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Prevezione di facciata
Patrizio Tonon*, 13 marzo 2007, 17:59
Morti bianche
Il 2006 si è chiuso nel Veneto con un bilancio drammatico per quel che riguarda gli infortuni e le morti sui luoghi di lavoro. Noi siamo stanchi di accompagnare i nostri compagni negli ospedali e, purtroppo, al cimitero. Nella nostra regione siamo arrivati alla rottura con Confindustria proprio in relazione ai temi della sicurezza sui posti di lavoro, per via del suo rifiuto netto di discutere la piattaforma presentata da Cgil, Cisl e Uil regionali.
Abbiamo chiesto e chiediamo di rafforzare la prevenzione e la vigilanza, di garantire la formazione ai lavoratori, soprattutto precari e stranieri. Nella piattaforma abbiamo inoltre inserito la richiesta di affrontare il tema delle malattie del lavoro mettendo in discussione ritmi, orari e prodotti utilizzati.
Ci stiamo però accorgendo che gli industriali e qualche volta anche l'Inail propendono per una "prevenzione di facciata", gestita sui tavoli e sui progetti rivolti ad una ridotta nicchia di aziende cosiddette virtuose. Bisogna al contrario garantire la formazione e la vigilanza nei settori a rischio, raggiungendo ogni realtà lavorativa.
Per ottenere questo, l'opera di convincimento ed orientamento condotta all'interno delle aziende va bene; però, al contempo, bisogna provvedere a che sia sanzionato in modo severo chi al contrario non rispetta le leggi e risparmia sulla salute dei lavoratori.
Non può essere che i dipendenti interinali e degli appalti non abbiano una formazione adeguata. Per quanto riguarda i cantieri è impensabile realizzare una prevenzione seria quando mediamente ne vengono ispezionati solo il 6% di quelli che iniziano la loro attività.
Altro problema è poi quello rappresentato dall'assenza o inconsistenza di RLS nella maggior parte delle piccole aziende e nei cantieri, mentre resta ancora limitatissima la diffusione degli RLST (rappresentanti lavoratori della sicurezza territoriali) in questi settori.
La morte di due lavoratori nella fonderia di Camposampiero a Padova (rumeni e di una azienda in appalto) deve servire ad accelerare la partenza del testo unico sulla sicurezza del quale sentiamo, come non mai, la necessità per ridare vigore alla 626 e per dare un coordinamento e delle risorse al sistema della prevenzione e della vigilanza.
La Cgil ha chiesto alle altre organizzazioni sindacali di proclamare in Veneto lo sciopero generale su questi temi e su queste emergenze, e di rilanciare nella contrattazione a tutti i livelli il problema delle condizioni di lavoro e di sicurezza nel ciclo produttivo, per evitare che altro sangue sia versato sull'altare della competizione e del profitto.
*Segretario Regionale Cgil Veneto
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