’inquinamento, in difesa dell’ambiente e della tutela della salute dei cittadini. L’impegno è volto a profondere tutte le energie conoscenze e saperi professionali per informare i cittadini dei rischi dell’inquinamento, fornire gli strumenti di conoscenza e prendere coscienza: che una elevatissima percentuale di patologie e cause di morte deriva da problemi di inquinamento causati dai gas delle auto, dalle emissioni delle industrie e dai cambiamenti climatici causati dall’effetto serra. L’impegno è di valutare sempre di più la salute in relazione all’ambiente, poiché come è ormai da tutti condiviso il danno ambientale è alla base di una elevatissima percentuale di patologie che oggi registriamo. Un impegno preciso sarà indirizzato nella valutazione e comunicazione del rischio inquinamento, nella promozione di progetti integrati e nella valutazione di impatto ambientale e sanitario nella Pianificazione Urbanistica. Alla Pubblica Amministrazione tutta sia nazionale che locale, i medici si offrono come supporto tecnico sanitario nei processi di pianificazione. Informazione e “pressing” nei confronti delle amministrazioni locali per valutare l’impatto sulla salute delle scelte di tipo urbanististico. PREVENZIONE CURA E RIABILITAZIONE E’ IL MESSAGGIO CHE NE RICAVIAMO. UN PAESE ISOLA DELLE FEMMINE A MISURA D’UOMO! UN APPELLO ALL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE AL CONSIGLIO COMUNALE AI GRUPI CONSILIARI AI GRUPPI POLITICI DI ISOLA DELLE FEMMINE ALLE ORGANIZZAZIONI SINDACALI E AI LAVORATORI DI ISOLA DELLE FEMMINE Il Comitato Cittadino Isola Pulita prendendo atto: - delle problematiche ambientali che vedono coinvolta la Italcementi e molte altre aziende presente sul nostro territorio responsabili di azioni inquinanti; – del piano regolatore generale in itinere; – della presenza nel conglomerato urbano di aziende considerate insalubri per il tipo di attività esercitata; – delle fonti di finanziamento per progetti di miglioramento della qualità dell’aria; Il Comitato Cittadino Isola Pulita chiede all’Amministrazione e al Consiglio Comunale: - la individuazione e la classificazione, di tutte le aziende, presenti nel nostro Comune, considerate per legge “Aziende Insalubri”; – la messa a punto di un programma di lavoro atto a limitare l’azione inquinante delle “aziende insalubri” e non solo; – la individuare delle aree da destinare alle aziende insalubri; – la messa a punto di un programma di delocalizzazione delle aziende insalubri dal conglomerato urbano; – i progetti per un’azione di bonifica delle zone contaminate, recupero riqualificazione e pubblica fruibilità; – l’adesione del nostro Comune al “DOCUMENTO AMBIENTE” che si esprima in un programma di lavoro e concertazione con i medici dell’Isde. Il Comitato Cittadino Isola Pulita DELOCALIZZARE TUTTI I SITI INDUSTRIALI E ARTIGIANALI SITUATI NELLE ZONE ABITATE E CHE A CAUSA DELLA LORO ATTIVITA’ LAVORATIVA ARRECANO DANNO ALL’AMBIENTE E ALLA SALUTE UMANA INDUSTRIE DI PRIMA CLASSE: B) Prodotti e materiali: 33. Cementi – produzione; (art.216 testo unico delle leggi sanitarie e allegato D.M. 5 settembre 1994 di cui all’art. 216) La disciplina delle industrie insalubri secondo un’ampia accezione, si riferisce, in ugual modo, a qualsiasi attività che possa dar luogo ad occasioni di pericolo. Una recente decisione del T.A.R. Toscana può, da sola, riassumere tutta la questione, andando dettagliatamente a specificare che: «Il concetto di industria utilizzato dal Legislatore nell’art. 216 T.U. 27 luglio 1934 n. 1265, a norma del quale vengono effettuate le classificazioni delle industrie insalubri di prima e seconda classe, non attiene esclusivamente all’attività umana diretta alla produzione di beni mediante procedimenti di carattere artificiale, ma si riferisce sostanzialmente a tutte quelle attività che, modificando la situazione socio-ambientale del territorio, possono dar luogo ad occasioni di pericolo per l’igiene e la salute