Domenica, 21 Marzo 2010 - Ultimo aggiornamento alle 21:25
La morsa afghana
Francesco Martone*, 05 marzo 2007, 16:05
Se il nostro paese si ritira non avrà più voce al tavolo internazionale per ridiscutere la missione in Afghanistan, se però persiste nel rimanere, all'interno della missione Isaf, i nostri soldati saranno associati alla Nato e diventeranno obiettivi militari dei Talebani
"Catch 22", "Comma 22", si dice in slang statunitense per indicare una situazione nella quale una via d'uscita è preclusa dall'altra. Così si trova ora il governo italiano di fronte al drammatico, ma certamente prevedibile, aggravarsi della situazione sul campo in Afghanistan.
A nulla valgono le "veline" rassicuranti inviate dai TG o dai principali organi di stampa riguardo alla relativa tranquillità nella quale vivrebbe il contingente nostrano ad Herat, lanciate dopo l'attentato di ieri l'altro, e dopo le rivelazioni relative ai dati in mano ai servizi segreti spagnoli.
Che la situazione sia in progressivo deterioramento era da prevedere, visto che, con Kandahar, Herat è considerata area di importanza strategica per il controllo della "Ring Road" che porta a Kabul, obiettivo chiave per la campagna di primavera dei Taliban. Anche la possibile decisione, anticipata oggi da El Pais, del premier spagnolo Zapatero di irrobustire il contingente nazionale dopo l'attentato che è costato la vita ad una soldatessa spagnola, la quale viaggiava a bordo di un'autoambulanza parte di un convoglio ISAF italiano, dimostra che i timori sono tutt'altro che infondati, e che quei campanelli d'allarme dei servizi spagnoli non sono così facilmente accantonabili.
Eppure più volte in Parlamento il governo è stato caldamente esortato a spiegare come stessero veramente le cose senza perdersi in parole di circostanza, a dire cosa stessero a fare reparti d'assalto in operazioni dal nome roboante quale "Wyconda Pincer", o impegnate in altre missioni che poco hanno a che vedere con la ricostruzione o la pace. Con il passare del tempo risulta evidente che la strategia italiana di "tenersi fuori" dal conflitto, dalla guerra guerreggiata, resistendo giustamente agli appelli della NATO a spostarsi nel Sud, dove infuria la battaglia, o a rivedere le regole d'ingaggio per unirsi alla controffensiva ISAF, alla lunga non reggerà. Se gli italiani non vanno a sud saranno i Talebani ad andare a combattere dove sono gli italiani. Fin qui nulla di così scandaloso. E' la guerra, e chi sceglie di esserci ci sta fino in fondo.
Il problema semmai è un altro, ovvero quello di assumersi la responsabilità politica di tenere dei soldati in uno scenario di conflitto, pensando che ciò possa servire a costruire la pace. E' qui il "Catch22": se l'Italia si ritira unilateralmente perde voce in capitolo negli ambiti multilaterali competenti a ridiscutere la missione in Afghanistan (su questo va dato atto che il governo si sta attrezzando alla bisogna, avendo ottenuto per l'Italia l'incarico di relatore sulla missione UNAMA -quella civile - ed ISAF - quella NATO - al Consiglio di Sicurezza). Se però rimane in ISAF, i nostri soldati verranno visti come fiancheggiatori dell'opzione militare totale, quella che la NATO oggi ha deciso di giocare. Con ISAF sotto comando USA, con l'aumento dei danni "collaterali", le morti di civili, i ritardi inaccettabili nella ricostruzione, anche i militari italiani, quelli con il "ramoscello d'ulivo nel mitragliatore", saranno obiettivi di combattimento.
Ed allora quale credibilità avrà lo sforzo lodevole da parte italiana di lavorare ad una soluzione diplomatica e politica del conflitto mentre i cannoni tuonano? E quanto si allontanerà ulteriormente l'ipotesi di una conferenza internazionale di pace, se le condizioni sul terreno vedranno un progressivo peggioramento? Da quest'impasse l'Italia può uscire solo lavorando speditamente per riconvertire la missione internazionale, riducendo all'osso il ruolo della NATO, chiedendo all'ONU di mettere insieme un contingente internazionale di polizia che possa garantire la sicurezza dei civili afgani, rilanciando gli impegni per la ricostruzione, e per un processo di verità e giustizia sulle violazioni dei diritti umani compiute prima e dopo la caduta del regime talebano. Se questo si vuol fare o si crede di dover fare, allora non si potrà farlo se non portando la contraddizione all'interno della NATO, dell'ONU e dell'Unione Europea. Tenendo a mente un ultimo dettaglio non di poco conto però: che nessuna grande strategia diplomatica di costruzione della pace per quanto da sostenere, ed auspicare, dovrà o potrà costare il prezzo di una sola vita umana persa per mantenere in piedi quella speranza.
