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Consiglio per i diritti umani diviso sul rapporto Onu

Marzia Bonacci,   16 marzo 2007, 18:10

Consiglio per i diritti umani diviso sul rapporto Onu Crisi nel Darfur     Il documento stilato sulla condizione della regione sudanese è stato contestato dai paesi musulmani che lo hanno definito illegittimo. Per il rappresentante della politica estera della Ue, Javier Solana, è invece un testo importante



E' stato un Consiglio Onu molto acceso quello che si è riunito oggi a Ginevra per discutere del rapporto redatto in merito alla crisi che da mesi sta piegando la regione sudanese del Darfur. Il documento elaborato dalla missione nominata dal Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani è infatti riuscito a scatenare l'ondata di protesta da parte dei paesi musulmani, schieratisi su posizioni contrapposte rispetto a quelli occidentali.

Jody Williams, premio Nobel per la pace a capo della missione voluta da Kofi Annan (allora segretario) che ha elaborato il testo - fotografia di quanto sta accadendo nella zona sudanese al confine con il Ciad, e che era composta da sei diplomatici e un gruppo di esperti in diritti umani, ha invitato le Nazioni unite a intervenire nel più breve tempo possibile per difendere la popolazione civile vittima di omicidi, stupri e torture. Williams ha inoltre affermato come l'indagine abbia evidenziato l'esistenza di "uno schema di contro-guerriglia messo a punto dal governo sudanese con i miliziani janjaweed". Proprio "i diavoli a cavallo", formazione filogovernativa di convinzione musulmana, avrebbero infatti organizzato "omicidi, stupri, torture, arresti arbitrari, repressione del dissenso politico e violazione della libertà", le quali, sempre secondo il premio Nobel, "avvengono con agghiacciante frequenza". Alla luce di questa drammatica situazione, la missione Onu ha quindi chiesto l'immediato intervento del Consiglio di sicurezza, l'imposizione di sanzioni e l'avvio di procedimenti legali a carico dei responsabili dei crimini commessi nella regione, che hanno causato finora almeno 200.000 morti e oltre 2,5 milioni di sfollati. Una serie di misure che devono passare anche per il riconoscimento di un ampio sostegno all'azione della Corte penale internazionale dell'Aia, che lo scorso 27 febbraio ha indicato i primi due sospetti responsabili di crimini di guerra e contro l'umanità commessi nella regione a partire dal febbraio 2003, cioè Ahmad Muhammad Harun, ministro sudanese per gli Affari umanitari, e Ali Muhammad Ali Abd al-Rahman alias Ali Kushayb, esponente di punta delle milizie arabe dei janjaweed. "Dovrebbero essere pienamente applicate tutte le risoluzioni adottate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e dal Consiglio per la pace e la sicurezza dell'Unione africana - si legge nel rapporto di 35 pagine - comprese quelle che impongono il divieto di circolazione e il congelamento dei beni e delle risorse economiche di quanti commettono tali violazioni".

E' stato di fronte a questo appello e alla discussione in merito al contenuto del testo nato dalla missione nel territorio che i paesi musulmani, presenti nel Consiglio, hanno cercato di bloccare la presentazione del documento e di screditarne le conclusioni. Alla base della loro protesta ci sarebbe la mancata visita degli esperti nella regione, determinata dal rifiuto di Khartoum di concedere loro il visto. In particolare la delegazione sudanese ha definito illegittime e ingiuste le conclusioni del documento appellandosi proprio all'impossibilità che gli esperti Onu visitassero la zona, vista la contrarietà delle autorità nazionali. "Siamo testimoni di una cospirazione contro il Sudan per motivi politici", ha dichiarato davanti al Consiglio il ministro della Giustizia, Mohammed Ali al-Mardil. Una critica a cui si sono uniti anche i 57 paesi membri dell'Organizzazione della Conferenza islamica, che hanno appunto respinto il testo.

Di segno contrapposto invece la valutazione dei paesi europei, i quali stanno esercitando pressioni affinchè vengano accolte le raccomandazioni della missione Onu, tra cui l'invio della forza di pace "ibrida", composta da caschi blu e Unione africana.
"E' giunto il momento che il Consiglio intervenga", ha detto l'Ambasciatore tedesco, Michael Steiner, a nome dell'Unione europea. Dello stesso avviso anche l'Alto rappresentante Ue per la politica estera, Javier Solana, che ha invitato i membri del Consiglio a sostenere il rapporto e le sue istanze. "Il documento ricorda a tutti noi le disperate condizioni in cui versano i civili e la necessità che la comunità internazionale affronti la questione", ha scritto Solana in un comunicato inviato da Bruxelles. L'Alto rappresentante ha voluto poi legittimare la validità del rapporto ricordando come sia "stato redatto sulla base di documentazione e informazioni raccolte da fonti numerose e credibili, che includono in modo significativo anche l'Unione Africana", ha commentato Solana.
Infine, il delegato Ue ha rivolto un appello ai membri del Consiglio "ad agire sulla base delle raccomandazioni contenute nel rapporto allo scopo di migliorare la situazione dei diritti umani in Darfur".





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