Aprileonline.info: Rigassificatore British Gas di Brindisi: 5 arresti
Quotidiano per la sinistra
www.aprileonline.info
Funzione Pubblica CGIL
http://www.decanteronline.it/

Sabato, 13 Marzo 2010 - Ultimo aggiornamento alle 21:23

Rigassificatore British Gas di Brindisi: 5 arresti

Leo Palmisano,   12 febbraio 2007, 16:43

Rigassificatore British Gas di Brindisi: 5 arresti Accade in Italia     L'ex sindaco di Brindisi, Antonino, l'imprenditore Scagliarini e tre funzionari della British Gas sono finiti in manette per ordinanza del Gip. Accuse di corruzione e falso in bilancio dietro una delle vicende più tristi della politica economica regionale e nazionale degli ultimi anni



Cinque arresti eccellenti. Cinque membri di quella lobby che per anni ha sostenuto la necessità di un rigassificatore inglese in Puglia, a Brindisi, in un territorio già abbondantemente martoriato dalla presenza industriale di una centrale a carbone dell'Enel - quella di Cerano - e di un complesso sistema petrolchimico che ha mietuto e continua a mietere vittime di cancro e asbestosi tra gli ex-operai.
L'ex sindaco di Brindisi, Antonino, l'imprenditore Scagliarini e tre funzionari della British Gas sono finiti in manette per ordinanza del Gip. Accuse di corruzione e falso in bilancio dietro una delle vicende più tristi della politica economica regionale e nazionale degli ultimi anni.

Dacché Vendola si è insediato come governatore, il nodo dei rigassificatori (apparenti vettori di energia pulita) è venuto al pettine della ribalta politica, suscitando un malumore trasversale. La giunta regionale, governatore in testa, non sente la necessità di un rigassificatore nell'area portuale brindisina. Lo stesso per l'attuale giunta comunale di centro-destra. E lo stesso, siamo sicuri, pensano numerosissimi pugliesi impauriti dalla presenza di un altro mostro industriale imposto da una delle più grandi multinazionali del settore, la British Gas, appunto.

La storia dell'industria pugliese è storia di un vecchio colonialismo produttivo al servizio di un manipolo di imprenditori (come il famigerato Riva dell'Ilva di Taranto) senza scrupoli, interessati alla posizione strategica della regione nello scacchiere geo-economico del Mediterraneo. La presunta propensione industriale di Brindisi e di Taranto ha reso queste città vittime di una sbalorditiva violenza anti-ecologica. Due città accomunate dal fatto di essere sul mare, e su spezzoni tra i più belli della costa pugliese, e letteralmente violentate da volontà politiche interne ed esterne alla regione.
La scelta di collocare il rigassificatore a Brindisi risale al governo Berlusconi, ma ha trovato in Prodi, e in una parte del suo governo, una sponda concreta che ha fatto avanzare i lavori di costruzione dell'impianto nonostante le proteste di Vendola e del Comune di Brindisi. I lavori per fortuna sono stati bloccati dalla magistratura, ma questo, disgraziatamente, non fa che confermare i timori di quanti con lungimiranza vi hanno visto dietro - soprattutto nell'insistenza britannica sui rigassificatori - una soluzione momentanea alla crisi petrolifera che non favorisce la ricerca globale di fonti energetiche alternative.

In realtà, finita l'era del petrolio a basso costo, pare aprirsi un'epoca del gas che ben s'innesta su un processo di depauperamento delle risorse naturali a danno dei paesi dell'est europeo più vicini alla Puglia. Infatti, il rigassificatore di Brindisi rientra in quel grande progetto di connessione stradale dell'Italia a paesi come la Bulgaria, l'Ungheria, la Romania, che va sotto il nome di Corridoio 8. Un corridoio che, a detta di chi ne sostiene la fattibilità, dovrebbe facilitare l'ingresso di merci italiane in quello spezzone di Europa trans-balcanica.

Alla luce di quanto sta accadendo, viene da chiedersi se non sia necessario ridefinire l'inquadramento della regione Puglia nel contesto euro-mediterraneo più nei termini della salvaguardia dell'ambiente così com'è, che puntare invece sulla deturpazione e sull'esportazione di questo indiscutibile modello colonialista. In fin dei conti, non è attraverso l'imposizione di faraonici progetti infrastrutturali che passa lo sviluppo economico, ma mediante una previa integrazione culturale e politica tra paesi diversi.
Adesso che la magistratura ha messo un punto fermo, è sotto gli occhi di tutti la realtà dei fatti. Di tutti davvero? Non proprio. L'ex governatore pugliese, Raffaele Fitto, si affretta a continuare a sostenere la necessità di una struttura di questo tipo. Strano, perché proprio lui che con la magistratura ha più di un contenzioso aperto, dovrebbe tacere, e lasciare la parola al buon senso altrui. A quello di chi, conviene ribadirlo, ci ha visto giusto sui legami mafiosi tra multinazionali dell'energia e vecchie amministrazioni pubbliche.
La speranza della Puglia, adesso, è che il ministro Bersani si renda conto quanto Vendola dell'inopportunità etica, prima ancora che ecologica, di un progetto siffatto. Del resto, da Amartya Sen in poi, che economia ed etica non debbano più percorrere strade divise è un assunto imprescindibile.





Per poter inserire i commenti agli articoli devi essere registrato. Se non sei un utente registrato ad Aprileonline.info inserisci il tuo indirizzo e-mail nello spazio apposito del
form di registrazione al sommario
e clicca su invia.
Se già sei registrato al sito fai il login
Powered by Elzevira