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Il solco tra politica e cittadini

Francesco Martone*,   19 gennaio 2007, 19:13

Il solco tra politica e cittadini Il Punto     



La decisione del Presidente del Consiglio di non ostacolare la richiesta fatta dagli Stati Uniti di procedere con la costruzione della nuova base militare nell'area dell'aeroporto Dal Molin a Vicenza sta creando una forte spaccatura non solo nel centrosinistra, ma anche tra la politica istituzionale ed i cittadini. Ieri tra i rappresentanti dei comitati contro la base a Del Molin c'era chi mi confessava sconsolato: "Forse noi non contiamo poi così tanto, Vicenza ed il suo territorio forse sono considerate perse dal centrosinistra, essendo "bianche" e di destra...".

Questo sconforto rischia di allargarsi a tutti coloro che si sentono sempre meno rappresentati da un governo che ha posto il voto di Che si fiducia per il rifinanziamento della missione in Afghanistan, fino all'ultima finanziaria che prevede un volume spropositato di spesa per la costruzione di nuove armi, quali il micidiale cacciabombardiere a capacità nucleare Joint Strike Fighter.
Sbaglia chi prova a creare un collegamento "politico" tra Vicenza ed Afghanistan anche se è pur vero che le truppe americane di stanza alla base Ederle sono tra quelle più impegnate in quel teatro di
Guerra. E' altrettanto vero però che sulle questioni che riguardano la
difesa, l'apparato industrial-militare, le armi, sembra esserci quasi una sorta di extraterritorialità della politica, mentre il rispetto di patti
internazionali viene addotto come giustificazione per una scelta sbagliata nel metodo e nel merito. Si giustifica l'aumento delle spese militari, il permanere di ampie servitù (basti pensare al caso Sardegna) e la produzione di sistemi d'arma micidiali con il pretesto di creare posti di lavoro, quando è evidente che si possono percorrere anche altre strade, quelle della riconversione e transarmo. I comitati di Vicenza tra l'altro hanno elaborato un programma di uso alternativo del Dal Molin, con l'obiettivo di creare strutture che beneficino le popolazioni locali. Ed invece rischiano di trovarsi un arsenale a qualche centinaia di metri da una basilica del Palladio inserita dall'UNESCO nel suo registro dei siti patrimonio dell'Umanità.

L'ambasciatore Sergio Romano, certamente non un antiamericano, ha motivato la sua posizione contro l'allargamento della base USA di Vicenza con un argomento a mio parere molto pregnante. La questione è se il governo approva o meno di cedere parte delle propria sovranità in sostegno alla nuova strategia del Pentagono, quella che ne prevede il rafforzamento come "trampolino" per la nuova dottrina Rumsfeld di guerra "dinamica" ed ipertecnologica che alcuni definiscono globale e permanente. E' un po' simile in questo al caso di Aviano, base USA nella quale sono stoccate decine di testate atomiche. Accettandone la presenza sul territorio nazionale il governo accetta la possibilità che esse vengano usate in un conflitto. Addirittura, nel il caso di quelle presenti a Ghedi, che gli stessi caccia italiani possano sganciarle. Tutto ciò in barba allo stesso programma dell'Unione che prevede il disarmo e la non proliferazione nucleare.
E poi ci vengono a dire che si tratta di un problema urbanistico...

*senatore indipendente Prc





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