*Senatore PRC, Commissione Affari esteri e membro della Delegazione parlamentare italiana presso l'Assemblea parlamentare della NATO
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#2 · bellavita
06 marzo 2007, 10:14 in tema di politica estera l’informazione in Italia è provinciale, settaria e ideologica,ispirata al cattopacifismo. Un piccolo passo avanti rispetto agli anni della guerra fredda, in cui era ispirata alla difesa degli interessi URSS. In afganistan l’0nu ha incaricato la forza di pronto intervento della Nato, e siamo lì per questo. Con un particolare cattopacifista che ci fa ridere dietro da tutto il mondo: i nostri soldati possono sparare solo se vengono attaccati, non possono inseguire nè sparar dietro agli attaccanti. Se no il Papa e Casarin piangono. Diciamo pure che siamo lì per farci ammazzare per niente. Certo, sarebbe bene che l’Italia in consiglio di sicurezza sollevasse il problema che le piccole potenze è bene che restino nella loro area geografica, anche se la risposta sarebbe che l’ONU preferisce che intervengano truppe di paesi che non hanno in zona interessi geopolitici. E sicuramente qualche bello spirito diplomatico ci direbbe che non è che servano molto truppe che hanno il mandato limitato a dire dei rosari. Insomma, quelli dell’afganistan sono soldi buttati ma non per le ragioni che dite voi.#3 · ACHILLE LISSONI
06 marzo 2007, 10:19 Baffino è proprio sfigato e, da questo punto di vista, porta sfiga a tutti. Sono settimane che cerca di convincere tutti che gli americani, la NATO, l’ONU, sono in Afghanistan a difendere la democrazia, la libertà, la civiltà e, soprattutto, per aiutare il povero popolo afghano ad entrare nell’era moderna e liberarsi per sempre dall’estremismo islamico, quando quegli stronzi di americani gliene combinano una dietro l’altra. Proprio mentre è in corso il dibattito in parlamento per il rifinanziamento della missione di pace e civiltà continuano ad arrivare notizie di stragi di civili e di proteste della popolazione contro gli occupanti. E Baffino cosa fa? Dichiara alla stampa di essere “preoccupato”. “Preoccupato”?!!!? Mi immagino una sua ipotetica telefonata alla Rice. “Cara Condy, non potresti dire ai tuoi “born to kill” di stare un pò calmi ancora per qualche giorno? Qui rischiamo che a qualche talebano viene in mente di ammazzarmi qualche mio soldato e mi scoppia un casino” “Caro Max, cosa vuoi che me ne freghi del tuo governo. E’ ora che anche i tuoi ragazzi si diano una mossa. Lo dici anche tu, no. Siamo multilaterali e quindi anche i morti devono essere multilaterali. E poi, scusa, lo sai bene che per ammazzare qualche decina di migliaia di talebani ci vorranno ancora anni. Lo sai bene che a noi del popolo afghano non ce ne frega niente. Dobbiamo controllare militarmente l’Afghanistan per poter attaccare poi anche l’Iran. E non possiamo fare tutto da soli. Quindi, del tuo governo, scusa Max, non me ne frega proprio niente. Il prossimo governo italiano, stai sicuro, triplicherà il contingente italiano e li manderà a combattere come noi. Ciao Baffino, stammi bene.” Se volete sentire una trasmissione comica sintonizzatevi sulle dirette di radio radicale dal parlamento. I comici sono quelli di “sinistra” che per non far cadere Prodi si arrampicano sui vetri, sparando di quelle cazzate stratosferiche, sulla fedeltà atlantica, sul multilateralismo, sull’ONU, e, perfino, sulla Pace. La destra è più seria. Lo dice chiaramente: siamo in guerra ed in guerra si combatte, non ci si nasconde dietro le retrovie. E se ci sarà da pagare un prezzo in vite umane, lo pagheremo. Per ridare all’Italia il prestigio internazionale che le compete. E la conferenza internazionale di pace sull’Afghanistan? Se l’avesse proposta il governo di San Marino sarebbe stato lo stesso. Achille Lissoni Sesto San Giovanni achille_lissoni@iol.it#4 · luigi99
06 marzo 2007, 13:41 In teoria la soluzione dovrebbe essere diplomatica e politica. Ad esserne in grado, pero’. L’Europa avrebbe vantaggio a guidare un tavolo politico programmatico con una visione semplice e positiva in grado di coinvolgere gli afgani e individuare linee di mutuo interesse (win-win) per la ricostruzione politica, civile e industriale del paese. A patto di tagliar fuori i grossi interessi extranazionali e le piraterie tribali che si scatenano come loro conseguenza. Con gli usa si potrebbe trovare una linea di collaborazione, a patto che non siano loro a definire obiettivi e regole d’ingaggio (visti le manifeste incapacita’ di questi ultimi anni)L’Italia avrebbe buon titolo di farsi parte in causa (anche per gli illuminati trascorsi diplomatici). Quindi: conferenza di ricostruzione che sancisce regole e diritti; comitato di gestione misto (afga-euro-usa-asia); forza di pace onu per il rispetto delle regole commerciali e dei diritti.#5 · ilpastore
06 marzo 2007, 20:49 Anche Cavour nel 1853 voleva sedere ad un tavolo importante per contare a livello internazionale. Il nostro ministro degli esteri sembra avere quel modello di riferimento e noi siamo in mano ai soliti realisti.Allora, nel 1853, a rimanere fregati furono i piemontesi mandati a morire in Crimea e i contadini di Bronte, dopo. Oggi, i nostri soldati che moriranno tra qualche mese e i civili afghani, vittime collaterali.Ieri come oggi lo stesso proposito colonialista; ieri da parte del Piemonte sabaudo, oggi gli USA e i loro servi.form di registrazione al sommario
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#1 · francesco
06 marzo 2007, 01:35 Avete fatto l’errore si espellere Turigliatto e adesso la vostra credibilità a sinistra è assai scarsa. Siete chiacchiere…