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L'Unità in sciopero
Marzia Bonacci, 07 marzo 2007, 18:21
Editoria
Oggi, 8 marzo, il giornale non sarà in edicola. Un segnale importante che i suoi lavoratori indirizzano alla proprietà, alla politica e ai lettori temendo per lo stesso futuro della testata
"Questo è un appello che non avremmo voluto scrivere. Vorremmo certezze, un progetto che garantisca sin da ora il futuro dell'Unità come grande giornale di informazione, perchè oggi ancora lo è. E invece non abbiamo nulla in mano per potervelo dire". Con queste parole ha inizio il comunicato sindacale pubblicato ieri dal quotidiano fondato nel lontano 1924 da Antonio Gramsci, con cui diverse firme della testata spiegano le motivazioni che hanno spinto ad organizzare per oggi uno sciopero che terrà lontano dalle edicole il loro giornale. Una scelta difficile nata all'interno di un quadro complesso e verso cui già in passato, come si spiega nel comunicato, si era richiesta maggiore attenzione: "avevamo chiesto la pubblicazione a pagamento sull'Unità di una lettera aperta ai lettori - scrivono i giornalisti -, pubblicazione che ci è stata rifiutata". Dunque, la decisione di mobilitarsi astenendosi dal lavoro, alla base della quale non può che esserci l'apprensione verso "una preoccupante contrazione delle copie" che ha caratterizzato "gli ultimi due anni" di attività del quotidiano legato ai Ds. Rinato nel 2001 con la direzione di Furio Colombo e Antonio Padellaro, L'Unità negli ultimi anni ha assistito ad una progressiva diminuzione delle vendite, tendenza per altro comune a diverse testate di sinistra, che ha reso necessario un progetto di rilancio industriale.
Umberto De Giovannangeli, del Cdr del giornale, ci ha spiegato il quadro complessivo in cui è nata l'iniziativa. L'incipit della vicenda, racconta De Giovannangeli, "si ha con la decisione della proprietà di affidare, ormai nel novembre dello scorso anno, la definizione di un piano industriale ad una società terza di consulenza, la quale ha appunto avviato questa progettazione e ha presentato un suo piano in materia al Consiglio di amministrazione della Nie, società editrice de L'Unità, il 21 febbraio scorso. Noi avevamo presentato un nostro documento in cui ponevamo 'dei paletti' per quanto riguarda la redazione, prevedendo un rafforzamento del giornale come quotidiano di informazione, e avevamo inoltre chiesto di visionare il piano industriale formulato da questa società terza, anche in una versione riassuntiva. Ma questa possibilità ci è stata negata. E' stato soltanto possibile arrivare ad un incontro con la presidente della Nie, Marialina Marcucci. In quell'occasione abbiamo chiesto alcune conferme, che però purtroppo non sono arrivare nei termini che ci aspettavamo". "Così - continua De Giovannangeli - abbiamo deciso di aprire una vertenza, che si fonda sulla richiesta di maggiore trasparenza nei rapporti sindacali. Proprio all'interno di questo scenario va inserita la nostra richiesta di ottenere una pagina a pagamento sul giornale per informare i lettori su quanto stava e sta avvenendo all'interno del giornale: una richiesta, però, anch'essa negata. Alla luce di questa ulteriore indisponibilità abbiamo deciso di scioperare". Un'iniziativa che assume un valore simbolico visto che il giorno scelto per non uscire nelle edicole è proprio l'8 marzo, "data storica per i nostri lettori e lettrici e per il popolo della sinistra".
Oggi i giornalisti si riuniranno in assemblea per fare il punto della situazione, insieme a Silvia Garambois della Federazione della Stampa Romana, sapendo che "questa giornata di mobilitazione non è né di testimonianza né la conclusione di una vicenda, ma è un'iniziativa che ha anche uno scopo preventivo per una partita che ha raggiunto un punto cruciale", spiega il giornalista del Cdr.
Un prossimo importante appuntamento è previsto per il 20 marzo, quando il Cda si riunirà per prendere visione e decidere sul piano industriale. "Alla luce delle decisioni che verranno prese in quella sede, noi prenderemo le nostre, che saranno indirizzate a sostegno del rilancio e del rafforzamento de L'Unità visto che in questa vertenza non c'è alcun elemento corporativo, ma al contrario è in ballo la salvaguardia della storia della nostra testata, per quello che significa ancora oggi".
Scopo dei giornalisti, ricorda De Giovannangeli, "è preservare L'Unità come primo giornale globale di informazione e non come giornale di opinione, naturalmente attraverso un investimento che lo rilanci e che tuteli l'organico, per mantenere le quote di mercato".