pubblica.” Sul punto della localizzazione delle industrie insalubri di 1^ classe, la giurisprudenza amministrativa ha affermato che il giudizio valutativo del Comune su dette industrie, che debbono essere isolate nelle campagne e tenute lontano dalle abitazioni, presenta ampi margini di insindacabilità, censurabile solo quando le valutazioni di lontananza e vicinanza siano manifestamente illogiche (Cons. di Stato, V, n.240/90). ………..l’art. 216 del t.u. delle leggi sanitarie n. 1265/1934, al quinto comma, prevede una deroga per la “industria o manifattura” insalubre di prima classe, che può essere “permessa nell’abitato” se l’interessato dimostri che per l’introduzione di metodi o cautele il suo esercizio non reca nocumento alla salute del vicinato; il Comune, proprio ai sensi dell’art. 216 ricordato, è tenuto a verificare la nocività dell’impianto in concreto, con la specifica valutazione dei metodi e delle cautele offerte dall’interessato. Art. 5 Disciplina comunale del procedimento………. 6. Nei casi in cui non si ravvisi la presenza di tutte le condizioni necessarie a garantire la tutela della salute pubblica, l’amministrazione comunale può vietare l’attivazione dell’industria o subordinarla all’adozione di particolari cautele e misure atte ad assicurare le condizioni richieste. In quest’ultimo caso, il titolare dell’impianto dovrà fornire, nei termini assegnatigli, opportuna prova dell’adozione delle misure richieste. ………………Le aziende insalubri sono definite nel Testo Unico delle Leggi Sanitarie (RD n 1265/34) come “le manifatture che producono vapori, gas o altre esalazioni insalubri o che possono riuscire in altro modo pericolose alla salute degli abitanti”. Le categorie di aziende che devono essere considerate insalubri sono incluse in un elenco diviso in due classi sulla base delle sostanze chimiche utilizzate, dei processi produttivi e dei materiali prodotti. La prima classe comprende quelle che devono essere isolate nelle campagne e tenute lontane dalle abitazioni, la seconda comprende quelle che esigono speciali cautele per la incolumità del vicinato. Un’industria che sia iscritta nella prima classe, può essere ammessa nell’abitato qualora l’industriale provi che il suo esercizio non reca nocumento alla salute del vicinato. I dati sono ricavati dalle richieste alle emissioni in atmosfera presentate presso le province – Assessorato Ecologia ed Ambiente, Servizio Ecologia e Ambiente ai sensi del D.P.R. 20/88. In base a tale decreto tutti gli impianti che possono dar luogo ad emissioni in atmosfera sono tenuti a presentare all’autorità competente, domanda di autorizzazione corredata da una relazione tecnica contenente la descrizione del ciclo produttivo, le tecnologie adottate per prevenire l’inquinamento, la quantità e la qualità delle emissioni9. Rischi ambientali e rischi sanitari si legano in quanto la salvaguardia della salute, in primo luogo quella dei lavoratori. Le aziende produttrici di cemento sono classificate tra le aziende insalubri di prima classe ai sensi dell’articolo 216 del testo unico delle leggi sanitarie, approvato con regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, e del decreto del Ministro della sanità 5 settembre 1994, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 220 del 20 settembre 1994. Per tali aziende la norma prevede l’isolamento nelle campagne (oggi nelle zone industriali) o la lontananza dalle abitazioni, a meno che il titolare non provi che, per le speciali cautele messe in atto, l’esercizio dell’attività non crea nocumento alla salute del vicinato. In tale ambito, i problemi da risolvere attengono pertanto alla DELOCALIZZAZIONE delle aziende stesse dai centri abitati, favorendo uno sviluppo delle attività dove può essere migliore il livello di protezione ambientale e l’adeguamento agli standard richiesti dalla normativa in vigore. Comitato Cittadino Isola Pulita http://isolapulita.splinder.com/ Labels: MEDICI PER L’AMBIENTE