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Subito il confronto fra governo e sindacati?

Marzia Bonacci,   06 marzo 2007, 16:22

Subito il confronto fra governo e sindacati? Concertazione     Intorno al 15 marzo dovrebbe partire il tavolo di dialogo fra esecutivo e parti sociali in materia di previdenza, mercato del lavoro, sviluppo e produttività. Ma mentre Palazzo Chigi rinnova l'appuntamento, il leader della Cisl Bonanni lancia l'allarme sullo slittamento dei tempi per avviarlo



Dovrebbe partire a metà marzo la stagione del confronto fra governo e sindacati in materia di previdenza, mercato del lavoro, sviluppo e produttività. Un appuntamento che è stato rinnovato in queste ultime quarantotto ore da diversi rappresentanti dell'esecutivo, ma che solleva perplessità in chi, come il leader del Cisl Raffaele Bonanni, teme un allungamento dei tempi per giungere al confronto.
Il ministro per le Riforme Luigi Nicolais ha così scelto, durante la giornata di oggi, di fugare ogni dubbio dichiarandosi "fiducioso che questa cosa (il tavolo di concertazione, ndr) possa veramente partire" visto che, ha aggiunto, durante questa settimana incontrerà "ancora una volta Prodi, Padoa-Schioppa e Damiano per discutere sia del Tfr, sia del rinnovo contrattuale". Tutto come previsto, dunque, per il rappresentante dell'esecutivo, che ha inoltre evidenziato le buone intenzioni del governo ribadendo che sono stati già avviati "tavoli preliminari", in particolare per quel che riguarda l'amaro tema della precarietà lavorativa, su cui esiste "un tavolo che comincia a guardare le diverse tipologie di precariato in modo da definire le regole per partire". Oltre a questo, secondo il ministro per le Riforme, il governo starebbe già lavorando anche sul fronte "del rinnovo contrattuale" nel pubblico impiego.
Stessa certezza per Cesare Damiano. Il ministro del Lavoro, in occasione del convegno organizzato dalla Cgil su "I volti del sommerso", ha infatti risposto alle domande dei giornalisti in merito a quando sarebbe iniziato il confronto con le parti sociali, affermando che "la data per gli incontri in materia di concertazione sono fissati dalla presidenza del Consiglio". Damiano, che ha incontrato per 40 minuti anche il segretario Guglielmo Epifani, ha voluto inoltre ribadire che la prossima stagione concertativa vedrà gli ammortizzatori sociali come "la priorità da cui si deve iniziare". Un tema su cui era in verità già intervenuto ieri, precisando che proprio grazie "al recupero dell'evasione fiscale e contributiva" si sarebbe ottenuta "la quota di risorse" per intervenire sullo "stato sociale" e soprattutto "per rinnovare gli ammortizzatori".

Dunque verso il 15 marzo i leader sindacali, dell'esecutivo e delle imprese dovrebbero sedersi tutti intorno ad un tavolo per iniziare il loro lavoro, alla luce anche dei dati della trimestrale di cassa che saranno resi noti proprio in quel periodo. Una conoscenza che consentirà al governo di stabilire su quali risorse in più potrà contare per avviare i percorsi di riduzione della pressione fiscale, di riforma degli assegni familiari, di ritocco delle pensioni più basse e dell'estensione delle tutele per il mercato del lavoro. E proprio il capitolo della riforma degli ammortizzatori sociali, almeno secondo le prime indiscrezioni trapelate, potrebbe avere da solo un costo tra i 2,5 e i 3 miliardi di euro. Del resto, lo stesso Damiano ha sempre sottolineato l'indispensabilità del rinnovo, ma anche la sua onerosità, che conta di coprire anche grazie all'aumento delle entrate fiscali e contributive di cui parlavamo prima. Tra gli ammortizzatori sociali a cui il ministro ha fatto riferimento, spiccano "le tutele per l'indennità di disoccupazione e soprattutto per garantire contributi figurativi per i giovani che avranno un percorso lavorativo discontinuo", i quali dovranno necessariamente vedere un "miglioramento". L'indennità di disoccupazione, per esempio, potrebbe salire dal 50 al 60% dell'ultimo stipendio percepito, mentre dovrebbe attuarsi una riforma della cassa integrazione. Il sussidio, come ha più volte ribadito il ministro, sarà strettamente legato a percorsi di riqualificazione professionale e, soprattutto, all'accettazione di proposte di nuovo impiego. Sarebbe inoltre previsto un accorpamento tra cassa integrazione ordinaria e straordinaria mentre le tutele sociali dovrebbero essere estese alle imprese con meno di 15 dipendenti, agli atipici e precari.
Per quanto riguarda i lavori discontinui è prevista la garanzia di contributi figurativi. Un progetto, quest'ultimo, che andrebbe a legarsi alla revisione del sistema pensionistico, su cui il governo sta cercando di formulare una proposta, probabilmente pubblica entro la prossima settimana. Oltre all'unificazione degli enti previdenziali Inps, Inail, Ipsema, Enpals e Ipost (o solo alcuni di essi) già prefigurata nella scorsa Finanziaria, l'esecutivo dovrà prendere una decisione anche in merito al superamento dello scalone introdotto dalla riforma Maroni. Due le strade previste e possibili: l'innalzamento dell'anzianità a 58/59 anni e l'adozione di un sistema di quote che somma l'età anagrafica e quella contributiva, mentre i coefficienti di trasformazione dovrebbero comportare allo stato un calo del 6-8% del calcolo della futura pensione.

Rimane scettico Bonanni per il quale "la convocazione del governo sta tardando", dato che "Prodi che ad ogni piè sospinto annuncia incontri che non avvengono mai". Il segretario generale della Cisl, a margine del consiglio generale dell'organizzazione bresciana, ha infatti spiegato, riferendosi all'esecutivo, che "loro hanno bisogno di mettersi d'accordo ed è un bene che il governo si presenti al tavolo con una proposta unica", ma è anche "venuto il momento di sapere quando e su quale proposta si muoverà il governo".
Per quanto riguarda il documento unitario presentato dai sindacati e che ha sollevato polemiche da parte di alcuni settori interni, Bonanni ha dichiarato: "Il paese è troppo sottoposto a una confusione generata da una politica che non trova mai un accordo sulle cose essenziali della vita comunitaria" perciò "non possiamo avere anche un sindacato che fa la stessa cosa". Per lui, "il documento di Cgil, Cisl e Uil è stato un tentativo di dimostrare che si può andare d'accordo anche partendo da premesse diverse". Quasi un messaggio "pedagogico nei confronti della classe dirigente italiana".





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