Il 24 a Roma si terrà l'assemblea dei comitati di redazione dove si decideranno le prossime iniziative in base anche alle decisione prese dal Cda. Per ora, le assemblee di redazione hanno stabilito un pacchetto di 5 giorni di sciopero, a testimonianza che questa vertenza non si esaurirà con lo sciopero di oggi. "Le vicende de L'Unità non sono mai solo vicende sindacali, ma si intrecciano con la politica, per questo è importante calibrare le scelte per evitare strumentalizzazioni o letture forvianti. Nonostante ciò, se il piano industriale non dovesse convincerci, agiremo di conseguenza, ma senza nessuna retrospettiva politica, visto che nessuno di noi è eterodiretto da leader o cordate partitiche", sostiene il giornalista che, pur sperando in un confronto positivo, non esclude un inasprimento della vertenza, già di per sè critica come testimonia il fatto che "il nostro comunicato non è stato firmato dal Cdr o dall'assemblea di redazione ma dai singoli redattori, i quali hanno messo il loro nome e cognome: un segno importante, che testimonia come si tratti di un momento delicato nella dialettica sindacale all'interno del quotidiano".
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#1 · Marcello Marani
07 marzo 2007, 20:06 Così ricomincia il calvario e domani come tutte le volte che per motivi di ferie, feste o ponti, l’Unità manca dalle edicole, mi sento un po’ orfano anche se mi consolo sapendo che dopodomani sarà di nuovo in edicola. Ma adesso si fa sempre più concreto e reale, il rischio che di nuovo cessi di uscire o se dovesse continuare non sarebbe più il nostro giornale dato che già con il defenestramento di Colombo, altro che dimissioni, si è dato il via ad una progressiva retromarcia. Colombo è stato dimissionato perchè inviso ai detentori del monopolio pubblicitario (leggasi il Caimano), ed i compagni ed i lettori, piuttosto che cominciare i boicottaggi alla grande delle cosidette “grandi marche”, continuano a comprare i prodotti pubblicizzati, che oltre a costare un 30% in più a parità di qualità, danno al Caimano il soldino quotidiano per il piombo che ci spara in petto o a scelta a pagargli la corda che c’impicca. Ammazza si che dritti!!! Ricordo che approfittando anni fa di un convegno promosso da MicroMega, a P.zza S. Maria in Trastevere, suggerii a Colombo la proposta di fare un quotidiano sostenuto dall’azionariato popolare dei lettori, invitandolo a fare indagini e sondaggi in merito, ma di nuovo invano perchè come Cassandra, poi non mi consola affatto sentirmi dire dopo anni che avevo ragione, dato che avrei preferito avere torto. Avere torto come quando preannunciai all’allora direttore Gambescia la fine de l’Unità scrivendogli, che un giornale di tale fatta, se lo poteva scrivere, dirigere, stampare, diffondere e leggere, dato che a noi lettori non piaceva affatto e non ci rappresentava per nulla. E dopo pochi mesi come purtroppo previsto chiuse! E dopo la riapresa e gli iniziali successi, abbiamo avuto i balletti che portarono alla defenestrazione di Colombo e da li mi sembra sia cominciato il declino, dato che il più delle volte ci sono articoli di pseudo “esperti” che si parlano addosso; si concedono ampi spazi e risalti all’Uomo Nero, Piduista occulto e Gladiatore Cossiga; si limitano gli interventi dei lettori che darebbero invece il polso di come la pensa la gente di sinistra, e non i sinistri delle partitocrazie radicali, estremiste o centriste che siano, dei quali ce ne frega meno di niente. Ed anche il sottoscritto, oggi, sono più le pagine che sorvola, che quelle che legge, cominciando dall’immancabile striscia rossa, per passare alla rubrica “Fronte del Video”, che mancando il Lunedì m’induce in tentazione di non comprarlo quel giorno, ma dato che c‘è la rubrica di Cancrini, la considero un cambio valido e più a meno alla pari, passando poi alla posta dei lettori ed alla ricerca di Uliwood party di Travaglio. Per il resto il più delle volte mi limito a leggere i titoli, saltando a piedi pari certe firme di saccenti, presuntuosi che per carità di patria non nomino e sono quelli, (adesso un po’ meno, non so se perchè si siano ravveduti, o semplicemente perchè non li leggo,) che non conoscono neppure la valenza del sostantivo “Partigiano” usato in maniera denigratoria come sinonimo di Fazioso, Parziale, o Settario. E se questo è offensivo per i Partigiani, diventa una specie di bestemmia sul giornale fondato da A. Gramsci che in un suo articolo dal titolo “Indifferenti”, concludeva con: “Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti! www.iltravaglio.it